W i #Foripedonali

A parte la lettera impeccabile di ieri sera del Presidente Napolitano, tutti i TG a reti (quasi) unificate e pressoché tutti i quotidiani hanno osannato i fori pedonali, anche in virtù delle dichiarazioni in cui il Sindaco esplicitamente faceva riferimento alla pedonalizzazione partita ieri. Come è noto ai più informati sul progetto, di pedonale non c’è proprio nulla: trattasi di chiusura al traffico privato di circa 700 metri di strada. Per ora non cambia nulla né per i pedoni, né per i ciclisti. Ma siccome la campagna istituzionale (manco tanto) di Roma Capitale sfoggia in un inglese trendy un bel “just walk or bike it”, ci siamo tutti dotati di un bell’anello al naso e a mo’ di gregge pedonale ci siamo convinti che “sarà la passeggiata dei romani”…

Ovviamente, il mio auspicio è che da oggi nessuno pensi davvero di passeggiare serenamente su via dei Fori Imperiali perché essere investito da un autobus o da un pullman a due piani non deve essere una bella sensazione. Tuttavia, nella poco probabile ipotesi di sopravvivere, si potrebbe sempre fare un esposto all’Antitrust per “pubblicità ingannevole”, dato che la campagna istituzionale di Roma Capitale dice che “i Fori diventano pedonali”… e ha convinto mezzo mondo.

Ciò premesso faccio i miei complimenti a Ignazio Marino e al suo staff. La pervicacia con cui hanno insistito nell’utilizzo di questo termine improprio è riuscito a convincere (quasi) tutti. A me però l’anello al naso dà fastidio…I’m so sorry…

LDG

 

 

 

Consultazione online sui Fori: altri due piccoli “sforzi”

Come forse saprete, giovedì sono intervenuto, dapprima su Facebook, poi sul Messaggero per sollevare alcune problematiche di metodo relative alla consultazione online lanciata da Roma Capitale sul progetto di pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Devo purtroppo tornarci su perché, nonostante sia stato apportato il correttivo più importante – ossia evitare che tutti possano votare all’infinito inserendo indirizzi email inventati – continuano a sussistere alcuni problemi rilevanti, oltre a quelli già segnalati nella mia intervista.

In primo luogo, per coloro che non sono identificati al portale istituzionale e che votano cliccando sull’apposito banner collocato in Home Page del portale, si richiede di fornire “nome”, “cognome”, “mail”, “città di residenza”, ma non è prevista alcuna informativa relativa al trattamento dei dati personali. Dimenticanza abbastanza grave, sia formalmente che sostanzialmente. Se le nuove email raccolte venissero usate dall’Amministrazione in futuro, si potrebbe incorrere in parecchi esposti al Garante…

In secondo luogo, non è mai specificato il termine della consultazione. Il che, come potete immaginare, costituisce un atto ben poco trasparente: se la consultazione dovesse avere un esito incerto, l’Amministrazione potrebbe decidere quando chiuderla arbitrariamente, registrando così il risultato che più le piace...

Restano inoltre in piedi, come detto, le osservazioni di metodo circa una domanda palesemente biased (ossia che prevede solo risposte positive sul progetto e dunque rischia di alterare la risposta alla domanda successiva) e circa la formula utilizzata per il ringraziamento finale, anch’essa non proprio neutra e istituzionale per essere a firma del Direttore del Dipartimento (e dunque di un manager, non di un politico): “Grazie per aver partecipato a questa consultazione tra i cittadini su un provvedimento che vuole liberare dal traffico e dall’inquinamento uno dei monumenti più importanti della nostra città“.

Sicuramente, alcuni tra coloro che leggeranno questo post – o che hanno già letto la “polemica” sui quotidiani – penseranno che il mio sia una sorta di attacco politico. Liberi di pensarlo, ovviamente. Tuttavia, mi pare più che evidente che siano invece elementari obiezioni di metodo, fatte da chi ha lanciato quelle consultazioni negli anni scorsi e che, per formazione e professione, un minimo di metodologia della ricerca sociale la “mastica”… Diciamo la verità, alla fine dei conti le mie “obiezioni” mirano a salvare l’iniziativa. Fosse stata la politica (che non è il mio mestiere) a muovermi, avrei atteso la pubblicazione dei risultati per “ammazzarne” l’esito… no?

LDG

La propaganda non è legibus solutus

Non voglio fare il “Pierino”, ma non posso stare zitto, scusate. Alcuni giorni fa è stato pubblicato un banner sul portale istituzionale di Roma Capitale che rimanda a un sito apposito relativo al grande progetto della Pedonalizzazione dei Fori Imperiali (che pedonalizzazione non è…non a caso in un altro banner si parla di limitazioni al traffico).

A parte il fatto che il banner è animato, non statico – il che lo colloca borderline con la Legge Stanca; solitamente le P.A. evitano banner animati perché possono provocare episodi di epliessia – il problema vero è che rimanda a un sito foripedonali.it che ad oggi risulta registrato e amministrato da Paolo Guarino. Curiosamente Paolo Guarino è stato spin doctor della campagna elettorale di Ignazio Marino… Ma a prescindere dal suo ruolo pregresso, il portale istituzionale non può rimandare a siti gestiti da privati, anche perché, molto semplicemente, si fa pubblicità a siti web di soggetti non istituzionali. Allo stesso modo, un sito di un privato non può utilizzare la brand identity di Roma Capitale. Insomma, c’è un problema…

Ciò premesso, aprendo il sito “incriminato” ho avuto letteralmente i brividi… In particolar modo, nella sezione “il progetto”, c’è un cronoprogramma che, oltre a riportare virgolettati enfatici di Ignazio Marino (poco elegante e poco istituzionale), rimanda direttamente al sito personale dell’attuale Sindaco per “dimostrare” (tutti sanno che non è così, basta leggere i giornali) che il mondo della cultura è a tutto a favore del progetto. E questo proprio non si fa. L’istituzione è una cosa, i siti personali un’altra. E un sito apparentemente (visto che l’amministratore è un privato, ma l’identity è istituzionale) di Roma Capitale non può rimandare a un sito personale, per quanto del Sindaco.

Qualche giorno fa avevo scritto un pezzo, #Marino Marketing S.r.l. per evidenziare lo stile di governo tutto schiacciato sulla comunicazione e sulla propaganda dell’attuale Amministrazione di Roma. Oggi però devo constatare che stiamo andando oltre, fuori dal buon senso e soprattutto fuori dalle regole.

La propaganda è una cosa, l’istituzione un’altra. Evidentemente ancora il confine non è chiaro…

LDG