#Italicum e il bidone della spazzatura

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Scusate il titolo un po’ “terra terra” (per quanto riecheggi¬†“Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” ūüôā ) , in realt√† le mie intenzioni sono un po’ pi√Ļ nobili di quel che sembra.

Il bidone della spazzatura, oltre ad essere l’oggetto che tutti conosciamo, √® anche una metafora nella letteratura politologica. Per meglio dire √® una delle metafore utilizzate per descrivere uno dei modelli decisionali pi√Ļ fortunati nella teoria delle organizzazioni, il garbage can model per l’appunto. Come vedete, sto volando un po’ pi√Ļ in alto di Malagrotta e dintorni…

Cosa dice questo modello? Dice (brutalizzando, i miei colleghi capiranno…) che nelle organizzazioni complesse le decisioni, anzich√© essere prese applicando criteri razionali, logici e lineari (come di solito pensiamo e ci aspettiamo che avvenga), sono¬†assunte in maniera pi√Ļ o meno casuale. E ci√≤ avviene perch√© attori, problemi e soluzioni sono estratti (o buttati dentro al processo decisionale) a caso, come fossimo di fronte a un bidone della spazzatura (quello dell’indifferenziata aggiungerei).

Tutto ci√≤ genera un percorso pi√Ļ o meno imprevedibile che, se giunge a una decisione finale, spesso vi riesce¬†solo per il fattore tempo. Ossia, a un certo punto una decisione va presa e vince quella sul tavolo nel momento X.¬†

Questo modello, apparentemente “disfattista” riguardo alle¬†potenzialit√† razionali umane, rappresenta a mio avviso il miglior modello in assoluto in termini descrittivi (lo dico per esperienza, di organizzazioni complesse, specie “politico-istituzionali” ne ho frequentate). Tradotto:¬†se vogliamo sapere come dovremmo prendere decisioni (modello prescrittivo) non dobbiamo affidarci al garbage can model. Ma se vogliamo sapere come vengono prese realmente le decisioni (modello descrittivo), quella teoria¬†funziona, eccome.

Prendiamo il caso dell’Italicum. C’√® un problema: la Corte Costituzionale di fatto obbliga le forze politiche a rimettere mano alla legge elettorale, pena la paralisi perenne. Da quel problema ne derivano altri: quale legge elettorale dovremmo scegliere? In base a quali criteri? Governabilit√† o rappresentativit√†?¬†Chi ha il compito (istituzionale) di mettervi mano¬†cerca alleanze per modificarla e si siedono al tavolo diversi partecipanti, di maggioranza e di opposizione. Anche alcuni tecnici (D’Alimonte ad esempio, ma non solo). Ma che ruolo hanno queste persone? Sono tutti sempre presenti agli incontri e sempre cos√¨ decisivi? A giudicare da ci√≤ che trapela dalle interviste direi di no. Il processo dunque √® aperto, pi√Ļ o meno casuale, con partecipanti variabili e molti dei quali¬†“di parte”.

E allora abbiamo una prima tappa che oscilla tra il modello spagnolo e quello tedesco. Poi sembra prevalere lo spagnolo. Poi si passa ad un Porcellum con alcune limature dettate dalla Corte Costituzionale. Poi si stabiliscono tre¬†soglie 37%, 8% e 4,5% che oggi sembrano andare verso due soglie 40% e (forse) 4%. Poi si scelgono le liste bloccate, che oggi sembrano andare verso le preferenze, salvo i capolista. Eccetera, eccetera…

Perch√© si passa dal 37% al 40%? Perch√© prima i sondaggi davano PD e centrodestra vicini a quella soglia. Poi per√≤ ci sono state le europee….e il PD al 40,8% ha fatto “alzare” la soglia. Perch√© c’√® chi¬†vuole¬†mettere mano alle soglie di sbarramento? Perch√© ¬†prima i sondaggi davano NCD oltre il¬†5%, poi ci sono state le europee… Perch√© si vogliono miscelare liste bloccate e preferenze? Perch√© Silvio vuole le liste bloccate per controllare le candidature (e premiare la fedelt√† di chi ha creduto che Ruby fosse la nipote di Mubarak), ma il “resto del mondo” vuole le preferenze…

Risultato: in pochi mesi l’ipotesi di legge elettorale √® cambiata decine di volte, perch√© sono cambiati (ovviamente) i problemi, gli attori e le soluzioni. Pare sia intenzione della maggioranza arrivare all’approvazione entro fine anno. Bene, a fine anno sapremo quale sar√† la nuova legge elettorale, in base agli ultimi sondaggi, a come si riorganizzer√† il centrodestra, a¬†come reagir√† l’opinione pubblica, a¬†quali barricate far√† l’opposizione, a¬†quali spifferi arriveranno dalla Consulta, a¬†quanto (e come) interverr√† il Quirinale, ecc. ecc. Solo il fattore tempo ci dar√† una legge elettorale, l’ultima sopravvissuta sul tavolo dei riformatori. Che sia la migliore non √® detto affatto... Sar√† il risultato (casuale) di un processo decisionale complesso, con attori variabili e di parte.¬†

Si decidono cos√¨ le regole del gioco? No, perch√© quegli infiniti fattori saranno sempre l√¨ a premere affinch√© cambino in continuazione. Ma non √® un caso se il resto del mondo cambia la legge elettorale una volta ogni 100 anni e noi invece non prendiamo pace da 20 anni a questa parte…Andava “sfilata” dai partiti e messa in mano a un’Assemblea Costituente, o gi√Ļ di l√¨. Ma non sarebbe mai stata legittimata a tal punto da cambiare le regole del gioco prescindendo dalle esigenze estemporanee dei partiti. Avrebbe fatto la fine di Cottarelli, per capirci: senza poteri, a urlare al vento…

W il bidone della spazzatura, dunque. W l’indifferenziata.

A proposito…forse non √® un caso neanche che¬†siamo tra i paesi pi√Ļ arretrati¬†in fatto¬†di gestione e trattamento dei rifiuti. Ma non voglio¬†“reificare” la metafora, fermiamoci al bidone pi√Ļ nobile…

LDG

#M5S e il voto segreto: il battesimo della politica

L’iter parlamentare¬†della riforma del Senato ci ha rivelato, tra le altre cose, una nuova versione del Movimento 5 Stelle. Una versione che definirei “normalizzata”.

Il (non)partito, col (non)statuto, che porta in Parlamento cittadini e non onorevoli e che non ha leader se non un megafono (magari con un vago accento genovese), sta finalmente rendendosi conto che la politica ha le sue regole di funzionamento. E allora, dapprima ha iniziato a “parlare” con la maggioranza (rigorosamente in streaming per ragioni di “finta” trasparenza) e poi, per metterla in crisi quella maggioranza, ha avviato una vera e propria crociata per il voto segreto al Senato. Avete capito bene, per il voto segreto.

Ma come…non era questa la posizione del M5S sul voto segreto?

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Si, era questa. Almeno quando il voto palese era fondamentale per¬†non rischiare di “salvare” Berlusconi dalla decadenza. Oggi che il¬†“rischio” √® quello di impallinare Renzi, il voto segreto va benissimo cos√¨. Non c’√® nulla di pi√Ļ trasparente del voto segreto! E quell’oscuro, torbido, Presidente Grasso √® il nuovo nemico da abbattere perch√© non vuole¬†concederlo.

Per quanto la contraddizione sia fin troppo evidente, sono personalmente lieto di questa metamorfosi. Anche i “cittadini” stanno finalmente rendendosi conto che quando si fa¬†politica…si fa politica. E che il voto deve essere palese (o segreto) a seconda delle convenienze di chi lo propone. Inutile girarci intorno.¬†

Peraltro, come gi√† detto per lo streaming, se per trasparenza intendiamo¬†prima di tutto un comportamento sincero degli attori politici, il voto segreto garantisce pi√Ļ trasparenza del voto palese. Non a caso si parla di¬†“franchi tiratori”, non di “falsi tiratori”… Esattamente come la trasparenza √® pi√Ļ garantita da una trattativa a porte chiuse e senza diretta streaming. Il voto palese, come un incontro¬†davanti a una telecamera, altera il comportamento e ci fa agire sulla base di ci√≤ che gli altri si attendono da noi. Che siano elettori o gruppi parlamentari.

Semplice e…trasparente. Detto questo, benvenuti, cari “cittadini” del Movimento 5 Stelle, nel mondo della politica. Se lavorate anche alla “successione” del leader (pardon, megafono) potreste anche durare. Intanto darei una “limatina” al concetto di trasparenza: ok all’ accessibilit√† totale agli atti e ai documenti. Ma processi e comportamenti sono un’altra cosa e spesso pi√Ļ sono visibili, meno sono trasparenti (ossia sinceri), a meno che non si arrivi¬†alle telecamere nascoste…¬†

LDG

 

 

Morire democristiani per non morire berlusconiani

Ieri Il Giornale ha pubblicato la tanto attesa (?) lettera del “federatore” Berlusconi a tutte “le forze alternative alla sinistra” – come se ci fosse ancora una sinistra in Italia. La missiva, lunga e piena¬†di parole ponderate per non offendere nessuno, diceva in sintesi questo: rimettiamoci insieme, anche se “fra noi ci sono delle differenze, anche significative, di linguaggio, di metodo e di contenuti” e anche se di “leadership, candidature, liste, organigrammi,contenuti specifici, linguaggi e insediamenti elettorali” parleremo dopo.

Tradotto: tappatevi naso, occhi, orecchie e tutto ci√≤ che vi suggerisce la fantasia…e incolliamo¬†i cocci. Al resto (cio√® a tutto) penseremo dopo. Mi pare un ottimo viatico per il centrodestra che verr√†. Non sapremo chi sar√† il leader (o almeno cos√¨ dice il leader…), non sapremo quale sar√† l’organizzazione, non sapremo quale sar√† il programma…ma siamo pronti (Gulp!).

Non proprio casualmente (Silvio si √® sempre divertito a rovinare le feste altrui) ieri era anche il giorno dell’Assemblea nazionale di NCD. Alfano, di tutta risposta alla lettera, ha rivendicato la sua scelta di lavorare per creare un nuovo centrodestra (e dunque di “non tornare a Canossa”), ma, per incrementare il peso specifico di un partito che conta¬†poco e che riesce a entrare nei palinsesti prevalentemente¬†quando litiga con Berlusconi, ha lanciato la nuova¬†creatura: la costituente popolare, alternativa al centrodestra populista versione berlusconian-leghista, che partir√† da NCD, un pezzo dell’UDC (Casini non sembra convinto), un pezzo di Scelta Civica (lo 0,009% degli elettori italiani presumibilmente) e i popolari di Mario Mauro (il cui elettorato ha un peso specifico inferiore a quello della pietra pomice). ¬†

Non so se ci sia altro da aggiungere sinceramente. Forse no.

Morire berlusconiani o morire democristiani?

Morire, in ogni caso. Su questo non ci piove. 

LDG

 

 

Le grandi manovre per incollare (inutilmente) i cocci

Oggi sui giornali era un tripudio di analisi e di interviste sul rilancio del centrodestra italiano, galvanizzato dalla recente sentenza di assoluzione di Berlusconi sul caso “Ruby”. Sentenza che, lo dico subito, a mio avviso √® stata invece una specie di colpo di grazia per il¬†centrodestra, proprio perch√© ha ridato ossigeno a un leader che non serve pi√Ļ. Non pu√≤ pi√Ļ vincere. Rappresenta il passato e il passato √®…passato.

Il leader, come ho gi√† detto qui,¬†costituisce oggi il fattore pi√Ļ importante nel processo di scelta degli elettori, la “scorciatoia cognitiva” che pi√Ļ di tutte spiega i comportamenti di voto nell’era post-ideologica e nella democrazia fluida/ibrida (cit. Diamanti). Se √® cos√¨, Berlusconi ha gi√† dato. E se Berlusconi torna in sella, in virt√Ļ della sua “leadership mai messa in discussione” (come si sono affrettati a sottolineare in molti), il centrodestra continuer√† a vivere un periodo buio molto lungo…

Magari far√† solo da federatore, sostengono alcuni. Da padre nobile di una nuova coalizione. Mi chiedo per√≤ come possa fare da federatore senza essere¬†anche il leader. E’ il leader che federa, oggi. Tanto pi√Ļ in assenza di idee e programmi condivisi. Gi√†, perch√© l’altro problemino non da poco √® quello della piattaforma programmatica del centrodestra che verr√†. Posto infatti che dovrebbe essere aperto a Forza Italia, NCD, Lega, FDI e UDC, come si pu√≤ sottoscrivere un programma comune in materia di:

– euro/non euro;

Рeuropeismo filo-PPE/euroscetticismo in stile Le Pen;

– politiche dell’immigrazione;

– diritti civili;

– riforme istituzionali (Titolo V in primis, federalismo o Stato unitario?);

– riforma elettorale (preferenze o liste bloccate? soglie alte o basse?).

Mi fermo qui ma potrei andare avanti, l’elenco sarebbe molto lungo. E da quest’elenco se ne esce solo se passa la linea di un leader nuovo, che vinca una selezione interna. Era forse nel programma del PD o del centrosinistra la guerra ai sindacati o alla dirigenza pubblica? Direi proprio di no… Ma un leader legittimato dalle primarie, scaltro e brillante, ha capito quali sono i “nemici (percepiti) del popolo” e ha imposto quella linea. E’ il leader che fa il programma, oggi. Perch√© √® lui che fa sintesi. Come la faceva Berlusconi un tempo. Ma quel tempo √® finito e in realt√† lo sanno tutti.

La verit√† √® che ormai nel centrodestra italiano √® in corso una battaglia¬†per la sopravvivenza. Individuale, non di gruppo. E in un partito (o una coalizione, se passa l’Italicum come √® concepito oggi) padronale, la sopravvivenza √® garantita da Berlusconi. C’√® una classe dirigente delegittimata (quasi) per intero che tira a campare per ragioni ormai personali prima che¬†politiche. Vincere o perdere conta relativamente:¬†primum vivere,¬†ossia prima qualche altro anno¬†da parlamentare grazie alle liste bloccate e al posto in lista garantito dalla fedelt√† (servilismo?) al leader, poi viene tutto il resto, se c’√® un resto…

Sar√≤ brutale, ma lo scenario mi pare esattamente questo. Ad eccezione di alcune posizioni esplicite (e ammirevoli) sul “ciclo finito” di Silvio, la posizione dominante √® quella l√¨: attendista e a garanzia del proprio sedere. Dell’Italia che verr√† ¬†ai nostri eroi frega poco o niente.

Serve una scossa forte e credibile. Un outsider vero. Il “famoso” Renzi di destra. L’alternativa (molto triste) √® sperare che il Renzi di sinistra (?) fallisca e di conseguenza¬†tornare competitivi per incapacit√† altrui. Essere di nuovo l√¨, malgrado tutto…

LDG

 

 

 

 

Lo streaming, ossia il paradosso della trasparenza

Chi si √® imbattuto durante i suoi studi in corsi di sociologia, antropologia, metodologia della ricerca sociale et similia dovrebbe aver incontrato un concetto, semplice quanto intuitivo, che si chiama “paradosso dell’osservatore“. Cosa ci dice questo concetto? Semplicemente che ogni individuo, se sa di essere osservato, si comporta in modo diverso dal solito, altera il proprio comportamento. E come lo altera? In base al ruolo che assume. E cos’√® un ruolo in sociologia? L’insieme dei comportamenti, degli obblighi e delle aspettative che ci attendiamo¬†da un individuo che ricopre una determinata¬†posizione.

Voi direte: che scoperta…lo sanno tutti che √® cos√¨. Beh, non mi pare, visto che tutti chiedono lo streaming… O meglio, come per tutti i concetti chiave della sociologia ci rendiamo conto della loro veridicit√† solo quando qualcuno ce li fa notare. Quando qualcuno ci fa capire come e quanto la nostra realt√† sia socialmente costruita e i nostri comportamenti siano costantemente determinati da norme e ruoli sociali.

Tradotto: se sono Matteo Renzi e so di essere davanti a una telecamera dir√≤ le cose che il mio “popolo” si aspetta da me. Se sono Luigi Di Maio dir√≤ le cose che il mio “popolo” si aspetta da me. N√© Renzi, n√© Di Maio, n√© tanto meno Beppe Grillo saranno mai “trasparenti” (ossia sinceri) in una diretta streaming. A porte chiuse invece si, perch√© viene meno il ruolo, ossia le aspettative altrui sul loro comportamento.

Ergo: se vogliamo trasparenza, le trattative facciamole a porte chiuse.

Ecco a voi il “Paradosso della trasparenza”: nelle trattative, chiudere le porte e spegnere le telecamere.

LDG

La nuova destra: cosa serve?

Le ultime elezioni europee hanno certificato che la destra che abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni √® morta e sepolta. Berlusconi √® al capolinea per varie ragioni. E’ un “marchio” usurato, da troppo tempo sul mercato e senza alcun “aggiornamento disponibile”. Ripete a mo’ di disco rotto le stesse cose da 20 anni. Della rivoluzione liberale promessa non si vede neanche l’ombra: restano solo nemici ideologici, dai comunisti ai magistrati, utili solo ad allungare l’agonia di una morte (politica) lenta e inesorabile. Ci√≤ che pi√Ļ sorprende √® che Mr. marketing, l’uomo delle televisioni e della pubblicit√†, non abbia fiutato in anticipo ci√≤ che stava per accadere. Ossia che la crisi economica e i fallimenti della politica stavano per cambiare¬†completamente le domande¬†dei cittadini, che¬†Grillo stava per scardinare le logiche, le aspettative e le priorit√† del “vecchio” sistema politico e che Renzi stava per prendere il suo (di Berlusconi) posto come leader “pop, in grado di attrarre (anche) elettori di centrodestra, dando vita a una piattaforma politica liquida, assolutamente “catch all“, pigliatutto (in termini programmatici) ¬†e tutti (in termini elettorali).

Gi√†, perch√© l’abilit√† di Renzi √® stata proprio questa: attaccare il pubblico impiego, i sindacati e la Rai – nemici storici di Berlusconi e bacini elettorali tradizionali¬†della sinistra – e stravincere le elezioni. Come ha fatto? Semplice, √® andato “oltre” ogni steccato simil-ideologico. ¬†Ha capito, come ha scritto Ilvo Diamanti, che gli elettori non sono pi√Ļ n√© fedeli (come nella prima Repubblica), n√© abitudinari (come nella Seconda): sono assolutamente “liberi”. Oggi scelgono. Prima di tutto se andare a votare. Poi per chi votare, magari all’ultimo momento, con la scheda elettorale davanti e la matita in mano.

Ci√≤ significa che il mercato elettorale (italiano, ma non solo) √® giustamente postmoderno, tanto quanto la societ√†. Niente ideologie, niente blocchi sociali, niente abitudini di voto familiari o tradizionali. Nessuna certezza e fine dei fattori predittivi di lungo periodo. Oggi il voto si spiega (quasi) esclusivamente¬†con fattori di breve. Perch√© √®¬†la nostra vita che viaggia sul breve periodo, la nostra quotidianit√†, la nostra societ√†. E di conseguenza anche la politica finisce per essere fatta soprattutto “di istinti e di istanti”¬†(cit.¬†Eichberg e Mellone).

Allora ciò che serve è capire gli istinti e sfruttare gli istanti.

Capire gli istinti, come ha fatto perfettamente¬†Matteo Renzi individuando tutte le esigenze, cerebrali e soprattutto viscerali, degli elettori, sintetizzabili in¬†tre R: ricambio (o rottamazione), riforme, risparmio (di denaro pubblico). Dietro le quali si celano i “mostri” da abbattere che in una narrazione vincente sono sempre necessari per far trionfare l’eroe: vecchia classe politica (D’Alema, Veltroni, Bindi letteralmente spariti dalle TV e dal dibattito pubblico) vs.¬†ricambio, P.A. e sindacati che “bloccano” il paese vs. riforme, RAI che sperpera denaro pubblico in base a logiche clientelari e partitocratiche vs risparmio. Ecco i “nuovi” nemici di Renzi. Non pi√Ļ Berlusconi, che non essendo pi√Ļ centrale nell’agone politico, non riesce pi√Ļ a compattare neanche i “suoi” elettori storici. Senza Berlusconi al centro del dibattito, la sinistra ha stravinto e la destra ha straperso. Se di sinistra e destra ha ancora senso parlare…

Ma istinti e nemici sono solo le premesse del messaggio. Per veicolarlo e renderlo vincente serve un buon “emittente”. Credibile e attrattivo. Serve un leader, abile¬†nella logica degli istanti: Matteo Renzi, appunto. Battutista, rapido, brillante, spregiudicato, decisionista, simpatico ed empatico, tagliente come una lama tanto in TV quanto su Twitter… E’ l’idealtipo del leader postmoderno. Identit√† fluida, niente radici o incrostazioni ideologiche, programmi e progetti on demand, plasmabili appunto in base agli istinti del momento e grande capacit√† comunicativa.¬†

E il leader oggi √® tutto. Lo dimostrano decine di ricerche e di rilevazioni pre e post voto. Non √® il partito che crea il leader e determina il suo programma. E’ il leader che crea il programma (on demand) e plasma il partito. Ci√≤ non significa che siamo destinati ai “partiti personali”, che nascono e muoiono con i propri leader. Anzi, quei partiti sono ancora pi√Ļ deboli proprio perch√© non prevedono un ricambio, una “successione”. Scelta Civica, Futuro e Libert√†, Italia dei Valori e la stessa Forza Italia cosa sarebbero/sono senza Monti, Fini, Di Pietro e Berlusconi? Niente… Il PD ha il doppio vantaggio, oggi, di essere l’unico partito “non personale” (nel senso che esisteva prima di Renzi e presumibilmente esister√† anche dopo) e di aver l’unico leader in grado di attrarre consensi in lungo e in largo. Come accade in quasi tutto l’Occidente dove i leader contano (Obama, Blair, Sarkozy, Aznar, Merkel…) ma i partiti sono quelli storici. I partiti personali¬†che nascono dalla volont√† di leader occasionali durano il tempo di un tweet…

Il fatto che il leader sia tutto √® una verit√† incontestabile oggi. Non sto dando un giudizio di valore, ma un giudizio di fatto, un’analisi neutra. Diciamo la verit√†, se la stessa proposta viene lanciata da Renzi, D’Alema, Schifani, Berlusconi e Larussa avr√† lo stesso appeal e la stessa credibilit√†? No. Oppure: le cose dette da Fini sabato scorso sono sbagliate o infondate? A mio avviso per nulla. Ma hanno avuto un grande risalto e avranno una conseguenza politica? No, perch√© le ha dette Fini. Ossia un “emittente” ritenuto ormai privo di credibilit√† a priori. Oggi in politica trionfa un errore logico: la fallacia ad personam. Non giudichiamo la proposta, o meglio la giudichiamo in base a chi la propone. E’ con questo dato di fatto che tocca fare i conti, ci piaccia o no.

Tutto ci√≤ premesso, che prospettive ha la destra italiana per tornare competitiva? Senza un nuovo leader, direi nessuna. E sottolineo “nuovo” e “leader”. Nuovo nel senso che se non del tutto¬†sconosciuto, quanto meno deve essere percepito come “non contaminato” dalla classe politica degli ultimi 20 anni. Altrimenti √® “scaduto”, come uno yogurt. Non merita neanche un minimo di attenzione (come √® successo per Fini ieri, ad esempio). Leader nel senso che deve essere un catalizzatore di consenso, un valore aggiunto per il partito (o la coalizione) e non deve apparire come un “burattino” guidato da altri (da Arcore in particolare).

Se questa √® la conditio sine qua non, al momento non c’√® via di scampo. Ci si pu√≤ scervellare per mesi per individuare una “nuova” quanto inutile piattaforma programmatica o una formula organizzativa pi√Ļ o meno originale (federazione, coalizione, ecc.). Non serviranno a niente. Oggi il brand √® il leader. E dalla sua “brand reputation” deriva tutto il resto. Dal suo rapporto col “pubblico”, immediato e diretto. Invertendo l’ordine dei fattori, ossia provando a costruire prima il partito o il programma, il risultato cambia. Inesorabilmente.¬†

Allora ben vengano Leopolde Blu, i brainstorming su valori non negoziabili, neoliberismo e neocomunitarismo, europeismo o euroscetticismo. Ma (politicamente) non serviranno a nulla. Saranno un minimo e misero “rumore” di fondo che non cambier√† di una virgola il consenso e l’attrattivit√† del centrodestra italiano.¬†Politicamente serve fare tabula rasa. Ricominciare da zero, individuando un metodo democratico e meritocratico nella speranza¬†che dal nuovo metodo emerga un nuovo leader. Da solo, senza sponsor o accordi sottobanco che lo indebolirebbero¬†immediatamente.

Serve un Renzi di destra, si. Nuovo e spregiudicato, che sfidi tutta la nomenklatura attuale del centrodestra, a partire da Berlusconi. Oggi non c’√® √® vero. Allora¬†si provi almeno a creare l’habitat, l’insieme delle precondizioni affinch√© possa nascere. Ma perch√© ci√≤ accada serve un enorme passo indietro di buona parte dei “big” del centrodestra attuale. Ci sar√† questo passo indietro? Io dico di no…E allora, palude sia.¬†

LDG

 

 

 

 

 

Democratellum: Cosa farei al posto del #M5S

Le delegazioni del Pd e del M5S si sono confrontate sulla legge elettorale. L’hanno fatto in streaming, come vuole ormai la prassi. Dir√≤ due cose al volo¬†sull’utilit√† dello streaming che per me, nelle trattative, √® tutto fuorch√© trasparenza. Al pi√Ļ √® rappresentazione (teatrale) come avviene ogni qual volta ci si trovi¬†di fronte a una telecamera. Il comportamento √® tutto fuorch√© sincero. Se c’√® la telecamera, il mio primo obiettivo √® comportarmi come gli altri (in particolare i miei elettori) vogliono che io mi comporti. Tattica o marketing dunque, non trasparenza. Reality e non realt√†. Per come la vedo io, le trattative si fanno a porte chiuse. Poi si rendono pubblici gli esiti. Accesso agli atti, non voyeurismo da Grande Fratello. In politica non tutto pu√≤ essere trasparente, mettiamocelo in testa. Talvolta perch√® sarebbe pericoloso (immaginate la diretta streaming di una riunione dei servizi segreti, o del Consiglio Supremo della Difesa, o di qualunque trattativa diplomatica), talaltra perch√© genererebbe l’effetto inverso, come nel caso di questi streaming fasulli che servono solo a gonfiarsi il petto e a far vedere agli italiani chi √® pi√Ļ bravo a vendere la sua “merce”. Trattare con posizioni radicalizzate a causa della telecamera √® di per s√© un controsenso. Torner√≤ sull’argomento, intanto vi rimando a questo articolo di Tommaso Ederoclite di ieri sera.

Scusate il “fuoripista” sullo streaming e andiamo alla trattativa. Renzi ha detto di essere possibilista sulle preferenze (ma evidentemente non ha gradito, anzi non aveva neanche capito, il sistema doppio con preferenza negativa che impatta sul risultato dei partiti), ma di non voler rinunciare alla governabilit√†, affermando – giustamente – che il sistema proposto dal M5S non la garantisce. Effettivamente, nonostante una buona¬†sovrarappresentazione dei partiti pi√Ļ grandi a causa dell’attribuzione dei seggi in¬†collegi tendenzialmente¬†“medio-piccoli”, il sistema M5S non garantisce una maggioranza certa a chi vince. Cosa che era assicurata¬†dal Porcellum e che √® mantenuta¬†dall’Italicum grazie al premio che deriva dal superamento del 37% o dalla vittoria dell’eventuale ballottaggio. Detto brutalmente: col Porcellum e con l’Italicum chi arriva primo ha una maggioranza certa, con il “democratellum” non √® detto che ci√≤ accada. Per succedere, chi vince deve prendere una marea di voti.

A dimostrazione di ci√≤, ho simulato un’elezione della Camera sulla base dei risultati delle europee, al solo scopo di verificare come si comporta il sistema elettorale, ossia quanto “filtra” nella trasformazione dai voti in seggi. Nella simulazione ho ipotizzato che i voti dei partiti siano influenzati dalle preferenze negative allo stesso modo (altrimenti la simulazione semplicemente non si potrebbe fare. Ci vorrebbe uno stregone…).

In una prima versione, il M5S aveva proposto¬†un sistema che aveva come formula il metodo d’Hondt. Con quel metodo il risultato sarebbe stato il seguente.

Simulazione M5S d'Hondt

 

Il Pd avrebbe una sovrarappresentazione cospicua, passando dal 40,8% di voti al 47,3% di seggi, ma ancora lontana dalla maggioranza parlamentare. Nella versione presentata alla Camera, il metodo d’Hondt √® stato sostituito da un altro metodo del divisore che incrementa la sovrarappresentazione per i partiti maggiori. Con tale metodo, il risultato sarebbe il seguente.

Simulazione M5S divisore corretto

 

In questo caso il Pd arriverebbe a 307 seggi, a soli 3 seggi dalla maggioranza assoluta (il computo √® fatto su 618 seggi e non su 630 perch√® sono esclusi i seggi che derivano dal voto degli italiani all’estero per i quali si¬†adotta un altro sistema). Dunque, il Partito democratico arriverebbe al 49,7%, a un pelo dal 50% + 1 dei seggi necessari per governare da solo. In compenso, tale sistema ridimensionerebbe seriamente i partiti minori. Ad esempio, NCD col 4,4% dei voti arriverebbe all’1,9% dei seggi col metodo d’Hondt e all’1,8% col metodo del divisore corretto. SEL addirittura oscillerebbe tra l’1% e lo 0,6% dei seggi.¬†

La cosa interessante √® che Renzi si √® detto disponibile a ragionare sul sistema M5S riducendo ulteriormente l’ampiezza dei collegi, ossia il numero dei seggi che essi assegnano. Perch√©, ad esempio, Roma e provincia nella formulazione attuale del M5S ne assegnerebbero 42 e per il premier tale numero allunga troppo le liste. Vero, ma riducendo ulteriormente l’ampiezza dei collegi si uccidono letteralmente i partiti minori. Probabilmente si garantisce anche la governabilit√†, sovrarappresentando enormemente i partiti maggiori. Quello che Renzi non ha considerato √® che √® vero che nell’Italicum i collegi sono pi√Ļ piccoli, ma l’attribuzione dei seggi √® su base nazionale, non di collegio. Nel sistema M5S no…e questo comporta che, rimpicciolendo i collegi, di fatto non prenderebbe alcun seggio alcun¬†partito che non sia in grado di arrivare a percentuali elevate in un singolo collegio. Il che, per capirci, favorirebbe la Lega o SVP a scapito di NCD, SEL o FDI, ossia di tutti quei partiti che hanno pochi voti e non concentrati¬†sul¬†territorio. Ci√≤ significa che se M5S accettasse la sfida, metterebbe Renzi in seria in difficolt√†. Avrebbe un sistema con liste corte, preferenze e probabile governabilit√†. Renzi sarebbe servito. NCD no…Forza Italia neanche per la contrariet√† alle preferenze. Reggerebbe l’asse delle riforme? E il governo? Chiss√†…

Solitamente non sono tenero col M5S, ma ho apprezzato il cambio di rotta. Da “setta dei giusti” si sta trasformando pian piano in un partito politico. Siede ai tavoli non (solo) per dimostrare la sua presunta superiorit√† antropologica, ma per trattare. Bene. A questo punto per√≤ vada fino in fondo. Se insiste su liste corte, preferenze e attribuzione dei seggi a livello di collegio…magari qualche grattacapo lo crea. E a quel punto se il premier si tira indietro M5S pu√≤ tornare a “tuonare”, la specialit√† della casa….

LDG