#Triton è tra le tendenze su Twitter: Missione compiuta.

Schermata 2015-04-24 alle 12.19.15

Di politiche di immigrazione e di asilo dell’UE si parla da una vita. Quando entrò in vigore l’accordo di Schengen (e venne integrato nel Trattati di Amsterdam) divenne necessario iniziare a pensarci: le frontiere interne cadevano, quelle esterne diventavano comuni. Tradotto: è almeno dalla fine degli anni ’90 che aspettiamo una politica comunitaria su questi temi.

Ieri Matteo Renzi, alla fine del Consiglio UE straordinario, ha detto: “Per la prima volta c’è una strategia europea. E’ cambiato l’approccio al problema dei migranti”. Sarà vero? Io ho molti dubbi al riguardo.

Intanto cerchiamo di capire com’è finito il vertice dei capi di Stato e di governo di ieri. Vertice che lavorava su un piano di 10 punti stilato dalla Commissione UE pochi giorni prima.

Il successo più “sbandierato” da tutti è l’incremento di risorse per l’operazione Triton, che dovrebbe avere a disposizione circa 120 milioni di euro: l’equivalente del costo di Mare Nostrum. Dunque, almeno su questo fronte, si realizza un minimo di “burden sharing”, cioè di condivisione degli oneri: non pagherà più solo l’Italia.

Tuttavia, è a tutti noto che il coordinamento delle operazioni in mare si è complicato, così come risulta molto più complicato svolgere indagini successive alle tragedie: con imbarcazioni estere, coordinatori stranieri, sede di Frontex a Varsavia…

In ogni caso, ben venga almeno la redistribuzione degli oneri finanziari. Il problema è che il Consiglio di ieri si è fermato lì. Nel senso che tutto il resto è un insieme di “buone intenzioni” e di procedure da mettere in campo in un periodo non proprio brevissimo. Come dire, “Consiglio urgente, ma soluzioni con comodo” (ed eventuali, aggiungerei).

E non è un caso che sia finita così, anzi era prevedibilissimo. Se dal 1997 ad oggi la comunitarizzazione delle politiche di immigrazione e di asilo ha proceduto ad andatura molto lenta ci sarà un perché. E se, ancora oggi, in quelle materie il Consiglio decide all’unanimità dei suoi componenti (cioè 28 governi su 28 devono essere d’accordo), è facile spiegare perché “la montagna abbia partorito un topolino” come scrive oggi Vittorio Emanuele Parsi sul Sole 24 Ore.

Se a ciò aggiungiamo che le posizioni dei singoli Stati membri dell’UE non emergono mai dai verbali delle riunioni del Consiglio, tutto diventa ancor più comprensibile. E qui apriamo il solito capitolo – a me tanto caro – della realtà mediaticamente costruita. 

Perché si è svolto il Consiglio UE ieri? Per risolvere un problema urgente o per far vedere che si vuole risolvere un problema urgente? “La seconda che hai detto” (cit.). Cioè, posto che l’opinione pubblica internazionale è in un triangolo emotivo micidiale – tra immagini di morti in mare, paure di sbarchi di terroristi e una generica paura di un’invasione straniera molto gonfiata nei numeri dall’impatto mediatico – era necessario far vedere che tutt’Europa fosse sensibile al dramma in corso.

Far vedere significa:

– convocare il Consiglio d’urgenza;

– aprirlo col minuto di silenzio;

– introdurlo con parole commoventi di Schulz, Tusk & Co.;

– chiuderlo sbandierando i fondi triplicati per Triton e tutti gli annunci di grandi operazioni (che molto verosimilmente non vedremo mai).

– approvare una dichiarazione pubblica da aprirsi rigorosamente con queste parole (e da far riprendere da tutti i giornali europei): “La situazione nel Mediterraneo è drammatica. L’Unione europea si adopererà con ogni mezzo a sua disposizione per evitare ulteriori perdite di vite umane in mare e per affrontare le cause profonde dell’emergenza umana a cui stiamo assistendo, in cooperazione con i paesi di origine e di transito. La nostra priorità immediata è evitare altre morti in mare“.

Il tutto con una copertura mediatica mostruosa, ovviamente. Il vero segreto del “successo”.

Poi c’è tutta la parte da non far vedere:

– dichiarazione finale da cui non emergono le posizioni dei governi;

– processo istituzionale bloccato dal voto all’unanimità;

– interessi nazionali che prevalgono di gran lunga su quelli dell’Unione: guai a prenderci in carico i rifugiati altrui…;

– incapacità manifesta di agire, specie in questi settori, in situazioni di emergenza.

Lo spettacolo è andato in scena, dunque. La foto di rito, come sempre, è stata fatta. Preceduta dall’immancabile minuto di silenzio. Fiumi di parole di vicinanza, commozione e solidarietà sono state spese. #Triton è nella top ten tra le tendenze di Twitter. Per oggi è davvero tutto ok.

La classe politica europea ha fatto il suo dovere: quello di mettersi in posa per le foto, rilasciare interviste e sparare comunicati stampa a raffica con faccia contrita e grande commozione.

Ora non resta che attendere i prossimi naufragi. Con la certezza che, se non ci fossero le telecamere a immortalarli, non avremmo neanche Consigli straordinari da convocare.

LDG

#BossiFini. E’ ripartito il Festival della disinformazione

Dopo i tragici fatti di Lampedusa, la legge Bossi-Fini è diventata immediatamente il capro espiatorio “lava coscienze”, la scorciatoia cognitiva alla quale addossare le colpe della tragedia senza particolari sforzi di analisi o di strategia. In questi casi serve sempre un “nemico ideologico” a cui affibbiare tutto il male del mondo e, sulla scia dell’onda emotiva generata dalle centinaia di vittime, quella legge “razzista”, “liberticida”, “discriminatoria” e chi più ne ha più ne metta, era un obiettivo alla portata di mano.

Rimando ai miei post precedenti per la ricostruzione di quei giorni. Oggi mi occuperò solo dell’ultima follia, quella innescata dai media nostrani dopo l’approvazione della mozione congiunta del Parlamento europeo a Strasburgo, mercoledì pomeriggio. Il nuovo trip nasce da un’Ansa quanto meno sui generis, che recita quanto segue:

(ANSA) – STRASBURGO, 23 OTT – Il Parlamento Ue ha approvato oggi una risoluzione bipartisan sui flussi di migranti nel Mediterraneo dopo la tragedia di Lampedusa in cui si chiede tra l’altro di “modificare o rivedere eventuali normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare”, un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini.

Evidentemente, l’inviato Ansa, anche per rendere più notiziabile l’avvenimento in Italia, ha deciso di non riportare semplicemente la notizia dell’approvazione della mozione, bensì di aggiungerci una sua interpretazione, del tutto arbitraria e totalmente errata, che ha immediatamente generato 24 ore di caos disinformativo in Italia. Da quel momento, infatti, è partito il festival dell’imprecisione e quasi tutti i quotidiani – online e cartacei del giorno dopo – hanno preso per buona quella interpretazione e hanno ripreso, con gusto, l’impallinamento della Bossi-Fini.

Proverò, come sempre inutilmente, a far capire come stanno realmente le cose.

Nel testo della mozione ci sono solo due riferimenti espliciti all’Italia e sono di plauso, per l’avvio dell’operazione Mare Nostrum” e per gli sforzi compiuti a Lampedusa.

La parte della risoluzione che mirerebbe implicitamente a colpire la Bossi-Fini, invece, è palesemente diretta ad altri Stati membri e all’UE che deve rivedere la Direttiva 2002/90. Non può essere diretta alla nostra legge sull’immigrazione semplicemente perchè essa prevede, sin dal 1998, che “non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno” (art. 12, comma 2 del T.U. sull’immigrazione). Viceversa, la Direttiva direttamente chiamata in causa lascia margine di discrezionalità agli Stati membri sul punto. Dunque, qualche Stato membro avrà deciso di sanzionare anche i soccorsi, ma non certo noi…

Questo nuovo “trip” nasce dal fatto che, dopo il disastro di Lampedusa, in diverse trasmissioni di approfondimento (un parolone in questo caso…) ci si lamentava del fatto che, a causa della Bossi-Fini, i soccorritori di Lampedusa avevano paura di essere condannati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. E nessuno, ripeto nessuno, ha obiettato che le cose non stanno affatto così. Non solo non è reato soccorrere, è reato non soccorrere…Ahimé, anche dopo l’approvazione della mozione di mercoledì è passata quella linea, al punto che ancora oggi Bonanni, su Repubblica, sostiene che il Parlamento “ha chiesto l’abolizione della Bossi-Fini là dove considera un reato il soccorso in mare degli immigrati irregolari”. D’altronde, Repubblica ha raccolto oltre 100 mila firme per far abolire la Bossi-Fini a causa del reato di immigrazione clandestina, ignorando che quel reato é stato introdotto 7 anni dopo…

Ma tutto questo era talmente prevedibile che lo scorso 11 ottobre mi ero permesso di fare questa previsione, su Facebook…

 

FB Lampedusa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos’altro dire…Io ero a Strasburgo in quei giorni, quella mozione l’ho vista crescere e approvare. E per fortuna ho visto, da parte del Parlamento europeo, un approccio realistico e non improntato su battaglie ideologiche e disinformative che invece, ahimè, continuano a dominare il dibattito pubblico in Italia.

Studiate, vi prego. L’informazione non si fa copiando un’agenzia…

LDG

 

Abolita la Bossi Fini! No, un pezzo…anzi niente

Prometto che tra qualche giorno mi placo…un altro po’ di pazienza.

La nuova puntata della telenovela “Bossi Fini” ha visto, ieri notte, l’approvazione in Commissione al Senato di un emendamento per abolire l’art. 10 bis del T.U. sulla disciplina della condizione giuridica dello straniero (d.lgs 286/1998). Qualche giorno fa ho scritto che la legislazione italiana in materia di immigrazione è sempre stata “necessitata”, ossia motivata da fattori esterni, spesso traumatici. E noi, che siamo un paese tradizionalista, non potevamo farci scappare quest’occasione per ribadire il concetto: guai ad affrontare un problema complesso con competenza, senza clamore e senza ideologismi! Viva le bandiere, viva il “tempo reale” e viva l’improvvisazione!!! Quasi quasi arrivava prima il tweet dell’emendamento…

E allora, nel giro di una notte, senza che ne fosse informato probabilmente neanche il Premier (di sicuro non lo era il Ministro dell’Interno che dovrebbe avere una certa voce in capitolo…), si avvia, in tutta fretta e senza valutare le conseguenze, un percorso di riforma della legge sull’immigrazione e della gestione dei richiedenti asilo. Questo secondo aspetto è davvero clamoroso, anche se ovviamente ha meno visibilità sui media perché la lettera scarlatta è stata affibbiata al reato di immigrazione clandestina e tutto il resto passa in secondo piano. La questione del diritto di asilo è molto interessante perché è da oltre 15 anni che si cerca di legiferare in materia, ma a destra come a sinistra, si è sempre preferito glissare per evitare che l’Italia diventasse un paese di richiamo non solo dei migranti che si spostano per ragioni economiche, ma anche dei richiedenti asilo. Non è un caso se l’Italia ogni anno ospita un numero di rifugiati molto inferiore rispetto a Germania, Francia o Regno Unito. Semplicemente perché in quei paesi c’è da decenni una legislazione compiuta, che li tratta meglio… Addirittura, la Germania di fatto impose in Europa le direttive che hanno messo fine al cosiddetto asylum shopping, ossia alla possibilità di entrare in un Paese ma chiedere asilo in un altro. Proprio per evitare che le nostre frontiere “groviera” diventassero un loro problema anche sul fronte dei richiedenti asilo.

Ma torniamo al reato di clandestinità. Dopo giorni in cui esso ha rappresentato l’emblema della Bossi Fini, ieri qualcuno ha iniziato curiosamente a scoprire che in realtà con la Bossi Fini non c’entra nulla. Mentana si è corretto durante il TG, Repubblica e Corriere hanno finalmente scritto nei propri articoli che è stato introdotto nel 2009 (e non nel 2002). Insomma, nella confusione generale ha iniziato a farsi strada, zitto zitto, un pezzo di verità. Con qualche chicca niente male a dire il vero, tipo quella di Repubblica, dove si legge che tale reato sarebbe stato “introdotto dalla legge 94 del 2009 in materia di pubblica sicurezza, a modifica della legge 286 del 1998, la cosiddetta Bossi-Fini“. Addirittura, secondo Repubblica, la Bossi Fini alla fine è stata approvata dal governo Prodi nel 1998…Ha del clamoroso tutto ciò!!! 

La verità è che nell’isteria collettiva si perdono di vista anche le cose più semplici e si naufraga nell’ignoranza… E, molto semplicemente, il reato di immigrazione clandestina, approvato nel pacchetto sicurezza del 2009, ha aggiunto al T.U. sull’immigrazione un articolo, il 10 bis. E il T.U. altro non è che la Legge Turco Napolitano (quella sì è del 1998), modificata in parte dalla Bossi Fini nel 2002 e in parte appunto dal pacchetto sicurezza nel 2009. Dunque, se proprio si volesse usare la (il)logica fin qui dominante nel dibattito pubblico, si potrebbe sinterizzare così, usando le parole scelte da Repubblica per un’inutile e sbagliata raccolta di firme (sfido i 50 mila firmatari a trovare l’art. 10 bis nel testo della Bossi Fini..): stanno per abolire il reato di immigrazione clandestina, una norma indegna della legge Turco Napolitano

Ora attendo con ansia le reazioni dell’Europa. Perché se è vero che sulla scia dell’onda emotiva ieri a Strasburgo è stato dato avvio ad una serie di “aiuti” all’Italia, è anche vero che ci hanno sempre considerati un problema per via degli scarsi controlli, non per via del reato di clandestinità (non a caso previsto anche in Germania, Francia e Regno Unito). E, sempre nell’ignoranza generale, ricordo che qualche giorno fa è stato citato un rapporto di Christopher Chope del Consiglio Europeo, presentato sui nostri giornali come un duro colpo alla “Bossi Fini” e dunque come una sorta di “manifesto umanitario” contro una norma simil-nazista. E invece, curiosamente, quel rapporto dice sì che la nostra legislazione è insufficiente, ma perché la reputa debole nel controllo delle frontiere e dei flussi… Guarda un po’… Ma l’Europa può stare tranquilla, ora risolveremo tutto abolendo il reato di clandestinità.  Tutto cambierà e avremo un controllo delle frontiere da fare invidia al mondo!

LDG