L’uscita di Bersani sui “fascisti del web” ha aperto un dibattito sul fenomeno della rete (specie dei social network) visto come uno sfogatoio senza regole in cui ognuno si sente libero di dire ciò che pensa, anzi ciò che sente salire dalle viscere…

E’ sorprendente tutto ciò? A mio avviso per niente, per varie ragioni. La prima è che, come ho scritto ieri in risposta a un tweet di Stefano Epifani, insultare da dietro un monitor di un pc o di uno smartphone è molto comodo, oltre che vile. Quale che sia la reazione dell’interlocutore, non si rischia l’aggressione fisica… E questo è già un bel vantaggio. A ciò si aggiunga che spesso gli “insultatori” professionisti usano profili anonimi, con nickname e foto fasulli, il che facilita ancor di più l’operazione sfogatoio no limits.

C’è poi da considerare che la rete permette a tutti di insultare “pubblicamente”, per cui offre il vantaggio del mezzo di comunicazione di massa aperto a tutti, non più solo ai professionisti della comunicazione. Siamo tutti operatori della comunicazione su Twitter o Facebook e non tutti si pongono il problema della “deontologia professionale”, diciamo…

Poi c’è la “tipicità” italiana, che non è da meno. Non voglio dire che all’estero sui social media ci siano solo dibattiti educati e competenti, ma da noi c’è probabilmente una punta di rissosità e di divisività in più. D’altronde siamo o non siamo il paese dei Guelfi e dei Ghibellini, il paese che ha affondato il bipolarismo dopo pochi anni di liti e di insulti appunto… il paese dei “furbi” che parcheggiano in doppia fila e si incazzano pure se provi a di loro qualcosa. Il paese in cui la doppia morale vale più che altrove: sono tutti evasori, raccomandati, incivili…tranne me!

Insomma, gli insulti in rete sono abbastanza fisiologici a mio avviso, il che non vuol dire certo che li condivida. Anzi, personalmente cerco di fare una sorta di “battaglia di civiltà”, specie come responsabile del profilo Twitter di Roma Capitale dove – vi assicuro – arriva di tutto… E devo dire che spesso, se si affronta questi atteggiamenti “viscerali” con educazione, competenza e autoironia li si spiazza a tal punto da riportarli alla ragione. La lotta a colpi di bile porta solo alla radicalizzazione degli scontri verbali, in cui non vince nessuno e si finisce nel grottesco. Se uno dei due “dialoganti” usa la testa invece, la partita si vince facile.Il cervello sarà sempre più forte del fegato, non c’è niente da fare…

LDG