La mia pagella elettorale

Ecco la mia personale pagella sulle elezioni politiche (e dintorni) stilata a caldo dopo la maratona elettorale di ieri notte:

Grillo – 10. E’ il vero vincitore di queste elezioni. Sottostimato dai sondaggi, considerato come il capo di una specie di “setta” di invasati dalla maggior parte degli opinionisti su tutti i media, si è armato di camper e “forcone” e ha battuto 77 piazze italiane, facendo incetta di pubblico e di voti e finendo serenamente e sistematicamente in TV senza contraddittorio, né domande scomode. Tattica perfetta. C’era chi diceva che le persone in piazza andassero a vedere uno spettacolo gratis. Quelle persone l’hanno ripagato alle urne. Ora ne vedremo delle belle. A naso, il Movimento 5 Stelle continuerà a crescere, anche perchè non ha l’onere di governare, mentre “si divertirà” a fare le pulci ai parlamentari e a tutte le bizzarrie della “casta”. Si preannunciano tempi duri per la buvette, per le auto blu, per i barbieri, per gli stipendi degli stenografi delle Camere…

Berlusconi – 9. Il Pdl ha perso oltre 6 milioni di voti rispetto al 2008 e quasi 2 milioni rispetto alla sola Forza Italia nel 2006. Teoricamente un’ecatombe, in pratica un successo. Berlusconi ha ripreso per i capelli un partito finito e sfinito, si è rimesso a guerreggiare a tutte le ore e in tutte le trasmissioni televisive, ha dato tutto e ha recuperato il recuperabile. Non è un gran risultato guardando i numeri assoluti. Ma ragionando in relativo, pensando ai numeri di qualche mese fa e soprattutto alla performance di Bersani…

Viminale – 8. Finalmente un sito all’altezza delle aspettative. Rapido negli aggiornamenti – il che implica una migliore organizzazione dell’intera macchina – facile e intuitivo in termini di usabilità. Si può lavorare ancora su qualche dettaglio, ma merita un 8 pieno.

Twitter – 7. Doveva essere la prima campagna elettorale “social”. In realtà la TV ha contato ancora parecchio di più. Ma Twitter, anche ieri nelle dirette elettorali, è stato un mezzo utilissimo per seguire tutti i “fronti aperti”, per analizzare a caldo, per correggere gli strafalcioni che si sentivano in TV o che si leggevano su alcune testate on line. E’ il vero watch dog della politica e dei media, il Grande Fratello implacabile che osserva, valuta e bacchetta tutto e tutti…

Porcellum – 6. E’ un voto un po’ provocatorio lo so. Ma non amo la logica del capro espiatorio neanche quando ha a che fare con un sistema elettorale. Se Bersani ha la maggioranza assoluta alla Camera e  la maggioranza relativa al Senato lo deve al Porcellum. Con un sistema proporzionale puro e con quei numeri (sotto al 30% alla Camera) avrebbe preso decine e decine di seggi in meno. Certo, il Senato continua a essere un terno al lotto, ma non è colpa solo della legge elettorale come ho detto diverse volte: c’è di mezzo una norma costituzionale che andrebbe rivista. La vera sciagura del Porcellum resta quella delle liste bloccate. Ecco, ritrovarmi Razzi e Scilipoti in Parlamento non mi fa proprio piacere…In ogni caso dovrebbe avere vita breve, se mai si farà un governo…

Monti – 5. Quando è “salito” in politica sembrava dovesse spaccare il mondo. In realtà è riuscito a stento a limitare i danni (superare la soglia del 10% alla Camera). Tuttavia, dopo Grillo, è stato il più grande innovatore di queste elezioni: ha distrutto Fini e Fli e ha quasi annichilito L’Udc di Casini. Parte dal 10%, ma è un 10% praticamente tutto suo…

Sondaggisti -4. Li conosco di persona quasi tutti, non posso infierire 🙂 Scherzi a parte, questa era un’elezione diversa dalle precedenti, con fenomeni e protagonisti inediti, qualche attenuante c’è. Resta il fatto che sondaggi e istant poll hanno dato letteralmente i numeri. La cosa più sorprendente è che c’è una dinamica che si ripete ormai costantemente dal 2006: il centrodestra è sempre sottostimato e il centrosinistra sovrastimato. Non a caso il sottoscritto già 3 settimane fa ipotizzava un pareggio. Se 3 indizi fanno una prova…che lo si tenga presente per le prossime elezioni.

Opinionisti/giornalisti/inviati dal Viminale – 3. Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori in questi due giorni. Abbiamo letto di un calo dell’affluenza terrificante, quando nel resto dell’Occidente è grasso che cola se si arriva al 60/65% di votanti per le elezioni del Parlamento. Abbiamo sentito commenti increduli per i “dati in controtendenza” sull’affluenza delle elezioni regionali, senza il minimo dubbio circa il fatto che nelle elezioni precedenti non c’era l’election day con le politiche. Abbiamo sentito, a dati quasi definitivi, che Fratelli d’Italia non avrebbe preso seggi (ne ha presi 9) e chi più ne ha più ne metta…Come elettori/spettatori/opinionisti del web meritiamo indubbiamente di meglio!

Bersani – 2. Lo smacchiatore di giaguari ha perso di 10 punti anche a Bettola, a casa sua. Il voto ovviamente va condiviso con tutta la classe dirigente del PD che, con una miopia che non teme paragoni, ha deciso di non comprendere le richieste di rinnovamento provenienti dal paese e di voler “ammazzare nella culla” Matteo Renzi per schierare di nuovo la “gioiosa macchina da guerra” che, come sempre, ha fatto un tonfo pazzesco. La sera della vittoria delle primarie, i primi a festeggiare ai microfoni delle varie TV furono D’Alema e Rosy Bindi, tanto per gradire. Ieri hanno mandato il “povero” Enrico Letta a fare freeclimbing sugli specchi per dire di nuovo che il PD non aveva perso, aveva “non vinto”…Sono dei kamikaze tafazziani senza rivali!

Grillini – 1. Mi piaceva chiudere la classifica così come l’ho aperta. Forse è eccessivo dare 1 ai grillini, ops pardon, agli “attivisti del Movimento 5 Stelle”. Tuttavia continuo a pensare che quel movimento abbia un potenziale enorme, perchè enorme è la voglia di cambiamento radicale degli italiani; ha anche una diarchia efficacissima al suo vertice (Grillo/Casaleggio). Ma non ha classe dirigente, non ha struttura, non ha persone formate per fare politica. In questi giorni ho sentito diverse interviste – ormai l’embargo era impossibile da operare, coi giornalisti presenti in ogni sede del movimento – e il livello medio è imbarazzante. Alla domanda: chi proponete come Presidente della Repubblica la risposta che ho sentito è stata: faremo riunioni come sempre, valuteremo insieme a tutto il movimento (comincia a essere grandicello…). Alla domanda: darete la fiducia ad un eventuale governo e come dovrebbe essere composto, la risposta è stata: voteremo di volta in volta le proposte, se coerenti con il nostro programma (come dire, domanda “a coppe”, risposta “a bastone”). Sabato a La Zanzara ho sentito un prossimo parlamentare “grillino” dire che si sarebbe messo a studiare il diritto, l’economia…Non so, alternano frasi naif a risposte standard ripetute a mo’ di automi, come quando il navigatore vuole farti fare per forza inversione a U…Mi fanno un po’ paura, lo confesso. Ho come l’impressione che siano stati catapultati da uno stargate in un’altra dimensione, da un momento all’altro. Mi si obietterà: meglio Razzi e Scilipoti? Ovviamente no. Però una sana via di mezzo…

LDG

Qualcosa si muove nella palude della politica

Si avverte qualche schiarita all’orizzonte nel nebuloso mondo della politica. Bersani e Casini, nel weekend appena trascorso, ci hanno dato qualche segnale. Partiamo dal segretario del PD. La linea sembra ormai più chiara:”il partito democratico è pronto ad assumersi la responsabilità di governare l’Italia” in questa fase delicata e cruciale e, se lo farà, sarà all’interno di una coalizione che guarda più a sinistra che al centro – per lo meno prima del voto. Se poi la legge elettorale dovesse cambiare e tendere verso un sistema proporzionale senza premi alla coalizione vincente, è molto probabile che con l’UDC e la “Lista per l’Italia” Bersani dovrà fare i conti.

C’è il “problema” Renzi, che scalpita per candidarsi alle primarie di coalizione – o eventualmente di partito, se la coalizione non servirà a causa di una nuova legge elettorale – ma che finora ha trovato la porta chiusa perchè il PD ha già il suo candidato e non ha intenzione di presentarsi con due candidati di partito alle primarie del centrosinistra (questa la versione ufficiale). Fatto sta che Renzi è e resta un problema per Bersani se non decide di affrontarlo.

Casini, dal canto suo, dopo aver assistito alla virata a sinistra del PD, ha iniziato a prendere le distanze in maniera sempre più netta. Sulla legge elettorale spinge sulle preferenze (non gradite a Bersani e ai suoi che tifano per i collegi) e per una legge proporzionale che non favorisca coalizioni eterogenee e forzate prima del voto (mentre il PD invoca ancora il premio alla coalizione). Ma soprattutto sta lavorando alla “Lista per l’Italia”: una forza politica che mira a candidare diversi ministri attualmente in carica, che fa la corte a Mario Monti per una sua candidatura esplicita e che si vuole collocare in piena continuità con il governo tecnico, sia in termini di agenda politica (l’ormai nota “agenda Monti”), sia in termini di candidature, sia ancora in termini di stile di governo – contro populisti, antipolitica, e vetero utopisti di sinistra. L’obiettivo è quello di pescare tanto nell’elettorato di centrosinistra più vicino a Renzi – per intenderci – quanto nell’elettorato del PDL ormai disulluso e disorientato da un partito che proprio non riesce a reagire allo stato comatoso in cui è finito. In quest’area si collocano anche Italia Futura di Montezemolo e Fermare il declino di Oscar Giannino & co., vediamo se Casini riuscirà a inglobare anch’essi in questo disegno.

Chiudo col PDL. L’unica cosa di cui si parla, dentro e fuori il partito, sembra essere la candidatura di Berlusconi. Una questione che, sondaggi alla mano, cambierebbe ben poco l’esito delle prossime elezioni. Forse oggi Silvio garantirebbe qualche voto in più rispetto ad Alfano, ma è anche vero che Alfano non ha mai esercitato la sua leadership nel partito. E soprattutto, almeno un quarto degli elettori del PDL vorrebbe che si tenessero le primarie perchè probabilmente non è convinto nè della candidatura di Berlusconi, nè di quella di Alfano. L’immagine che traspare tuttavia è quella di un partito privo di idee, del tutto isolato e completamente arroccato su se stesso, alla ricerca della soluzione utile a difendere al meglio una posizione comunque perdente, anzichè cercare una via di uscita per riconquistare quei milioni di elettori di centrodestra che aspettano un segnale vero di novità, tanto nei candidati quanto, soprattutto, nelle idee, nelle scelte di policy che dovrebbero tirar fuori l’Italia dal guado. Vedremo se Atreju, tra qualche giorno, sarà l’occasione per sentire, anche dal Popolo delle Libertà, qualche presa di posizione, qualche idea sul futuro che non sia la solita solfa sulle intercettazioni, la magistratura, l’Europa, lo spread, il senso di responsabilità di aver ceduto lo scettro a Monti, ecc. Gli italiani hanno aperto gli occhi, sono usciti dall’anestesia. E le ferite sono aperte…

LDG

Se la politica è fuori dal mondo… : Istituto di Politica

E non chiamiamola antipolitica…

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Se la politica è fuori dal mondo… : Istituto di Politica.

Nuova legge elettorale “Sopra i 400 deputati solo con Abc” – Repubblica.it

E già…non è difficile immaginarlo, ma questa è la seconda simulazione che conferma i pensieri maliziosi sul remake della grande coalizione in caso di riforma elettorale “ultraporcellum”.

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Nuova legge elettorale “Sopra i 400 deputati solo con Abc” – Repubblica.it.

«Ecco la verità sul futuro del Pdl» – IlGiornale.it

Imperdibile intervista a Verdini, tra le chicche si segnala un passaggio su Berlusconi: “non è uomo capace di fingere” (!)…

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«Ecco la verità sul futuro del Pdl» – IlGiornale.it.

Berlusconi-Monti: come la penso

Partiamo dalla dichiarazione di Monti al Wall Street Journal. La tesi è che, in base a una simulazione econometrica, oggi lo spread, senza le scelte di policy effettuate dal Governo in carica, sarebbe intorno ai 1200 punti, vale a dire che saremmo all’incirca in “condizioni greche”. Sarà vero? Chi lo sa, le simulazioni non sono una scienza esatta, per definizione. Quel che è certo è che Monti dovrebbe mordersi la lingua ogni tanto, o quantomeno tenere in considerazione la maliziosità della stampa – italiana ed estera. Per come la penso io, però, è altrettanto vero che il governo Berlusconi non era affatto nelle condizioni di “addomesticare” i mercati e di conseguenza lo spread. E non per ragioni legate alla persona, ai suoi vizi, usi e costumi discutibili e chiacchierati, bensì per ragioni politiche, solo ed esclusivamente politiche. Se c’è qualcuno a cui non può “fregare di meno” dei festini e delle olgettine, quelli sono i mercati. A questi ultimi interessa che l’Italia sia un paese finanziariamente solido e per esserlo aveva (ed ha) bisogno di una serie di riforme strutturali che il governo Berlusconi non era in grado di fare. Se dopo il decreto “salva Italia”, la riforma delle pensioni, la riforma del mercato del lavoro e la spending review lo spread balla ancora tra i 4 e i 500 punti è un fattore aggravante, non certo una consolazione. Mi spiego meglio: non esiste un tetto allo spread, la Grecia è intorno ai 3 mila punti se non sbaglio. Dunque se è vero che anche con il governo Monti siamo arrivati sopra i 500 punti, è altrettanto vero che con un governo non in grado di approvare quelle riforme oggi saremmo ben oltre, poco importa se a 1000 o a 1200 punti. Questo non significa che questo esecutivo sia intoccabile o che non sbagli un colpo. A mio avviso, ad esempio, è debolissimo sia sul fronte della ripresa/sviluppo, sia su quello dei tagli alla spesa dove si può fare molto di più e in modalità “non lineare”. Significa però che con un governo non in grado di portare a casa alcuna delle riforme decise negli ultimi 9 mesi oggi staremmo molto, ma molto peggio. Ed è grottesco raccontarsi che il governo Berlusconi abbia fatto un gesto di responsabilità facendo un passo indietro per favorire il governo Monti. Quella maggioranza era finita, non aveva più i numeri: gli Scilipoti, i De Gregorio, i Calearo e i Cesario erano finiti. Se la crisi è stata extraparlamentare è stato solo per una scelta di Berlusconi per evitare di essere sfiduciato in Parlamento. Inutile girarci intorno, questi sono elementi fin troppo evidenti.

Ciò premesso, la scadenza naturale della Legislatura si avvicina e questa insolita maggioranza scalpita. Il governo Monti è decisamente impopolare nelle sue scelte e ogni occasione è buona per i due partiti maggiori che lo sostengono per “smarcarsi” e segnare una differenza – sebbene più simbolica che reale, dato che, sia Pd che Pdl, continuano a votare ogni provvedimento (o comunque a non mettere mai in minoranza il governo). E’ una fase molto delicata, nella quale i due partiti più rappresentativi di sinistra e di destra cercano di darsi una “facciata” popolare mentre votano provvedimenti impopolari. Così come fingono di farsi la guerra mentre lavorano a una riforma elettorale per sopravvivere bene e senza lasciare lo scettro per intero all’avversario. Vedremo come andrà a finire, ma questo sottile equilibrio non può durare a lungo, prima o poi dovranno gettare la maschera: o stanno con Monti – sulla scia di Casini – sostenendo che non c’è alternativa a questo governo, a questa maggioranza e a questa linea politica, o “staccano la spina” e decidono di andare alle elezioni prendendosi la responsabilità di “salvare l’Italia”. Io continuo a pensare che prevarrà la prima ipotesi, non vedo cuor di leoni, né grandi statisti all’orizzonte. Vedo piuttosto speculatori politici che a mio avviso oggi non incantano nessuno, o quasi.

LDG

Lo scenario politico italiano in 10 punti

Gli ultimi giorni hanno (forse) diradato qualche nebbia sull’offerta politica che è in via di definizione per le prossime elezioni. Elezioni che, dopo qualche giorno di “panico” in cui erano date quasi per certe a novembre, sembrano ormai molto più probabili in primavera 2013, alla scadenza naturale della Legislatura. Le 12 parole di Draghi del 26 luglio (“la BCE è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro”), evidentemente, hanno prodotto un tale rimbalzo positivo su mercati e spread che l’ipotesi di “addomesticare” gli speculatori di agosto mediante l’annuncio di elezioni anticipate sembra tramontata. In compenso, come dicevo, in questi giorni sembra si stiano delineando alcune pseudo-certezze sullo scenario futuro. Vediamo di ricapitolarle:

1. Bersani ha scelto. Vendola si, Di Pietro no. Usando una metafora calcistica, non sarà Bersani-Vendola-Di Pietro il tridente del centrosinistra. Tra l’opposizione antiliberista del leader di SEL e quella ultragrillina del leader dell’IDV, il segretario del PD ha sciolto la riserva e ha fatto “outing”: chi attacca il Quirinale un giorno si e l’altro pure non può essere alleato del PD.

2. Mentre sceglie Vendola, Bersani però continua a corteggiare Casini, il vero “colpo di mercato” che completerebbe il tridente dei sogni del segretario del Partito Democratico (anche per dare un colpo al cerchio di sinistra e uno alla botte di centro, le due anime storiche del partito). Operazione, devo riconoscere, alquanto ardita considerando che Casini è il più grande sostenitore della linea del “rigor Monti” e Vendola è il più grande oppositore, in termini di contenuti e di scelte di policy, dell’attuale governo – e di conseguenza dell’attuale maggioranza. Staremo a vedere se questa operazione complessa andrà in porto e se dunque Bersani completerà il suo anomalo tridente. A naso, sembra un’ipotesi molto difficile, ma forse Bersani sa già che si andrà a votare con un sistema elettorale che di fatto azzererà le coalizioni prima del voto, per cui si tratterebbe di un corteggiamento per un’alleanza “di governo”, che guarda oltre la competizione elettorale. Resta difficile, ma non pone particolari problemi in campagna elettorale. Li pone, eventualmente, in termini di efficacia e di tenuta dell’esecutivo.

3. Di Pietro, isolato e abbandonato, dichiara di candidarsi comunque alle primarie del centrosinistra. Scelta apparentemente disperata, e soprattutto potenzialmente inutile perché, come detto,  è probabile che alle prossime elezioni non esisteranno più le coalizioni prima del voto. Per cui difficilmente ci saranno le primarie di coalizione. In compenso, fare quelle di partito, per Tonino, sarebbe davvero inutile e superfluo.

4. Casini, come sempre, attende…appoggia con tutto se stesso il governo Monti, lavora a una legge elettorale che mantenga l’UDC in maggioranza anche nella prossima legislatura e per il resto non si sbilancia più di tanto annunciando che il suo partito correrà da solo e poi si vedrà…

5. Fini, non pervenuto. Rutelli non “pervenibile” (nel senso che qualunque cosa faccia o dica non sposta neanche una foglia).

6. La Lega Nord tratta in Parlamento col PDL sulle riforme istituzionali ed elettorali, ma dichiara pubblicamente – per bocca di Maroni – che “non vuole” Berlusconi. Sono in fase di “ricostruzione identitaria” e Berlusconi è un ottimo “nemico del popolo” padano.

7. Il PDL è in uno stato di “palude cronica”. Ha un segretario che non fa altro che dire che Berlusconi si deve candidare, che glielo chiedono tutti e che se si candida non servono le primarie. Il tutto sulla base di sondaggi presumibilmente commissionati (e pagati) direttamente da Silvio e analizzati dal Partito a casa di Silvio. Perché è noto che il PDL non si riunisce nella sua sede istituzionale, bensì a Palazzo Grazioli, tanto per rimarcare la natura padronale/patrimoniale del partito. In tutto ciò, come detto, Silvio ha ricevuto un “niet” dalla Lega, corteggia flebilmente Casini che flirta molto più serenamente con Bersani e che dichiara che con Berlusconi ha chiuso. In più, non si capisce chi è il leader candidato alle prossime elezioni e non si sa se tale leader uscirà dalle primarie. La verità è che l’unica priorità attuale del partito sembra quella di ottenere una riforma elettorale che non lo penalizzi troppo in termini di seggi e che lo mantenga all’interno della maggioranza anche nella prossima Legislatura. Tutto il resto è di là da venire, roba da 2018, tra due tornate elettorali, chi vivrà vedrà…

8. La Destra cresce pian piano nei sondaggi, nonostante una pressoché nulla copertura mediatica. In diverse rilevazioni ha anche superato FLI. Per ora resta ai margini, in uno splendido isolamento alla ricerca di (ex) elettori di centrodestra scontenti del PDL.

9. Grillo è una fase di riflusso. I sondaggi, dopo il picco post amministrative, lo danno in flessione, sebbene ancora intorno al 16-17%. Mi aspetto fuochi d’artificio appena la campagna elettorale entrerà nel vivo. Ho anche l’impressione che il partito/movimento stia cercando di strutturarsi meglio – e in silenzio – per evitare il ripetersi di errori grossolani commessi di recente a Parma e non solo.

10. Le mie impressioni? Non so se avremo un altro governo Monti, molto probabilmente però avremo la stessa maggioranza attuale a sostenere il governo che verrà e che sarà comunque abbastanza “tecnico” nella composizione e nelle scelte, altrimenti torniamo nel baratro. E sarà una maggioranza costruita ad arte da una riforma elettorale ad impianto proporzionale, con soglie di sbarramento per punire i partiti minori (e avvantaggiare quelli più grandi) e un premio di seggi al primo partito (non più alla prima coalizione) tale per cui il PD sarà comunque costretto ad allearsi con almeno due partiti per governare. E non due a caso…

LDG