Normalmente la categoria del voto utile viene impiegata dai leader dei partiti più grandi contro i “partitini”, specie in presenza di un sistema elettorale con una soglia di sbarramento. Oggi cercherò di spiegare perchè, alle prossime elezioni europee, sarà un voto inutile anche quello dato al Movimento 5 Stelle, nonostante sia accreditato del 25% circa dagli ultimi sondaggi disponibili.

Questo titolo provocherà alcune reazioni accalorate, lo so. Ma proverò ad argomentare la mia tesi con categorie razionali in una politica sempre più emotiva. Servirà a poco, ma sono fatto così. Provo a far funzionare la testa, non solo stomaco e fegato.

Quelli che seguono sono i 7 punti del programma per le elezioni europee del Movimento 5 Stelle.

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Due punti sono decisamente poco chiari, il 3 e il 5. Gli altri sono chiarissimi, ma del tutto irrealizzabili da parte del M5S. In particolare, i punti 1, 2 e 4 implicherebbero una presenza di Grillo & Co. al governo dell’Italia e la possibilità di negoziare e convincere tutti gli altri governi europei (!). Il punto 6 implica una modifica costituzionale, per cui chi lo propone dovrebbe avere la maggioranza assoluta nel Parlamento italiano. Il punto 7 non si può attuare in Italia, se non sotto forma di referendum consultivo (ne abbiamo fatto uno solo dal ’48 ad oggi).

Questo significa che più che un programma, quei 7 punti rappresentanto tutt’al più un manifesto. Qualcosa tipo “l’Europa che vorrei”. Senza alcuna possibilità che gli eurodeputati M5S realizzino quei punti programmatici. Se nel programma avessero scritto che vogliono la pace nel mondo, il disarmo immediato di tutti gli eserciti, la fine della schiavitù e del razzismo, quel programma avrebbe avuto le stesse probabilità di realizzazione…

Forse sarebbe bene chiarire perchè tali punti sono irrealizzabili, accennando a come funziona l’Unione europea e a quali sono i suoi meccanismi decisionali.

Sorvolando sul Fiscal Compact, che è un trattato internazionale il che implica la necessità di essere al governo per modificarlo e farlo successivamente approvare dal Parlamento italiano, le procedure legislative ordinarie dell’UE prevedono un iter (cd. procedura di codecisione) in cui gli attori chiave, con pari poteri, sono Consiglio e Parlamento UE. Il Consiglio è composto dai governi nazionali, e nel nostro governo il M5S si è guardato bene di entrare. Il prossimo Parlamento europeo, invece, sarà composto da 751 deputati di cui 19-20 saranno del M5S. E siccome, come da tradizione, questi deputati non faranno parte di alcun gruppo politico consolidato (PPE, PSE, GUE, ALDE, ECR, EFD, Verdi) finiranno tra i “non iscritti” (a meno che non convincano parlamentari di altri 6 paesi per costituire un nuovo gruppo, che comunque avrebbe 25-26 deputati su 751…). Questo significa che le loro “battaglie” oltre a non essere supportate dal governo italiano non saranno portate avanti neanche dal Parlamento europeo. In pratica,  i deputati M5S non avranno alcuna voce in capitolo in nessuno dei due organi decisionali. Ma neanche alla lontana…

Avremo una ventina di signor nessuno che con pochissime preferenze andranno nel Parlamento europeo a portare avanti quali proposte? Con quali mezzi? E soprattutto con quali possibilità di riuscita? Nessuna.

Detto questo, ovviamente ognuno può votare come crede. E credere che quei 20 eroi nazionali rivoluzioneranno l’Europa. Senza poteri e senza competenze. Con la forza del pensiero…(parolone). Oppure credere alle proposte parallele del loro capo che ogni giorno ci delizia dai palchi di tutt’Italia: da Hitler a Stalin, passando per vivisezioni e processi pubblici sommari a giornalisti, politici e imprenditori.

Il programma del rutto libero…che ovviamente in una “politica di pancia”, vince.

LDG