A #inonda va in scena la fantapolitica (vintage)

Chi mi conosce, conosce anche il mio passato. Chi non mi conosce troverà alcune tracce nelle pagine autobiografiche di questo blog. Per dirla in breve, sono stato molto vicino a Gianfranco Fini negli anni di FareFuturo, ho scritto (con altri) la mozione di scioglimento di AN per aderire al PDL. Ho scritto anche 6 programmi elettorali per elezioni cruciali del centrodestra. E ho lavorato gomito a gomito con diversi esponenti importanti del centrodestra italiano per anni. Ma soprattutto, nel periodo in cui è esistita la Fondazione FareFuturo, ho creduto in quel progetto. Ho creduto in una destra diversa: moderna, europea, laica, riformatrice. Ha vinto quell’altra, anzi quelle altre: quella populista e quella servile (o padronale, se vista dall’alto in basso).

Oggi quella “vittoria” genera mostri. Letteralmente. Ossia, mi ritrovo a guardare In Onda su La 7 e le mie orecchie (incredule) sentono Toti e Fini parlare di un possibile incontro tra Fini e Berlusconi per rilanciare il centrodestra. Tradotto: mentre Renzi rivolta la politica italiana facendo sparire le “cariatidi” del suo partito dalla scena pubblica e impone (giustamente e insieme al M5S) un rinnovamento totale ai partiti italiani, dall’altra parte siamo ancora a Fini e Berlusconi.  Fini, che non ha un partito (e neanche un voto). E Berlusconi che un partito ce l’ha ma ha perso, in 6 anni, 9 milioni di voti (ossia, coi tassi di partecipazione attuali, l’equivalente di un partito che prende il 35%!).

Non so come andrà a finire questa storia della coalizione alternativa a Renzi. Ma di certo è iniziata molto male. Con lo sguardo rivolto al passato e con i protagonisti di un’era politica fa. Se proseguirà su questa linea, auguro a Renzi il ventennio che gli spetta. Che detto da me, vale almeno un quarantennio…

LDG

 

 

Intervista su Spinningpolitics su Roma e dintorni

Ho scambiato 4 chiacchiere con Christian Lalla sulle elezioni di Roma e non solo. Per chi ne avesse voglia e tempo, ecco il link:

Luigi Di Gregorio: vi racconto la “war room” di Gianni Alemanno.

Riecco Forza Italia: un’occasione per la destra (l’altra)

Dunque, Forza Italia sembra a un passo dalla riedizione. Incuranti dell’effetto “minestra riscaldata”, i falchi (ossia gli animatori del “Berlusconi fan club”) spingono per il remake di un partito nato 20 anni fa e sciolto 5 anni fa. I ritorni non sono sempre felici, anzi spesso sono tristi, quando non patetici. Forza Italia è stato un brand di successo, non c’è dubbio. Ma era un’altra Italia, e anche un altro partito. Forza Italia nasce in una fase di transizione appena iniziata, con un enorme bacino elettorale a disposizione (a causa del crollo di DC,PSI, ecc. post tangentopoli), con un leader 55enne simbolo del self-made man di successo e con un impianto culturale di fondo molto chiaro: fare la rivoluzione liberale in Italia. Non a caso, ad orbitare nella Forza Italia delle origini c’erano Colletti, Baget Bozzo, Urbani, Martino, Marzano, Scognamiglio, il “primo” Tremonti, a suo modo Antiseri, Pera, ecc. ecc.   Da notare inoltre che eravamo nell’era Mattarellum, in cui i voti occorreva prenderli sul territorio in collegi uninominali (per 3/4 dei seggi) e dunque il rapporto col leader del partito era più “normale” rispetto all’attuale sottomissione servile.

Cosa sarebbe invece la Forza Italia di oggi? Un brand usurato, con un leader che va verso gli 80 anni, che ha una serie di rogne giudiziarie pressoché interminabile, che non ha fatto neanche un’unghia della rivoluzione liberale che ancora promette come un disco rotto – e che infatti ha perso 6 milioni di voti in 5 anni, non facilmente recuperabili. In più, da 8 anni al posto del Mattarellum votiamo col Porcellum, un sistema che ha reso i leader dei “partiti personali” autentici “padroni” della vita e della morte (politica) dei loro colleghi/subordinati/servi. E non è un caso che ai nomi fatti prima se ne sono sostituiti ben altri e con ben altre caratteristiche. Diciamo la verità, i falchi sono tutt’altro che falchi, io direi che tendono verso una corte di sanguisughe.

Insomma, non nutro grandi speranze in Forza Italia Bis. Ma nutro qualche speranza in ciò che la ri-nascita di Forza Italia può generare nell’area di destra dello spazio politico italiano.  Gli elettori cosiddetti moderati (detesto questo termine, politicamente per me insignificante) sono sempre stati maggioritari in Italia. Probabilmente lo sono ancora oggi. Ma molti di loro, nei giorni delle elezioni, preferiscono restare comodamente a casa. Alcuni hanno provato con Grillo, nello scorso febbraio – le analisi dei flussi hanno dimostrato che solo a Roma ben 130 mila voti sono passati dal Pdl al M5S – ma il fenomeno grillino è già in ampio reflusso. Neanche Grillo li scomoda da casa ormai. Ce la farà Forza Italia nella nuova versione? Ho molti dubbi…

Ergo, si apre una voragine potenziale per una nuova destra. Quella destra a cui ho lavorato per anni dietro le quinte e che finora ha prodotto qualche buona idea sul fronte culturale, ma nessun esito politico di rilievo. Ci sono gli ex AN, i fratelli d’Italia, un pezzo di area montiana e UDC, e tanti, tantissimi astenuti da rimotivare e scuotere dalla disaffezione verso la politica. Credo che la ri-fondazione di Forza Italia possa aprire buoni varchi per una destra parallela, europea, moderna e soprattutto senza padroni. Certo, per realizzarla serve tempo, umiltà, strategia, buone idee e facce nuove. Mi sa che chiedo troppo…ma sono un inguaribile ottimista…

LDG