Marino, i nomadi e la dittatura del politicamente corretto

 

 

 

Marino_NomadiIeri abbiamo avuto notizia di una circolare del Sindaco di Roma in cui si afferma che in tutti gli atti di Roma Capitale la parola “nomadi” dovrà essere sostituita da “Rom, Sinti e Camminanti” per evitare che possa esservi una discriminazione di queste comunità, a partire dal linguaggio, dalle parole utilizzate per identificarle.

Premesso che “nomadi” non è mai stata una formula dispregiativa o discriminatoria, come è confermato da un’intervista al presidente dell’Opera Nomadi su Il Tempo di oggi (avrei potuto capire “zingari”, ma dubito fortemente che sugli atti di Roma Capitale ci si sia mai riferiti a loro utilizzando questo termine…).

E premesso che a questo punto gli uffici dell’amministrazione capitolina dovranno avere una mappatura completa, dettagliata e aggiornata degli insediamenti, distinti per singole comunità (un’impresa ai limiti del possibile, dato che ad oggi a stento sappiamo quanti sono gli insediamenti presenti).

Tutto ciò premesso, la scelta di Ignazio Marino non mi sorprende affatto. È perfettamente in linea col suo modo di intendere la politica, tutta sovrastrutture, atti simbolici e trionfo del politicamente corretto. D’altronde, dopo quasi un anno di mandato, le cose per cui si è distinto sono: attivismo per i diritti degli omosessuali e per il registro delle unioni civili; apologia della bicicletta, dell’acqua in brocca e di tutto ciò che rientra nel pauperismo/minimalismo “de’ sinistra”; (finta) pedonalizzazione della “fascistissima” via dei Fori Imperiali; inseguimento ai limiti dello stalking per incontrare Obama (nero e democratico, un must), cittadinanza onoraria a Paolo Sorrentino; un paio di nomine (su oltre 100) sulla base dei curriculum e qualche selfie con il Sindaco socialista di Parigi, che fa molto (radical) chic. Tutto il resto, il “salva Roma”, il nubifragio, le buche e la “monnezza” non sono scelte del Sindaco, sono ordinaria amministrazione di una città difficile, che Marino si sarebbe volentieri evitato, continuando a pedalare rigorosamente all’interno del I Municipio, in contemplazione della “grande bellezza” del centro di Roma.

Dunque, a parte gli errori concettuali e terminologici, la scelta “linguistica” sui nomadi è quanto di meno sorprendente potesse fare. È molto liberal/democrat “USA style”. D’altronde nasce tutto lì, con le affirmative actions (quelle che noi chiamiamo “quote”, tipo le quote rosa) precedute da un nuovo linguaggio, una “neolingua” di orwelliana memoria elaborata da un’élite intellettuale che serve a cambiare gli schemi mentali (i frames) della folla ignorante e forcaiola. Per cui negro diventa afroamericano o di colore, handicappato diventa disabile (poi diversamente abile e infine alternativamente abile), omosessuale diventa gay, e così via. Marino doveva lasciare il segno su questa strada, è un altro atto simbolico “di sinistra” fondamentale. D’altronde, non è un caso se alla domanda “dicci qualcosa di destra” Storace una volta rispose “a’ froci!”. Il discrimine tra politicamente corretto e politicamente scorretto resta, ancora per poco, una delle linee divisive tra destra (almeno una parte) e sinistra. E dunque Marino ha trovato la sua finestra di opportunità, trasformando la parola “nomade” in un termine discriminatorio, da cancellare dal vocabolario.

A questo punto però, caro Sindaco, le suggerisco di andare oltre, alzando la posta. Il Consiglio d’Europa, nel 2012, ha pubblicato un glossario dei termini utilizzati per le questioni riguardanti i Rom. Un glossario oggi utilizzato, come linee guida, anche dalla Commissione europea e da diversi organismi dell’ONU (altri templi del politicamente corretto). Ebbene, in questa “bibbia” terminologica, utilizzata dunque dalle più importanti organizzazioni internazionali, si è scelto un termine per far riferimento a tutte le comunità nomadi. E tale termine è ROMA. Se la sente di andare oltre e chiedere ai suoi uffici e conseguentemente ai suoi cittadini di superare la parola nomadi e di sostituirla con la parola ROMA? Ci pensi Sindaco, nel “suo” mondo è quella la parola politicamente corretta. Pensi che integrazione meravigliosa se ROMA diventa la città dei ROMA. Peccato solo che l’integrazione linguistica non coincida con quella sociale. Ma questi sono dettagli, è come vantarsi per aver chiuso Malagrotta e avere la città sommersa di rifiuti. Conta il messaggio…

 

Chi ha il copyright della trasparenza?

La trasparenza ormai è un mantra. Il Movimento 5 Stelle, in particolare, ne sta facendo il suo marchio di fabbrica – sebbene più a parole che nei fatti. Nessuno ha visto le riunioni dei parlamentari in diretta streaming; al contrario sono stati “assoldati” due comunicatori che come primo atto hanno stabilito il silenzio-stampa, una cosa a dir poco surreale… In compenso Grillo chiede a gran voce la presidenza del Copasir (il comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica) facendo passare il messaggio che i politici “vecchi”, gli zombie, quelli “tutti morti” come direbbe lui, abbiano nascosto al paese tante verità che oggi dovrebbero finalmente essere alla portata di tutti. La questione della segretezza in democrazia è una issue delicata, Fisichella lo definiva uno dei “paradossi” del regime democratico. E’ vero, forse è un paradosso, ma è un paradosso vitale. Lo è per un’efficace difesa da potenziali nemici esterni, ma anche interni. E lo è per garantire legittimità e stabilità al regime democratico. Non esiste democrazia in cui tutto è trasparente, facciamocene una ragione. Se ce ne fosse una, durerebbe una settimana prima di un’invasione altrui, di una guerra civile o di un embargo commerciale da parte di altri paesi…

Ho fatto questa premessa per dire semplicemente che va benissimo incrementare la trasparenza relativamente alle attività delle Pubbliche Amministrazioni in un’ottica di Open Government. Non va bene però se questa pretesa diventa onnicomprensiva. Anche la trasparenza ha dei limiti. E in ogni caso, se ne facciano una ragione gli attivisti del M5S, la trasparenza ha tanti padri. Molti risalgono a secoli fa, nel pensiero liberale, tra coloro che hanno stabilito la rilevanza dell’accountability tra i principi-cardine della democrazia. Ma anche recentemente ci sono tanti padri. Prendiamo la riforma “Brunetta”, ad esempio, nota alle cronache prevalentemente per la battaglia ai fannulloni, ma meritevole soprattutto per le sue novità in materia di trasparenza. Nella legge, del 2009, si parla di “trasparenza intesa come accessibilità totale” ai servizi, ai dati e alle informazioni a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni. Ebbene, oggi sembra che quella legge non esista. Si sente ogni giorno parlare  di Amministrazioni da “aprire come scatole di tonno”. Il candidato del M5S a sindaco di Roma, l’avvocato Marcello De Vito (fresco di elezione on line con “ben” 533 voti…) ha già detto che se vince lui, l’amministrazione di Roma sarà una “casa di vetro”, con tanto di diretta streaming delle sedute dell’Assemblea Capitolina. Il mio invito a lui, e a tutti coloro che si intesteranno la “crociata sulla trasparenza”, è quello di consultare la sezione “Trasparenza, Valutazione e Merito” del portale di Roma Capitale e il portale dei dati aperti (dati.comune.roma.it) per capire che forse, nel silenzio dei mezzi di informazione e fuori dai megafoni elettorali, molto è stato già fatto. A titolo di esempio, riporto di seguito tutte le voci oggi consultabili nella sezione “Trasparenza, valutazione e merito” del nostro portale:

 

Performance: attività ed obiettiviprogrammati  Piano Esecutivo di Gestione

Piano della performance

Relazione sulla performance

 

Organismo Indipendente di Valutazione (OIV)

 

Curricula dei componenti – Funzione dell’OIV

 

Trasparenza: attività e obiettivi programmati Programma Triennale per la trasparenza e l’integrità 2012-2014 (deliberazione G. C.n. 141 del 16 Maggio 2012)

Stato di attuazione del Programma Triennale

Prima indagine di customer satisfaction del 25/09/2012

 

Atti e documenti di programmazione e rendicontazione economico finanziaria Bilanci

Rendiconto della gestione 2011

Spese di rappresentanza 2011

 

Servizi erogati all’utenza presso gli uffici capitolini Servizi al cittadino

URP

 

Anagrafe pubblica degli amministratori Consiglieri dell’Assemblea Capitolina

Attività dell’Assemblea Capitolina

Sindaco e Assessori

Presidenti, Consiglieri ed Assessori dei Municipi

 

Statuto, regolamenti, atti  e provvedimenti Deliberazioni e atti

Statuto e regolamenti

Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi di Roma Capitale

 

Dati informativi sul personale Recapiti e curricula dei dirigenti e degli incaricati di posizione organizzativa
Tabella repilogativa delle retribuzioni dei dirigenti

Tabella dei tassi di assenza e di maggior presenza dei dipendenti

Piano Assunzionale Triennale e Dotazione Organica di Diritto – Rapporto sul personale

Contrattazione Integrativa

 

Sistema disciplinare e principi etici e comportamentali del dipendente Codice disciplinare

Codice di Comportamento

 

Dati sulle erogazioni di natura economica Albo dei soggetti beneficiari di provvidenze di natura economica

Elenco degli incarichi di lavoro autonomo conferiti

Amministrazione aperta (art.18 – D.L. n.83/2012)

 

Società ed enti del Gruppo Roma Capitale Elenco società partecipate

Compensi amministratori

 

Posta Elettronica Certificata

 

Elenco Pec Attive
Lavori pubblici in corso di esecuzione INFOLLPP Informazioni sui cantieri nel territorio capitolino

 

Si può fare di più e di meglio? Forse si e ci stiamo lavorando, ad esempio siamo partiti (e sarà ufficializzato tra breve) con l’adesione formale alla piattaforma decorourbano.org per rendere pubblica e trasparente anche la gestione dei reclami e delle segnalazioni provenienti dai cittadini.

Tuttavia, se quella di oggi non è una “casa di vetro” poco ci manca. Per cui, ben venga il mantra della trasparenza, ma attenzione a far passare messaggi sbagliati e tendenzialmente falsi. Anche semplicemente per rispettare chi, in questi anni e nel silenzio dei mass media, ha lavorato con convinzione per trasformare un centro decisionale inaccessibile in una “cucina a vista”…

LDG

Il mio stipendio d’oro. Chiarimenti per Repubblica e dintorni

Cari amici del blog, mi scuso in anticipo se oggi parlerò (anche) di me, ma credo di farlo per una giusta causa che va ben oltre il sottoscritto. Oggi Daniele Autieri su Repubblica scrive un articolo intitolato “Comune di Roma, stipendi d’oro per altri sette dirigenti”. Sono un po’ di giorni, a dire il vero, che Autieri è impegnato in una “lotta contro gli sprechi” incentrata sugli stipendi dei dirigenti di Roma Capitale. Mercoledì, ad esempio, ha rilevato che Roma spende per dirigenti il triplo di Milano. Dando per buone le cifre complessive, ha ovviamente omesso il piccolo particolare che il territorio amministrato da Roma Capitale è 9 volte quello di Milano… Sempre mercoledì scorso ha anche rilevato che ben 13 (in realtà sono di più, lo scoprirà se mi leggerà) dirigenti(su 280) di Roma guadagnano più di 130 mila euro lordi l’anno, omettendo anche in questo caso che nella “virtuosa” Milano almeno 17 (su 132)  manager (contati da me) guadagnano più di 130 mila euro. Oggi, terza puntata della saga, scopre “altri sette dirigenti” con stipendi d’oro. Premesso che non sono “altri” per niente perchè quei sette – compreso il sottoscritto – ci sono dal 2008 e rientrano pienamente nei suoi conteggi precedenti (le delibere citate erano solo un prolungamento di contratto fino a fine mandato), mi soffermerò un po’ sullo “stipendio d’oro”, anche perché è almeno il terzo caso in cui finisco tra gli “uomini d’oro” (L’Espresso, 2009), fra i “contratti d’oro” (L‘Espresso, 2012) e oggi appunto fra gli “stipendi d’oro” di Roma Capitale.

Le cifre riportate da Autieri non corrispondono affatto allo stipendio lordo annuo come si sostiene nell’articolo. Corrispondono invece alla somma della retribuzione lorda, dei contributi previdenziali e dell’IRAP a carico di Roma Capitale. Detto in altri termini, i 139 mila euro attribuiti dall’articolo al sottoscritto corrispondono ad una retribuzione lorda pari a 96 mila euro annui. E ciò vale per tutti i dirigenti citati nell’articolo ovviamente.

Come è possibile sbagliare in questo modo così marchiano? Ci sono due possibili risposte, una fa salva la buona fede dell’autore, l’altra no. Quella in buona fede mi fa propendere per una lettura veloce delle delibere dalle quali si prende la cifra più alta e si “sbatte il mostro in prima pagina” con uno “stipendio d’oro”, senza valutare se si tratti davvero dello stipendio o meno. Quella in malafede, invece, si basa una lettura attenta delle delibere e una scelta voluta e ponderata di far passare per stipendio ciò che stipendio non è. In entrambi i casi, il risultato non cambia ovviamente…E non cambia neanche nei casi de’ L’Espresso che, pur di gonfiare le cifre, ha riportato il totale cumulato (retribuzione+oneri+IRAP) di tutti gli anni di contratto…Hai visto mai che qualcuno “ci caschi” e possa pensare che io guadagni oltre 600 mila euro l’anno (e vi assicuro che ci sono “cascati” eccome, visto che sono dovuto intervenire in diversi blog a spiegare come stanno davvero le cose…).

Ma la cosa più sorprendente a parer mio è la seguente: il “povero” Brunetta ci ha martellato tutti i giorni con la sua “operazione trasparenza” e ha fatto bene, ottenendo tra l’altro che tutte le PP.AA. abbiano sulla home page del sito una sezione “Trasparenza, valutazione e merito” che evidentemente non viene visualizzata dai PC dei giornalisti locali, i quali ogni volta vanno a spulciarsi centinaia di delibere per ricostruire i nostri stipendi e poi finiscono sistematicamente per “dare i numeri”.  Eppure è molto semplice, bastano due click dalla home page…ma voglio farla ancora più  semplice, vi ci porto io alla tabella riepilogativa delle retribuzioni dei dirigenti di Roma Capitale. Così scopriremo anche – e finalmente – che:

1. gli stipendi non sono quelli riportati dai vari articoli;

2. le retribuzioni dei dirigenti esterni sono ovviamente in linea con quelli dei dirigenti di ruolo, come da CCNL. Anzi ci sono 28 dirigenti di ruolo che hanno uno stipendio più alto del mio, che sono esterno e “stimato da Alemanno”(cito Autieri);

3. di conseguenza se il mio stipendio è davvero d’oro, lo è per tutti i dirigenti del comparto Regioni-Enti Locali d’Italia, qualche decina di migliaia di persone…

Ah dimenticavo, su quella tabella c’è scritto che io guadagno 129 mila euro lordi l’anno, non i 96 mila che ho menzionato prima, per la semplice ragione che intanto sono passato da dirigente di U.O. a direttore di un Dipartimento. Evidentemente ad Autieri era sfuggita la delibera del 22 settembre 2010 altrimenti avrebbe potuto scrivere – sbagliando – che anch’io ho una retribuzione annua di 170 mila euro…

LDG

 

P.S. Daniele Autieri nel suo pezzo cita anche il mio blog e dice che sono “amante della verità” interpretando il mio motto “Quid est veritas”. Sono ben felice che sia mio lettore e spero che leggerà anche questo post, proprio per amore della trasparenza e della verità.