Oggi su La Stampa, Libero e Il Giornale si sostiene che la bozza di riforma elettorale sia al vaglio di Silvio Berlusconi. Tre indizi fanno una prova, per cui è probabile che sia davvero così. Se Silvio darà l’ok, dovremmo dunque esserci. D’altro canto è difficile che non dia il suo nulla osta, visto che con il porcellum – che garantisce una maggioranza alla coalizione anzichè al partito come invece prevede la bozza in questione – lascerebbe di fatto via libera alla coalizione di centrosinistra, la quale comunque continua a non dare segnali univoci, data l’intervista di Vendola di oggi. In ogni caso, cerchiamo di capire cosa dice questa bozza di riforma.

Le certezze sono relative alla formula proporzionale, con soglia di sbarramento del 5% nazionale alla Camera e dell’8% regionale al Senato. Il premio dovrebbe essere del 15% di seggi al primo partito (85 seggi). Le candidature dovrebbero essere per un terzo (33%) in un listino bloccato (come nel porcellum, sul Giornale però si parla del 15%, dunque di una percentuale nettamente inferiore) e per due terzi in collegi uninominali. Collegi che tuttavia non assegneranno seggi con una formula maggioritaria, come avviene di solito nei casi di collegi che eleggono un solo rappresentante, bensì sempre con formula proporzionale, come avviene per le Province, da cui il nuovo nome “provincellum”. Una soluzione alquanto bizarra che ha le sue spiegazioni ovviamente. E non sono spiegazioni edificanti. Con una formula maggioritaria – chi arriva primo nel collegio vince – i partiti sono portati a scegliere candidati forti sul territorio del collegio stesso. Con una formula proporzionale, i partiti possono candidare chiunque, dato che ciò che conta non è il consenso garantito dal singolo candidato sul territorio, bensì quello del partito in proporzione rispetto agli altri. Ciò non esclude candidature forti e legate al collegio di appartenenza, ma di sicuro ne riduce la portata e la possibilità. Ebbene si, ciò che sto per dire è abbastanza pesante. Personalmente ritengo che questa riforma sia anche peggio del porcellum. Non abbatterà l’effetto-casta, ma al limite lo maschererà con “finti” collegi uninominali. E in più, a differenza del porcellum, non garantirà una maggioranza e un governo certo, perchè questa volta i conti si faranno alla fine, in base ai voti ottenuti dai singoli partiti. Non esistono più coalizioni chiare e definite prima del voto, probabilmente non esisterà neanche il candidato premier – o quantomeno non è necessario – esisteranno solo i partiti, con le loro nomenklature preoccupate ad occupare le caselle a disposizione. E’ un notevole passo indietro. Si rischia di abbattere il bipolarismo – che non ha funzionato benissimo, ma che è senz’altro meglio del consociativismo-trasformismo della Prima Repubblica – e di non ridimensionare la casta e i nominati perchè con buone simulazioni ogni segreteria di partito sarà in grado di far eleggere chi vuole…

E’ questo ciò che si aspettano gli italiani, dopo mesi di attesa sulla riforma elettorale?

LDG