Il non-governo di minoranza

E’ passato un mese e mezzo dalle elezioni e siamo senza Governo, praticamente senza Presidente della Repubblica, senza Commissioni parlamentari, ma soprattutto senza un’idea forte e condivisa per uscire da questo pantano. E’ chiaro che la svolta può essere l’elezione del nuovo capo dello Stato, per la quale probabilmente si arriverà a un accordo più o meno bipartisan. Quello che non è ancora chiaro è cosa succederà dopo.

Bersani e i suoi continuano a proporre, con una costanza che fa quasi tenerezza, il governo di minoranza, o della “non sfiducia”. In altri termini, vorrebbero un governo di centrosinistra che ottenga la fiducia e poi viva di proposta in proposta, in bilico tra la fiducia e la sfiducia parlamentare. Personalmente mi sembra una follia…scusate se lo dico senza mezzi termini.

I governi di minoranza sono opzioni molto rare nelle democrazie parlamentari e quando “capitano” durano molto poco e finiscono per essere necessariamente governi di transizione. Nel Regno Unito, ad esempio, ci sono due casi recenti, uno del 1974 e uno del 1997, entrambi durati circa 6 mesi prima di una nuova consultazione elettorale. Teniamo presente peraltro che nel Regno Unito è “normale” che un partito governi da solo pur avendo ottenuto il 30% dei consensi a livello nazionale, mentre in Italia sarebbe un inedito difficilmente “digeribile”, data la nostra cultura politica tradizionalmente disomogenea e divisiva.

Come si può immaginare che una coalizione che ha preso il 29% dei consensi, e senza la maggioranza al Senato, governi da sola, dopo aver deciso anche i presidenti delle due Camere? Quanto potrebbe durare un governo così? E cosa riuscirebbe a produrre in termini di riforme e di politiche pubbliche? A me sembra incredibile che i “bersaniani” continuino ad arroccarsi su questa opzione, difficilmente praticabile in assoluto e tanto più nell’Italia dei “guelfi e ghibellini”.

Non credo che il nuovo capo dello Stato si prenderà questa responsabilità – anche perché dubito che durante le consultazioni questa opzione avrà un alto gradimento… Ritengo più probabile un governo istituzionale che accompagni il paese verso il voto in autunno, con una nuova legge elettorale. L’alternativa è il governo PD-PDL-Scelta Civica, ma a quanto pare Bersani e i suoi sono convinti che questa formula penalizzerebbe il PD. Sondaggi alla mano, si direbbe il contrario, dato che il centrodestra cresce e il centrosinistra è in calo. A me sembra che gli italiani chiedano solo un governo che governi…E in questo momento l’unico governo in grado di governare è quello proposto dal centrodestra. Come sempre, l’apparato del PD si dimostra un efficacissimo interprete di ciò che il paese non vuole…

LDG

La politica tornerà…

Tra tecnocrazia, sofocrazia (governo dei saggi) e antipolitica è un anno e mezzo che la nostra democrazia fatica a ridare centralità alla politica. Certo, l’ultimo voto non ha aiutato, col paese diviso in tre che – anche, ma non solo, a causa del porcellum – non è riuscito a garantire alcuna maggioranza al Senato e nessuna ipotesi di accordo. A mo’ di roulette messicana, con tutti i partiti e le coalizioni l’un contro l’altro armati senza mollare di un centimetro. Per Grillo nessuna fiducia agli “zombie”. Per Bersani nessun governo con gli “impresentabili” del pdl. Risultato: Napolitano ha prorogato il governo Monti, nominando nel contempo 10 saggi istituzionali/economici per stilare un’agenda il più possibile condivisa. Dunque, tecnici al governo, saggi al lavoro e politica ancora sospesa… Ma quanto durerà questa sospensione della e dalla politica che va avanti di fatto dal 2011? A mio avviso durerà poco e per fortuna aggiungo. La classe politica della seconda repubblica ha enormi responsabilità per lo tsunami che si è abbattuto alle urne e per i rimedi-tampone, tecnocratici e sofocratici, che Napolitano si è dovuto inventare di volta in volta. Ma pian piano, questa fase imploderà perché ne imploderanno i prerequisiti. Il governo tecnico è uscito con le ossa rotte, tra aspettative deluse e indicatori mecroeconomici disastrosi. Grillo e i suoi, dopo l’exploit elettorale, stanno perdendo due punti a settimana stando ai sondaggi più recenti, sulla scia di un atteggiamento “irresponsabile”, spocchioso e arrogante, e di evidenti contraddizioni e limiti: streaming solo quando vogliono loro; il mantra della trasparenza ben oltre il dovuto e il lecito, anche in democrazia; un ceto parlamentare decisamente poco attrezzato e succube della diarchia Grillo-Casaleggio che continua a dettare la linea tra una parolaccia e una proposta populistica.

Non può durare. La politica tornerà. E tornerà la politica di professione, quella “normale” in una democrazia contemporanea. Non ci si improvvisa politici o parlamentari. Non esistono partiti o movimenti senza organizzazione interna. Non esiste trasparenza sempre e ovunque, pena la stabilità di un sistema politico e pena dirette straming imbarazzanti come quella di Bersani-Crimi/Lombardo, che era tutto fuorché un incontro sincero e trasparente: i sociologi lo chiamano “paradosso dell’osservatore”, chi sa di essere osservato non si comporta spontaneamente…ergo più reality che realtà.

Deve tornare la politica e deve tornare più forte di prima. Più forte dell’antipolitica, più forte del populismo e dei sondaggi, più forte della finanza e delle organizzazioni internazionali. Ma per farlo, ormai è evidente, serve un profondo cambiamento, una vera e propria rigenerazione. Serve una politica per vocazione e competenza (politik als beruf, diceva Max Weber, ossia politica come professione e vocazione), che intenda il ruolo con grande spirito di servizio e nell’interesse della nazione. Chi continuerà a farla per arricchirsi o per la brama di potere, sarà sempre e comunque l’artefice, se va bene, di un grillismo di ritorno, se va male di una rivolta del popolo. Fin qui, tutto sommato, c’è andata bene…

LDG

Sicilia (in)felix per il #M5S

La Sicilia sta diventando una costante per il Movimento 5 Stelle. In Sicilia, alle elezioni regionali, si è certificato il boom del movimento e ieri, a causa di due candidati siciliani alla presidenza del Senato, si è certificato il primo serio “scricchiolio” dei senatori “grillini”. Grillo l’aveva detto che quell’art. 67 della Costituzione non gli piaceva affatto: lasciare libertà di pensiero e azione ai parlamentari, senza una disciplina di partito, rischia di mettere a repentaglio la compattezza delle sue truppe. E ieri, al primo tentativo, si è verificata una seria spaccatura. Immancabile è arrivata la scomunica del leader dal suo blog, che se l’è presa anche con la prassi del voto segreto. Perché loro sono per la trasparenza…d’altronde, tutti abbiamo visto in diretta streaming la riunione del loro gruppo al Senato, così come tutti abbiamo visto i primi incontri degli onorevoli (pardon, cittadini) neo eletti. Ah, no, scusate la diretta streaming non c’era. Ma non l’avrò trovata io, evidentemente non sono pratico del web.

Il commento più significativo di ciò che è avvenuto ieri forse è quello che riporta Fabrizio Roncone oggi sul Corriere citando il senatore Cioffi: “la verità è che noi siamo come dei bambini…bambini che non hanno esperienza”. Già, in parte ce l’aspettavamo.

Ieri notte però il loro “megafono” ha tuonato: “Nel codice di comportamento del M5S è scritto: votazioni in aula decise a maggioranza dai parlamentari. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Suona già come nuove epurazioni in arrivo, il gruppo M5S al Senato potrebbe assottigliarsi fin da subito. D’altronde, i bambini vanno educati finchè si è in tempo…

E’ probabile che questo precedente porti a serrare i ranghi in vista delle scelte future. Ma sarà in ogni caso un processo doloroso. I cittadini con lo zainetto e la bici parcheggiata in piazza Montecitorio dovranno prendere atto, e di corsa, che la politica è anche strategia, tattica, guerra di posizione e che ciò comporta spesso segretezza, incoerenza e coscienze tutt’altro che libere. E capiranno che un movimento che ormai rappresenta quasi 9 milioni di italiani non può resistere senza un’organizzazione interna. La complessità implica organizzazione. Senza organizzazione le strade sono due, o si implode per anarchia o si sfocia nella dittatura del leader. E mi pare evidente che entrambe le possibilità, a questo punto, siano ben avviate.

LDG

 

Radiografia elettorale del #M5S

Come sottolineato da tutti, il Movimento 5 Stelle è il vero vincitore delle ultime elezioni. Primo partito alle elezioni della Camera dei Deputati, ha dato una enorme prova di forza ai “grandi partiti” tradizionali – PD e PDL – che hanno perso in 5 anni oltre 10 milioni di voti complessivi. La forza del Movimento 5 Stelle è ormai pressoché uniforme su tutto il territorio nazionale, come dimostra questa mappa per province elaborata dal CISE – LUISS.

Mappa Province Elezioni Camera 2013

 

Anche la provenienza dei voti del Movimento 5 Stelle risulta molto eterogenea e dunque punisce praticamente tutti gli altri partiti. Dalle analisi fin qui svolte dall’Istituto Cattaneo e dal CISE sui flussi elettorali, emergono casi in cui i voti a Grillo & Co. sono arrivati da sinistra e sinistra radicale (come a Torino, Bologna e Firenze), casi in cui sono arrivati prevalentemente dalla Lega Nord (come a Brescia o a Padova), casi in cui sono arrivati in grande percentuale anche dal PDL (come a Napoli o a Reggio Calabria) e infine casi in cui invece sono arrivati praticamente da tutte le forze politiche (come a Palermo). Complessivamente non male anche la percentuale di voti ottenuta dalla componente del “non voto” delle elezioni precedenti.

A queste osservazioni, va aggiunto che, confrontando i risultati delle prime 20 città per abitanti (cd. “voto metropolitano”), emerge che il PD ha un rendimento superiore alla media nazionale (27,2% contro 25,4%), che il PDL ha un rendimento inferiore alla media (20,2% contro 21,6%) – e fin qui nulla di nuovo, è da tempo che il voto metropolitano premia di più il PD rispetto al PDL – ma emerge anche che il M5S ha un rendimento pressoché identico nelle grandi città e nel resto d’Italia (25,8% contro 25,5%), ad incrementare ulteriormente la percezione di assoluta trasversalità del movimento.

E’ inoltre opinione diffusa che sia il movimento dei giovani. Non è così. O meglio, che molti giovani l’abbiano votato è indiscutibile – e ciò spiega anche il miglior rendimento alla Camera rispetto al Senato – ma ha preso voti ovunque da Nord a Sud e da qualunque classe anagrafica.

Ora viene la prova più difficile per il M5S. Può un movimento restare tale, senza organizzazione interna, anche quando ormai rappresenta quasi 9 milioni di elettori? Può continuare a prendere decisioni-chiave sulla base di un “non-statuto”? Può, in altri termini, sopravvivere alla diarchia Grillo-Casaleggio senza batter ciglio? Quanti nuovi casi Favia o Salzi dovremo aspettarci?

Ai posteri (neanche tanto…).

LDG

 

Volatile e tripolare: il nuovo sistema partitico italiano « CISE :: Centro Italiano Studi Elettorali

I miei amici (e colleghi) del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali) sono già in fase avanzata di analisi del voto del 24-25 febbraio.

Il testo è in parte per addetti ai lavori, ma ciò che emerge è chiaro per tutti:

1. Il nostro sistema partitico è “tripolare” (Fig. 1).

2. Il tanto vituperato Procellum, accusato di non garantire la governabilità, ha in realtà distorto enormemente i risultati in favore della coalizione vincente. D’altronde avere il 55% di seggi alla Camera con il 29% dei voti parla chiaro. Ma anche al Senato Italia Bene Comune ha il 40% di seggi a fronte di un 30% di voti cumulati a livello nazionale… (Fig. 5)

3. L’Italia non è più il paese del “voto fedele”. Ma questa transizione è stata fatta “all’italiana”, ossia col botto. Ben 4 elettori su 10 hanno cambiato partito, un’enormità…(Fig. 6)

Per leggere l’analisi, vai su:

Volatile e tripolare: il nuovo sistema partitico italiano « CISE :: Centro Italiano Studi Elettorali.

La mia pagella elettorale

Ecco la mia personale pagella sulle elezioni politiche (e dintorni) stilata a caldo dopo la maratona elettorale di ieri notte:

Grillo – 10. E’ il vero vincitore di queste elezioni. Sottostimato dai sondaggi, considerato come il capo di una specie di “setta” di invasati dalla maggior parte degli opinionisti su tutti i media, si è armato di camper e “forcone” e ha battuto 77 piazze italiane, facendo incetta di pubblico e di voti e finendo serenamente e sistematicamente in TV senza contraddittorio, né domande scomode. Tattica perfetta. C’era chi diceva che le persone in piazza andassero a vedere uno spettacolo gratis. Quelle persone l’hanno ripagato alle urne. Ora ne vedremo delle belle. A naso, il Movimento 5 Stelle continuerà a crescere, anche perchè non ha l’onere di governare, mentre “si divertirà” a fare le pulci ai parlamentari e a tutte le bizzarrie della “casta”. Si preannunciano tempi duri per la buvette, per le auto blu, per i barbieri, per gli stipendi degli stenografi delle Camere…

Berlusconi – 9. Il Pdl ha perso oltre 6 milioni di voti rispetto al 2008 e quasi 2 milioni rispetto alla sola Forza Italia nel 2006. Teoricamente un’ecatombe, in pratica un successo. Berlusconi ha ripreso per i capelli un partito finito e sfinito, si è rimesso a guerreggiare a tutte le ore e in tutte le trasmissioni televisive, ha dato tutto e ha recuperato il recuperabile. Non è un gran risultato guardando i numeri assoluti. Ma ragionando in relativo, pensando ai numeri di qualche mese fa e soprattutto alla performance di Bersani…

Viminale – 8. Finalmente un sito all’altezza delle aspettative. Rapido negli aggiornamenti – il che implica una migliore organizzazione dell’intera macchina – facile e intuitivo in termini di usabilità. Si può lavorare ancora su qualche dettaglio, ma merita un 8 pieno.

Twitter – 7. Doveva essere la prima campagna elettorale “social”. In realtà la TV ha contato ancora parecchio di più. Ma Twitter, anche ieri nelle dirette elettorali, è stato un mezzo utilissimo per seguire tutti i “fronti aperti”, per analizzare a caldo, per correggere gli strafalcioni che si sentivano in TV o che si leggevano su alcune testate on line. E’ il vero watch dog della politica e dei media, il Grande Fratello implacabile che osserva, valuta e bacchetta tutto e tutti…

Porcellum – 6. E’ un voto un po’ provocatorio lo so. Ma non amo la logica del capro espiatorio neanche quando ha a che fare con un sistema elettorale. Se Bersani ha la maggioranza assoluta alla Camera e  la maggioranza relativa al Senato lo deve al Porcellum. Con un sistema proporzionale puro e con quei numeri (sotto al 30% alla Camera) avrebbe preso decine e decine di seggi in meno. Certo, il Senato continua a essere un terno al lotto, ma non è colpa solo della legge elettorale come ho detto diverse volte: c’è di mezzo una norma costituzionale che andrebbe rivista. La vera sciagura del Porcellum resta quella delle liste bloccate. Ecco, ritrovarmi Razzi e Scilipoti in Parlamento non mi fa proprio piacere…In ogni caso dovrebbe avere vita breve, se mai si farà un governo…

Monti – 5. Quando è “salito” in politica sembrava dovesse spaccare il mondo. In realtà è riuscito a stento a limitare i danni (superare la soglia del 10% alla Camera). Tuttavia, dopo Grillo, è stato il più grande innovatore di queste elezioni: ha distrutto Fini e Fli e ha quasi annichilito L’Udc di Casini. Parte dal 10%, ma è un 10% praticamente tutto suo…

Sondaggisti -4. Li conosco di persona quasi tutti, non posso infierire 🙂 Scherzi a parte, questa era un’elezione diversa dalle precedenti, con fenomeni e protagonisti inediti, qualche attenuante c’è. Resta il fatto che sondaggi e istant poll hanno dato letteralmente i numeri. La cosa più sorprendente è che c’è una dinamica che si ripete ormai costantemente dal 2006: il centrodestra è sempre sottostimato e il centrosinistra sovrastimato. Non a caso il sottoscritto già 3 settimane fa ipotizzava un pareggio. Se 3 indizi fanno una prova…che lo si tenga presente per le prossime elezioni.

Opinionisti/giornalisti/inviati dal Viminale – 3. Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori in questi due giorni. Abbiamo letto di un calo dell’affluenza terrificante, quando nel resto dell’Occidente è grasso che cola se si arriva al 60/65% di votanti per le elezioni del Parlamento. Abbiamo sentito commenti increduli per i “dati in controtendenza” sull’affluenza delle elezioni regionali, senza il minimo dubbio circa il fatto che nelle elezioni precedenti non c’era l’election day con le politiche. Abbiamo sentito, a dati quasi definitivi, che Fratelli d’Italia non avrebbe preso seggi (ne ha presi 9) e chi più ne ha più ne metta…Come elettori/spettatori/opinionisti del web meritiamo indubbiamente di meglio!

Bersani – 2. Lo smacchiatore di giaguari ha perso di 10 punti anche a Bettola, a casa sua. Il voto ovviamente va condiviso con tutta la classe dirigente del PD che, con una miopia che non teme paragoni, ha deciso di non comprendere le richieste di rinnovamento provenienti dal paese e di voler “ammazzare nella culla” Matteo Renzi per schierare di nuovo la “gioiosa macchina da guerra” che, come sempre, ha fatto un tonfo pazzesco. La sera della vittoria delle primarie, i primi a festeggiare ai microfoni delle varie TV furono D’Alema e Rosy Bindi, tanto per gradire. Ieri hanno mandato il “povero” Enrico Letta a fare freeclimbing sugli specchi per dire di nuovo che il PD non aveva perso, aveva “non vinto”…Sono dei kamikaze tafazziani senza rivali!

Grillini – 1. Mi piaceva chiudere la classifica così come l’ho aperta. Forse è eccessivo dare 1 ai grillini, ops pardon, agli “attivisti del Movimento 5 Stelle”. Tuttavia continuo a pensare che quel movimento abbia un potenziale enorme, perchè enorme è la voglia di cambiamento radicale degli italiani; ha anche una diarchia efficacissima al suo vertice (Grillo/Casaleggio). Ma non ha classe dirigente, non ha struttura, non ha persone formate per fare politica. In questi giorni ho sentito diverse interviste – ormai l’embargo era impossibile da operare, coi giornalisti presenti in ogni sede del movimento – e il livello medio è imbarazzante. Alla domanda: chi proponete come Presidente della Repubblica la risposta che ho sentito è stata: faremo riunioni come sempre, valuteremo insieme a tutto il movimento (comincia a essere grandicello…). Alla domanda: darete la fiducia ad un eventuale governo e come dovrebbe essere composto, la risposta è stata: voteremo di volta in volta le proposte, se coerenti con il nostro programma (come dire, domanda “a coppe”, risposta “a bastone”). Sabato a La Zanzara ho sentito un prossimo parlamentare “grillino” dire che si sarebbe messo a studiare il diritto, l’economia…Non so, alternano frasi naif a risposte standard ripetute a mo’ di automi, come quando il navigatore vuole farti fare per forza inversione a U…Mi fanno un po’ paura, lo confesso. Ho come l’impressione che siano stati catapultati da uno stargate in un’altra dimensione, da un momento all’altro. Mi si obietterà: meglio Razzi e Scilipoti? Ovviamente no. Però una sana via di mezzo…

LDG

Il candidato “globale” del M5S

Ascoltando i candidati del Movimento 5 Stelle nei vari dibattiti pubblici emerge un aspetto particolare. Avete presente il “prodotto globalizzato”, il Big Mac che ha lo stesso sapore a Roma come a Los Angeles o a Tokyo? Ecco…a me fanno la stessa impressione. Che siano candidati per fare il sindaco di un Comune, il presidente di una Regione, il deputato o il senatore, le risposte alle domande sono sempre le stesse. Non c’è alcun richiamo alle questioni locali, alcuna competenza relativa alle questioni territoriali, alcuna ricetta mirata a risolvere problemi specifici di una determinata regione o di un determinato comune. Le proposte sono sempre le stesse: fare tabula rasa della classe dirigente e dei partiti e iniettare dosi di “digitalizzazione”, di ambientalismo, di progetti populistici di non semplice realizzazione – per usare un eufemismo. Mi spiace, ma la politica e l’amministrazione sono qualcosa di più complesso e l’esperienza di Parma lo sta dimostrando.

LDG