Oggi sui giornali era un tripudio di analisi e di interviste sul rilancio del centrodestra italiano, galvanizzato dalla recente sentenza di assoluzione di Berlusconi sul caso “Ruby”. Sentenza che, lo dico subito, a mio avviso è stata invece una specie di colpo di grazia per il centrodestra, proprio perché ha ridato ossigeno a un leader che non serve più. Non può più vincere. Rappresenta il passato e il passato è…passato.

Il leader, come ho già detto quicostituisce oggi il fattore più importante nel processo di scelta degli elettori, la “scorciatoia cognitiva” che più di tutte spiega i comportamenti di voto nell’era post-ideologica e nella democrazia fluida/ibrida (cit. Diamanti). Se è così, Berlusconi ha già dato. E se Berlusconi torna in sella, in virtù della sua “leadership mai messa in discussione” (come si sono affrettati a sottolineare in molti), il centrodestra continuerà a vivere un periodo buio molto lungo…

Magari farà solo da federatore, sostengono alcuni. Da padre nobile di una nuova coalizione. Mi chiedo però come possa fare da federatore senza essere anche il leader. E’ il leader che federa, oggi. Tanto più in assenza di idee e programmi condivisi. Già, perché l’altro problemino non da poco è quello della piattaforma programmatica del centrodestra che verrà. Posto infatti che dovrebbe essere aperto a Forza Italia, NCD, Lega, FDI e UDC, come si può sottoscrivere un programma comune in materia di:

– euro/non euro;

– europeismo filo-PPE/euroscetticismo in stile Le Pen;

– politiche dell’immigrazione;

– diritti civili;

– riforme istituzionali (Titolo V in primis, federalismo o Stato unitario?);

– riforma elettorale (preferenze o liste bloccate? soglie alte o basse?).

Mi fermo qui ma potrei andare avanti, l’elenco sarebbe molto lungo. E da quest’elenco se ne esce solo se passa la linea di un leader nuovo, che vinca una selezione interna. Era forse nel programma del PD o del centrosinistra la guerra ai sindacati o alla dirigenza pubblica? Direi proprio di no… Ma un leader legittimato dalle primarie, scaltro e brillante, ha capito quali sono i “nemici (percepiti) del popolo” e ha imposto quella linea. E’ il leader che fa il programma, oggi. Perché è lui che fa sintesi. Come la faceva Berlusconi un tempo. Ma quel tempo è finito e in realtà lo sanno tutti.

La verità è che ormai nel centrodestra italiano è in corso una battaglia per la sopravvivenza. Individuale, non di gruppo. E in un partito (o una coalizione, se passa l’Italicum come è concepito oggi) padronale, la sopravvivenza è garantita da Berlusconi. C’è una classe dirigente delegittimata (quasi) per intero che tira a campare per ragioni ormai personali prima che politiche. Vincere o perdere conta relativamente: primum vivereossia prima qualche altro anno da parlamentare grazie alle liste bloccate e al posto in lista garantito dalla fedeltà (servilismo?) al leader, poi viene tutto il resto, se c’è un resto…

Sarò brutale, ma lo scenario mi pare esattamente questo. Ad eccezione di alcune posizioni esplicite (e ammirevoli) sul “ciclo finito” di Silvio, la posizione dominante è quella lì: attendista e a garanzia del proprio sedere. Dell’Italia che verrà  ai nostri eroi frega poco o niente.

Serve una scossa forte e credibile. Un outsider vero. Il “famoso” Renzi di destra. L’alternativa (molto triste) è sperare che il Renzi di sinistra (?) fallisca e di conseguenza tornare competitivi per incapacità altrui. Essere di nuovo lì, malgrado tutto…

LDG