Ieri Repubblica si è svegliata dal voluto torpore circa le assunzioni di Ignazio Marino. Ovviamente l’articolo ha puntato sul costo complessivo (4,6 milioni annui e oltre 11 milioni in 2 anni e mezzo), anche perché, dati i problemi di bilancio, fa più notizia far emergere i costi, fa molto “populismo anticasta” e tira molto di più in termini di polemica politica.

Io ho deciso, fin da principio, di non contestare le singole retribuzioni (almeno quando sono in linea con quelle dei dirigenti e dei dipendenti interni). Le mie contestazioni sono piuttosto basate sulla numerosità di quei contratti: 75 assunzioni esterne in 3 mesi è una bella andatura per colui che in campagna elettorale ha promesso la massima valorizzazione delle risorse interne.

Ma soprattutto sono basate sull’analisi delle procedure di tali assunzioni. Analisi doverosa in una fase in cui “trasparenza e merito” sono sulla bocca di tutti, ma ancor più doverosa per un Sindaco che ha fatto di questi concetti il cavallo di battaglia della sua presunta “marzianità” in campagna elettorale e anche dopo. Ricordo, per gli smemorati, che Marino promise procedure pubbliche di valutazione comparativa per tutti i dirigenti di Roma Capitale e delle società partecipate e addirittura per la formazione della Giunta.

Ad oggi, a fronte di 12 assessori, 75 assunzioni esterne a Roma Capitale e almeno 15 nomine ai vertici di diverse società partecipate, siamo a circa 100 incarichi assegnati senza alcuna procedura pubblica. L’unico caso che esula da questo computo è quello da cui è derivata la nomina di Oreste Liporace a Comandante della Polizia Locale di Roma Capitale.

Dunque, come ho detto diverse volte, Marino ha ampiamente disatteso le aspettative create nei mesi scorsi circa la centralità della trasparenza e del merito come bussola del suo modus operandi. Tuttavia, le cose vanno oltre l’accountability del Sindaco e le sue promesse non mantenute. Qui siamo nel pieno di un’operazione illegittima per una palese violazione degli artt. 35, 36 e 38 della Delibera di Giunta n. 161/2010 (Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e Servizi di Roma Capitale) nonché dell’art. 7, commi 6 e seguenti del D. Lgs. n. 165/2001 che prevede, come ricordato dalla Corte dei Conti nel 2011, che “le pubbliche amministrazioni possono procedere a conferire contratti individuali, con contratti di lavoro autonomo e occasionale, solo dopo aver esperito procedure comparative. Non sono consentite deroghe derivanti da norme statutarie e/o regolamentari che possono disciplinare solo modalità e pubblicità delle procedure comparative stesse“.

Da tali palesi violazioni della legge nazionale sul pubblico impiego e del Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e Servizi di Roma Capitale, deriva uno scenario di almeno 20 assunzioni (stabilite da 18 Delibere di Giunta) del tutto illegittime, paradossalmente proprio per aver eluso le procedure pubbliche, la “specialità della casa” dello chef Ignazio Marino…

Aggiungo infine due “chicche”:

1. Spesso le delibere relative ad “incarichi di alta specializzazione” riportano il titolo “Sig.” o “Sig.ra”, anziché “Dott.” o “Dott.ssa” (solitamente usato per persone laureate), ne dobbiamo dedurre che gli esperti esterni non siano neanche laureati?

2. Il Sindaco ha conferito, con due ordinanze, tutti gli incarichi dirigenziali fin qui attribuiti per un periodo di tempo assolutamente irrisorio (la prima ordinanza da metà giugno al 15 settembre, la seconda dal 16 settembre al 30 ottobre), mentre il già citato regolamento prevede che gli incarichi debbano avere una durata corrispondente alla programmazione pluriennale dell’ente (e comunque non inferiore a 2 anni). In altri termini, tutti i dirigenti che saranno rimossi il 30 ottobre potrebbero impugnare la nuova ordinanza del Sindaco e, di fatto, annullarla tornando al loro posto fino ad ottobre 2015… (il Tribunale del Lavoro l’ha già fatto, in un caso, nel 2011).

Last but not least, quando avremo modo di vedere i CV e le retribuzioni di tutti questi mirabolanti esperti sul portale istituzionale di Roma Capitale?

LDG