Gli “eroi” individuali e la catastrofe collettiva – GLI STATI GENERALI

Una riflessione “sistemica” su come (non) usciremo dalla catastrofe. Anzi…

GLI “EROI” INDIVIDUALI E LA CATASTROFE COLLETTIVA – GLI STATI GENERALI.

Soldipubblici.gov.it: occasione o vetrina?

Schermata 2014-12-23 alle 10.58.20A  poche ore dal lancio della versione “Beta” (ossia non definitiva) del portale soldipubblici.gov.it è già partito il balletto delle dichiarazioni pro o contro l’iniziativa. Franco Bechis, su Libero, oggi lo definisce “un guazzabuglio di cifre incomplete e incomprensibili che in tutto possono aiutare salvo che a rendere trasparente la spesa pubblica. Figurarci poi se questa macedonia può contribuire come annunciato (da Renzi, ndr) a ridurre la corruzione grazie al controllo pubblico”. Tommaso Rodano, sul Fatto Quotidiano, lo definisce un doppione di siope.it (piattaforma della Ragioneria dello Stato), graficamente più accattivante e concepito in maniera più user friendly, ma ad oggi molto meno completo: “non si conosce il prezzo d’acquisto unitario del materiale in questione, né la quantità, né le aziende a cui si è rivolta l’amministrazione. Bandi e appalti restano irrintracciabili”.

E qui torniamo a bomba. Renzi ha annunciato la nascita di questo portale nel corso dell’ultima puntata di Bersaglio Mobile, ovviamente collegando la nascita del nuovo strumento alle indagini su “Mafia Capitale”. E dunque, inevitabilmente, poco dopo il lancio, tutti sono andati a cercare le cooperative di Buzzi & Co. nel database del sistema, senza trovarne traccia, considerato che non ci sono dati sui privati che ottengono appalti dal sistema pubblico (e non ci sono neanche su Siope).

Questa lacuna rende il portale una semplice vetrina? Fumo negli occhi per il cittadino-consumatore (più consumatore di annunci che cittadino consapevole)? E’ presto per dirlo, dato che stiamo ragionando su una versione Beta. Una cosa è certa però: il lancio pubblico, da parte di Renzi, nel pieno del dibattito su Mafia Capitale da un lato può essere un’occasione per incrementare l’attenzione sullo strumento, dall’altro può rivelarsi la sua “tomba”.

Il problema è sempre lo stesso: politica, amministrazione e comunicazione hanno logiche e tempi fisiologicamente diversi. La politica, però, nel pieno della sua crisi epocale (e globale), cerca di sintonizzarsi sui tempi della comunicazione (real time) e di rispondere alle aspettative dei cittadini con operazioni anch’esse in tempo reale. Il paradosso di questa logica è che 9 volte su 10, così facendo, si rischia di deludere ulteriormente le aspettative, anziché di rispondervi con efficacia. Perché una cosa è annunciare una risposta, un’altra è realizzarla, specie quando essa ha a che fare con tutte le spese pubbliche di tutti gli enti pubblici italiani. Una massa di dati impressionante.

Allora, mi chiedo, e lo chiedo al Premier che sicuramente ha spinto per la messa “on line” immediata del portale: Ha senso lanciare una versione Beta di soldipubblici.gov.it, nettamente meno utile, ad oggi, della piattaforma del Siope, scatenando così inevitabilmente la solita reazione sull’annuncite e sul fumo negli occhi sparato sulla folla forcaiola che cerca Buzzi e Carminati su ogni pagina web che apre ogni mattina? Non aveva più senso dire “stiamo lavorando a…” e metterla on line solo una volta terminata? Perché, in filigrana (come direbbe Mentana), il valore aggiunto di questo portale, rispetto a quello del Siope, si vede. Il portale della Ragioneria Generale è più per addetti ai lavori, non è user friendly e non è graficamente accattivante. Ma, ad oggi, è decisamente più completo, permette di fare comparazioni e, soprattutto, ha indicatori di benchmark, a mio avviso lo strumento più importante per questo tipo di iniziativa. O meglio, ci sono anche su soldipubblici.gov.it, ma in questo caso, paradossalmente, sono meno accessibili che su Siope. Sapere infatti, che, ad esempio, Roma Capitale spende per il personale circa 1 miliardo di euro l’anno, senza poter verificare il dato pro capite e rispetto alla media degli altri grandi comuni, che valore aggiunto mi dà? Nessuno…può al limite servire al romano “incazzato” per dire: “anvedi questi, 1 mijardo e manco lavorano!”. Almeno su Siope il romano incazzato può comparare facilmente quel dato e rendersi conto che quella spesa è inferiore alla spesa media degli altri grandi comuni, rimangiandosi così il rutto quotidiano che era già in rampa di lancio. Su questo fronte, dunque, lavorerei ancora in un’ottica di “utilizzatore finale”…

Dunque, occasione o vetrina? E’ sicuramente un’occasione per mettere al centro dell’agenda politico-mediatica il tema della trasparenza, tante volte sbandierata da tutti e altrettante lasciata a livello di annunci. Così come è un’occasione per rendere “masticabili” e accessibili a tutti i dati della piattaforma Siope. Ma per verificare se l’occasione sarà stata colta appieno dobbiamo fare solo una cosa, stranissima e ormai quasi inconcepibile per noi divoratori di tweet e annunci tanto al chilo: aspettare. Tutti però. A partire dal Premier incontinente…

LDG

 

 

#Mose: “(Non) facciamo una legge…”

Ogni qual volta che in Italia qualcosa non va, la risposta della nostra classe politica (e non solo) è un coro unanime: “dobbiamo fare una legge”. Come se fare le leggi avesse il potere taumaturgico di risolvere tutti i problemi a mo’ di bacchetta magica. Credete che l’attuale Codice degli Appalti non sia nato dalle stesse esigenze e con gli stessi obiettivi? Ossia quelli di garantire trasparenza e legalità? Ovviamente si. E altrettanto ovviamente delinea processi di gare pubbliche talmente complessi e farraginosi che spesso le grandi opere vengono affidate “in deroga”…senza gara, spalancando le porte a fenomeni corruttivi, che in ogni caso sarebbero presenti anche mediante procedure apparentemente impeccabili.

Una volta provai a spiegare il nostro sistema di concorsi pubblici a un mio collega accademico americano. La risposta fu raggelante: “Come potete credere a una simile ipocrisia? Complicate inutilmente le procedure per far finta di azzerare i limiti e le debolezze umane. Che sono ineliminabili…” Per intenderci, negli USA quando un’Università cerca un docente pubblica l’avviso, valuta i CV e fa un colloquio. E sceglie colui che è ritenuto il migliore, perché, per sopravvivere, alle università americane servono i migliori…

In Italia, siamo consapevoli del problema, ma dalla premessa non deriva una conseguenza logica. Consci che l’uomo è fallibile, corruttibile e avido (e che l’Italia in particolar modo non brilla per senso civico diffuso…), proviamo a ingabbiarlo con le procedure, ammantandole di presunta oggettività. Ma non esiste LA procedura oggettiva in assoluto. E il risultato è sempre lo stesso: norme sistematicamente aggirate e violate. E noi, imperterriti, anziché cambiare strategia continuiamo a produrre leggi su leggi perché, che diavolo, prima o poi troveremo quella giusta…! E così facendo produciamo l’effetto perverso per cui diamo ulteriori appigli a tutti gli avvocati difensori dei presunti corruttori e corrotti che portano i processi fino alla prescrizione…

Il problema è culturale, non normativo. Facciamocene una ragione. E la cultura si cambia con processi lunghi, ma anche con incentivi e disincentivi che funzionino. Allora se c’è una cosa da fare è ridurre le leggi, non farne altre. Ma soprattutto far sì che la “certezza del diritto” non sia una farsa. Riformiamo la giustizia, dandole tempi certi e rapidi, a partire proprio dalla delegificazione. E facciamo in modo che le sentenze vengano rispettate. Possibilmente riduciamo anche i confini del  settore pubblico che viaggia su logiche clientelari e predatorie. Se le grandi università americane scelgono i migliori è anche perché sono quasi tutte private (ad eccezione di Berkeley). Un’impresa privata non sceglie un “amico di Tizio” se è una capra…Un’impresa pubblica si, tanto non fallisce, paga Pantalone…

Riforma della giustizia e liberalizzazioni. Così si combatte la corruzione. Per me. E peraltro si depotenzia anche il ruolo della Magistratura come “protagonista” dell’agone politico: se dall’avviso di garanzia alla sentenza non passano 10 anni ma 2, nessun magistrato con velleità politiche avrà più l’arma dell’avviso di garanzia “a orologeria”…

Rifare il Codice degli Appalti sarà l’ennesimo, inutile, effetto annuncio.

LDG