Qui Strasburgo. Oggi il Parlamento europeo ha approvato il Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, con un budget di quasi 1000 miliardi di euro, il Programma delle Reti Transeuropee, domani sarà il turno della riforma della PAC e di tante altre cosette interessanti e soprattutto molto impattanti per il nostro paese…Ma quotidiani, TG e programmi di approfondimento italiani sembrano non vedere altro che la separazione nel centrodestra, la sfida nel PD e il caso Cancellieri (esclusa la tragedia in Sardegna, ovviamente). Capisco che da queste cose dipendano la tenuta del governo e l’offerta politica presente e futura, ma è vero pure che l’Europa continua a essere per lo più un vessillo utile a schermaglie di posizionamento interno. Per il resto ce ne frega davvero poco…Peccato.

Ciò premesso, mi adeguo e mi infilo nella questione tutta italiana di uno scenario politico da far tremare le vene ai polsi. Già perché, qualcuno l’ha già notato, se è vero che in questa fase il Governo ha apparentemente una maggioranza politica più solida, venendo meno la minaccia “numerica” di Berlusconi e dei falchi, è vero anche che tra breve Letta e la sua compagine avranno un trittico di oppositori davvero niente male. All’ormai “tradizionale” controcanto di Beppe Grillo, infatti, potrebbero aggiungersi quello di Berlusconi – probabilmente dopo la decadenza – e quello di Renzi, dopo le primarie. Tre nomi non proprio di secondo piano, dato che sono di gran lunga i tre leader più abili a produrre consenso. E all’opposizione generare consenso è più semplice, specie in Italia. Non è un caso che nell’era dell’alternanza (la Seconda Repubblica) chi ha governato non ha mai vinto le elezioni successive.

Dunque, tra breve, il Governo avrà l’appoggio di Napolitano, quello “condizionato” dell’Unione Europea che aspetta di capire se la legge di stabilità è davvero di suo gradimento, ma avrà anche i leader dei primi 3 partiti potenzialmente tutti al lavoro per farlo cadere… anche perché quando Berlusconi decadrà dalla carica di Senatore, tutti e 3 i leader saranno fuori dal Parlamento. Una situazione a dir poco kafkiana: il governo delle larghe intese privo dell’appoggio dei leader dei 3 partiti più importanti… Certo, Renzi non potrà esplicitamente porsi contro l’esecutivo, ma la sua posizione “critica” e di pungolo mi pare già oggi fin troppo evidente.

Stando così le cose, il governo è chiamato a fare veri e propri miracoli. Ma anche i miracoli potrebbero non bastare. Perché, parliamoci chiaro, l’efficacia della politica è quella percepita non quella reale. E la differenza la fa la comunicazione. E contro il “tridente” Grillo, Renzi e Berlusconi, Letta e Alfano ad oggi sono pressoché inesistenti, di un altro pianeta direi.

Questo mi fa aprire un ulteriore ragionamento proprio su Alfano e sulla nuova “creatura” del centrodestra. Se Alfano vuole garantire una certa tenuta e una crescita del Nuovo Centro Destra (partito bene stando ai primi sondaggi) deve  adeguarsi il più possibile alla realtà della politica “pop”, pop-olare e sempre più anche pop-ulista. E’ una realtà immodificabile, facciamocene una ragione, perché gioca sul nostro essere “pubblico” prima che “popolo” e “consumatori” prima che “cittadini”. E’ un dato antropologico ormai. Se anche il governo riuscisse a fare le riforme attese da 40 anni, semplicemente non sarebbe creduto di fronte al fuoco di fila incrociato dei leader antigovernativi che manipolerebbero ogni informazione a loro piacimento, mediante interpretazioni di parte e roboanti.

Se la politica “pop” è un dato di fatto, il primo passo da compiere per Alfano e i suoi è trovare un nome decente al partito nascente: Nuovo Centro Destra è accattivante quanto un documento del Politburo. Più in generale è necessario adeguare la linea comunicativa del partito e del leader alle esigenze del “pubblico”. Alfano deve diventare, per quanto possibile, simile ai 3 leader che ho menzionato. Non nei contenuti ovvio, (un “responsabile” non può essere simultaneamente “populista”) ma nei codici comunicativi. Deve apparire smart, brillante, battutista, deve incarnare il rinnovamento, la meritocrazia, la partecipazione… E il movimento deve dotarsi di un Brand che funzioni, di una bella piattaforma web partecipativa, di un ottimo Social Media Manager e chi più ne ha più ne metta…Insomma serve tutto ciò che il marketing richiede oggi per le aziende, così come per i partiti… Cambia poco. Non è solo Forza Italia il partito-azienda, tutti lo sono, è un modello inevitabile oggi. Forza Italia lo è di più perché il suo leader è anche un capo azienda e perché la gestione di partito e imprese di famiglia è sempre più promiscua (vedi i casi di Marina, Barbara, Confalonieri, Dell’Utri e addirittura Galliani…). Ma Berlusconi è un caso a parte… Il partito azienda, inteso come un brand da valorizzare e “vendere” a “cittadini-consumatori” resta un modello quanto mai reale.

Probabilmente potremo iniziare a misurare questa attitudine di Alfano durante l’annunciata Convention, che dovrebbe essere il prossimo 7 dicembre. Ecco, non chiedo la Leopolda, o il palco circolare in mezzo alla sala… ma possibilmente neanche la riedizione di un’assemblea nazionale di un partito di massa, stile anni ’70…

LDG