Il candidato “globale” del M5S

Ascoltando i candidati del Movimento 5 Stelle nei vari dibattiti pubblici emerge un aspetto particolare. Avete presente il “prodotto globalizzato”, il Big Mac che ha lo stesso sapore a Roma come a Los Angeles o a Tokyo? Ecco…a me fanno la stessa impressione. Che siano candidati per fare il sindaco di un Comune, il presidente di una Regione, il deputato o il senatore, le risposte alle domande sono sempre le stesse. Non c’è alcun richiamo alle questioni locali, alcuna competenza relativa alle questioni territoriali, alcuna ricetta mirata a risolvere problemi specifici di una determinata regione o di un determinato comune. Le proposte sono sempre le stesse: fare tabula rasa della classe dirigente e dei partiti e iniettare dosi di “digitalizzazione”, di ambientalismo, di progetti populistici di non semplice realizzazione – per usare un eufemismo. Mi spiace, ma la politica e l’amministrazione sono qualcosa di più complesso e l’esperienza di Parma lo sta dimostrando.

LDG

Tiratina d’orecchie al Sole 24 ore e a Libero

Ieri e oggi sono stati pubblicati due articoli interessanti relativi agli sprechi dei Comuni, sulla base di quanto emerso dall’indagine della Copaff – la Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale – per individuare i “fabbisogni standard” e di conseguenza per redistribuire il taglio ulteriore di 2,25 miliardi previsti dal decreto dello scorso luglio. Non sembra ci siano i tempi per parametrare i tagli sulla base dei fabbisogni standard, per cui pare che si procederà sulla base della “spesa storica” e dei tagli lineari, non premiando dunque i comuni virtuosi. La cosa che più mi ha colpito di questi articoli è che Roma viene considerata dagli autori come il secondo comune più spendaccione. Il Sole 24 ore ieri titolava: “A Napoli e Roma la burocrazia più cara ma i tagli vanno altrove”. Libero oggi scrive: “Al secondo posto, in questa davvero poco invidiabile classifica dei municipi immotivatamente spendaccioni, si piazza la Roma di Alemanno”. Una classifica curiosa a dire il vero, dato che se si osserva la spesa in valore assoluto Roma è ovviamente prima e non seconda, ma non ha senso ragionare sulla base del valore assoluto di spesa di una città che, oltre a essere la capitale, è 9 volte Milano: sarà sempre prima… Se si osserva, invece, lo scarto in percentuale degli sprechi rispetto al fabbisogno standard Roma diventa 33esima su 88 capoluoghi di provincia. E se poi ci concentriamo sull’entità del taglio che subirà rispetto al suo fabbisogno standard diventa addirittura il 53esimo comune “trattato” peggio in termini di trasferimenti dello Stato. Dunque, non per fare l’aziendalista ma sempre per amore di verità, applicando un minimo di criterio metodologico ai dati pubblicati dai due quotidiani, Roma è ben lontana dall’essere il secondo comune spendaccione. Al contrario rischia di subire 227,6 milioni di tagli a fronte dei 63,4 che deriverebbero dall’applicazione del fabbisogno standard. Tiratina d’orecchie metodologica dunque al Sole 24 ore e a Libero che hanno fatto di nuovo passare  Roma  per “ladrona”, mentre dovremo combattere per ridurre almeno di 164 milioni di euro il taglio previsto. Giusto per avere quanto ci spetta…

LDG

Riflessioni a caldo sulla sentenza del Consiglio di Stato sulla “privatizzazione” di ACEA

Premetto che non entrerò nel merito della scelta di vendere o meno parte delle azioni ACEA detenute da Roma Capitale. Non è opportuno che io lo faccia e non credo sia di particolare interesse il mio pensiero in merito…Le mie riflessioni saranno invece incentrate su ciò che deriva in termini procedurali e, in senso lato, democratici dalla sentenza di ieri del Consiglio di Stato che ha, di fatto, bloccato la procedura di autorizzazione a vendere il 21% delle quote ACEA in possesso di Roma Capitale, sostenendo che per approvare la delibera occorra discutere e votare tutti e 30 mila gli ordini del giorno presentati in Assemblea Capitolina.

Come è noto, la proposta di delibera n. 32 relativa alla cosiddetta “privatizzazione” di ACEA ha stabilito un record assoluto di emendamenti e ordini del giorno nella storia di Roma Capitale e del Comune di Roma: un totale di oltre 100 mila proposte. Inutile sottolineare che quando si arriva a questi numeri l’aspetto ostruzionistico è assolutamente dominante e tutto sommato è stato anche rivendicato dalle opposizioni, con tutte le modalità possibili… Ora, il problema che si pone dopo la sentenza di ieri, in punta di diritto e di teoria democratica, è il seguente: le opposizioni hanno senz’altro il diritto di usare tutti gli strumenti a loro disposizione per contrastare la linea politica della maggioranza. Dove finisce però questo diritto? Può contemplare anche l’opzione di impedire alla maggioranza di decidere? Evidentemente no, altrimenti si ribalta la logica della democrazia rappresentativa, si passa dalla temuta “tirannia della maggioranza” di Tocqueville ad una paradossale “tirannia della minoranza” (che in Italia poi tanto paradossale non è, visto che sono sempre piccoli gruppi a paralizzare il paese e a trasformarlo nel regno dei veto players e delle “non decisioni”).

Con la sentenza di ieri, il Consiglio di Stato ha di fatto sancito il diritto all’ostruzionismo, per lo meno nei Comuni. O meglio, ha detto: la procedura scelta dalla maggioranza per aggirare l’ostruzionismo è illegittima. Ritenta, cara maggioranza, sarai più fortunata (o forse no…). Intendiamoci, non è tanto un problema della Magistratura Amministrativa, è piuttosto un problema di norme nazionali, di Testo Unico degli Enti Locali, di forma di governo dei Comuni. Mi spiego meglio: in Parlamento le tecniche ostruzionistiche sono state tutte legittimamente ridimensionate, specie negli ultimi venti anni, con l’introduzione dello strumento del maxiemendamento, del contingentamento dei tempi per gli interventi in Aula, della questione di fiducia che fa decadere tutti gli ordini del giorno, e così via. Questo significa che il Parlamento, organo rappresentativo e democratico per eccellenza, ha potuto ridurre – senza contraccolpi né politici, né  mediatici, né giudiziari – l’ambito di intervento della minoranza per evitare che l’opposizione si trasformi in paladina della paralisi legislativa.

Ciò però ci pone di fronte al seguente il paradosso: un Sindaco, che non dipende dalla sua maggioranza, nel senso che ha la fiducia implicita dal momento dell’elezione fino ad eventuale approvazione di una mozione di sfiducia, è più vulnerabile del governo nazionale che, pur dipendendo dal momento dell’insediamento dalla fiducia parlamentare, ha a disposizione diversi mezzi, tra cui appunto la “questione di fiducia” per accelerare l’iter legislativo. Pertanto, l’apparente vantaggio della figura del Sindaco rispetto a quella del Presidente del Consiglio diventa in questi casi uno svantaggio assoluto perchè non ha modo di intervenire sui tempi e sull’iter dell’Aula e deve subirne – da ieri con una fonte autorevole in più a decretarlo e spero non a incentivarlo – anche gli eventuali atteggiamenti ostruzionistici.

Oggi Repubblica ha pubblicato un’intervista all’avvocato Pellegrino (colui che ha presentato il ricorso al Consiglio di Stato in merito alla delibera su ACEA) il quale sostiene che, grazie a questa sentenza, “sono salve le regole basilari dei sistemi democratici”…Siamo proprio sicuri che sia così? Che la democrazia preveda il diritto all’ostruzionismo, alla tirannia della minoranza e alla “non decisione”? Io non ne sarei così convinto…Ma a questo punto non è più un problema interpretativo, bensì normativo e politico. Una questione nazionale e non più locale.

LDG

I Comuni maggiori su Twitter tra conferme, smentite e sorprese….

Dopo aver testato le principali testate italiane sui social network – in particolare su Twitter – anche mediante il Klout Score, oggi propongo un’analisi simile relativa ad alcuni dei più grandi comuni italiani presenti su Twitter, premetto che i dati sono aggiornati a ieri, 2 luglio. Il tema delle Pubbliche Amministrazioni sui Social Network è quanto mai caldo. Sul finire dello scorso anni sono state emanate le Linee Guida per le PP. AA. sui social network dal Ministro Patroni Griffi e negli ultimi ForumPA e Forum della Comunicazione si è discusso parecchio della presenza degli Enti Pubblici sui principali social.

Il numero delle presenze istituzionali su Twitter e Facebook è indubbiamente in crescita, a testimoniare un trend molto forte, evidentemente sospinto anche dai vertici politici che sono ormai – quasi tutti – consapevoli dell’importanza di presidiare la rete, come nuova “arena competitiva”, nella quale interagire e relazionarsi con i cittadini digitali.

Questa analisi prenderà in considerazione solo i comuni più grandi che ad oggi sono presenti (almeno) su Twitter, non vuole dunque essere un censimento o un’analisi esaustiva.

Come ho fatto in un precedente articolo per comparare le testate giornalistiche, partirò dal parametro meramente quantitativo del numero complessivo dei followers.

Numero Followers Comuni

Il dato sul numero dei followers evidenzia uno strapotere della città di Torino, vicina ormai a quota 45 mila. Torino ha una piattaforma sui social network molto completa e ormai consolidata nel tempo, che comprende anche una pagina su Facebook e un canale dedicato su youtube ben presidiato. Anche Napoli, che segue con oltre 10 mila followers, ha attivato una sua web tv, oltre a presidiare numerosi social network. Le altre città risultano ampiamente dietro, in alcuni casi anche perché sono approdate solo di recente su Twitter e magari non hanno pagine sugli altri social network, penalizzando così l’effetto virale che coinvolge anche il numero di followers. Roma Capitale, ad esempio, è su Twitter dal 19 aprile scorso, dunque solo da due mesi e mezzo.

Il secondo parametro considerato è quello dell’incremento medio quotidiano dei followers nell’ultimo mese, utile a valutare il trend di crescita (o di decrescita) del numero dei “seguaci” di ogni account.

Incremento quotidiano followers Comuni

Sulla base di questo dato, Torino resta al vertice della classifica ma il resto della graduatoria cambia aspetto rispetto al primo grafico. Roma in questo caso presenta un trend di crescita molto buono, in linea con Napoli, Firenze e Milano. Ottimo anche il trend di Palermo.

Il terzo dato che vado ad analizzare è il numero medio di tweet al giorno, sempre avendo l’ultimo mese come orizzonte temporale, utile a valutare quanto siano attivi gli account analizzati quotidianamente su Twitter.

Tweet al giorno Comuni

Da questo grafico si evince il grande attivismo su Twitter di Roma Capitale e in parte di Firenze, mentre è evidente che Torino non ha bisogno di un gran numero di tweet per incrementare i propri followers. Evidentemente ormai per Torino funziona l’effetto “palla di neve” alimentato anche dalla presenza sugli altri social network. Inoltre, occorre precisare per Roma Capitale che, diversi dei 31 tweet medi giornalieri sono in realtà ri-tweet di diversi account collaterali e complementari quali infoatac, atacmobile, romamobilita, turismoroma, museiincomune, romaprotezionecivile, romacapitalegiovani, bibliotecheroma, ecc.

A questo punto, però, abbandono Twitter e Twittercounter e mi affido a Klout – come ho fatto la volta scorsa per misurare le testate giornalistiche – al fine di verificare l’impatto di questi account sui propri followers. E qui preannuncio risultati molto interessanti.

Parto dal Klout Score per poi analizzare le sue tre componenti.

Klout Score Comuni

Sulla base del punteggio attribuito da Klout, la classifica vista prima sulla base dei followers viene completamente scompaginata. Roma Capitale risulta essere l’account più influente complessivamente e Torino si colloca, al pari di Milano, dietro anche a Firenze e Modena. Come è possibile che i 45 mila followers di Torino (ai quali vanno aggiunti gli oltre 21 mila fan su Facebook che Klout computa) non gli permettano di avere un punteggio più alto? Lo vediamo col grafico relativo al “true reach” ossia al numero di internauti che interagiscono con l’account, ri-twittando o rispondendo ai tweet dell’account istituzionale, commentando e condividendo i post su Facebook.

True Reach Comuni

Qui è evidente la supremazia dell’account di Roma Capitale che, di fatto, coinvolge il doppio delle persone coinvolte dall’account di Torino e distanzia sensibilmente anche Firenze e Modena. Questo è il dato a mio avviso più interessante in assoluto: Torino, in base ai dati di Klout, coinvolgerebbe 1588 persone su – limitandoci a Twitter – 45 mila potenziali, mentre Roma Capitale addirittura ne coinvolgerebbe quasi 3 mila a fronte di 2500 followers, dunque andando oltre il bacino dei propri “seguaci”.

Questo dato è confermato dal secondo parametro utilizzato da Klout che è quello dell’ “amplification”, ossia l’effetto virale e di influenza dei propri tweet.

Amplification Comuni

Anche in questo caso, Roma Capitale doppia letteralmente Torino ed è superata solo dall’account di Rimini.

Molto bene anche Milano e Palermo.

Infine, ultimo parametro di Klout è il “network impact”, vale a dire quanto è influente il network che interagisce con gli account analizzati, quanto cioè tale network aiuti a propagare i tweet pubblicati dagli account oggetto di studio.

Network Impact Comuni

Anche in questo caso, è Roma Capitale a guidare la classifica a dimostrazione che oltre alla buona capacità interattiva del proprio account, ha anche a disposizione un network di “seguaci” altrettanto attivi e influenti. Tuttavia, in questo caso, lo scarto rispetto a Firenze, Torino o Milano non sembra molto rilevante.

Cosa si può dire in conclusione? Intanto si conferma – in misura anche più eclatante rispetto all’indagine precedente svolta sulle maggiori testate giornalistiche – lo iato tra il numero di followers e/o di fan e l’influenza che si ha sugli stessi. Avere tanti “seguaci” non ci dice molto sulle capacità di un account di influenzarli, di interagire e di relazionarsi con loro. Ed è fin troppo ovvio che essere presenti su un social network senza riuscire a sfruttarne appieno le capacità non è un grande merito, anche se si possono vantare numeri importanti (ma “apparenti”). Questo significa che, grazie al Klout Score e alle sue componenti, le sfide a colpi di “numerosità” dei propri followers spesso riportate sulla stampa sono in realtà molto lontane dal dirci quanto un determinato account pesi realmente su Twitter o sugli altri social (Klout, lo ricordiamo, mette insieme i dati provenienti da tutti i social network principali).

Inutile, a questo punto, preannunciare che la prossima indagine sarà fatta sugli account dei politici più “in vista” su Twitter. Ed altrettanto superfluo aggiungere che, in quanto responsabile del profilo Twitter @romacapitaleTW, sono contento dell’esito di questa ricerca!