Cover of "The Truman Show [Blu-ray]"

Giovedì sera 9 milioni di telespettatori in versione Homer Simpson (o se volete in versione più nostrana Fantozzi) si sono goduti un vero e proprio show televisivo. Non un talk show, tanto meno un  programma di approfondimento. Uno show televisivo punto e basta. Con due strepitosi protagonisti – il padrone di casa e l’illustre ospite – e una serie di attori non protagonisti che hanno finito inevitabilmente per diventare poco più che comparse.

Dico che è stato uno show televisivo e null’altro perché se c’è stato un grande assente, questo è la politica. Ed era prevedibile. Berlusconi ha ormai un copione da recitare per schivare tutte le domande irritanti in chiave politica. Lo conosciamo a memoria tutti, come ha ben dimostrato Bruno Vespa la sera prima a Porta a Porta. E a Santoro & Co. importava poco provare a mettere in difficoltà il Cavaliere sui fallimenti dei sui governi, sull’appoggio prima convinto poi ritirato a Monti, sulle proposte elettorali in vista del 24-25 febbraio, e così via. Una volta che finalmente Silvio era lì, andava attaccato sul “berlusconismo”, non su eventuali responsabilità politiche passate e future. E allora giù con le questioni giudiziarie, con Ruby e le Olgettine, con i candidati impresentabili, roba da picchi di audience e da telespettatori bavosi insomma. Se lo stesso confronto fosse stato sul programma elettorale del PDL avrebbe avuto scarsi 3 milioni di telespettatori, per giunta annoiati.

Il fatto è che quando una trasmissione di (presunto) approfondimento politico diventa scientemente uno show televisivo – per volontà di entrambe le parti in causa – Berlusconi non si batte. E neanche si riesce a strappargli un pareggio. Lui vince sempre, punto e basta. Vince con l’autoconvinzione e la ripetizione di concetti estenuanti fino alla nausea, vince con l’ironia, vince con il linguaggio del corpo. Lui è la Televisione. E’ più a suo agio di Truman nel Truman Show – che non poteva non essere a suo agio, dato che era ripreso a sua insaputa…E’, in parole povere, uno strepitoso venditore di se stesso che anche quando mente sapendo di mentire, lo fa con una tale convinzione da far credere a se stesso e agli altri che in realtà sta dicendo una sacrosanta verità.

Ora la domanda è: “Può uno spettacolo televisivo puro spostare voti?” Gli esperti si sono divisi sul punto. D’Alimonte sostiene di no, perchè l’esposizione mediatica non comporterebbe automaticamente incremento del consenso. Secondo Weber, Mannheimer e Ghisleri invece potrebbe esserci un travaso di voti a favore di Berlusconi. In Italia, per ragioni storico-culturali, i voti che si spostano sono pochi, ma la performance di giovedì di Berlusconi uno spostamento può averlo avviato: quello da casa alle urne. Sa di non poter sfilare un solo voto ai suoi competitor di sinistra, mentre è consapevole del fatto che l’area montiana possa essere un vulnus nell’elettorato cosiddetto moderato. Non a caso l’avversario non è più Bersani, bensì Monti, anche perché storicamente l’elettorato di centrodestra è numericamente superiore rispetto a quello di centrosinistra ed è lì che bisogna provare a recuperare.

Insomma, Berlusconi vuole (ri)motivare i suoi elettori delusi e quale miglior tattica se non quella di sempre? Tanta televisione, una buona dose di vittimismo (magistrati che fanno lotta politica, alleati che non lo fanno governare, forma di governo che non permette alcuna riforma, stampa “di sinistra” che campa solo diffamandolo e così via), le stesse ricette di 10 (0 20) anni fa e tanta fiducia nella scarsa memoria degli elettori, specie di coloro che gli hanno perdonato letteralmente ogni cosa in questi anni.

Riuscirà nel miracolo anche questa volta? Lo scopriremo tra poco più di un mese…

LDG