Premetto che non entrerò nel merito della scelta di vendere o meno parte delle azioni ACEA detenute da Roma Capitale. Non è opportuno che io lo faccia e non credo sia di particolare interesse il mio pensiero in merito…Le mie riflessioni saranno invece incentrate su ciò che deriva in termini procedurali e, in senso lato, democratici dalla sentenza di ieri del Consiglio di Stato che ha, di fatto, bloccato la procedura di autorizzazione a vendere il 21% delle quote ACEA in possesso di Roma Capitale, sostenendo che per approvare la delibera occorra discutere e votare tutti e 30 mila gli ordini del giorno presentati in Assemblea Capitolina.

Come è noto, la proposta di delibera n. 32 relativa alla cosiddetta “privatizzazione” di ACEA ha stabilito un record assoluto di emendamenti e ordini del giorno nella storia di Roma Capitale e del Comune di Roma: un totale di oltre 100 mila proposte. Inutile sottolineare che quando si arriva a questi numeri l’aspetto ostruzionistico è assolutamente dominante e tutto sommato è stato anche rivendicato dalle opposizioni, con tutte le modalità possibili… Ora, il problema che si pone dopo la sentenza di ieri, in punta di diritto e di teoria democratica, è il seguente: le opposizioni hanno senz’altro il diritto di usare tutti gli strumenti a loro disposizione per contrastare la linea politica della maggioranza. Dove finisce però questo diritto? Può contemplare anche l’opzione di impedire alla maggioranza di decidere? Evidentemente no, altrimenti si ribalta la logica della democrazia rappresentativa, si passa dalla temuta “tirannia della maggioranza” di Tocqueville ad una paradossale “tirannia della minoranza” (che in Italia poi tanto paradossale non è, visto che sono sempre piccoli gruppi a paralizzare il paese e a trasformarlo nel regno dei veto players e delle “non decisioni”).

Con la sentenza di ieri, il Consiglio di Stato ha di fatto sancito il diritto all’ostruzionismo, per lo meno nei Comuni. O meglio, ha detto: la procedura scelta dalla maggioranza per aggirare l’ostruzionismo è illegittima. Ritenta, cara maggioranza, sarai più fortunata (o forse no…). Intendiamoci, non è tanto un problema della Magistratura Amministrativa, è piuttosto un problema di norme nazionali, di Testo Unico degli Enti Locali, di forma di governo dei Comuni. Mi spiego meglio: in Parlamento le tecniche ostruzionistiche sono state tutte legittimamente ridimensionate, specie negli ultimi venti anni, con l’introduzione dello strumento del maxiemendamento, del contingentamento dei tempi per gli interventi in Aula, della questione di fiducia che fa decadere tutti gli ordini del giorno, e così via. Questo significa che il Parlamento, organo rappresentativo e democratico per eccellenza, ha potuto ridurre – senza contraccolpi né politici, né  mediatici, né giudiziari – l’ambito di intervento della minoranza per evitare che l’opposizione si trasformi in paladina della paralisi legislativa.

Ciò però ci pone di fronte al seguente il paradosso: un Sindaco, che non dipende dalla sua maggioranza, nel senso che ha la fiducia implicita dal momento dell’elezione fino ad eventuale approvazione di una mozione di sfiducia, è più vulnerabile del governo nazionale che, pur dipendendo dal momento dell’insediamento dalla fiducia parlamentare, ha a disposizione diversi mezzi, tra cui appunto la “questione di fiducia” per accelerare l’iter legislativo. Pertanto, l’apparente vantaggio della figura del Sindaco rispetto a quella del Presidente del Consiglio diventa in questi casi uno svantaggio assoluto perchè non ha modo di intervenire sui tempi e sull’iter dell’Aula e deve subirne – da ieri con una fonte autorevole in più a decretarlo e spero non a incentivarlo – anche gli eventuali atteggiamenti ostruzionistici.

Oggi Repubblica ha pubblicato un’intervista all’avvocato Pellegrino (colui che ha presentato il ricorso al Consiglio di Stato in merito alla delibera su ACEA) il quale sostiene che, grazie a questa sentenza, “sono salve le regole basilari dei sistemi democratici”…Siamo proprio sicuri che sia così? Che la democrazia preveda il diritto all’ostruzionismo, alla tirannia della minoranza e alla “non decisione”? Io non ne sarei così convinto…Ma a questo punto non è più un problema interpretativo, bensì normativo e politico. Una questione nazionale e non più locale.

LDG