“Smart City” è una delle formule più trendy – e più abusate – degli ultimi anni. Quello della “città intelligente” è un obiettivo comune a tutte le aree metropolitane del mondo, intente a sfruttare al massimo l’innovazione tecnologica per metterla a servizio dei cittadini e migliorare la loro qualità della vita. Diventare “smart” non è semplice. O quantomeno non è semplice allo stesso modo per tutte le città. Quando incontrai Kevin Hauswirth (social media manager della città di Chicago) mi resi conto di quanto fosse più facile essere “smart” per una città moderna, con una storia recente, una morfologia semplice e razionale e una dotazione di infrastrutture (digitali e non) molto più avanzata delle nostre. E mi sono convinto, una volta di più, di quanto sia sui generis Roma nel panorama nazionale e internazionale. Una città con 2766 anni di storia, con una morfologia derivante da questa storia “eterna”, con un territorio smisurato di 1300 km quadrati (9 volte Milano) e circa 6000 km di strade (da Roma alla Groenlandia) e con un tasso di innovazione e di modernizzazione comunque condizionato da un paese – l’Italia – che non spicca se non per numero di cellulari e di utenti su Facebook…

Leggere sul Rapporto dello Smart City Index 2013 di Between che Roma si colloca al 3° posto su 116 capoluoghi di provincia mi ha fatto capire che negli scorsi anni abbiamo fatto un grande lavoro. Un lavoro di:

– infrastrutturazione sulla banda larga insieme agli operatori delle telecomunicazioni;

– messa in rete dei servizi pubblici mediante i servizi online, informativi e di pagamento, del portale istituzionale e mediante il lancio di DigitRoma, con circa 1200 hotspot, 4 ore di wifi gratuito al giorno e 50 mila informazioni geolocalizzate e aggiornate in tempo reale;

– trasparenza e partecipazione mediante il portale degli Open Data con circa 400 dataset dipsonibili, la sezione “Trasparenza, Valutazione e Merito” del portale istituzionale e il lancio delle pagine ufficiali di Roma Capitale su Facebook, Twitter e Youtube;

– messa in rete dei servizi scolastici attraverso il  “Progetto Scuole” – non ancora considerato dal Rapporto di Between – che ha messo in rete tutte le scuole di Roma Capitale (oltre 500) grazie alla collaborazione con Fastweb e le ha dotate di infrastrutture telematiche;

– informazione in tempo reale sulla mobilità pubblica e privata mediante il  lancio di muovi.roma.it, a cura di Roma Servizi per la Mobilità;

– l’incremento della mobilità alternativa (car sharing, car pooling, auto elettriche e mezzi pubblici a basso impatto ambientale, ecc.);

– più in generale, l’approvazione del primo Piano Strategico di Sviluppo della città di Roma che contiene centinaia di progetti, finanziabili direttamente dall’Unione Europea attraverso il Ministero della Coesione Territoriale, molti dei quali orientati verso un’ottica “smart”.

Certo, c’è tanto lavoro da fare ancora, ma ricordiamoci sempre da dove partivamo, le caratteristiche della città, dell’ente e del quadro di finanza pubblica non proprio favorevole degli ultimi anni (1,5 miliardi di tagli negli ultimi 3 anni e debiti a go-go…).

Spero che la nuova amministrazione non butti via questo capitale di progetti e di innovazione per un mero spirito “simbolico” di discontinuità. Ricominciare da zero comporta tempi lunghi e uno spreco di risorse che di certo non vanno nella direzione di un comportamento “smart”…

Osserverò, fiducioso.

LDG