BIM, BUM…BAM! Il pomeriggio di ordinaria follia di Silvio Laqualunque

Ho visto la conferenza stampa di Berlusconi quasi per caso, ricordando all’ultimo istante di aver letto che avrebbe parlato nel pomeriggio. Accendo la TV e lo vedo…con uno sfondo da ristorante cinese (come ha detto qualcuno su twitter), un pubblico entusiasta (mai previsto nelle conferenze stampa) e un avvocato accanto (altro inedito del genere) intento a spiegare a mo’ di docente in cattedra che l’Italia è ingovernabile perché esistono i governi di coalizione (oibò!), perché il governo non può fare decreti legge (gulp!) e perché l’iter legis prevede sempre un estenuante passaggio tra le due camere (col Tevere in mezzo…novità anche geografica) per poi finire in mano ai tecnici di sinistra del Quirinale che potrebbero non fare promulgare alcun che, o eventualmente in mano ai magistrati di sinistra della Corte Costituzionale. Fin qui, nessuna novità…cose sentite ad esempio nella notte in cui fu bocciato il Lodo Alfano. Una notte in cui ricordo bene un suo intervento telefonico a Porta a Porta e di aver fatto fatica a credere alle mie orecchie per le parole pronunciate dall’allora capo del governo.

Oggi dunque non ho faticato a credere a ciò che sentivo, ma l’effetto è stato forse anche peggiore. E’ vero che Berlusconi non è più premier e dunque le sue parole potrebbero sembrare meno gravi. Ma giunte poco dopo il suo presunto passo indietro e nel pieno di una fase critica e di faticosa “normalizzazione” del paese, mi hanno fatto ancora più impressione. Mi suonavano come “fuori tempo”, oltre che irricevibili.

Ovviamente, non ha detto solo quello. Ha detto anche che “il governo dei tecnici ha introdotto misure che portano l’economia in una spirale recessiva” . Viene naturale a questo punto chiedersi sul perché il PDL abbia votato tutti quei provvedimenti e perché fino a qualche giorno fa Monti era corteggiato da Berlusconi stesso come candidato premier.

Poi ha detto: “il governo dei tecnici ebbe per nostro preciso invito il compito di cambiare la costituzione”. Altra novità niente male. Dopo aver sentito per oltre un anno che le riforme spettano al Parlamento (e dunque ai partiti) e che il governo aveva solo il compito di mettere a posto i conti e “domare” lo spread, scopriamo invece che al governo Monti era stato chiesto di cambiare la forma di governo dell’Italia…quante cose mi sono perso in quest’ultimo anno…

E poi ancora: “le primarie del Pdl restano e io non mi candiderò. Confermo la mia decisione di non presentarmi come candidato alla presidenza del Consiglio in modo da facilitare l’alleanza di tutti i moderati in un unico rassemblement”. Le reazioni di Cesa e di Fini hanno immediatamente – e ovviamente – fatto capire che tutto può accadere fuorché un’alleanza dei moderati con questi presupposti.

Infine, la solita battaglia personale con la magistratura sulla base di un numero enorme (e molto variabile…) di processi e udienze e di condanne ad personam per pure ragioni politiche. Non posso entrare nel merito dei processi e posso anche capire che chi è parte in causa sia portato a difendersi e a sentirsi vittima e perseguitato. Ma non può farlo screditando l’intero potere giudiziario che in una democrazia svolge un ruolo non proprio secondario.La democrazia è potere del popolo, ma soprattutto delle regole. Non conosco alcuna democrazia senza stato di diritto…

Non so come andrà a finire questa storia, ma un leader di partito che bolla una sentenza come “rapina del millennio” e che parla di “estorsione fiscale”, “Corte Costituzionale di sinistra”, “tecnici del Quirinale di sinistra” e di “magistratocrazia” se davvero fosse nel mirino dei magistrati forse rischierebbe un’accusa di “eversione dell’ordine democratico”.

Se qualcuno ancora crede di poter recuperare l’unità del centrodestra, deve cominciare a pensare seriamente di farlo senza Berlusconi. L’alternativa rischia di essere un partito populista di destra, omologo alla Lega e probabilmente di dimensioni molto simili…

LDG

 

 

 

 

Riforma elettorale: un netto passo indietro

Oggi su La Stampa, Libero e Il Giornale si sostiene che la bozza di riforma elettorale sia al vaglio di Silvio Berlusconi. Tre indizi fanno una prova, per cui è probabile che sia davvero così. Se Silvio darà l’ok, dovremmo dunque esserci. D’altro canto è difficile che non dia il suo nulla osta, visto che con il porcellum – che garantisce una maggioranza alla coalizione anzichè al partito come invece prevede la bozza in questione – lascerebbe di fatto via libera alla coalizione di centrosinistra, la quale comunque continua a non dare segnali univoci, data l’intervista di Vendola di oggi. In ogni caso, cerchiamo di capire cosa dice questa bozza di riforma.

Le certezze sono relative alla formula proporzionale, con soglia di sbarramento del 5% nazionale alla Camera e dell’8% regionale al Senato. Il premio dovrebbe essere del 15% di seggi al primo partito (85 seggi). Le candidature dovrebbero essere per un terzo (33%) in un listino bloccato (come nel porcellum, sul Giornale però si parla del 15%, dunque di una percentuale nettamente inferiore) e per due terzi in collegi uninominali. Collegi che tuttavia non assegneranno seggi con una formula maggioritaria, come avviene di solito nei casi di collegi che eleggono un solo rappresentante, bensì sempre con formula proporzionale, come avviene per le Province, da cui il nuovo nome “provincellum”. Una soluzione alquanto bizarra che ha le sue spiegazioni ovviamente. E non sono spiegazioni edificanti. Con una formula maggioritaria – chi arriva primo nel collegio vince – i partiti sono portati a scegliere candidati forti sul territorio del collegio stesso. Con una formula proporzionale, i partiti possono candidare chiunque, dato che ciò che conta non è il consenso garantito dal singolo candidato sul territorio, bensì quello del partito in proporzione rispetto agli altri. Ciò non esclude candidature forti e legate al collegio di appartenenza, ma di sicuro ne riduce la portata e la possibilità. Ebbene si, ciò che sto per dire è abbastanza pesante. Personalmente ritengo che questa riforma sia anche peggio del porcellum. Non abbatterà l’effetto-casta, ma al limite lo maschererà con “finti” collegi uninominali. E in più, a differenza del porcellum, non garantirà una maggioranza e un governo certo, perchè questa volta i conti si faranno alla fine, in base ai voti ottenuti dai singoli partiti. Non esistono più coalizioni chiare e definite prima del voto, probabilmente non esisterà neanche il candidato premier – o quantomeno non è necessario – esisteranno solo i partiti, con le loro nomenklature preoccupate ad occupare le caselle a disposizione. E’ un notevole passo indietro. Si rischia di abbattere il bipolarismo – che non ha funzionato benissimo, ma che è senz’altro meglio del consociativismo-trasformismo della Prima Repubblica – e di non ridimensionare la casta e i nominati perchè con buone simulazioni ogni segreteria di partito sarà in grado di far eleggere chi vuole…

E’ questo ciò che si aspettano gli italiani, dopo mesi di attesa sulla riforma elettorale?

LDG