Qualche giorno fa ho scritto qui sul blog che l’elezione siciliana non sarebbe stata un “big bang” della politica in termini di conseguenze sull’offerta elettorale dei partiti “tradizionali” e che invece avrebbe potuto segnare una grande novità in termini di esplosione del Movimento 5 Stelle. Credo che i fatti mi abbiano dato ragione. PD e PDL non hanno fatto derivare dall’elezione siciliana nessuna particolare novità in termini di strategie e di alleanze, è tutto ancora in fase magmatica. Mentre il M5S primo partito nella regione tradizionalmente più conservatrice e più follower delle tendenze di voto nazionali fa notizia, eccome.

Oggi però vorrei concentrarmi su un aspetto in particolare che fino ad oggi nessuno ha rilevato in maniera sostanziale. Gli ultimi sondaggi danno il M5S intorno al 18-19% a livello nazionale. Se fino a qualche giorno fa qualcuno riteneva che questo gradimento non fosse equivalente a una vera e propria intenzione di voto, dopo l’elezione siciliana i dubbi si sono sciolti. Quel potenziale è reale e a mio avviso, se le cose non cambiano sensibilmente, può soltanto crescere. E la ragione è molto semplice. Grillo non cresce solo per la crisi conclamata della politica e del sistema partitico della Seconda Repubblica, accompagnato dalle politiche impopolari di “Rigor Monti” che aiutano ad aggregare la “protesta”. Grilo cresce, e lo fa in maniera dirompente, quando scende in campo e in prima persona e fa campagna elettorale. La Sicilia è emblematica da questo punto di vista. Fino al 10 ottobre scorso, i sondaggi davano il candidato del M5S oscillante tra il 6 e il 9%. Dopo l’arrivo a nuoto di Beppe Grillo e il suo tour elettorale dell’isola i voti si sono raddoppiati se non triplicati, fino ad arrivare al 18%. Cosa può significare tutto ciò in termini di elezioni politiche? Nessuno ci ha riflettuto seriamente, ma questo aspetto è devastante. Oggi il M5S è vicino al 20% nei sondaggi a livello nazionale senza avere la minima visibilità mediatica. Certo, è molto attivo sul web ed è chiamato in causa spesso dalle trasmissioni televisive di approfondimento. Ma la sua visibilità è nulla rispetto alle presenze continue e massicce dei partiti tradizionali in TV e sugli organi di stampa. E’ una scelta antisistema e anticasta anche questa: evitare di essere percepiti come “chiacchieroni” da salotto che “rubano” super stipendi, sperperano fondi pubblici, parlano di cose che “la gente non capisce” e non decidono nulla per il bene del paese. Ed è, ovviamente, anche una scelta tattica per evitare confronti diretti ed eventuali domande scomode dei giornalisti che infatti sono uno dei “nemici” principali di Beppe Grillo. Fatto sta che, a fronte di una classe politica onnipresente sui media, Grillo e i suoi sono pressoché assenti dai mezzi di informazione tradizionali. Eppure, ripeto, sono intorno al 20% nelle intenzioni di voto. Cosa può succedere allora tra due mesi quando Grillo inizierà il tour elettorale dell’intera penisola? Se dovesse replicarsi l’effetto che ha avuto in Sicilia, prepariamoci davvero al Big Bang…

 

LDG