I fatti:

Durante la trasmissione “La zanzara” di ieri, Cruciani chiede a Guido Barilla: “Perchè non fa un bello spot con una famiglia gay?”

Barilla risponde: “Per noi la famiglia tradizionale rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. Non faremmo uno spot con una famiglia gay perché la nostra è una famiglia tradizionale”

Parenzo interviene: “Ma la pasta la mangiano anche i gay…”

Barilla: “E va bene, se gli piace la nostra pasta e la nostra comunicazione, la mangiano. Se non gli piace ne mangeranno un’altra. Non farei uno spot con una famiglia omosessuale non per mancanza di rispetto agli omosessuali che hanno il diritto di fare quello che vogliono, ma perchè non la penso come loro e penso che la famiglia debba essere comunque una famiglia “classica”.

Le opinioni:

Non appena la dichiarazione di Guido Barilla è diventata notizia commestibile per il “popolo della rete”, è partita una gazzarra infernale che ha coinvolto mezza Italia, dagli stakeholder più interessati (associazioni gay e loro rappresentanti da una parte e concorrenti commerciali – tipo Buitoni e Garofalo – dall’altra) agli opinionisti diffusi che, via social, hanno lanciato e in gran parte aderito con entusiasmo all’iniziativa #Boicotta Barilla.

Vi dico come la penso, senza tanti giri di parole. Penso che un imprenditore sia libero di decidere quale tipo di spot produrre (con buona pace anche della Boldrini che è stufa di vedere donne che servono pasti a tavola). Penso che gli amministratori di Buitoni e Garofalo abbiano colto la palla al balzo per lucrare sul presunto scivolone del concorrente, ma vorrei sentire la loro risposta alle stesse domande. Penso che sia da apprezzare qualcuno che ancora riesce a pensare con la propria testa, se lo fa nei limiti del lecito e del buon gusto (non c’è nulla di discriminatorio o di irrispettoso in quelle frasi, c’è una scelta commerciale derivante da una scelta di vita). E, proprio per questo, ritengo che le scuse non fossero affatto dovute, anzi sono il segnale che Guido Barilla si sia pentito di aver detto come la pensa. Insomma, meglio una menzogna politicamente corretta che una verità politicamente scorretta. Brutto segnale. Di omologazione e di sudditanza a logiche e dinamiche di comunicazione assolutamente folli: superficiali, senza spirito critico, senza ragionamenti nè approfondimenti. Si prende una frase, la si interpreta come si vuole , diventa un caso sul web, impazzisce il mondo…ma per poche ore, poi domani passa tutto. Fiammate ininfluenti, quando non ridicole…

Chiudo dicendo 3 cose:

1. Coerentemente con quanto affermato oggi, mi aspetto presto uno spot della Buitoni e di Garofalo con una famiglia gay come protagonista.

2. D’ora in poi, scordiamoci affermazioni sincere a domande di questo tipo da parte di personaggi pubblici. Mai uscire dal “pensiero unico”, pena la crocifissione ipocrita di gente che la pensa come te, ma che ha il vantaggio di non doversi esporre…

3. Comprerò, come sempre, la pasta Barilla (anche se preferisco la De Cecco) perchè non me ne può fregare di meno di come la pensano i suoi vertici sulla sessualità delle persone. Altrimenti dovrei chiedere la stessa cosa ai vertici di Audi, Aprilia, Apple e di tutti i marchi che in qualche modo hanno a che fare con la mia vita di tutti i giorni.

“Di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno” mi ripeteva sempre il mio maestro Dario Antiseri… Ottima l’intenzione di non discriminare gli omosessuali, ma se per far ciò rinunciamo alla libertà di opinione ci muoviamo su un terreno molto peggiore di quello in cui viviamo. Se a premesse liberali corrispondono conseguenze illiberali, abbiamo perso, tutti.

LDG