Soldipubblici.gov.it: occasione o vetrina?

Schermata 2014-12-23 alle 10.58.20A  poche ore dal lancio della versione “Beta” (ossia non definitiva) del portale soldipubblici.gov.it è già partito il balletto delle dichiarazioni pro o contro l’iniziativa. Franco Bechis, su Libero, oggi lo definisce “un guazzabuglio di cifre incomplete e incomprensibili che in tutto possono aiutare salvo che a rendere trasparente la spesa pubblica. Figurarci poi se questa macedonia può contribuire come annunciato (da Renzi, ndr) a ridurre la corruzione grazie al controllo pubblico”. Tommaso Rodano, sul Fatto Quotidiano, lo definisce un doppione di siope.it (piattaforma della Ragioneria dello Stato), graficamente più accattivante e concepito in maniera più user friendly, ma ad oggi molto meno completo: “non si conosce il prezzo d’acquisto unitario del materiale in questione, né la quantità, né le aziende a cui si è rivolta l’amministrazione. Bandi e appalti restano irrintracciabili”.

E qui torniamo a bomba. Renzi ha annunciato la nascita di questo portale nel corso dell’ultima puntata di Bersaglio Mobile, ovviamente collegando la nascita del nuovo strumento alle indagini su “Mafia Capitale”. E dunque, inevitabilmente, poco dopo il lancio, tutti sono andati a cercare le cooperative di Buzzi & Co. nel database del sistema, senza trovarne traccia, considerato che non ci sono dati sui privati che ottengono appalti dal sistema pubblico (e non ci sono neanche su Siope).

Questa lacuna rende il portale una semplice vetrina? Fumo negli occhi per il cittadino-consumatore (più consumatore di annunci che cittadino consapevole)? E’ presto per dirlo, dato che stiamo ragionando su una versione Beta. Una cosa è certa però: il lancio pubblico, da parte di Renzi, nel pieno del dibattito su Mafia Capitale da un lato può essere un’occasione per incrementare l’attenzione sullo strumento, dall’altro può rivelarsi la sua “tomba”.

Il problema è sempre lo stesso: politica, amministrazione e comunicazione hanno logiche e tempi fisiologicamente diversi. La politica, però, nel pieno della sua crisi epocale (e globale), cerca di sintonizzarsi sui tempi della comunicazione (real time) e di rispondere alle aspettative dei cittadini con operazioni anch’esse in tempo reale. Il paradosso di questa logica è che 9 volte su 10, così facendo, si rischia di deludere ulteriormente le aspettative, anziché di rispondervi con efficacia. Perché una cosa è annunciare una risposta, un’altra è realizzarla, specie quando essa ha a che fare con tutte le spese pubbliche di tutti gli enti pubblici italiani. Una massa di dati impressionante.

Allora, mi chiedo, e lo chiedo al Premier che sicuramente ha spinto per la messa “on line” immediata del portale: Ha senso lanciare una versione Beta di soldipubblici.gov.it, nettamente meno utile, ad oggi, della piattaforma del Siope, scatenando così inevitabilmente la solita reazione sull’annuncite e sul fumo negli occhi sparato sulla folla forcaiola che cerca Buzzi e Carminati su ogni pagina web che apre ogni mattina? Non aveva più senso dire “stiamo lavorando a…” e metterla on line solo una volta terminata? Perché, in filigrana (come direbbe Mentana), il valore aggiunto di questo portale, rispetto a quello del Siope, si vede. Il portale della Ragioneria Generale è più per addetti ai lavori, non è user friendly e non è graficamente accattivante. Ma, ad oggi, è decisamente più completo, permette di fare comparazioni e, soprattutto, ha indicatori di benchmark, a mio avviso lo strumento più importante per questo tipo di iniziativa. O meglio, ci sono anche su soldipubblici.gov.it, ma in questo caso, paradossalmente, sono meno accessibili che su Siope. Sapere infatti, che, ad esempio, Roma Capitale spende per il personale circa 1 miliardo di euro l’anno, senza poter verificare il dato pro capite e rispetto alla media degli altri grandi comuni, che valore aggiunto mi dà? Nessuno…può al limite servire al romano “incazzato” per dire: “anvedi questi, 1 mijardo e manco lavorano!”. Almeno su Siope il romano incazzato può comparare facilmente quel dato e rendersi conto che quella spesa è inferiore alla spesa media degli altri grandi comuni, rimangiandosi così il rutto quotidiano che era già in rampa di lancio. Su questo fronte, dunque, lavorerei ancora in un’ottica di “utilizzatore finale”…

Dunque, occasione o vetrina? E’ sicuramente un’occasione per mettere al centro dell’agenda politico-mediatica il tema della trasparenza, tante volte sbandierata da tutti e altrettante lasciata a livello di annunci. Così come è un’occasione per rendere “masticabili” e accessibili a tutti i dati della piattaforma Siope. Ma per verificare se l’occasione sarà stata colta appieno dobbiamo fare solo una cosa, stranissima e ormai quasi inconcepibile per noi divoratori di tweet e annunci tanto al chilo: aspettare. Tutti però. A partire dal Premier incontinente…

LDG

 

 

Il Sindaco commissariato e felice

Schermata 2014-12-12 alle 11.29.48La giornata di ieri di Ignazio Marino è cominciata con un intervento a Radio Radio che esordiva così: “Buongiorno, un’ottima giornata iniziata con altri due arresti!”. Alla faccia dell’ottima giornata, direi. L’ottima giornata del Sindaco di Roma, peraltro, si è chiusa con l’annuncio del Pubblico Ministero antimafia Sabella come prossimo assessore alla legalità di Roma Capitale. Un giudice inquirente, noto come “cacciatore di mafiosi” come assessore della Capitale… Se a ciò aggiungiamo che l’Autorità anti corruzione sta indagando sugli appalti dell’AMA e che il Prefetto Pecoraro ha ipotizzato il commissariamento di tutte le gare sospette, il quadro è molto chiaro. Ed è un quadro tristissimo per la politica, direi tombale. È la resa incondizionata alla possibilità di autorigenerarsi, di isolare le famigerate “mele marce”, di provare a fare il suo mestiere, quello di prendere decisioni sovrane, pubbliche, e autoritative.

La politica è sospesa a Roma, anche se formalmente non è avvenuto lo scioglimento dell’Assemblea Capitolina e non si è proceduto al commissariamento formale. Roma Capitale è commissariata nei fatti. È tutto bloccato – e lo sarà a lungo. Sfido chiunque a sostenere che oggi un dirigente di Roma Capitale o delle società partecipate possa firmare serenamente un qualunque impegno di spesa. O che un assessore o un consigliere, incontrino senza problemi aziende del territorio senza sapere con certezza chi esse rappresentino. Anche perché quella certezza non gliela può dare nessuno, come abbiamo visto in questa indagine. D’altronde, le cooperative gestite da Buzzi erano considerate un fiore all’occhiello, al punto che Marino voleva versare loro anche il primo stipendio da Sindaco, oltre ad aver garantito ad esse assoluta continuità nei contratti rispetto all’amministrazione Alemanno.

Dunque, inutile attaccarsi a questioni formali del tipo “sciogliamo o non sciogliamo”. La politica si è già dissolta. Col paradosso che il Sindaco in carica sembra ben lieto di bastonare la propria amministrazione e di mettere in mano a giudici e a ispettori tutte le carte prodotte anche dalla sua gestione. E più marciume esce, più lui sarà fiero di poter aver contribuito a farlo emergere.

Capisco la tattica, per carità. Due settimane fa Marino è stato letteralmente processato dal suo PD, con Zanda che gli intimava di “obbedire al partito” e altri esponenti illustri che gli davano del gaffeur e del marziano (non in senso buono in questo caso). Poi, arriva l’indagine “mondo di mezzo”, Alemanno risulta indagato e con lui pezzi importanti anche del PD locale e, a quel punto, come d’incanto, Ignazio Marino torna in pista. Diventa l’argine al malaffare – nonostante un assessore e il responsabile della trasparenza e dell’anticorruzione indagati e diversi affidamenti milionari alle cooperative di Buzzi –, di fatto abdica al ruolo di Sindaco e diventa una specie di informatore per la Magistratura. Con sua grande soddisfazione, a quanto pare. Gira per la città con faldoni di carte da far ispezionare e brinda a ogni nuovo arresto dichiarando urbi et orbi che lui rappresenta lo scudo impenetrabile, nonostante ancora ieri Pignatone abbia dichiarato che “Carminati e Buzzi erano tranquilli sull’esito delle elezioni. La loro prima preferenza era la continuazione dell’amministrazione Alemanno ma erano in ogni caso tranquilli. Vantavano agganci anche qui (nell’attuale Amministrazione)” nella quale, non a caso, come detto, ci sono diversi indagati.

Ma, come si diceva, il PD romano, commissariato e in una situazione di tutti contro tutti, ha deciso di puntare su di lui e dunque capisco la tattica di Ignazio Marino. Il problema è che oltre la tattica c’è la strategia, il lungo periodo. È la strategia che costruisce o ricostruisce qualcosa. E ho paura che un’amministrazione commissariata di fatto, con un Sindaco orgogliosamente solo contro tutti, non faccia un buon servizio alla politica, né alla città che resterà più che mai paralizzata. E questo è un problema serio, perché i vuoti si riempiono, sempre. Se la politica viene meno al suo ruolo, chi subentra? L’antipolitica? E che cos’è? Chi ci garantirà in futuro che movimenti privi di politici di professione saranno impermeabili alla corruzione e al malaffare? Ricordiamoci che il “politico” non è un essere geneticamente modificato. È un essere umano, fallibile e corruttibile in quanto essere umano, non in quanto politico. Rigenerare la politica non ha alternative. Delegare ad altri il suo ruolo, Magistratura compresa, è sintomo di uno sfascio, non un motivo di orgoglio.

Oggi il main sponsor di Marino, Goffredo Bettini, dice in un’intervista sul Corriere della Sera: “Fossi in lui, sarei io stesso a dimettermi e poi a ricandidarmi”. Condivido pienamente. Almeno in quel caso, vincendo, potrebbe provare a governare.

LDG

 

#Mose: “(Non) facciamo una legge…”

Ogni qual volta che in Italia qualcosa non va, la risposta della nostra classe politica (e non solo) è un coro unanime: “dobbiamo fare una legge”. Come se fare le leggi avesse il potere taumaturgico di risolvere tutti i problemi a mo’ di bacchetta magica. Credete che l’attuale Codice degli Appalti non sia nato dalle stesse esigenze e con gli stessi obiettivi? Ossia quelli di garantire trasparenza e legalità? Ovviamente si. E altrettanto ovviamente delinea processi di gare pubbliche talmente complessi e farraginosi che spesso le grandi opere vengono affidate “in deroga”…senza gara, spalancando le porte a fenomeni corruttivi, che in ogni caso sarebbero presenti anche mediante procedure apparentemente impeccabili.

Una volta provai a spiegare il nostro sistema di concorsi pubblici a un mio collega accademico americano. La risposta fu raggelante: “Come potete credere a una simile ipocrisia? Complicate inutilmente le procedure per far finta di azzerare i limiti e le debolezze umane. Che sono ineliminabili…” Per intenderci, negli USA quando un’Università cerca un docente pubblica l’avviso, valuta i CV e fa un colloquio. E sceglie colui che è ritenuto il migliore, perché, per sopravvivere, alle università americane servono i migliori…

In Italia, siamo consapevoli del problema, ma dalla premessa non deriva una conseguenza logica. Consci che l’uomo è fallibile, corruttibile e avido (e che l’Italia in particolar modo non brilla per senso civico diffuso…), proviamo a ingabbiarlo con le procedure, ammantandole di presunta oggettività. Ma non esiste LA procedura oggettiva in assoluto. E il risultato è sempre lo stesso: norme sistematicamente aggirate e violate. E noi, imperterriti, anziché cambiare strategia continuiamo a produrre leggi su leggi perché, che diavolo, prima o poi troveremo quella giusta…! E così facendo produciamo l’effetto perverso per cui diamo ulteriori appigli a tutti gli avvocati difensori dei presunti corruttori e corrotti che portano i processi fino alla prescrizione…

Il problema è culturale, non normativo. Facciamocene una ragione. E la cultura si cambia con processi lunghi, ma anche con incentivi e disincentivi che funzionino. Allora se c’è una cosa da fare è ridurre le leggi, non farne altre. Ma soprattutto far sì che la “certezza del diritto” non sia una farsa. Riformiamo la giustizia, dandole tempi certi e rapidi, a partire proprio dalla delegificazione. E facciamo in modo che le sentenze vengano rispettate. Possibilmente riduciamo anche i confini del  settore pubblico che viaggia su logiche clientelari e predatorie. Se le grandi università americane scelgono i migliori è anche perché sono quasi tutte private (ad eccezione di Berkeley). Un’impresa privata non sceglie un “amico di Tizio” se è una capra…Un’impresa pubblica si, tanto non fallisce, paga Pantalone…

Riforma della giustizia e liberalizzazioni. Così si combatte la corruzione. Per me. E peraltro si depotenzia anche il ruolo della Magistratura come “protagonista” dell’agone politico: se dall’avviso di garanzia alla sentenza non passano 10 anni ma 2, nessun magistrato con velleità politiche avrà più l’arma dell’avviso di garanzia “a orologeria”…

Rifare il Codice degli Appalti sarà l’ennesimo, inutile, effetto annuncio.

LDG

Dirigenti pubblici. Il dito e la Luna

Lo stipendio dei dirigenti pubblici è da diversi anni un argomento succulento su cui concentrare attacchi che schiumano rabbia e su cui riversare un bel po’di odio sociale a buon mercato. Il combinato disposto delle slides di Cottarelli e delle dichiarazioni di Moretti (AD di Ferrovie dello Stato) hanno riportato la questione al centro dell’attenzione. Il problema, a mio avviso, è che come spesso accade in Italia, guardiamo al dito e non alla Luna. Cercherò di spiegare il perchè.

Premessa: in un periodo di “vacche magre”, in cui tutti “stringono la cinghia”, è giusto che la cinghia la stringano tutti, appunto. Quindi, se riteniamo quegli stipendi eccessivi, è bene mettere un tetto. Attenzione però a non concentrare tutta l’attenzione su quel punto, perdendo di vista gli altri, ben più centrali e importanti.

Stando ai dati OCSE, i senior manager dello Stato, quelli che noi chiamiamo “apicali”, hanno effettivamente una retribuzione nettamente più alta rispetto alla media.

Retribuzione dirigenti Senior

Già guardando alle retribuzioni dei dirigenti di seconda fascia il quadro cambia completamente e le retribuzioni diventano tendenzialmente in media.

Retribuzioni dirigenti seconda fascia

 

Oggi leggiamo, sul Sole 24 Ore, che 117.838 persone guadagnano oltre 80 mila euro lordi annui nel pubblico impiego. Su oltre 3 milioni di dipendenti pubblici parliamo di meno del 4% del totale. Inoltre si punta il dito contro il fatto che a Palazzo Chigi non ci sia nessun dipendente sotto i 40 mila euro lordi. Stiamo parlando di 2 mila euro netti al mese circa. Se sul Sole 24 Ore si scrivono queste cose, vuol dire che la “caccia alle streghe” è ufficialmente partita…
Ciò premesso, il problema centrale è quanto guadagnano i dirigenti o se la macchina pubblica sia efficace ed efficiente? Detto in altri termini, se metto un tetto alle retribuzioni dei maganer pubblici (anche delle aziende pubbliche, da cui deriva la reazione di Moretti), a parte “punire” concretamente e simbolicamente i dirigenti, ottengo qualcosa in termini di rendimento della Pubblica Amministrazione?

Ovviamente no. Anzi, al più li demotiverò riducendone la resa. Anzichè guardare al dito, allora, dovremmo guardare alla Luna, finalmente. E la Luna è la performance dell’apparato pubblico, che deriva sicuramente anche dalla qualità e dal lavoro dei dirigenti, ma non solo. Deriva innanzitutto da un’impostazione giuridico-organizzativa ormai obsoleta che arranca sempre più di fronte alle sfide continue e vorticose della società contemporanea e di conseguenza continua a perdere fiducia e legittimazione da parte dei cittadini.
Tra le soluzioni che si prospettano in questi giorni c’è chi sostiene (ad es. oggi Arcuri, AD di Invitalia, su Repubblica) che occorra incrementare la percentuale di retribuzione di risultato, quella cioè legata al raggiungimento degli obiettivi, rispetto alla parte fissa dello stipendio. In linea di massima, nulla quaestio. Ma chi definisce gli obiettivi dei dirigenti e chi ne controlla il raggiungimento? Oggi la valutazione è demandata ad Uffici di Controllo Interno, ossia a colleghi dei dirigenti appartenenti allo stesso ente. Mi pare fin troppo scontato che praticamente tutti raggiungano percentuali bulgare di realizzazione degli obiettivi. Tanto più se quegli obiettivi sono stabiliti in maniera quasi autonoma e soprattutto spesso svincolati dagli obiettivi dei vertici politici. Come è ovvio che sia, tale livellamento pressoché automatico, demotiva i migliori e produce una convergenza verso la demotivazione e la definizione di obiettivi minimi e facilmente raggiungibili.

A tale proposito, sarei curioso di sapere quante delle promesse presentate nelle slides di Renzi siano finite tra gli obiettivi dei dirigenti competenti. Questo è un problema serissimo, a mio avviso una buona parte della Luna… Al di là dell’eterna lotta tra modelli di dirigenza pubblica, tra chi tifa per lo spoil system e chi per il modello “weberiano”, ossia tra chi tifa per rapporti del tutto fiduciari con i vertici politici a tutela dell’efficacia e della rispondenza e chi per dirigenti a tempo intederminato selezionati via concorso pubblico a tutela della legalità e della competenza, resta un problema a monte: come si traducono le priorità politiche in atti amministrativi, in tempi rapidi e garantendo il massimo impatto? Ossia, ad esempio, come evitare che dopo aver approvato decine di leggi di riforma ci si ritrovi senza centinaia di decreti attuativi? Personalmente, nella mia esperienza da dirigente pubblico, mi sono ritrovato varie volte a dovermi occupare di iniziative non contemplate fra i miei obiettivi, ma richiestemi di volta in volta dal mio vertice politico. Ed essendo io di nomina fiduciaria, non ho avuto problemi a farle diventare anche mie priorità, “dimenticandomi” momentaneamente dei miei obiettivi formalmente individuati nel PEG (Piano Esecutivo di Gestione). Ma se fossi stato un dirigente a tempo indeterminato, ossia tutelato dalle norme e vincolato ai miei obiettivi, avrei fatto lo stesso? Probabilmente no…E l’unica sanzione sarebbe stata l’eventuale spostamento ad altro incarico ma sicuramente di pari livello retributivo.
C’è poi un evidente problema di competenze/formazione. Il manager pubblico deve essere un esperto di organizzazione, prima di tutto un motivatore di risorse interne, possibilmente con competenze specifiche nel settore in cui è chiamato ad operare. Da noi è ancora prevalentemente il giurista, spesso addirittura un magistrato amministrativo o contabile, utile a tenere rapporti tra controllori e controllati (con TAR, Consiglio di Stato e Corte dei Conti per capirci) e con scarse competenze di settore.
Serve dunque un salto di qualità culturale, da cui possono derivare scelte utili e virtuose. Trasparenza, valutazione e merito non devono essere solo una sezione dei siti istituzionali per fare le pulci agli stipendi o agli assenteisti. Devono essere la bussola che guida le riforme e le scelte politiche. Ciò significa che i dirigenti devono essere sempre più manager e meno burocrati, sempre più competenti e meno “amici”, sempre più premiati (se bravi) ma meno tutelati. E ovviamente, a cascata, anche le tutele dei dipendenti devono ridursi a fronte di incentivi selettivi per chi lavora bene, altrimenti si precarizza il capo, lasciando la “squadra” nel pantano dell’egualitarismo demotivante di oggi.

Se non affrontiamo in maniera radicale queste cose, continueremo a “giocare coi soldatini” (che si chiamino tornelli o tetti alle retribuzioni) e ad azzannare il dito (cit. Giliberto Capano) mentre la Luna starà sempre lì, in beata solitudine…

LDG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni di @ignaziomarino. Polemica fuori asse

Con un po’ di ritardo rispetto al sottoscritto – me ne darete atto – alcuni quotidiani hanno notato la crescita numerica dell’esercito di Ignazio Marino, ora giunto a quota 79 componenti, con l’arrivo del comandante della Polizia Municipale. E, come sempre di questi tempi, la polemica è incentrata su costi e stipendi per alimentare la “folla forcaiola”. Ribadisco che a mio avviso questa polemica è fuori asse. Gli stipendi sono in linea con i Contratti Collettivi Nazionali, per cui non c’è alcuna sproporzione su quel fronte. Quanto alla numerosità (i 79 contratti, per ora…) siamo già su un terreno più sdrucciolevole. Non sono pochi, ma soprattutto cresceranno sensibilmente perchè mancano diversi dirigenti esterni all’appello, sia dotazionali che extradotazionali.

In ogni caso, il problema vero, lo ripeto, sta nella procedura. La tanto declamata “trasparenza” e il tanto atteso “merito” sono rimasti sepolti nel programma elettorale del Sindaco. Il che sarebbe un “semplice” problema di responsabilità nei confronti degli elettori, se non fosse invece una procedura illegittima, come confermato dalla Corte dei Conti – sezione centrale  di controllo – nel 2011 (basta leggere la massima e l’annotazione della sentenza).

Da poco sono reperibili sul portale istituzionale le retribuzioni dei dirigenti esterni. Come vedete, sono già 10. Tutti a rischio annullamento proprio per ragioni di trasparenza delle procedure.

Mi chiedo: era così complicato pubblicare un avviso pubblico per salvare faccia e contratti?

LDG

Aggiornamento (con chicche) sull’esercito di @ignaziomarino

L’esercito di Ignazio Marino cresce senza soste. All’ultimo rilevamento siamo a quota 78 incarichi esterni con un costo complessivo di 11,6 milioni di euro fino a fine 2015 (come verificabile qui: L’esercito di Marino).

Ci sono tuttavia due novità importanti da segnalare, che vanno ben oltre i numeri. Lo scorso 25 settembre è stata approvata la delibera di giunta n. 373 che ha modificato il Regolamento degli Uffici e dei Servizi di Roma Capitale. Le modifiche riguardano l’art. 35 e sono fondamentalmente due:

1. Viene ridotta la percentuale di dirigenti esterni dal 12 al 10% della dotazione organica dei dirigenti a tempo indeterminato.

2. Viene incrementata la percentuale di dirigenti assunti fuori dalla dotazione organica dal 2 al 5% della dotazione organica dei dirigenti a tempo indeterminato.

La modifica n.1 sembrerebbe virtuosa, se non fosse in realtà un atto dovuto a causa di una modifica della normativa nazionale che ha imposto questo tetto massimo dopo una querelle nella quale intervenne anche la Corte Costituzionale.

La modifica n.2 invece è una bella “paraculata” (passatemi il francesismo) perché, resisi conto che il 2% era già raggiunto dai 6 dirigenti extradotazionali già assunti, i vertici dell’Amministrazione hanno deciso di “allargare il plafond”… E guarda caso, la delibera successiva, la n. 374, assume il settimo dirigente extradotazionale, ossia il Direttore Esecutivo.

Ricapitolando, il Sindaco che avrebbe valorizzato le risorse interne e avrebbe dato il via alla svolta della “trasparenza e del merito” è già a quota 78 assunzioni esterne, di cui 21illegittime per violazione proprio delle norme sulla trasparenza (ai 20 già censiti si aggiunge il Direttore Esecutivo)

Inoltre, conti alla mano, Marino ha ancora a disposizione 8 dirigenti esterni extradotazionali – grazie all’ultima modifica al Regolamento degli Uffici e dei Servizi – e 32 dirigenti esterni  “dotazionali”. Pertanto, aspettiamoci altre 40 nomine di dirigenti esterni, da almeno 6 milioni di euro annui di costo complessivo e da oltre 15 milioni fino a fine 2015.

Poi ci aspetteremmo anche qualche procedura pubblica, così, giusto per evitare di arrivare oltre quota 60 contratti illegittimi…A proposito di contratti illegittimi, sorvolo sulla telenovela del Comandante della Polizia Municipale, unico caso in cui Marino ha seguito le norme sulla trasparenza e in cui l’Amministrazione è riuscita nell’ardua impresa di scegliere – dopo oltre 3 mesi e con tanto di conferenza stampa di presentazione – un candidato senza titoli

LDG

L’esercito di @ignaziomarino tocca quota 75

Non ho fatto in tempo a sottolineare l’approdo a “quota 68” – con rilievi di legittimità importanti che nessuno fa presente (…) – che l’esercito di Marino mi è giunto a “quota 75”, con un costo annuo a regime di 4,5 milioni e un costo totale stimato nel quinquennio di circa 20 milioni. Sempre in attesa di capire quanti dirigenti esterni arriveranno a fine ottobre, quando scadranno le nomine fin qui attribuite dal Sindaco per le posizioni apicali. Nella speranza che, almeno in quei casi, vedremo uno “straccio” di avviso pubblico se non altro per fingere la propria presunta “marzianità” (oltre che per evitare tonnellate di ricorsi vincenti…).

Ecco la tabella aggiornata sugli incarichi esterni:

L’esercito di Marino