Gli ultimi giorni hanno (forse) diradato qualche nebbia sull’offerta politica che è in via di definizione per le prossime elezioni. Elezioni che, dopo qualche giorno di “panico” in cui erano date quasi per certe a novembre, sembrano ormai molto più probabili in primavera 2013, alla scadenza naturale della Legislatura. Le 12 parole di Draghi del 26 luglio (“la BCE è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro”), evidentemente, hanno prodotto un tale rimbalzo positivo su mercati e spread che l’ipotesi di “addomesticare” gli speculatori di agosto mediante l’annuncio di elezioni anticipate sembra tramontata. In compenso, come dicevo, in questi giorni sembra si stiano delineando alcune pseudo-certezze sullo scenario futuro. Vediamo di ricapitolarle:

1. Bersani ha scelto. Vendola si, Di Pietro no. Usando una metafora calcistica, non sarà Bersani-Vendola-Di Pietro il tridente del centrosinistra. Tra l’opposizione antiliberista del leader di SEL e quella ultragrillina del leader dell’IDV, il segretario del PD ha sciolto la riserva e ha fatto “outing”: chi attacca il Quirinale un giorno si e l’altro pure non può essere alleato del PD.

2. Mentre sceglie Vendola, Bersani però continua a corteggiare Casini, il vero “colpo di mercato” che completerebbe il tridente dei sogni del segretario del Partito Democratico (anche per dare un colpo al cerchio di sinistra e uno alla botte di centro, le due anime storiche del partito). Operazione, devo riconoscere, alquanto ardita considerando che Casini è il più grande sostenitore della linea del “rigor Monti” e Vendola è il più grande oppositore, in termini di contenuti e di scelte di policy, dell’attuale governo – e di conseguenza dell’attuale maggioranza. Staremo a vedere se questa operazione complessa andrà in porto e se dunque Bersani completerà il suo anomalo tridente. A naso, sembra un’ipotesi molto difficile, ma forse Bersani sa già che si andrà a votare con un sistema elettorale che di fatto azzererà le coalizioni prima del voto, per cui si tratterebbe di un corteggiamento per un’alleanza “di governo”, che guarda oltre la competizione elettorale. Resta difficile, ma non pone particolari problemi in campagna elettorale. Li pone, eventualmente, in termini di efficacia e di tenuta dell’esecutivo.

3. Di Pietro, isolato e abbandonato, dichiara di candidarsi comunque alle primarie del centrosinistra. Scelta apparentemente disperata, e soprattutto potenzialmente inutile perché, come detto,  è probabile che alle prossime elezioni non esisteranno più le coalizioni prima del voto. Per cui difficilmente ci saranno le primarie di coalizione. In compenso, fare quelle di partito, per Tonino, sarebbe davvero inutile e superfluo.

4. Casini, come sempre, attende…appoggia con tutto se stesso il governo Monti, lavora a una legge elettorale che mantenga l’UDC in maggioranza anche nella prossima legislatura e per il resto non si sbilancia più di tanto annunciando che il suo partito correrà da solo e poi si vedrà…

5. Fini, non pervenuto. Rutelli non “pervenibile” (nel senso che qualunque cosa faccia o dica non sposta neanche una foglia).

6. La Lega Nord tratta in Parlamento col PDL sulle riforme istituzionali ed elettorali, ma dichiara pubblicamente – per bocca di Maroni – che “non vuole” Berlusconi. Sono in fase di “ricostruzione identitaria” e Berlusconi è un ottimo “nemico del popolo” padano.

7. Il PDL è in uno stato di “palude cronica”. Ha un segretario che non fa altro che dire che Berlusconi si deve candidare, che glielo chiedono tutti e che se si candida non servono le primarie. Il tutto sulla base di sondaggi presumibilmente commissionati (e pagati) direttamente da Silvio e analizzati dal Partito a casa di Silvio. Perché è noto che il PDL non si riunisce nella sua sede istituzionale, bensì a Palazzo Grazioli, tanto per rimarcare la natura padronale/patrimoniale del partito. In tutto ciò, come detto, Silvio ha ricevuto un “niet” dalla Lega, corteggia flebilmente Casini che flirta molto più serenamente con Bersani e che dichiara che con Berlusconi ha chiuso. In più, non si capisce chi è il leader candidato alle prossime elezioni e non si sa se tale leader uscirà dalle primarie. La verità è che l’unica priorità attuale del partito sembra quella di ottenere una riforma elettorale che non lo penalizzi troppo in termini di seggi e che lo mantenga all’interno della maggioranza anche nella prossima Legislatura. Tutto il resto è di là da venire, roba da 2018, tra due tornate elettorali, chi vivrà vedrà…

8. La Destra cresce pian piano nei sondaggi, nonostante una pressoché nulla copertura mediatica. In diverse rilevazioni ha anche superato FLI. Per ora resta ai margini, in uno splendido isolamento alla ricerca di (ex) elettori di centrodestra scontenti del PDL.

9. Grillo è una fase di riflusso. I sondaggi, dopo il picco post amministrative, lo danno in flessione, sebbene ancora intorno al 16-17%. Mi aspetto fuochi d’artificio appena la campagna elettorale entrerà nel vivo. Ho anche l’impressione che il partito/movimento stia cercando di strutturarsi meglio – e in silenzio – per evitare il ripetersi di errori grossolani commessi di recente a Parma e non solo.

10. Le mie impressioni? Non so se avremo un altro governo Monti, molto probabilmente però avremo la stessa maggioranza attuale a sostenere il governo che verrà e che sarà comunque abbastanza “tecnico” nella composizione e nelle scelte, altrimenti torniamo nel baratro. E sarà una maggioranza costruita ad arte da una riforma elettorale ad impianto proporzionale, con soglie di sbarramento per punire i partiti minori (e avvantaggiare quelli più grandi) e un premio di seggi al primo partito (non più alla prima coalizione) tale per cui il PD sarà comunque costretto ad allearsi con almeno due partiti per governare. E non due a caso…

LDG