Intervista su Spinningpolitics su Roma e dintorni

Ho scambiato 4 chiacchiere con Christian Lalla sulle elezioni di Roma e non solo. Per chi ne avesse voglia e tempo, ecco il link:

Luigi Di Gregorio: vi racconto la “war room” di Gianni Alemanno.

#EleRoma: Programmi a confronto

Aspettando il programma di Ignazio Marino, per chi vuole farsi un’idea dei programmi elettorali dei principali candidati a Sindaco, ecco le pagine per consultarli:

Insieme per Roma, programma elettorale di Gianni Alemanno

Programma elettorale di Alfio Marchini 

Roma in mano ai cittadini, programma elettorale di Marcello De Vito

Lunedì, appena sarà on line, aggiornerò il post con il Programma di Ignazio Marino. E magari dirò anche la mia sui 4 programmi…

LDG

 

Tiratina d’orecchie al Sole 24 ore e a Libero

Ieri e oggi sono stati pubblicati due articoli interessanti relativi agli sprechi dei Comuni, sulla base di quanto emerso dall’indagine della Copaff – la Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale – per individuare i “fabbisogni standard” e di conseguenza per redistribuire il taglio ulteriore di 2,25 miliardi previsti dal decreto dello scorso luglio. Non sembra ci siano i tempi per parametrare i tagli sulla base dei fabbisogni standard, per cui pare che si procederà sulla base della “spesa storica” e dei tagli lineari, non premiando dunque i comuni virtuosi. La cosa che più mi ha colpito di questi articoli è che Roma viene considerata dagli autori come il secondo comune più spendaccione. Il Sole 24 ore ieri titolava: “A Napoli e Roma la burocrazia più cara ma i tagli vanno altrove”. Libero oggi scrive: “Al secondo posto, in questa davvero poco invidiabile classifica dei municipi immotivatamente spendaccioni, si piazza la Roma di Alemanno”. Una classifica curiosa a dire il vero, dato che se si osserva la spesa in valore assoluto Roma è ovviamente prima e non seconda, ma non ha senso ragionare sulla base del valore assoluto di spesa di una città che, oltre a essere la capitale, è 9 volte Milano: sarà sempre prima… Se si osserva, invece, lo scarto in percentuale degli sprechi rispetto al fabbisogno standard Roma diventa 33esima su 88 capoluoghi di provincia. E se poi ci concentriamo sull’entità del taglio che subirà rispetto al suo fabbisogno standard diventa addirittura il 53esimo comune “trattato” peggio in termini di trasferimenti dello Stato. Dunque, non per fare l’aziendalista ma sempre per amore di verità, applicando un minimo di criterio metodologico ai dati pubblicati dai due quotidiani, Roma è ben lontana dall’essere il secondo comune spendaccione. Al contrario rischia di subire 227,6 milioni di tagli a fronte dei 63,4 che deriverebbero dall’applicazione del fabbisogno standard. Tiratina d’orecchie metodologica dunque al Sole 24 ore e a Libero che hanno fatto di nuovo passare  Roma  per “ladrona”, mentre dovremo combattere per ridurre almeno di 164 milioni di euro il taglio previsto. Giusto per avere quanto ci spetta…

LDG

#13RM e i limiti del Twitbattito

Il direttore di Omniroma, Giuseppe Musmarra, ha lanciato tempo fa le twitinterviste agli allora presunti candidati a sindaco di Roma. Oggi L’Espresso, su iniziativa di Alberto Fiorillo, ha promosso un twitbattito di ben 7 ore – 1 ora per ogni coppia di candidati – con tutti coloro che, a 3 mesi e mezzo dalle elezioni amministrative, risultano essere candidati contro Gianni Alemanno. Nonostante lo tsunami verificatosi dal momento dell’annuncio delle dimissioni del Papa, il twitbattito è stato seguito in maniera costante da diversi utenti. La cosa che più mi ha impressionato, tuttavia, è che sovente le domande, anche quelle provenienti dalla rete, erano più precise delle risposte. Per carità, Twitter ha grandi limiti da questo punto di vista. Rispondere in 140 caratteri alla domanda “come migliorare la mobilità a Roma” è un’impresa sovrumana. Però ho letto tante risposte evasive, fumose e “politichesi” a diverse domande che invece erano molto precise e richiedevano risposte altrettanto precise. D’altro canto è mancata tra le domande – ma neanche un accenno è venuto dalle risposte – la questione chiave dei poteri di Roma Capitale. Quando si parla di mobilità a Roma, lo sanno i nostri candidati che oggi significa avere a che fare con Stato, Regione, Trenitalia, RFI, Astral, Cotral, Atac, Agenzia della mobilità e chi più ne ha più ne metta? Come può l’Amministrazione di Roma incidere profondamente senza i poteri e le risorse adeguati per una Capitale, peraltro estesa 9 volte Milano…?

Sarà che mancano ancora più di 3 mesi, ma mi pare che i candidati non siano mediamente molto ferrati, ad eccezione di chi vanta già un trascorso nella nostra Amministrazione. Non farò nomi, né graduatorie personali anche per rispetto del ruolo che ricopro. Mi limito ad osservare che se Twitter ha i suoi limiti manifesti per questo tipo di operazione, diversi candidati sono riusciti a usare i 140 caratteri per non dire nulla, se non frasi fatte buone per tutte le stagioni.

E aggiungo che, nel giorno in cui Ilvo Diamanti pubblica un articolo su Repubblica da cui emerge che il 60% degli italiani si forma un’opinione politica guardando la TV e solo il 10% su internet, possiamo divertirci quanto vogliamo a fare i “fenomeni” su Twitter, ma la “chiave del successo” è ancora in quella scatola infernale che da decenni ci fa il lavaggio del cervello. D’altronde, perché Silvio non ha un profilo vero su Twitter eppure Berlusconi è l’hashtag più twittato? E perché tra un po’ lo vedremo spuntare pure a “La prova del cuoco” e a “Voyager”?

LDG

Digit-Roma: Wi-Fi del Comune di Roma. Intervista al responsabile comunicazione del Campidoglio Luigi Di Gregorio | RadioRadicale.it

Dopo DNews, Roma Today, Roma Capitale News e Roma Uno TV, anche Radio Radicale ha voluto “sentirmi” su DigitRoma. Spero contribuisca a fare chiarezza sul servizio e… sulle polemiche.

Ascolta l’intervista:

Digit-Roma: Wi-Fi del Comune di Roma. Intervista al responsabile comunicazione del Campidoglio Luigi Di Gregorio | RadioRadicale.it.

DigitRoma. Oltre il Wi Fi (e le polemiche)

Venerdì 21 dicembre abbiamo lanciato ufficialmente DigitRoma, al Museo dell’Ara Pacis. Un progetto complesso e innovativo al quale abbiamo lavorato assiduamente per oltre un anno e che immediatamente è stato sminuito e “alterato” dal circo “politico-mediatico”, che lo ha trasformato in un “semplice” wi fi gratuito e ha avviato il “ping pong” su chi ha più hotspot tra Roma Capitale e Provincia di Roma.

Non voglio minimamente entrare in questo tipo di polemica – come ho già detto in una intervista radiofonica venerdì scorso – mentre vorrei provare a spiegare un po’ meglio ciò che è davvero DigitRoma. E lo dirò per punti:

1. DigitRoma è la possibilità di navigare gratis per 4 ore al giorno in tutte le aree coperte dagli hotspot di Roma Capitale. Al momento sono circa 700 in 140 aree (tra Musei, Biblioteche, Scuole, Piazze e luoghi di aggregazione, Dipartimenti e Municipi). Nel 2013 pensiamo di poter superare quota 1000 e di arrivare a circa 300 aree. La caratteristica di queste zone, e la ragione per cui sono state scelte, è la connessione a banda larga che le caratterizza. Molto spesso i sistemi di wi fi pubblico finiscono per essere inefficaci a causa della scarsa portata della banda. Per ovviare a questo problema, abbiamo deciso di partire dalle nostre sedi dotate di ampia capacità di banda, garantendo così connessioni veloci e sicure.

2. DigitRoma è anche una piattaforma mobile che permette l’accesso gratuito e illimitato (24 ore su 24) a tutti i siti istituzionali di Roma Capitale e delle principali società partecipate (ATAC, AMA, ACEA, Zètema, Aequaroma, ecc.), semplicemente premendo il tasto “Roma sul web” sulla welcome page. 

3. La piattaforma prevede anche un’altra importante funzionalità, la più importante a mio avviso. Premendo il tasto “Intorno a te”, infatti, si apre letteralmente un “mondo” di 50 mila informazioni utili all’utente in movimento: dove dormire, dove mangiare e bere, dove trovare beni culturali, musei, mostre, spettacoli, farmacie, ospedali, caserme e così via. Il tutto nel raggio di 500 metri dal’utente, ossia con una visualizzazione geolocalizzata delle informazioni e dei servizi cercati dall’utente.

4. Infine DigitRoma permette un collegamento diretto mediante un semplice click con tutti i profili ufficiali di Roma Capitale sui social network e con i principali app store per poter scaricare tutte le applicazioni di Roma Capitale e delle sue società partecipate. La prima e – per noi più importante – app che troverete su quella lista, è l’app di Roma Capitale che è stata concepita con la stessa logica del portale mobile di DigitRoma. Le stesse informazioni utili all’utente in mobilità che si trovano nel portale mobile, si trovano infatti anche nell’app, con la stessa modalità di ricerca e di visualizzazione geolocalizzata.

Insomma, DigitRoma è un progetto complesso che cerca di mettere l’utente (cittadino, turista, pendolare, city user in generale) al centro del nostro sistema informativo e va ben oltre il già importante servizio delle 4 ore di navigazione gratuita. Abbiamo cercato di fornire ai nostri utenti un punto unico di contatto con tutto ciò che, in termini di servizi e di informazioni Roma Capitale e il suo Gruppo societario sono in grado di fornire. Ecco perchè non ha senso “derubricarlo” a un semplice wi fi gratis ed ecco perchè le polemiche su chi ha più hotspot non ha molto senso. Sono due piani diversi. Per noi gli hotspot sono – e saranno – principalmente un accesso a tutto ciò che Roma Capitale può offrire ai cittadini in termini di dati, servizi e informazioni.

E’ un primo passo di un’idea innovativa e credo importante. E che può solo crescere, sia in termini tecnologici, sia di contenuti, su cui continueremo a lavorare quotidianamente. Enjoy

LDG

Tanto rumore per…Monti?

Manca pochissimo alle elezioni regionali in Sicilia, attese da molti osservatori come una specie di “big bang” della politica italiana. C’è chi si aspetta che a partire da lunedì si chiariranno diverse cose circa l’offerta politica che vedremo schierata tra 6 mesi alle elezioni politiche. Personalmente non credo che le elezioni siciliane avranno questo effetto, anche perchè chiunque la spunti, lo farà con una legittimazione popolare ampiamente al di sotto del 50%, anzi ampiamente al di sotto del 40%… Insomma, non sarà un esito tale da far ricompattare squadre oggi allo sbando e in balia degli eventi.

Piuttosto, i veri “big bang” potrebbero essere quelli delle primarie di coalizione del centrosinistra e del PDL.

Partiamo dal centrosinistra. Intorno alle primarie PD/SEL sta accadendo davvero di tutto. Innanzitutto ci saranno due candidati del PD grazie alla giusta, e a mio avviso inevitabile, apertura di Bersani nei confronti dello sfidante Renzi. Poi c’è tutta la questione delle regole su cui non entro nemmeno dato il clamore che suscita ogni giorno. Ma, a monte, la cosa più curiosa è che si svolgano primarie di coalizione senza sapere se le coalizioni ci saranno… visto che la bozza di legge elettorale ad oggi in esame le spazzerebbe via, o quantomeno le renderebbe superflue prima del voto. Infine, in Italia continuiamo a scegliere candidati premier pur non eleggendo direttamente il premier. Ma questa è una curiosità tutta mia che serve solo per dire una volta di più che siamo un paese sui generis…non si riesce a ritoccare la forma di governo parlamentare, ma poi si fa di tutto per aggirarla nei fatti: tipicamente italiano…In ogni caso, chiunque vinca tra Renzi e Bersani, le conseguenze non saranno indolori per il partito, generando ulteriori smottamenti nelle intenzioni di voto degli italiani.

Al di fuori del PD, ci si muove parecchio ma a mo’ di criceto nella ruota, non si fa un passo avanti da nessuna parte, fuorché forse nel PDL,  che dopo aver dato sfoggio per mesi della sua anarchia generalizzata, ha finalmente la possibilità di diventare un partito “normale”, in seguito al passo indietro di Silvio. Ora la palla è in mano ad Alfano. I suoi sfidanti, ad oggi (Santanché, Galan, Mussolini), non sono assolutamente in grado di metterne in discussione la leadership. Tuttavia, se Angelino non inizierà a lavorare seriamente sulla piattaforma programmatica e, di conseguenza, sull’allargamento della coalizione al centro, i malumori potrebbero crescere e far scaturire nuove candidature alternative con un peso specifico superiore (Crosetto e soprattuto Alemanno, in primis).

L’UDC direi che continua a giocare solo per rimanere nella maggioranza e riproporre il governo Monti. La Lista per l’Italia non ha riscosso alcun successo anche perchè eventualmente i papabili candidati di quella lista non vogliono fregiarsi del simbolo dello scudo crociato e avere come “leader” di partito la giovane  new entry Pierferdinando Casini…Eventualmente è da Italia Futura e da Fermare il declino che ci si può attendere qualche novità sul fronte del centrodestra ed è lì che potrebbe nascere la Lista per l’Italia che ha in mente Casini. Ma anche loro stentano a decollare, un po’ perchè non hanno ancora le idee chiare, un po’ perchè ancora non hanno mezzi e visibilità paragonabili ai partiti “tradizionali”. Anche se ieri Montezemolo una mossa l’ha fatta, con la conseguenza però di far “incazzare” Oscar Giannino. Insomma forse è già una “falsa partenza”.

L’IDV e FLI navigano a vista dopo essere stati scaricati dai rispettivi partner e i sondaggi recenti non li premiano. Fini sta addirittura pensando all’ipotesi di candidarsi alle primarie del PDL. Può sembrare una mossa folle, ma per uscire da quel 2-3% dei sondaggi potrebbe anche essere un’ipotesi.

La vera incognita resta Grillo e il suo M5S. In quel caso si che le elezioni siciliane potrebbero dare enormi sorprese. La Sicilia è tradizionalmente una roccaforte dei partiti storici ed è l’emblema del Sud conservatore che fino ad oggi non ha dato alcuna chance a Beppe Grillo. Gli indizi però questa volta fanno presagire ben altro. E se il M5S dovesse andare in doppia cifra anche in Sicilia, mi aspetto un’impennata seria del suo gradimento anche nel resto d’Italia.

Per concludere, diamo un’occhiata all’oggi provando a prevedere il domani. Ho comparato tutti i sondaggi del mese di ottobre pubblicati sul sito del governo, sondaggipoliticoelettorali.it. Sono 15 rilevazioni di 7 istituti diversi.

Le percentuali medie dei principali partiti sono le seguenti:

PD: 27,3%

M5S: 17,1%

PDL: 15,7%

UDC: 6,4%

Lega: 5,6%

IDV: 5,5%

SEL: 5,4%

FLI: 2,8%

LD: 2,6%

FDS: 2,3%

LD è La Destra, FDS è la Federazione della Sinistra.

In prospettiva questi dati ci dicono due cose: con la legge elettorale attuale non ci sarebbe alcuna maggioranza al Senato. Con la proposta Malan – bozza di riforma elettorale attualmente in esame – non ci sarebbe alcuna maggioranza neanche alla Camera.

E dunque?  Tanto rumore per….Monti?

LDG