Porcellum e porcellinum

Dopo giorni e giorni passati a scervellarci su come avrebbe impattato il sistema elettorale spagnolo sul sistema dei partiti italiani, ieri notte abbiamo scoperto che di “spagnolo” nell’accordo tra Renzi e Berlusconi c’è davvero poco. In pratica solo le liste bloccate corte. Tutto il resto è perfettamente in salsa italica, anzi in salsa suina italica, dato che di fatto è venuta fuori una variante del Porcellum.

Per spiegarlo, allora, facciamo prima a partire dal suino padre, quello “ammaccato” dalla sentenza della Corte Costituzionale. Il Porcellum prevedeva, per l’elezione della Camera, un sistema maggioritario di coalizione, con riparto dei seggi proporzionale. Tradotto: la coalizione (o il partito) che arriva primo a livello di voti nazionali ottiene il 55% dei seggi. Gli altri ottengono i seggi rimanenti (45%) in proporzione ai voti ottenuti. Non ottengono seggi però i partiti che non hanno superato il 4% a livello nazionale (se corrono da soli) o il 2% (se fanno parte di una coalizione). Le liste sono bloccate e “lunghe” nel senso che l’Italia è divisa in circoscrizioni grandi, che assegnano molti seggi, e dunque i candidati sono tanti, in alcuni casi oltre 40.

Queste due caratteristiche (premio di maggioranza e liste bloccate) sono state parzialmente bocciate dalla Consulta in questi termini:

1. il premio di maggioranza è stato ritenuto potenzialmente illimitato e dunque troppo distorsivo, ossia: non è accettabile che un partito (o una coalizione) ottenga il 55% dei seggi solo perché arriva primo. Per ottenerli deve prendere comunque un’alta percentuale di voti.

2. le liste bloccate “lunghe” non garantiscono che l’elettore conosca i candidati e dunque di fatto i partiti impongono ogni scelta ai cittadini.

Sulla base di queste osservazioni, ieri sera è nato il Porcellinum, ossia il suino figlio che prevede:

1. il premio di maggioranza del 20% dei seggi al partito (o alla coalizione) che ottiene almeno il 35% dei voti nazionali.

2. Liste bloccate “corte” in seguito a una divisione del territorio nazionale in più circoscrizioni che assegneranno pochi seggi.

Oltre a questi due “correttivi” dettati dalla Consulta, si è deciso di alzare le soglie di sbarramento: dal 4% all’8% nazionale per chi corre da solo e dal 2% al 5% per chi partecipa al voto all’interno di una coalizione. La motivazione è stata spiegata da Renzi e Berlusconi varie volte: limitare il potere di ricatto dei “partitini”. 

Dunque, di spagnolo non c’è nulla, se non le liste bloccate corte. Che però in Spagna sono collegate a un riparto circoscrizionale dei seggi, mentre noi (per ora) abbiamo scelto il riparto nazionale. Di italiano, invece, c’è tanto, forse troppo, perché come sempre ci complichiamo la vita da soli. Mi domando infatti: se uno dei problemi (per me il problema dei problemi) è quello di garantire maggioranze certe e governabilità, perché non si è scelto il doppio turno di coalizione (o “Sindaco d’Italia”) che prevedeva la certezza del premio grazie al secondo turno e invece si è scelto un sistema in cui il premio è eventuale? Certo, il sistema con le soglie alte (incluso quella per il premio) favorirà le aggregazioni, ma la certezza del premio a priori non c’è.

Insomma, se Renzi voleva giustamente sapere chi ha vinto la sera stessa delle elezioni, questo sistema potrebbe non bastare. 

Aggiungo: ieri si è parlato del Senato solo nei termini – corretti per carità – del superamento del bicameralismo paritario, in base al quale il problema dell’elezione del Senato diventerebbe secondaria. Ma questo implica una riforma costituzionale. Se dovessimo andare al voto prima – cosa non certo improbabile – i premi di maggioranza sarebbero regionali. Ergo, per avere una maggioranza certa al Senato occorrerà vincere  superando il 35% in quasi tutte le regioni. Altro che maggioranze certe…

Sorvolo sulle liste bloccate, considerate il “male assoluto” per anni, il simbolo della casta, dei nominati e della corruzione e che oggi miracolosamente sono tornate “vergini”… Ma questa è una storia infinita. Anche le preferenze sono state considerate il motore della corruzione politica. Non è un problema di sistema elettorale, ma di cultura politica e prima ancora civica. Un problema italiano. 

LDG