Lo stipendio (basso) di @ignaziomarino

Nel giorno in cui si concretizza il passaggio di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid per la modica cifra di 109 milioni di euro, a Roma impazza la polemica perché Ignazio Marino ha osato dire che 4500 euro al mese per il Sindaco di Roma sono pochi e che occorrerà riequilibrare gli stipendi delle cariche pubbliche. Dal punto di vista della comunicazione si tratta di uno dei primi scivoloni di Marino: è ovvio che dopo anni di ristrettezze e di crisi dire una cosa del genere crea polemiche e malcontento. Come è ovvio che l’opposizione lo prenda un po’ in giro perché “piange miseria”.

Dal punto di vista sostanziale, però, quello che dice il sindaco di Roma è a mio avviso ineccepibile. Prima di tutto va ricordato che non si tratta di uno stipendio, bensì di un’indennità e che, cioè, quella cifra non comprende contributi assistenziali e previdenziali perché non sono previsti. Inoltre, riguarda una carica che dura 5 anni (10 in caso di rielezione), non è un contratto a tempo indeterminato dunque. Ma soprattutto, come dice giustamente Marino, il sindaco di Roma “amministra bilanci miliardari e ha responsabilità enormi”, cosa che forse sta imparando a comprendere giorno per giorno (per un po’ l’ha fatta facile, diciamolo. Ora forse si sta accorgendo che la bacchetta magica non ce l’ha neanche lui…). Infine, Marino fa un discorso comparativo: è giusto che il sindaco di Roma guadagni meno della metà di un consigliere regionale del Lazio?

Questa polemica segue di pochi giorni un’altra, immancabile, sugli stipendi dei collaboratori del Sindaco. In particolare, ha “fatto scandalo” la retribuzione del capo ufficio stampa, reo di guadagnare 170 mila euro l’anno. Come al solito – a me è successo per 5 anni, ci sono diversi post in merito sul mio blog – le cifre sono interpretate in maniera “originale” e capziosa: il costo per l’amministrazione diventa lo stipendio lordo. E nella psiche rancorosa e livorosa di chi legge lo stipendio lordo diventa quello netto. Tanto per fare, per l’ennesima volta, chiarezza: i 170 mila euro di costo per l’amministrazione sono circa 130 mila lordi e circa 70 mila netti di stipendio. Fa una bella differenza.

Non sono stato tenero con Marino e i suoi fino ad ora, ma ho sempre cercato di basare le mie critiche su fatti, dati, documenti, non su opinioni.

Anche in questo caso, partendo dai numeri, dico la mia, a difesa della tesi di Ignazio Marino. Credo che l’onda “grillina” e anticasta che continua a sparare a zero contro tutti gli stipendi dei politici e tutte le spese in maniera indiscriminata stia rasentando il ridicolo. Anzi, per me ha già superato il ridicolo da un pezzo.

Ho lavorato gomito a gomito con Ministri, Deputati, Senatori e col Sindaco di Roma. E non c’è dubbio che quest’ultimo sia il ruolo più difficile e più impegnativo di tutti. Così come non c’è dubbio che avere ruoli apicali nella struttura di Roma Capitale non sia una passeggiata di salute. Le responsabilità sono enormi, la pressione politico-mediatica è costante, i ritmi di lavoro sono pressoché senza limiti (io ho finito il mio quinquennio da dirigente con 60 giorni di ferie non godute e 10 chili in meno sulla bilancia…). Sarei curioso di sapere quanti contestatori scandalizzati per l’indennità di Ignazio Marino pagano serenamente l’abbonamento a SKY o a Mediaset e si abbonano allo stadio per permettere a Totti di guadagnare in due giorni quanto guadagna Marino in un anno, ma sono pronti a prendersela quotidianamente con il sindaco per il cassonetto o una buca sotto casa.

Il mio suggerimento ad Ignazio Marino – dissi la stessa cosa a Gianni Alemanno – è di invitare tutti i cittadini “contestatori” a trascorrere una settimana da Sindaco di Roma. Sono sicuro che cambierebbero opinione e forse, dopo quell’assaggio, guarderebbero alla politica anche in modo diverso.

LDG

Tiratina d’orecchie al Sole 24 ore e a Libero

Ieri e oggi sono stati pubblicati due articoli interessanti relativi agli sprechi dei Comuni, sulla base di quanto emerso dall’indagine della Copaff – la Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale – per individuare i “fabbisogni standard” e di conseguenza per redistribuire il taglio ulteriore di 2,25 miliardi previsti dal decreto dello scorso luglio. Non sembra ci siano i tempi per parametrare i tagli sulla base dei fabbisogni standard, per cui pare che si procederà sulla base della “spesa storica” e dei tagli lineari, non premiando dunque i comuni virtuosi. La cosa che più mi ha colpito di questi articoli è che Roma viene considerata dagli autori come il secondo comune più spendaccione. Il Sole 24 ore ieri titolava: “A Napoli e Roma la burocrazia più cara ma i tagli vanno altrove”. Libero oggi scrive: “Al secondo posto, in questa davvero poco invidiabile classifica dei municipi immotivatamente spendaccioni, si piazza la Roma di Alemanno”. Una classifica curiosa a dire il vero, dato che se si osserva la spesa in valore assoluto Roma è ovviamente prima e non seconda, ma non ha senso ragionare sulla base del valore assoluto di spesa di una città che, oltre a essere la capitale, è 9 volte Milano: sarà sempre prima… Se si osserva, invece, lo scarto in percentuale degli sprechi rispetto al fabbisogno standard Roma diventa 33esima su 88 capoluoghi di provincia. E se poi ci concentriamo sull’entità del taglio che subirà rispetto al suo fabbisogno standard diventa addirittura il 53esimo comune “trattato” peggio in termini di trasferimenti dello Stato. Dunque, non per fare l’aziendalista ma sempre per amore di verità, applicando un minimo di criterio metodologico ai dati pubblicati dai due quotidiani, Roma è ben lontana dall’essere il secondo comune spendaccione. Al contrario rischia di subire 227,6 milioni di tagli a fronte dei 63,4 che deriverebbero dall’applicazione del fabbisogno standard. Tiratina d’orecchie metodologica dunque al Sole 24 ore e a Libero che hanno fatto di nuovo passare  Roma  per “ladrona”, mentre dovremo combattere per ridurre almeno di 164 milioni di euro il taglio previsto. Giusto per avere quanto ci spetta…

LDG

CHICAGO BLOG » L’Italia porterà i “libri in tribunale”?

Forse la tesi è troppo pessimistica…forse no. In ogni caso, che clientelismo e statalismo siano due mali storici dell’Italia è quanto mai condivisibile.

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CHICAGO BLOG » L’Italia porterà i “libri in tribunale”?.

L’impatto dello spread sulle aziende: debiti per oltre 2mila miliardi | OpenDataBlog

Una fotografia utile (ma inquietante) sull’impatto dello spread sul sistema produttivo e finanziario italiano.

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L’impatto dello spread sulle aziende: debiti per oltre 2mila miliardi | OpenDataBlog.