Quest’estate ha fatto scalpore il fallimento della città di Detroit. Con una mole di debiti pari a circa 21 miliardi di dollari, la Motor City, simbolo dell’era industriale negli USA e nel mondo, ha dovuto gettare la spugna. E oggi è una città quasi spettrale, con 80 mila immobili abbandonati e 700 mila abitanti a fronte degli oltre 4 milioni di qualche anno fa.

Oggi tiene banco, in Italia (crisi di governo e vicende berlusconiane a parte) il grido di allarme di Ignazio Marino che si trova a dover chiudere un bilancio con 817 milioni di euro da recuperare entro 2 mesi. Roma, dunque, rischia di fare la fine di Detroit. Come giustamente ricorda Giovanna Vitale su La Repubblica oggi, sia Veltroni che Alemanno hanno cercato di ottenere negli anni scorsi un trattamento migliore, in termini di trasferimenti dallo Stato. Veltroni non c’è riuscito e i debiti sono cresciuti sensibilmente (fino a 12,238 miliardi nel 2008). Alemanno è riuscito a far approvare la riforma di Roma Capitale, che prevede tra l’altro contributi speciali legati al ruolo di Capitale e trasferimenti diretti dallo Stato sul TPL (senza passare dalla Regione, che quando vuole trattiene i soldi per pagare il debito sanitario), ed è riuscito a far cofinanziare il rientro dall’enorme debito accumulato fino al 2008 in buona parte dallo Stato.

Ciononostante, Marino si ritrova con oltre 800 milioni di euro da recuperare per chiudere il bilancio previsionale 2013. Il perché è presto detto. Dal 2010 in poi, tra riduzioni dei trasferimenti e mancate erogazioni, a Roma Capitale sono venuti a mancare circa 1,5 miliardi di euro, in un crescendo di tagli che, come è noto, hanno penalizzato i Comuni come nessun altro. Tagli che, ripeto, sono andati ad incidere su un totale che è basso già in partenza perché basato su due presupposti sbagliati:

1. considerare Roma come un Comune, alla pari di tutti gli altri (non riconoscendo dunque gli oneri connessi al ruolo di capitale: si pensi solo ai costi delle oltre 300 manifestazioni annue fatte “contro” lo Stato, ma “pagate” dal Comune in termini di pulizia, modifiche alla viabilità, straordinari di vigili, autisti ATAC, operatori AMA e quant’altro);

2. parametrare i trasferimenti dei fondi dallo Stato ai Comuni sulla base del numero degli abitanti, non considerando la superficie territoriale amministrata. E, mentre i trasferimenti pro capite sono in linea con quelli delle altre grandi città, i trasferimenti per ettaro di superficie attribuiti a Roma sono di gran lunga inferiori a quelli delle altre grandi città  (dati 2010: Roma: 9.737 €, Milano: 25.519 €, Torino: 26.217 €, Napoli: 48.268 €, Palermo: 16.833 €). Se consideriamo che la superficie amministrata da Roma Capitale è pari alla somma delle superfici dei primi 9 Comuni italiani per abitanti (Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bari, Bologna, Firenze, Catania), capiamo bene l’entità del problema. E soprattutto, è da considerare che proprio la superficie incide maggiormente sui costi, molto più del numero degli abitanti: pensiamo al Trasporto Pubblico Locale che ha costi ovviamente legati ai KM percorsi, ma anche alla pulizia delle strade, alla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione delle strade (6000 km), ecc. ecc.

Non so se Ignazio Marino riuscirà ad ottenere questi fondi, dato che praticamente non abbiamo più un governo e quello che c’era fino a ieri ha sudato 7 camicie per cercare 1 miliardo nei meandri dei conti pubblici italiani. Ma se anche ci riuscisse, non risolverebbe il problema in maniera definitiva. Il problema si risolve portando a termine la riforma di Roma Capitale e dotando la città di risorse adeguate alla sua dimensione e al suo ruolo di Capitale.

Già perché “Roma Ladrona” fino ad oggi ha dato allo Stato un gettito di IRPEF, IRAP e IVA pari a 22 volte ciò che riceve in termini di trasferimenti…Sarebbe ora di fare giustizia, con buona pace dei leghisti e di coloro che oggi su Libero e sulla Padania se la prendono con il Sindaco di Roma…

LDG