Lo diciamo da tempo, ma ogni giorno abbiamo conferme in merito: oggi i cittadini, se votano, non votano con la testa, bensì con la pancia. Per pancia non intendo dire che gli atteggiamenti populistici/estremistici siano sempre quelli più efficaci, altrimenti la Lega Nord sarebbe primo partito da tempo… Intendo piuttosto dire che con la fine delle ideologie e di conseguenza del “voto di appartenenza/ideologico” e con una difficoltà estrema nel districarsi e nel distinguere tra le offerte politiche dei partiti (cosa vuol dire oggi essere di destra o di sinistra in Italia?), gli elettori finiscono per votare una persona (un leader) in base a quello che trasmette, non un partito o la sua piattaforma programmatica.

Se proviamo a chiedere ai renziani di elencarci 5 proposte programmatiche di Renzi probabilmente non ne troveremo nessuno in grado di rispondere. Idem per Berlusconi e per Grillo. Tutt’al più questi tre leader verranno associati a una parola chiave: Renzi al cambiamento/rinnovamento; Grillo al “tutti a casa”; Berlusconi alla “libertà” (intesa in senso mooooolto ampio), alla lotta ai comunisti (veri o presunti) o alla riduzione delle tasse.

La verità è che ciò che conta non è ciò che dicono i leader, ma quello che suscitano. E’ tutto qui, molto semplice. E lo suscitano con il linguaggio in senso lato, non solo verbale. Possono trasmettere emozioni con un giubbino di pelle, con battute efficaci, con finte lacrime su un palco, con urla e parole ‘da bar’ in una piazza, spolverando una sedia in diretta TV…Ciò che dicono o promettono e la possibilità di mantenere quelle promesse non conta affatto, anche perché non c’é modo di verificarlo: la matematica in politica è un’opinione e non esiste alcun organo terzo in grado di certificare se una promessa è mantenuta o meno. Conta, dunque, quanto riescono ad arrivarci nella “pancia” appunto, suscitando positività, ottimismo oppure rabbia, rancore, vendetta e tutti gli istinti primordiali possibili e immaginabili.

In questo Berlusconi è un maestro, essendo l’uomo-marketing per eccellenza. Se c’è un’eredità forte, un ‘berlusconismo” evidente, è proprio questo, ossia che ha cambiato la politica italiana adattandola ai mutamenti sociali, alla “sociologia del consumo” potremmo dire. Si vota un brand e quel brand oggi è incarnato da una persona. Conseguentemente quella persona, se vuole ottenere tanti voti, deve essere “trattato” esattamente alla stregua di un brand commerciale. Loghi, bandiere, musica, stile “pop”, battute, presenza incessante sui media, ‘call to action’ con parole d’ordine mobilitanti, campagna elettorale permanente, presenza e presidio dei Social Network, sondaggi usati come strumenti di marketing prima che di analisi… Questa è la politica oggi, tutto il resto é noia, facciamocene una ragione. E non uso “noia” solo per citare il Califfo, la uso perché sono convinto che sia davvero così: cosa rappresentano Monti, Casini, Fini o D’Alema per l’elettore medio non identificato? Noia…

Torno allora a richiamare il mio post su Alfano e la politica pop, attendendo con curiosità il 7 dicembre perché sarà un primo assaggio del codice di comunicazione del NCD e del suo leader. Ieri intanto, nel confronto PD su SKY, abbiamo visto un’altra buona dimostrazione questa tesi: contenuti e proposte concrete poche, ma Renzi e Civati fantastici battutisti, taglienti, efficaci.

So che forse pretendo la Luna, ma NCD deve trasformare Alfano in una ‘pop star’. E’ quello il quid, non ce ne sono altri…

P.S. La più recente dimostrazione di questo ragionamento è il sondaggio di ieri mattina ad Agorà, post decadenza di Silvio. Non credo servano commenti, parlano i numeri…in attesa del prossimo sondaggio che darà il PD in crescita post confronto su SKY, ovviamente.

Sondaggio Agorà 29 11 2013

LDG