Sulle pensioni, sto con Renzi.

Un po’ di premesse:

  1. Le sentenze della Corte Costituzionale si rispettano. Altrimenti “salta il banco”, ossia, di fatto, il nostro ordinamento democratico.
  2. La sentenza sulla mancata rivalutazione delle pensioni non “costringe” il governo alla restituzione totale dei 18 miliardi stimati, bensì attacca prevalentemente la mancata proporzionalità del “taglio” e la scarsa adeguatezza della pensione non rivalutata.
  3. L’Italia ha la spesa previdenziale più alta in rapporto al PIL (oltre il 15%) tra i paesi occidentali: circa 250 miliardi di euro annui sui circa 800 totali di spesa pubblica.
  4. Gran parte di quella spesa deriva da una politica previdenziale “folle” e insostenibile dal punto di vista finanziario che è andata avanti indisturbata col sistema “retributivo” fino alla Riforma Dini (e alle 6 successive ulteriori riforme).
  5. La sospensione della rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012 e 2013 fu decisa dal governo Monti col decreto “Salva Italia”; ha garantito un risparmio di circa 20 miliardi di euro annui per tre anni ed è stata votata da tutti i partiti allora presenti in Parlamento fuorché Lega e IDV.

Tutto ciò premesso (per dovere di cronaca e per fare chiarezza in questa “cagnara” generale), cosa ha deciso il governo Renzi?

La restituzione, per il 2015 e proporzionale per scaglioni, della mancata rivalutazione a tutte le pensioni sotto i 3200 euro mensili. E una nuova indicizzazione a partire dal 2016.

È un modo per restituire 2 miliardi anziché 18? Si, senza giri di parole.

È dunque una disapplicazione di quanto sancito dalla Consulta? A mio avviso no. I criteri sottolineati dalla sentenza mi sembrano tutti rispettati. Rimborsi proporzionati alle fasce (maggiori per le pensioni più basse, inesistenti per quelle più alte) e dunque adeguatezza dei “mezzi di sussistenza” garantiti ai pensionati meno abbienti (posto che la mancata rivalutazione non ha mai colpito le pensioni inferiori a 1500 euro lorde).

Fa bene il governo a limitarsi a questo rimborso? Assolutamente si. Per tre ragioni:

  1. Non sfora il rapporto Deficit/PIL per il quale siamo sempre a rischio “procedura di infrazione” (ossia multe salate dall’UE, altri miliardi da recuperare chissà dove);
  2. applica di fatto la sentenza, limitandosi a reagire a quanto contestato dalla Corte;
  3. soprattutto, continua a far capire agli italiani che il problema della spesa per pensioni c’è e resta sul tavolo.

Fanno meno bene, invece, tutti coloro che hanno votato il “Salva Italia” ad attaccare Renzi perché non restituisce tutti i 18 miliardi. Il “Salva Italia”, oltre ad aver garantito risparmi per circa 20 miliardi annui per 3 anni, si collocava sulla scia delle riforme Dini, Maroni, eccetera. Riforme sacrosante dal mio punto di vista, perché si sono poste per la prima volta il problema della sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale e della tutela delle generazioni future (che avranno pensioni ridicole rispetto a quelle delle generazioni precedenti, come si evince dal confronto che segue).

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A tale proposito mi incuriosisce (per esser buoni) la sentenza della Consulta sul fronte dell’adeguatezza: se considera inadeguate quelle pensioni non rivalutate, come considererà quelle che deriveranno dal sistema 100% contributivo? Finirà per dichiarare incostituzionali tutte le riforme? Dovremo cercare centinaia di miliardi di euro per tornare al metodo retributivo e fallire con le tasche gonfie e le dentiere smaglianti?

Tornando alla politica, va bene che siamo in campagna elettorale e che quindi quei 5 milioni di pensionati coinvolti dalla sentenza tornano utilissimi a fini propagandistici, ma tutto ha un limite. E se è lecito contestare la formula del “bonus” (una restituzione non è certo un bonus) inventata da Renzi a scopi elettorali, è altrettanto lecito – anzi probabilmente di più – contestare chi oggi chiede il rimborso integrale dopo aver (giustamente) lavorato per decenni alle riforme previdenziali e alla limitazione di una spesa pensionistica gonfiata e insostenibile, sempre per le stesse ragioni: elettorali.

Il “presentismo” impera, per carità. Lungi da me volontà utopistiche di modificare una società senza memoria, senza logica e “tutta pancia”. Tanto più se i mass media (TV in primis), che dovrebbero informarci, ci riservano solo zuffe di “smemorati” utili a creare rabbia, confusione e disinformazione, solleticando l’unica cosa che conta: le emozioni. Ma magari ogni tanto provare a ragionare (e a ricordare) non guasta. Tra un servizio sul tailleur della Boschi, uno sulle felpe di Salvini e un video sui gattini, proviamo a far funzionare i pochi neuroni non ancora anestetizzati…

LDG

#Italicum e il bidone della spazzatura

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Scusate il titolo un po’ “terra terra” (per quanto riecheggi “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” 🙂 ) , in realtà le mie intenzioni sono un po’ più nobili di quel che sembra.

Il bidone della spazzatura, oltre ad essere l’oggetto che tutti conosciamo, è anche una metafora nella letteratura politologica. Per meglio dire è una delle metafore utilizzate per descrivere uno dei modelli decisionali più fortunati nella teoria delle organizzazioni, il garbage can model per l’appunto. Come vedete, sto volando un po’ più in alto di Malagrotta e dintorni…

Cosa dice questo modello? Dice (brutalizzando, i miei colleghi capiranno…) che nelle organizzazioni complesse le decisioni, anziché essere prese applicando criteri razionali, logici e lineari (come di solito pensiamo e ci aspettiamo che avvenga), sono assunte in maniera più o meno casuale. E ciò avviene perché attori, problemi e soluzioni sono estratti (o buttati dentro al processo decisionale) a caso, come fossimo di fronte a un bidone della spazzatura (quello dell’indifferenziata aggiungerei).

Tutto ciò genera un percorso più o meno imprevedibile che, se giunge a una decisione finale, spesso vi riesce solo per il fattore tempo. Ossia, a un certo punto una decisione va presa e vince quella sul tavolo nel momento X. 

Questo modello, apparentemente “disfattista” riguardo alle potenzialità razionali umane, rappresenta a mio avviso il miglior modello in assoluto in termini descrittivi (lo dico per esperienza, di organizzazioni complesse, specie “politico-istituzionali” ne ho frequentate). Tradotto: se vogliamo sapere come dovremmo prendere decisioni (modello prescrittivo) non dobbiamo affidarci al garbage can model. Ma se vogliamo sapere come vengono prese realmente le decisioni (modello descrittivo), quella teoria funziona, eccome.

Prendiamo il caso dell’Italicum. C’è un problema: la Corte Costituzionale di fatto obbliga le forze politiche a rimettere mano alla legge elettorale, pena la paralisi perenne. Da quel problema ne derivano altri: quale legge elettorale dovremmo scegliere? In base a quali criteri? Governabilità o rappresentatività? Chi ha il compito (istituzionale) di mettervi mano cerca alleanze per modificarla e si siedono al tavolo diversi partecipanti, di maggioranza e di opposizione. Anche alcuni tecnici (D’Alimonte ad esempio, ma non solo). Ma che ruolo hanno queste persone? Sono tutti sempre presenti agli incontri e sempre così decisivi? A giudicare da ciò che trapela dalle interviste direi di no. Il processo dunque è aperto, più o meno casuale, con partecipanti variabili e molti dei quali “di parte”.

E allora abbiamo una prima tappa che oscilla tra il modello spagnolo e quello tedesco. Poi sembra prevalere lo spagnolo. Poi si passa ad un Porcellum con alcune limature dettate dalla Corte Costituzionale. Poi si stabiliscono tre soglie 37%, 8% e 4,5% che oggi sembrano andare verso due soglie 40% e (forse) 4%. Poi si scelgono le liste bloccate, che oggi sembrano andare verso le preferenze, salvo i capolista. Eccetera, eccetera…

Perché si passa dal 37% al 40%? Perché prima i sondaggi davano PD e centrodestra vicini a quella soglia. Poi però ci sono state le europee….e il PD al 40,8% ha fatto “alzare” la soglia. Perché c’è chi vuole mettere mano alle soglie di sbarramento? Perché  prima i sondaggi davano NCD oltre il 5%, poi ci sono state le europee… Perché si vogliono miscelare liste bloccate e preferenze? Perché Silvio vuole le liste bloccate per controllare le candidature (e premiare la fedeltà di chi ha creduto che Ruby fosse la nipote di Mubarak), ma il “resto del mondo” vuole le preferenze…

Risultato: in pochi mesi l’ipotesi di legge elettorale è cambiata decine di volte, perché sono cambiati (ovviamente) i problemi, gli attori e le soluzioni. Pare sia intenzione della maggioranza arrivare all’approvazione entro fine anno. Bene, a fine anno sapremo quale sarà la nuova legge elettorale, in base agli ultimi sondaggi, a come si riorganizzerà il centrodestra, a come reagirà l’opinione pubblica, a quali barricate farà l’opposizione, a quali spifferi arriveranno dalla Consulta, a quanto (e come) interverrà il Quirinale, ecc. ecc. Solo il fattore tempo ci darà una legge elettorale, l’ultima sopravvissuta sul tavolo dei riformatori. Che sia la migliore non è detto affatto... Sarà il risultato (casuale) di un processo decisionale complesso, con attori variabili e di parte. 

Si decidono così le regole del gioco? No, perché quegli infiniti fattori saranno sempre lì a premere affinché cambino in continuazione. Ma non è un caso se il resto del mondo cambia la legge elettorale una volta ogni 100 anni e noi invece non prendiamo pace da 20 anni a questa parte…Andava “sfilata” dai partiti e messa in mano a un’Assemblea Costituente, o giù di lì. Ma non sarebbe mai stata legittimata a tal punto da cambiare le regole del gioco prescindendo dalle esigenze estemporanee dei partiti. Avrebbe fatto la fine di Cottarelli, per capirci: senza poteri, a urlare al vento…

W il bidone della spazzatura, dunque. W l’indifferenziata.

A proposito…forse non è un caso neanche che siamo tra i paesi più arretrati in fatto di gestione e trattamento dei rifiuti. Ma non voglio “reificare” la metafora, fermiamoci al bidone più nobile…

LDG

#Italicum: quando il marketing è di successo

Dopo la chiusura dell’accordo tra Renzi e Berlusconi, il giovane Matteo (mi piace chiamarlo così, essendo mio coetaneo)  ha scritto su Facebook: “mai più larghe intese grazie al ballottaggio, mai più potere di ricatto dei piccoli partiti, mai più inciuci alle spalle degli elettori, mai più mega circoscrizioni. Con l’intesa sulla legge elettorale, nonostante i professionisti della critica, il passo avanti è enorme. Dopo anni di melina, in qualche settimana si passa dalle parole ai fatti”. Mentre scrivo, il post ha ottenuto circa 9 mila mi piace, di un popolo entusiasta che, all’italiana, si aggrappa all’ “uomo nuovo” e crede fideisticamente a ogni cosa egli dica.

Cerchiamo di capire meglio cosa sia l’Italicum ultima versione. Partiamo da una riflessione a grandi linee, che affido a una tabella:

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Le caratteristiche generali della nuova legge elettorale sono identiche a quelle del Porcellum. Stessa formula (quoziente naturale e recupero dei più alti resti), liste bloccate ancora lì, clausole di sbarramento, premio di maggioranza, candidature multiple. Rispetto tutte le interpretazioni per carità, ma di fatto questa legge deriva innegabilmente da quella di Calderoli. O meglio è un Porcellum modificato, con alcune novità, che definirei “limature”, alcune delle quali decisamente indotte dalla recente sentenza della Corte Costituzionale:

1. il premio di maggioranza ora ha una soglia minima di voti per essere attribuito: 37%. In caso contrario scatta il secondo turno per l’attribuzione del premio.

2. le liste sono più corte di prima (da 3 a 6 nomi, a fronte anche di oltre 40 nomi col Porcellum).

3. le soglie di sbarramento sono state alzate per limitare ulteriormente l’ingresso in Parlamento dei cd. “partitini”.

4. le candidature multiple saranno limitate a 4-5 circoscrizioni, non a tutte come era nella legge precedente.

5. (e questa non è una limatura ma una novità importante) anche il Senato avrà un riparto dei seggi nazionale anziché regionale come avveniva con la legge di Calderoli.

La verità è che questa legge ha una sola grande novità, che è proprio il riparto nazionale dei seggi al Senato. E’ solo quella la novità che può garantire la governabilità tanto attesa. In tanti dimenticano, infatti, che alla Camera il centrosinistra di Prodi nel 2006 ebbe una maggioranza bulgara con 23 mila voti di scarto e che Bersani un anno fa ha avuto la stessa maggioranza bulgara con 100 mila voti di vantaggio. Con la nuova legge, paradossalmente, Renzi vincendo al ballottaggio avrebbe 327 seggi a fronte dei 340 di Prodi e Bersani/Letta… così, per la precisione.

E’ sempre stato il Senato il problema, per via della ripartizione regionale dei seggi. Superato questo scoglio (che, ricordo, fu introdotto per volere di Ciampi che nel Porcellum sentiva puzza di violazione dell’art. 57 Cost.), la fine delle larghe intese dovrebbe essere assicurata, sempre che il Senato non dia risultati diversi rispetto alla Camera (come avvenne nel 2006). In quel caso, il “mai più larghe intese” di Renzi andrebbe immediatamente a farsi benedire… E sempre che la Corte Costituzionale non decida che la frase “Il Senato è eletto su base regionale” prevista dall’art. 57 non sia stata violata. Altrimenti la frittata è fatta, di nuovo.

Ma Renzi scommette che il Senato non sarà più decisivo per i prossimi governi, perché supereremo il bicameralismo perfetto. Io sono meno convinto, visto che ciò implica una riforma costituzionale che porterebbe con sè parecchi mesi di lavoro. In ogni caso, la svolta per la fine delle larghe intese è tutta lì. E mi auguro che vada in porto.

Chiudo dicendo che questa era forse l’unica legge possibile a questo punto, lo so bene. Non vivo sulla Luna e frequento la politica da parecchi anni per cui conosco certe logiche e certe dinamiche. Ma presentare una “limatina” del Porcellum piena zeppa di norme “ad partitum” (le liste bloccate e le soglie di sbarramento alzate per Forza Italia, il doppio turno per il PD, le candidature multiple per NCD, i collegi piccoli per tutti i grandi partiti così da predeterminare almeno 400 seggi…) come la nuova legge “salva Italia”, ecco mi pare troppo.

Ma complimenti al marketing… ce stavo quasi a crede’

LDG

Consulta: senza via di scampo?

Da ciò che trapela sulla sentenza della Corte Costituzionale – aspettando le motivazioni che argomenteranno meglio le decisioni prese ieri – siamo di fronte a un verdetto molto particolare. Personalmente, lo anticipo, è una sentenza che mi lascia molto perplesso. Non tanto per la sostanza, tutt’Italia era contro le liste bloccate e un premio di maggioranza senza soglie minime per ottenerlo. E dunque la Corte ha di fatto sostituito i partiti e ha fatto fuori i più importanti “indiziati” del Porcellum.

Sono perplesso, piuttosto, per un’altra cosa, semplice quanto radicale. E cioè, se la Consulta ha davvero ritenuto incostituzionali le liste bloccate “nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza” e dunque perché impediscono la libertà di scelta dell’elettore, a mio avviso siamo di fronte a una forzatura enorme. E ciò per due ragioni.

La prima è che l’elettore, anche in presenza di liste bloccate è libero di:

1. Votare;

2. Non votare;

3. Votare scheda bianca;

4. Votare scheda nulla;

5. Votare per un partito.

Dunque, ha la possibilità di scegliere tra 5 azioni diverse. E, se decide di dare un voto valido, in Italia ha una scelta mediamente molto, ma molto ampia tra i partiti ammessi alle elezioni.
Se accettiamo la tesi per cui l’elettore dovrebbe avere libertà di scelta anche tra i candidati all’interno dei partiti (che ripeto è già una forzatura: una democrazia è tale se c’è una libera competizione tra partiti, a prescindere da come si presentano e si selezionano i candidati) come sembra emergere dalla sentenza della Corte, beh a mio avviso siamo di fronte a un bel problema, un problemone direi. E siamo alla seconda ragione per cui parlo di forzatura.

Di fatto la Corte sembra imporre un sistema proporzionale con voto di preferenza e non lasciare alcuna possibilità ad ipotesi alternative… Se, infatti, vale la logica per cui l’elettore debba disporre di più candidati (all’interno dello stesso partito) a cui poter dare il proprio voto, diventano incostituzionali, oltre alle formule proporzionali con liste bloccate, anche tutte le formule maggioritarie, a uno o due turni, con collegi uninominali. E ciò per la semplice ragione che anche in quel caso l’elettore non avrebbe scelta: un candidato per ogni partito, scelto dal partito. La sua scelta sarebbe ancor meno libera che nel porcellum, per intenderci

Dunque, nessun sistema maggioritario e nessun sistema proporzionale con liste bloccate perché incostituzionali: resta come unica ipotesi residuale una formula proporzionale che permetta l’espressione di voti di preferenza. In pratica, mi chiedo: in nome della libertà di scelta dell’elettore la Corte ha azzerato la libertà di scelta del Parlamento? E soprattutto: come dovremmo superare i ben noti problemi di governabilità, adottando una legge proporzionale ma senza la possibilità di “alterarla” mediante un premio di maggiranza sostanzioso (incostituzionale anche quello)?

Attendo le motivazioni della sentenza, fiducioso che nei meandri della dottrina costituzionale i 9 componenti che hanno votato per l’incostituzionalità delle liste bloccate abbiano trovato una risposta anche al mio atroce dubbio…

LDG

P.S. In diversi paesi democratici in cui si adotta un sistema elettorale con formula proporzionale, tipo Germania, Spagna, Israele o Portogallo ad esempio, le liste sono bloccate (come nel porcellum) e nessuno si sogna di dichiararle incostituzionali. Ricordo anche che le preferenze nel ’92 simboleggiavano il “demone” del voto di scambio e della corruzione e, di recente, alle elezioni regionali hanno generato discreti “mostri” oggi (quasi) tutti alle prese coi tribunali…

Questa fu LA telefonata di #Berlusconi

Sta destando scalpore e “rumore” una telefonata “rubata” in cui Berlusconi fa congetture delle sue su Napolitano.

Ma, dopo che nel 2009, da Presidente del Consiglio (non da Senatore “semplice”), arrivò a sostenere in diretta TV (dunque in pubblico) che il Presidente della Repubblica (organo di garanzia) non aveva interferito a suo favore sulla Corte Costituzionale (altro organo di garanzia) relativamente al Lodo Alfano…Ci possiamo scandalizzare per questa telefonata rubata?

Per chi volesse rinfrescarsi la memoria, clicchi quaggiù…

Porta a Porta Chiamata di Berlusconi da Vespa “No al Lodo Alfano” 09 10 09 – YouTube.