La giornata di oggi segnerà probabilmente la massima distanza in termini di consenso e intenzioni di voto tra PD e PDL. Mentre il primo, infatti, celebra con bagni di folla (e di file) le sue primarie – che sono di coalizione, ma sembrano tanto di partito – il secondo vive un “day after” molto pesante. Ieri infatti, tra un abbraccio ai suoi calciatori e una dichiarazione su Pato, Berlusconi ha dichiarato per l’ennesima volta di poter/voler scendere in campo di nuovo. Il riflesso condizionato del segretario del PDL non ha tardato a palesarsi: “se scende in campo lui, le primarie sono inutili”. E dunque, ci risiamo. Dopo l’ufficio di presidenza di giugno, quelli di ottobre e di novembre, toccherà probabilmente farne un altro per decidere – ancora una volta – se fare le primarie e quando. Lo scenario è davvero imbarazzante. Da una parte abbiamo un partito in grande ascesa che può solo farsi male da sè qualora dovesse crearsi una spaccatura profonda post-primarie. Dall’altra abbiamo uno pseudo-partito che riesce a farsi male da solo praticamente tutti i giorni, con un leader storico che non molla la presa, convinto ancora di poter abbindolare folle oceaniche di elettori e un segretario che non riesce proprio ad entrare nel ruolo, nonostante abbia dalla sua parte quasi tutta la nomenklatura del partito. Il risultato di questa telenovela è che il PDL continua a perdere consenso a rotta di collo – e non potrebbe essere altrimenti. E se da un lato è molto probabile che almeno i 2/3 di quel 15% che gli accreditano oggi i sondaggi è costituito dal nocciolo duro dei berlusconiani, dall’altro è a tutti noto che c’è un potenziale ben più ampio costituito dai milioni di ex elettori di centrodestra che oggi starebbero serenamente a casa il giorno delle elezioni. E’ quello l’obiettivo a cui puntare, non la difesa a denti stretti dei pochi fedelissimi che in ogni caso decreterebbero una sconfitta senza se e senza ma del PDL alle prossime consultazioni elettorali. Restare in attesa di una decisione di Berlusconi significa semplicemente perdere ulteriore terreno nei confronti della controparte. E sperare che una sua nuova “discesa in campo” possa produrre chissà quali miracoli è pura utopia/miopia, vicina alla incurabile cecità. Non resta che augurarsi che queste benedette primarie si facciano, qualunque cosa decida Berlusconi. E che siano la premessa per costruire un centrodestra moderno, responsabile e ancorato ad un partito finalmente “vero”, che vada oltre il fan club che è stato in questi ultimi anni. Non pretendo che sia la star del fan club a capirlo, ma che ne prendano atto gli altri, questo si.
LDG