Si avverte qualche schiarita all’orizzonte nel nebuloso mondo della politica. Bersani e Casini, nel weekend appena trascorso, ci hanno dato qualche segnale. Partiamo dal segretario del PD. La linea sembra ormai più chiara:”il partito democratico è pronto ad assumersi la responsabilità di governare l’Italia” in questa fase delicata e cruciale e, se lo farà, sarà all’interno di una coalizione che guarda più a sinistra che al centro – per lo meno prima del voto. Se poi la legge elettorale dovesse cambiare e tendere verso un sistema proporzionale senza premi alla coalizione vincente, è molto probabile che con l’UDC e la “Lista per l’Italia” Bersani dovrà fare i conti.

C’è il “problema” Renzi, che scalpita per candidarsi alle primarie di coalizione – o eventualmente di partito, se la coalizione non servirà a causa di una nuova legge elettorale – ma che finora ha trovato la porta chiusa perchè il PD ha già il suo candidato e non ha intenzione di presentarsi con due candidati di partito alle primarie del centrosinistra (questa la versione ufficiale). Fatto sta che Renzi è e resta un problema per Bersani se non decide di affrontarlo.

Casini, dal canto suo, dopo aver assistito alla virata a sinistra del PD, ha iniziato a prendere le distanze in maniera sempre più netta. Sulla legge elettorale spinge sulle preferenze (non gradite a Bersani e ai suoi che tifano per i collegi) e per una legge proporzionale che non favorisca coalizioni eterogenee e forzate prima del voto (mentre il PD invoca ancora il premio alla coalizione). Ma soprattutto sta lavorando alla “Lista per l’Italia”: una forza politica che mira a candidare diversi ministri attualmente in carica, che fa la corte a Mario Monti per una sua candidatura esplicita e che si vuole collocare in piena continuità con il governo tecnico, sia in termini di agenda politica (l’ormai nota “agenda Monti”), sia in termini di candidature, sia ancora in termini di stile di governo – contro populisti, antipolitica, e vetero utopisti di sinistra. L’obiettivo è quello di pescare tanto nell’elettorato di centrosinistra più vicino a Renzi – per intenderci – quanto nell’elettorato del PDL ormai disulluso e disorientato da un partito che proprio non riesce a reagire allo stato comatoso in cui è finito. In quest’area si collocano anche Italia Futura di Montezemolo e Fermare il declino di Oscar Giannino & co., vediamo se Casini riuscirà a inglobare anch’essi in questo disegno.

Chiudo col PDL. L’unica cosa di cui si parla, dentro e fuori il partito, sembra essere la candidatura di Berlusconi. Una questione che, sondaggi alla mano, cambierebbe ben poco l’esito delle prossime elezioni. Forse oggi Silvio garantirebbe qualche voto in più rispetto ad Alfano, ma è anche vero che Alfano non ha mai esercitato la sua leadership nel partito. E soprattutto, almeno un quarto degli elettori del PDL vorrebbe che si tenessero le primarie perchè probabilmente non è convinto nè della candidatura di Berlusconi, nè di quella di Alfano. L’immagine che traspare tuttavia è quella di un partito privo di idee, del tutto isolato e completamente arroccato su se stesso, alla ricerca della soluzione utile a difendere al meglio una posizione comunque perdente, anzichè cercare una via di uscita per riconquistare quei milioni di elettori di centrodestra che aspettano un segnale vero di novità, tanto nei candidati quanto, soprattutto, nelle idee, nelle scelte di policy che dovrebbero tirar fuori l’Italia dal guado. Vedremo se Atreju, tra qualche giorno, sarà l’occasione per sentire, anche dal Popolo delle Libertà, qualche presa di posizione, qualche idea sul futuro che non sia la solita solfa sulle intercettazioni, la magistratura, l’Europa, lo spread, il senso di responsabilità di aver ceduto lo scettro a Monti, ecc. Gli italiani hanno aperto gli occhi, sono usciti dall’anestesia. E le ferite sono aperte…

LDG