Un ebook al giorno: SpotPolitik

Oggi il mio suggerimento arriva in serata…

Trattasi di un libro divertente e spesso irriverente che fa le pulci agli stili comunicativi della politica nostrana. Ma sono “pulci” ben argomentate e frutto di un’analisi attenta di un’addetta ai lavori, una professionista, Giovanna Cosenza.

Buona lettura:Spotpolitik

Editori Laterza :: SpotPolitik.

Intervista su Spinningpolitics su Roma e dintorni

Ho scambiato 4 chiacchiere con Christian Lalla sulle elezioni di Roma e non solo. Per chi ne avesse voglia e tempo, ecco il link:

Luigi Di Gregorio: vi racconto la “war room” di Gianni Alemanno.

Un ebook al giorno: La matematica della democrazia

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L’argomento dell’ebook di oggi è da addetti ai lavori e mi rendo conto anche un po’ pesante per chi non è appassionato alla materia: qual è il metodo migliore per scegliere un candidato (o un’opzione)? La maggior parte degli individui ritiene che una formula vale l’altra e che tutto sommato vince sempre “chi arriva primo”. Forse è una fortuna che la si pensi così… Perchè in realtà Szpiro, l’autore del testo, dimostra, rendendo semplice una materia molto ostica e facendo un excursus che va da Platone ai giorni nostri, che tutti i meccanismi di voto sono manipolabili e presentano dei paradossi. Non a caso il premio Nobel K. Arrow parlò di “teorema dell’impossibilità democratica”. In pratica ci sono solo due metodi decisionali matematicamente ineccepibili per decidere in democrazia: 1. l’unanimità; 2. la maggioranza semplice in presenza di due sole opzioni. Ma quanto sono probabili questi due scenari nella realtà…?

Buona lettura:

Bollati Boringhieri Editore.

Si sgonfiano “le antipolitiche”

Nel marzo scorso scrivevo che tra tecnocrazia, sofocrazia (governo dei saggi) e antipolitica, la nostra democrazia faticava da un anno e mezzo a ridare centralità alla politica. E mi chiedevo: “quanto durerà questa sospensione della e dalla politica che va avanti di fatto dal 2011?” Già allora dissi che  durerà poco, e per fortuna.

Certo, se siamo arrivati ai governi tecnici, alle commissioni di saggi e ad un movimento antipolitico in tutto – a cominciare dalla sua neolingua dai “vaffa” ai “cittadini”- che diventa primo partito in poco tempo, la classe politica della seconda repubblica ha enormi responsabilità. E’ stata inconcludente, inefficace, decisamente poco esemplare in termini di etica pubblica, incapace di sostituire i partiti di massa della Prima Repubblica se non con partiti personali che ci fanno quasi rimpiangere l’era del pentapartito. Tuttavia, pian piano, questa fase di “sospensione dalla politica” verrà meno perché imploderanno i suoi prerequisiti.

I tecnici al governo, dopo una prima fase di legittimazione insindacabile e aprioristica, sono usciti con le ossa rotte, tra aspettative deluse e indicatori mecroeconomici disastrosi. Grillo e i suoi, dopo l’exploit elettorale, stanno perdendo consenso a rotta di collo per via di un atteggiamento “irresponsabile”, spocchioso e arrogante specie nella prima fase, e per via di evidenti contraddizioni e limiti, oltre a un’incompetenza manifesta pressoché su tutti i fronti.

A loro modo, tutte queste forme sostitutive della politica di professione sono forme di antipolitica. Nascono tutte dall’insoddisfazione e dalla delusione profonda creata dalla Politica (con la P maiuscola) nei decenni scorsi. Tuttavia, questa fase non può durare, semplicemente perchè tecnici e “cittadini” improvvisati sono peggio dei politici di professione.  Non ci si improvvisa politici, ministri o parlamentari, ormai dovrebbe essere evidente a tutti.

Certo, resta un problema drammatico di fondo. La politica che tornerà deve essere più forte di prima. Più forte dell’antipolitica, più forte del populismo e dei sondaggi, più forte della finanza e delle organizzazioni internazionali. Ma per farlo serve un profondo cambiamento, una vera e propria rigenerazione,  una politica finalmente per vocazione e competenza (politik als beruf, diceva Max Weber, ossia politica come professione e vocazione), che intenda il ruolo con grande spirito di servizio e nell’interesse della nazione.

Se ciò non accade, dopo aver sperimentato tutte le alternative fallimentari, cosa resterà? Per ora prevalgono l’astensionismo e la disaffezione. Domani? La rivoluzione…?

LDG

Comunali 2013: il bilancio complessivo delle vittorie nei 92 comuni superiori – CISE Centro Italiano Studi Elettorali

Un’analisi complessiva di Aldo Paparo sulle recenti elezioni amministrative.

Leggi su:

Comunali 2013: il bilancio complessivo delle vittorie nei 92 comuni superiori « CISE :: Centro Italiano Studi Elettorali.

E’ davvero mancato Berlusconi ad Alemanno?

Una delle tesi più ricorrenti in fase di analisi a caldo delle elezioni amministrative di Roma è la seguente: Alemanno ha perso anche perchè Berlusconi non ci ha messo la faccia. Premesso che Berlusconi ha chiuso la campagna elettorale del primo turno, ha partecipato alle due cene di finanziamento della campagna elettorale, ha registrato spot audio e video per entrambi i turni elettorali, andiamo a vedere meglio cosa dicono i numeri.

Politiche 2013 Regionali 2013 Amministrative 2013
  Voti % Voti % Voti %
PD 458.637 28,66 426.234 32,28 267.605 26,26
SEL 75.573 4,72 59.824 4,53 63.728 6,25
CD 4.811 0,3 26.078 1,97 14.735 1,44
Altri 98.385 7,46 87.646 8,61
Totale CSX 539.021 33,68 610.521 46,24 433.714 42,56
PDL 299.568 18,72 228.895 17,33 195.749 19,21
FDI 42.544 2,65 45.417 3,43 60.375 5,92
La Destra 26.751 1,67 45.783 3,46 13.256 1,3
Altri 6.086 0,36 53.360 4,06 53.892 5,29
Totale CDX 374.949 23,43 373.455 28,28 323.272 31,72
M5S 436.340 27,27 222.410 16,84 130.635 12,82
Monti/Marchini 155.619 9,72 48.200 3,65 79.607 7,81
1.505.929 94,1 1.254.586 95,01 967.228 94,91
Affluenza 1.639.061 77,34 1.628.992 69,38 1.245.927 52,81

Confrontando i risultati delle elezioni politiche e regionali dello scorso febbraio a quelli del primo turno delle amministrative di Roma è abbastanza evidente il contrario, ossia che la coalizione di centrodestra ha preso oltre 8 punti in più alle elezioni amministrative rispetto alle politiche e oltre 4 punti in più rispetto alle regionali. Il “fenomeno Berlusconi” è stato molto sovradimensionato nell’analisi del voto di febbraio. Se il centrosinistra non è riuscito a vincere le elezioni politiche, mentre è riuscito a vincere regionali e amministrative, ciò è dovuto fondamentalmente al risultato ondivago del Movimento 5 Stelle: primo partito alle elezioni politiche (e fortissimo anche a Roma) e molto ridimensionato alle elezioni regionali e amministrative.

Berlusconi, come scrissi già a suo tempo, è sembrato uno dei vincitori delle elezioni politiche solo a causa di un “effetto ottico”. La verità è che il bacino elettorale del centrodestra si è prosciugato in questi anni. Rispetto al 2008 si è letteralmente dimezzato e Roma non fa eccezione, con o senza Berlusconi in campo.

L’altro effetto ottico invece premia il centrosinistra romano che in realtà non ha incrementato i consensi in questi mesi, è semplicemente riuscito a portare alle urne più elettori e a drenare un minimo di consensi “grillini” con Zingaretti e con Marino (al secondo turno).

Il dato di fondo è chiaro: l’offerta politica non convince in generale. A Roma in particolare metà dell’elettorato non è andato a votare e l’altra metà l’ha fatto probabilmente turandosi il naso. Questo Governo ha una responsabilità enorme, molto più importante di tutte le altre (IMU, IVA, ecc.): rilegittimare la politica e i partiti. Allo stesso modo, PD e PDL dovranno in autunno dar vita a una rigenerazione complessiva e credibile. L’alternativa, visto anche il flop ormai costante del M5S, è che alle prossime elezioni andranno a votare davvero 4 gatti e pure incazzati…

LDG

Tra i due comunisti, il Caimano gode

Le elezioni del 26-27 febbraio avevano decretato un vincitore assoluto (Beppe Grillo), un vincitore relativo (Silvio Berlusconi) – che nonostante la perdita di 6 milioni di voti rispetto al 2008 è andato vicinissimo alla vittoria – e uno sconfitto (Pierluigi Bersani) – anzi uno che ha “non vinto”. Tuttavia, il vero capolavoro del “non vincitore” Bersani e della classe dirigente del partito democratico doveva ancora arrivare. Aver perso tra i 10 e i 12 punti percentuali in 3 mesi (a dicembre 2012 il PD viaggiava sopra il 30% e il PDL intorno al 14%) è niente in confronto a ciò che è successo dopo, tra i tentativi di formare il governo di minoranza (o della “non sfiducia”) e l’ecatombe verificatasi negli ultimi 4 giorni per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Dopo quasi due mesi di inseguimento inutile ai grillini – con tanto di insulti e dirette streaming poco edificanti – Bersani e i suoi decidono, nel corso di una drammatica assemblea, di virare la rotta di 180° e di proporre per il Quirinale il candidato più gradito al centrodestra all’interno di una rosa di cinque nomi, Franco Marini. Il cambio repentino di rotta non va giù a una bella fetta del partito, anche – ma non solo – per le modalità con cui è stata messa in opera. L’assemblea – e ancor di più ciò che accadeva fuori dall’assemblea – aveva fatto intuire ciò che sarebbe successo il giorno dopo in Parlamento, ma la realtà ha superato la fantasia: il centrodestra ha votato compatto Marini, mentre il centrosinistra si è spaccato con Vendola e i suoi che hanno votato per Rodotà e il PD che si è rilevato pieno zeppo di franchi tiratori (alcuni dichiarati, vedi i “renziani”) per “ammazzare” la candidatura votata a maggioranza dall’assemblea della sera prima.

Lo schiaffone arriva duro, tocca correre ai ripari: basta inseguire Grillo e dunque no a Rodotà – altro candidato col DNA di centrosinistra – basta inseguire Berlusconi, nonostante Marini sia uno dei fondatori del PD; meglio fare un nome che compatti il partito: Romano Prodi, l’uomo dell’Ulivo, dell’Unione e che ha dato i natali al Partito Democratico. Scelta approvata per acclamazione in assemblea e puntualmente impallinata nuovamente all’atto del voto segreto da circa 100 rappresentanti del partito di Bersani.

A quel punto, la coalizione maggioritaria non aveva più nomi possibili, li avrebbe bruciati tutti..Erano rimaste due sole alternative: convergere su Rodotà, in netto ritardo e comunque col rischio di bruciare anche lui e di aprire un nuovo fronte con Grillo e la sua comprovata inattendibilità come partner di un eventuale maggioranza; provare a convincere Napolitano a farsi rieleggere per mettere una toppa a questo enorme pasticcio. E’ andata in porto la seconda opzione, col paradosso che nel corso dell’ultima votazione abbiamo avuto un ballottaggio tra due comunisti storici e autentici – Napolitano e Rodotà – e un solo vero vincitore, l’anticomunista per definizione, colui che votò contro Napolitano 7 anni fa e che oggi può brindare a suon di sondaggi trionfanti di aver tritato il suo principale avversario politico: Silvio Berlusconi.

Risultato: oggi il PDL è nettamente il primo partito nei sondaggi e il PD – per dirla à la Bersani – è un “non partito”…

 

LDG