Ieri non abbiamo vissuto una di quelle giornate che riconciliano i cittadini con la politica. Sinceramente credo che in molti ancora si stiano chiedendo cosa sia accaduto, specie all’estero dove si perdono per molto meno quando provano a interpretare le vicende politiche di casa nostra.
Ci sono due letture, tra le altre, che meritano una certa attenzione su ciò che è accaduto ieri. Una, ovviamente, politica, l’altra di comunicazione, o forse propria della commedia dell’arte.
Comincerei da questa seconda lettura, perfettamente incarnata dall’ormai famoso “labiale” di Enrico Letta che alla fine dell’intervento da “testacoda” di Berlusconi dice ridendo: “Grande!” Già, perché oggettivamente non so quanti avrebbero potuto fare con una tale disinvoltura un colpo di teatro simile. Far dimettere i parlamentari e i ministri, definire Letta e Napolitano “assassini politici” e “inaffidabili”, decidere alle ore 12 di votare la sfiducia e poi….votare la fiducia alle ore 13. Per poi, ancora, dichiarare a caldo: “nessuna retromarcia”… Se lo avesse fatto chiunque altro in Italia, avremmo invocato un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Ma da LUI ci aspettiamo di tutto e LUI in questo campo non delude mai.
La lettura politica è più seria, chiaramente. Anche perché il “colpo di teatro” è derivato indubbiamente da una ragione politica, di vera real politik direi. Nel partito personale per eccellenza, quello che ho spesso definito un “fan club” sempre più avvitato sulle vicende (e sulle decisioni) di Berlusconi, accade quello che non ti aspetti. Avviene che il segretario senza quid, definito in questi mesi come “zerbino” nella migliore delle ipotesi, diventa di colpo Spartaco. E le colombe si trasformano in aquile… E quando LUI capisce che il 2 ottobre non sarà come il 14 dicembre, è costretto a fare un’inversione a U da record. Per non arrivare alla conta e palesarsi disarmato, per dare l’impressione che il PDL è un partito unito e che LUI sia ancora il leader. E per avviare un’operazione di recupero dei “dissidenti” che forse questa volta non andrà in porto, se è vero che ieri sera i parlamentari formato colombe erano una sessantina. Se le cose non cambiano, Il re è nudo. Non ha più i numeri per minacciare la maggioranza e il governo e non ha più a disposizione l’arma retorica/simbolica dei “traditori”, dato che alla fine la fiducia l’hanno votata tutti, su sua indicazione. Con buona pace di Sallusti. Se anche trovasse 60 case a Montecarlo svendute a chissà chi e con prezzi di favore, dubito che cambierebbe la situazione…
A Berlusconi stavolta è mancato il quid. Caricato a pallettoni dai falchi, ha tirato la corda fino a farla spezzare, facendo male i conti in Parlamento e sopravvalutando gli automatismi ormai abbastanza logori del suo Fan Club.

Non entro nel merito della questione “fedeltà”, “traditori”, “pugnalatori alle spalle”, “ingrati”, “sciacalli” e quant’altro per la semplice ragione che stiamo parlando di politica e non del rapporto tra Berlusconi e Dudù, unico soggetto da cui Silvio può pretendere fedeltà… Né entro nel merito della questione “efficacia del Governo”. Ieri la questione di fiducia non riguardava Enrico Letta, bensì Silvio Berlusconi, ed è stato sfiduciato. Quella di ieri è stata una giornata importante per il centrodestra italiano che, forse, ha aperto una nuova stagione. Almeno me lo auguro…

LDG