Trasparenza e merito di @ignaziomarino: 55 incarichi senza avviso pubblico

In un post del 30 luglio scorso avevo promesso che sarei stato vigile sugli incarichi esterni (e i relativi costi) attribuiti dall’amministrazione Marino. E dunque vi aggiorno. Rispetto a 10 giorni fa gli incarichi sono aumentati: erano 18, ora sono 42. Sono praticamente tutti contratti che scadranno nel 2015 e complessivamente costeranno a Roma Capitale 7 milioni e 93 mila euro. Se rinnovati fino a fine mandato arriveranno a costare circa 13 milioni. Mancano, ad oggi, tutti gli incarichi dei dirigenti esterni che andranno a guidare la maggior parte dei Dipartimenti. Stando alle ordinanze del Sindaco dovrebbero arrivare entro il 15 settembre. Stimando almeno 20 dirigenti esterni – stima a mio avviso per difetto – possiamo ipotizzare altri 15 milioni di euro circa fino a fine mandato. Insomma, anche ad esser buoni nelle stime, circa 30 milioni di euro complessivi se ne andranno per incarichi esterni nel quinquennio targato Ignazio Marino.

Ma se i costi sono sempre un problema – tanto più per un ente che cerca 370 milioni di euro per pareggiare il bilancio 2013, e per un Sindaco che aveva detto di puntare sui 25 mila dipendenti di ruolo di Roma Capitale azzerando le consulenze esterne – anche la trasparenza lo è, specie per colui che si vantava di essere un “marziano” e un irregolare. Colui che ha sostenuto in tutta la campagna elettorale di voler scegliere la giunta solo sulla base dei curricola e che nella presentazione delle sue Linee Programmatiche in Assemblea Capitolina ha detto urbi et orbi  “non ci sono uomini di Ignazio Marino”. Se è davvero così, chiedo umilmente: come mai tra nomine degli assessori, dell’Amministratore Delegato di ATAC e dei collaboratori dell’amministrazione il Sindaco ha proceduto ad assegnare già 55 incarichi senza un solo avviso pubblico per la selezione dei curricola?   Solo il Comandante dei Vigili ha avuto questo onore. E, non a caso, dopo aver promesso di sceglierlo entro il 30 luglio, ancora aspettiamo l’esito…

Forse il marziano è diventato terrestre in tempo di record? Se così fosse, la prossima volta che riferendosi a un nuovo incarico dirà: “lo sceglieremo come sempre, sulla base del curriculum” sarà lecito rispondere con una umanissima pernacchia?

LDG

 

3 commenti

  1. Arrivo qui dopo la lettura dell’ottimo articolo su Barilla, e dopo aver letto questo. Mi chiedo, nella sua veste di collaboratore della precedente amministrazione, se ha scritto con altrettanta sagacia degli amici, camerati e parenti piazzati da alemagno all’ama, atac e comune..

    1. Caro Giorgio, il mio blog è nato due anni dopo l’esplosione del “caso parentopoli”, per cui no, non ho scritto nulla al riguardo. Però ti dico come la penso. Penso che tutte le imprese pubbliche italiane siano un ufficio di collocamento di parenti, amici, politici trombati e altri protagonisti di logiche clientelari a vario titolo. Quando scoppiò parentopoli, un consigliere comunale del PD (che oggi ha fatto carriera) mi disse: “In 15 anni di Rutelli e Veltroni neanche una polemica. Voi queste cose non le sapete fare…” Alemanno è stato il capro espiatorio di una prassi non solo diffusa, direi sistemica, totale. Ciò non giustifica le sue scelte (o meglio dei vertici aziendali da lui scelti), ma dimostra che c’è un problema culturale di fondo: il senso dello Stato, del pubblico, del merito. Bisogna ancora “fare gli italiani”, insomma…

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