Sono nato a Roma, nell’ormai lontano 1975 (ahimè). Avevo appena 18 giorni di vita quando ho viaggiato per la prima volta da Roma a Castrovillari (CS), in pieno agosto in un Alfa Romeo GT junior 1.3, ovviamente senza aria condizionata e con la Salerno-Reggio Calabria in fase di concepimento…Ho trascorso i miei primi 19 anni di vita a Castrovillari dove – tra tornei di tennis, campionati di basket e diverse miglia di sci nautico – mi sono diplomato al Liceo Classico “G. Garibaldi”.

Sul finire del 1994 ero di nuovo a Roma, alla Luiss “G. Carli”, matricola fuori sede della Facoltà di Scienze Politiche, “parcheggiato” in una stanza doppia del Residence “Rouge et Noir” grazie a una borsa di studio, mantenuta faticosamente a colpi di esami per tutti e 4 gli anni.

La Luiss è un po’ la mia seconda casa. Quando, il 12 luglio del 1999, mi sono laureato in scienza politica con una tesi comparata sui sistemi elettorali misti, il Professor De Mucci mi disse: “non sparire, dopo l’estate sarai collaboratore della mia cattedra”, mi si illuminarono gli occhi. Dopo 4 anni intensi e di innumerevoli e cangianti progetti di vita, avevo capito che la carriera accademica mi piaceva! Uno dei miei maestri, Dario Antiseri, mi ripeteva sempre: “studiare è la cosa più bella che c’è”. Oggi non studia quasi più nessuno (e si vede…), ma sono sempre più convinto che avesse ragione.

Iniziai dunque a collaborare con la cattedra di Scienza Politica, per pura passione, consapevole che il sentiero per diventare docente di ruolo era molto stretto, angusto e pieno di variabili. Ai tempi c’erano solo due dottorati di ricerca in scienza politica in Italia: quello della statale di Firenze e quello di Pavia. Provai a Firenze, allora era il tempio della politologia italiana, la “casa madre” di Giovanni Sartori. Ricordo che il mio prof a Roma mi disse: “non ci provare neanche, non ti conoscono, non avrai chance”. Io, testardo, andai. Eravamo in 25 per 4 posti, se ricordo bene. Dopo lo scritto ero primo, dopo l’orale  divenni quinto…Forse il mio prof aveva ragione, fu una prima lezione di vita sul “sistema Italia”, ma ci fu comunque il lieto fine.

Nel viaggio di ritorno verso Roma, sconsolato (anzi incazzato), ricevetti una telefonata dal Ministero del Welfare dove avevo fatto un colloquio per collaborare alla Commissione per le Politiche di integrazione degli immigrati, diretta da Giovanna Zincone: aveva scelto me. Piccola consolazione e gran bella esperienza che finì per fondersi con quella del Dottorato perché poche settimane dopo la mia “bocciatura” mi telefonò il coordinatore e mi disse:”c’è stata una rinuncia, quindi sei dentro”. Giustizia è fatta, pensai.

Cominciai allora 4 anni di studio intenso tra Roma e Firenze, diviso tra la Luiss e la Facoltà “Cesare Alfieri”. Ho avuto grandi maestri: Antiseri, Pellicani, De Mucci, Morlino, D’Alimonte, Tarchi, Sola, Panebianco, Pasquino, Ferrera, Poggi, Diamanti, Calise e tanti altri. Grazie a Mauro Calise ho potuto anche collaborare a un progetto con la Cornell University e vivere per 3 mesi a Ithaca N.Y. in uno dei Campus più prestigiosi della Ivy League. Esperienza indimenticabile che ha prodotto anche una pubblicazione per la Chicago University Press (“Hyperpolitics”).

Verso la fine del dottorato studiare la politica dall’esterno iniziò a non bastarmi più. Avevo bisogno di viverla da dentro, per comprenderla meglio. Non volevo farla in prima persona, ma volevo entrare nei meccanismi del decision making, dare un contributo fattivo a chi le politiche pubbliche le decide e le attua, a chi fa le campagne elettorali per aiutarlo a vincerle e così via. Iniziai così a collaborare con Gianni Alemanno, allora Ministro dell’Agricoltura. Era anche coordinatore per le politiche economiche e sociali di Alleanza Nazionale e su quel fronte gli diedi una mano per raccogliere e valutare le proposte del partito prima delle estenuanti negoziazioni con Tremonti in occasione dei DPEF e delle leggi finanziarie. Da allora è nato un legame professionale e personale che mi ha permesso di fare esperienze molto importanti.

Intanto ho terminato il dottorato e ho vinto un assegno di ricerca alla Luiss, studiando le politiche di immigrazione e cittadinanza a livello comunitario. Nel 2006, a fine febbraio, si corona il mio sogno di entrare a tutti gli effetti nel mondo accademico: vinco il concorso da ricercatore in scienza politica, a 30 anni, quasi un miracolo…Ero il 5° più giovane su circa 70 mila docenti, avevo 22 anni in meno rispetto all’età media dei ricercatori italiani.

Un mese dopo Alemanno mi chiede di scrivere il programma elettorale per la candidatura a Sindaco di Roma contro Veltroni. E’ la mia prima esperienza in una “war room” durante una campagna elettorale. Ne seguiranno altre 5, a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale ed europeo).

Nel 2008 mi giunge la stessa richiesta, accetto volentieri. Questa volta l’esito è diverso e Gianni Alemanno, ormai Sindaco di Roma, mi chiede di entrare come dirigente esterno al Comune di Roma. Per me significava mettermi in aspettativa cinque anni, mettere “in panchina” la carriera accademica per la quale avevo tanto sudato e probabilmente perdere quel vantaggio competitivo di aver vinto il concorso a 30 anni. Ma accettai la nuova sfida. Dopo aver insegnato “analisi delle politiche pubbliche” per anni, ora avevo l’opportunità di essere nel pieno del decision making come manager pubblico, peraltro nella Capitale. Non ci ho pensato su due volte…

Entrai come dirigente dell’Unità Organizzativa “Analisi di impatto della regolazione”, molto in linea con quanto studiavo e insegnavo all’università. Fui anche delegato del Sindaco alla Commissione per il futuro di Roma Capitale (cd. Commissione Marzano) ed ebbi un ruolo centrale nella stesura del primo Piano Strategico di Sviluppo di Roma Capitale e nella preparazione del Dossier per la candidatura olimpica “Roma 2020”. Esperienze bellissime e altamente formative, accompagnate da due anni e mezzo di speechwriting per il Sindaco (circa 300 interventi pubblici). Poi, dopo due anni e diversi avvicendamenti alla guida del Dipartimento di Comunicazione Istituzionale, decidiamo, di comune accordo col Sindaco, di provare anche questo nuovo passo. Accetto di guidare il Dipartimento: 110 dipendenti, una marea di funzioni e di responsabilità, ritmi indiavolati, poche risorse e l’onere/privilegio di essere il front office dell’Amministrazione nei confronti dei cittadini. Una grande sfida. In meno di 3 anni ho cercato di dare un contributo reale e fattivo alla comunicazione dell’ente e soprattutto alla città, lanciando il progetto DigitRoma (wi fi gratuito con circa 1200 Hot Spot e una piattaforma mobile di servizi e informazioni in tempo reale), aprendo e gestendo pagine ufficiali su Facebook, Twitter e Youtube, lanciando il portale degli Open Data, lanciando e migliorando l’App di Roma capitale, siglando l’accordo con la piattaforma partecipata “decorourbano.org”, facendo partire il licensing e il merchandising ufficiale di Roma Capitale, mantenendo il Contact Center “ChiamaRoma 060606” ad alti livelli di efficienza nonostante un taglio di risorse del 25% rispetto alla gestione precedente, gestendo eventi importanti come la beatificazione di JPII o i 150 anni dell’Unità d’Italia, producendo oltre 200 campagne di comunicazione ogni anno, allineando l’ente, insieme alle altre strutture, tutte le novità legate al Codice dell’Amministrazione Digitale e alla Riforma “Brunetta”, aggiornando il Piano Strategico di Sviluppo e facendo entrare Roma nella Rete delle Città Strategiche…e tanto altro che forse mi sfugge, in una quotidianità sempre molto frenetica e intensa che tra le altre cose mi ha fatto perdere quasi 10 Kg in 3 anni…

Dal 13 giugno 2013, dopo le ultime elezioni comunali, come è lecito e per certi versi anche comprensibile, il nuovo Sindaco ha deciso di non rinnovare i dirigenti esterni nominati dal predecessore. L’esperienza manageriale a Roma Capitale è finita lì. Ma, tempo pochi mesi, si apre una nuova opportunità, internazionale. Dal 16 ottobre 2013 al 1° ottobre 2014 sono stato Administrator presso la Vicepresidenza del Parlamento Europeo. Esperienza tutta nuova, nuove sfide, nuove opportunità in un ambiente internazionale, giovane e competitivo. Anche in una città civilissima, dinamica e in espansione.

Ora di nuovo a Roma. E di nuovo all’università.

Che dire di più? Ho scritto anche troppo, vi sarete annoiati.

Ah, aggiungo solo una cosa: ovviamente su questo blog esprimo solo opinioni personali…

Luigi Di Gregorio