Partiamo dalla dichiarazione di Monti al Wall Street Journal. La tesi è che, in base a una simulazione econometrica, oggi lo spread, senza le scelte di policy effettuate dal Governo in carica, sarebbe intorno ai 1200 punti, vale a dire che saremmo all’incirca in “condizioni greche”. Sarà vero? Chi lo sa, le simulazioni non sono una scienza esatta, per definizione. Quel che è certo è che Monti dovrebbe mordersi la lingua ogni tanto, o quantomeno tenere in considerazione la maliziosità della stampa – italiana ed estera. Per come la penso io, però, è altrettanto vero che il governo Berlusconi non era affatto nelle condizioni di “addomesticare” i mercati e di conseguenza lo spread. E non per ragioni legate alla persona, ai suoi vizi, usi e costumi discutibili e chiacchierati, bensì per ragioni politiche, solo ed esclusivamente politiche. Se c’è qualcuno a cui non può “fregare di meno” dei festini e delle olgettine, quelli sono i mercati. A questi ultimi interessa che l’Italia sia un paese finanziariamente solido e per esserlo aveva (ed ha) bisogno di una serie di riforme strutturali che il governo Berlusconi non era in grado di fare. Se dopo il decreto “salva Italia”, la riforma delle pensioni, la riforma del mercato del lavoro e la spending review lo spread balla ancora tra i 4 e i 500 punti è un fattore aggravante, non certo una consolazione. Mi spiego meglio: non esiste un tetto allo spread, la Grecia è intorno ai 3 mila punti se non sbaglio. Dunque se è vero che anche con il governo Monti siamo arrivati sopra i 500 punti, è altrettanto vero che con un governo non in grado di approvare quelle riforme oggi saremmo ben oltre, poco importa se a 1000 o a 1200 punti. Questo non significa che questo esecutivo sia intoccabile o che non sbagli un colpo. A mio avviso, ad esempio, è debolissimo sia sul fronte della ripresa/sviluppo, sia su quello dei tagli alla spesa dove si può fare molto di più e in modalità “non lineare”. Significa però che con un governo non in grado di portare a casa alcuna delle riforme decise negli ultimi 9 mesi oggi staremmo molto, ma molto peggio. Ed è grottesco raccontarsi che il governo Berlusconi abbia fatto un gesto di responsabilità facendo un passo indietro per favorire il governo Monti. Quella maggioranza era finita, non aveva più i numeri: gli Scilipoti, i De Gregorio, i Calearo e i Cesario erano finiti. Se la crisi è stata extraparlamentare è stato solo per una scelta di Berlusconi per evitare di essere sfiduciato in Parlamento. Inutile girarci intorno, questi sono elementi fin troppo evidenti.

Ciò premesso, la scadenza naturale della Legislatura si avvicina e questa insolita maggioranza scalpita. Il governo Monti è decisamente impopolare nelle sue scelte e ogni occasione è buona per i due partiti maggiori che lo sostengono per “smarcarsi” e segnare una differenza – sebbene più simbolica che reale, dato che, sia Pd che Pdl, continuano a votare ogni provvedimento (o comunque a non mettere mai in minoranza il governo). E’ una fase molto delicata, nella quale i due partiti più rappresentativi di sinistra e di destra cercano di darsi una “facciata” popolare mentre votano provvedimenti impopolari. Così come fingono di farsi la guerra mentre lavorano a una riforma elettorale per sopravvivere bene e senza lasciare lo scettro per intero all’avversario. Vedremo come andrà a finire, ma questo sottile equilibrio non può durare a lungo, prima o poi dovranno gettare la maschera: o stanno con Monti – sulla scia di Casini – sostenendo che non c’è alternativa a questo governo, a questa maggioranza e a questa linea politica, o “staccano la spina” e decidono di andare alle elezioni prendendosi la responsabilità di “salvare l’Italia”. Io continuo a pensare che prevarrà la prima ipotesi, non vedo cuor di leoni, né grandi statisti all’orizzonte. Vedo piuttosto speculatori politici che a mio avviso oggi non incantano nessuno, o quasi.

LDG