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Non c’è nulla di sorprendente nell’espulsione dei 4 Senatori del M5S. Era tutto già scritto…e già accaduto peraltro, non solo in Parlamento (da Favia e Salsi in poi, per intenderci, passando per Gambaro, Mastrangeli, De Pin, Labriola, ecc.). Il partito dei “cittadini” e della democrazia diretta ha una curiosa concezione del dissenso interno, oserei dire che non ce l’ha proprio. Ma ripeto nulla di sorprendente perchè stanno emergendo quei “difetti genetici” più volte evidenziati che non potevano restare sottotraccia a lungo.

Il difetto più importante è legato al rapporto tra il partito (si autodefinisce “movimento” ma io lo chiamerò partito perchè chi compete alle elezioni per la gestione diretta del potere è un partito, punto) e il leader. Ed è un problema genetico perchè riguarda esattamente la genesi del M5S. Come nasce il M5S? Nasce su iniziativa di Beppe Grillo che, potendo contare su risorse proprie e un blog che vanta da anni numerosi visitatori, tra un “vaffa” e l’altro è riuscito – con la compartecipazione di Casaleggio – a cavalcare un malcontento crescente e dilagante, al punto da poter canalizzarlo in un nuovo contenitore politico.

Un partito però, specie se arriva a rappresentare oltre 8 milioni di elettori, è un’organizzazione complessa. E non esiste al mondo alcuna organizzazione complessa in grado di sopravvivere senza regole, ruoli e responsabilità chiari. Per capirci, il non statuto può essere una buona trovata di marketing per far credere a qualcuno che i membri siano tutti alla pari, ma diventa nei fatti l’apripista per l’anarchia interna all’organizzazione. O per la monarchia/diarchia se ci sono 1/2 attori più forti degli altri. E infatti il M5S si muove tra questi estremi: quello del caos e quello del partito padronale in cui il leader, che non ha formalmente alcun ruolo né nel partito né nelle istituzioni, diventa colui che va a discutere col capo dello Stato e col capo del governo e, se qualcuno che siede in Parlamento prova a dirgli che forse avrebbe dovuto tenere un’altra linea, si permette dal divano di casa sua di lanciare una scomunica ai dissenzienti.

Ho letto, a difesa di questa decisione, teorie vaneggianti del tipo: qual è la differenza con Civati che rischia l’espulsione dal PD? Provo a chiarire le differenze, sperando sia utile a chi ha perso la bussola. Il PD ha votato in direzione nazionale, organo previsto dallo Statuto del partito, una mozione per sfiduciare di fatto il governo Letta e sostituirlo con un nuovo governo Renzi. Civati non condivide questa linea, ma è stata presa a maggioranza dal partito, sulla base delle sue regole interne: se Civati non avesse votato la fiducia al governo guidato dal segretario del suo partito non sarebbe stato espulso, semplicemente se ne sarebbe andato. E probabilmente se ne andrà. Per evidenti dissonanze politiche. Dunque, ricapitolando: nel PD esiste uno Statuto. Nello Statuto è previsto l’organismo della Direzione nazionale per prendere le decisioni-chiave. In Direzione nazionale (sempre trasmesse in diretta streaming e non quando lo decide il capo) si è votata una mozione e Civati si è trovato in minoranza. Nessuno processerà o espellerà Civati per questo, semplicemente Civati ha tratto le conclusioni di essere in un partito di cui non condivide più la linea e probabilmente andrà via. Nel M5S non esiste uno Statuto, non esiste un organismo nazionale in cui si prendono le decisioni, al punto che, mentre i parlamentari si riuniscono per decidere sulle consultazioni o sulle espulsioni dal gruppo dei colleghi, il loro capo da Genova lancia a loro insaputa consultazioni online (che decide a suo piacimento quando fare e quando no e le fa sul suo blog personale…) di fatto delegittimando ogni loro decisione e per un’opinione differente 4 Senatori vengono espulsi. Un’opinione, non una scelta politica: quei 4 non hanno votato la fiducia a Renzi e non ne avevano alcuna intenzione…La loro colpa inemendabile è aver pensato che Grillo abbia tenuto una linea sbagliata durante le consultazioni.

Ora, cari amici del M5S, io non scrivo queste cose per farvi cambiare idea sul vostro movimento, né tantomeno per provare  a farvi votare per altri partiti. Vi chiedo solo di aprire gli occhi. Di chiedere a voi stessi se questo è il partito democratico per eccellenza che difendete a tutto spiano. Per aiutare questa operazione di maieutica vi racconto una vicenda tutta mia, per chi non mi conosce. Io sono stato vicino ad Alleanza Nazionale per anni, almeno dal 1998, fino al giorno in cui si è sciolta. Peraltro ho scritto mio malgrado buona parte della mozione di scioglimento. Nonostante le perplessità ho anche creduto inizialmente nel progetto del PDL, ma penso di non scrivere una sola cosa in favore di Berlusconi da almeno 15 anni… Perché una cosa sono le idee, un’altra le persone.  Difendere Grillo anche quando è indifendibile – e cioè molto spesso – non fa onore a nessuno e soprattuto non fa bene al vostro movimento. Io, nonostante tutto, credo ancora in un altro centrodestra e continuo a lavorare per questo. Mi auguro che anche voi lavoriate per un altro Movimento 5 Stelle perchè quello di oggi, a esser buoni, è un mix tra un Fan Club e una setta.

LDG