L’Italicum è in pista. Anche se manca qualche dettaglio non proprio secondario per farlo partire, tipo quanti sono i collegi plurinominali e che ampiezza hanno. Si sa che oscilleranno tra 3 e 6 seggi, ma non si sa quanti e quali sono quelli da 3, quali quelli da 4, ecc.

I PRO:

1. Abolisce le candidature multiple. Anche se ho scritto, con Michele De Vitis, diversi saggi sul punto e dunque mi toglie un argomento su cui lavorare (!), è ovvio che impedire ai capolista di essere candidati ovunque, permettendo loro ex post di scegliere il collegio nel quale essere eletti , è una buona novità. Riduce anche i “giochetti” intrapartitici per cui, a elezioni finite si decideva la sorte di diversi candidati “in bilico”. Ne sa qualcosa il mio amico Maurizio Castro che nel 2006 fu fatto fuori dal Senato per questa ragione (nota personale).

2. Prevede il doppio turno di coalizione. E, proponendo la ripartizione dei seggi nazionale anche al Senato (col porcellum ripartizione e premi erano regionali), garantisce che il sistema sia “majority assuring”, ossia che chi vince abbia la maggioranza. A dire il vero, potrebbe accadere che una coalizione vinca alla Camera e una al Senato (nel 2006 successe, ad esempio). Per cui diciamo che è “majority assuring” per ogni singola Camera. Sempre in attesa che il Senato venga riformato e diventi ininfluente…

3. Non so se è proprio un bene, garantisce la rappresentanza di genere. Dico “non so se è un bene” perché personalmente sono contrario alle affirmative actions che finiscono per discriminare al contrario. Ma non voglio aprire un capitolo complesso sulle cd. “quote rosa”. Dico che si dovrebbero candidare i migliori, a prescindere dal genere. Certo, senza barriere all’ingresso per le donne, ovvio. 

I CONTRO (E I DUBBI DI COSTITUZIONALITA’):

1. Personalmente non sono né per le liste bloccate, né per le preferenze. O meglio, ritengo che siano strumenti “neutri” che diventano “diabolici” solo per l’utilizzo che se ne fa. D’altronde, sulle preferenze si porta spesso come esempio negativo il caso Fiorito, sulle liste bloccate la Minetti e, aggiungo, sui collegi uninominali Di Pietro (molisano) eletto al Mugello (uno dei cosiddetti candidati paracadutati). Insomma, non è un problema legato allo strumento è un problema legato al paese e al suo senso delle regole, del merito e del fair play. Tuttavia, il dubbio serio che ho è che la sentenza della Corte non abbia mai detto “vanno bene le liste bloccate corte”. Ha detto che le liste bloccate di fatto privano l’elettore della possibilità di scegliere e che nel mondo non esistono casi di liste bloccate lunghe quanto quelle del porcellum. Non ha aggiunto altro…I dubbi restano.

2. Anche sul premio di maggioranza nutro seri dubbi. La Corte ha detto che non deve essere troppo distorsivo, ossia che non deve premiare eccessivamente in termini di seggi chi lo ottiene. Bene, facciamo un’ipotesi non del tutto inverosimile: Vince il centrodestra col 35,1% dei voti per cui ha diritto al premio. I partiti ottengono le seguenti percentuali:

Forza Italia: 20%

NCD: 4,9%

LEGA: 4,1%

FDI: 3,5%

Altri: 2,6%

In questo caso, l’unico partito sopra la soglia del 5% è Forza Italia, la quale grazie anche ai voti dei partiti sotto soglia prenderebbe il 53% dei seggi col 20% dei voti. Ben oltre ogni caso visto e vissuto col porcellum. Non so sinceramente cosa direbbe la Corte…

3. Come ha giustamente messo in luce oggi Piercamillo Falasca, con la ripartizione nazionale dei seggi, ma con i collegi plurinominali piccoli, diventa abbastanza prevedibile in anticipo la distribuzione dei seggi per i partiti. Più precisamente, se i collegi plurinominali saranno intorno a 120, è molto probabile che tutti i capolista dei 3 grandi partiti sapranno in anticipo di essere eletti. Per il gioco dei coefficienti questa previsione potrebbe non essere perfetta al 100%, ma ci andrebbe molto vicino…Questo avrebbe come effetto perverso, insieme alle liste bloccate, un’ulteriore riduzione della possibilità di incidere da parte degli elettori. In democrazia il voto deve essere “libero e decisivo”, qui si rischia di compromettere entrambe queste caratteristiche.

4. In base alla bozza dell’Italicum, come detto, anche il Senato è eletto su base nazionale. Nel 2005 la bozza del porcellum fu modificata in seguito ai rilievi di Ciampi, spinto soprattutto da Barbera e Bassanini, che sottolinearono il seguente passaggio dell’art. 57 della Costituzione: “il Senato è eletto su base regionale”. Dunque, eventualmente, siamo alla terza questione di incostituzionalità potenziale…

Mi rendo conto che stiamo ragionando su una bozza e soprattutto che non stiamo lavorando sul sistema ottimale per il paese, ma su un sistema frutto di un accordo tattico tra le forze in campo. Ma i dubbi restano, eccome. E il problema di fondo è proprio che (anche) questo sistema deriva da ragionamenti tattici, non da prospettive di sistema. E quando si mettono insieme i cocci il risultato è spesso, se non sempre, un “papocchio”.

LDG