Che la politica italiana sia da anni malata di autoreferenzialità è a tutti noto. Ma quello che sta accadendo in questa fase ha dell’incredibile. Primarie del centrosinistra escluse, tutto ruota intorno a nomi, sigle, alleanze e  interviste di personaggi che ormai contano, sondaggi alla mano, una manciata i voti, mentre in pochi si interrogano su cosa stia accadendo in quella che è accreditata come la seconda forza politica del paese: il Movimento 5 Stelle. E la cosa mi preoccupa non poco…

Il Movimento – termine per ovvie ragioni preferito a “partito” – ha da poco selezionato i suoi candidati per la Camera e per il Senato. Hanno votato on line in tutto 32 mila persone per selezionare probabilmente oltre 100 prossimi onorevoli e senatori. Per un partito che fa del web il suo strumento principale sono numeri ridicoli, soprattutto se paragonati ai diversi milioni di voti che vengono accreditati dai sondaggi al M5S. Pensate che un notissimo sondaggista mi ha rivelato che a lui da oltre un mese il M5S risulta tra il 24 e il 26% a livello nazionale…Poi lo abbassa di diversi punti perchè ritiene quel dato sovrastimato, ma il dato resta e si conferma di sondaggio in sondaggio.

C’è qualcosa che non va in quel movimento. E non è roba di poco conto. Intanto, a fronte di una ostentata trasparenza e partecipazione aperta, risulta di fatto essere il progetto politico più oscuro e “blindato” di tutti. Ha un programma alquanto fumoso pubblicato sul web e ha un solo “portavoce” autorizzato a parlare, ossia il non-candidato Beppe Grillo. Guai se qualcun altro va in tv o rilascia interviste, si autocandiderebbe ad essere “linciato” dagli altri senza alcuna difesa dal “vertice”, come è accaduto per la Salsi o prima per Favia.

Le parlamentarie, oltre ad essere state un flop in termini di partecipazione, si sono basate su un semplice invio di un videocurriculum “fai da te” di pochi minuti. Nessun controllo su quanto affermato dai candidati, nessun contraddittorio tra i candidati, nessuna possibilità di controllare le operazioni di voto e così via….

Quello che sta emergendo è, a mio avviso, un movimento chiuso e iperverticistico che sfrutta tatticamente l’autoreferenzialità e la miopia strategica degli altri partiti per fare incetta di voti di protesta e arrivare all’appuntamento con le elezioni politiche con un consenso enorme. Ma sarà, appunto, un consenso prevalentemente di voti “contro” non di voti “per”, il che è un pessimo segnale.

D’altro canto, questo segnale sembra essere solo un rumore di fondo nei partiti tradizionali. La voglia di rinnovamento e di cambiamento radicale a tutti evidente si infrange contro l’apparato del PD che ha orgogliosamente mandato davanti alle telecamere D’Alema e Rosy Bindi appena Bersani ha ufficialmente vinto le primarie, contro l’anacronistica e – per me – autolesionistica sesta discesa in campo del giovane outsider Silvio Berlusconi nel PDL che convincerà milioni di italiani che solo lui può cambiare questo paese, a differenza di chi l’ha governato negli ultimi anni (…quanto sarà corta la memoria degli elettori?) e contro quella nebulosissima galassia di centro che va dall’UDC al FLI, passando per Montezemolo, Giannino & Co. che non riesce a produrre la famosa Lista per l’Italia perchè gli manca il leader (Monti) e dunque nessun “gallo” si abbassa a fare da gregario agli altri “galli”.

In questa estenuante partita a scacchi, condita di innumerevoli incertezze su quando si vota, come si vota e quali saranno i candidati premier e le offerte politiche, tutto fa gioco a un Movimento che, ad oggi, va ben oltre la celebre “legge ferrea dell’oligarchia” di Roberto Michels. Un Movimento diarchico (Grillo-Casaleggio), verticistico e autoritario, fintamente trasparente e partecipato che lucra sui continui errori di una classe politica logora, lontana dal “paese reale” e autoconservatrice all’ennesima potenza (vicenda del porcellum docet).

Bello scenario, no? Specie considerando che siamo un paese sull’orlo del baratro…

LDG