Reato di negazionismo. Anzi no.

Schermata 2015-02-13 alle 16.55.18

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi facciamo fact checking

L’altro ieri il Senato ha approvato il DDL noto a tutti per l’introduzione del reato di negazionismo. Diversi quotidiani online hanno titolato così.

Lo stesso sito del Senato riporta questa dicitura:

Schermata 2015-02-12 alle 11.48.43

 

 

E queste sono le parole usate dal Presidente Grasso (magistrato e uomo di legge) nel suo comunicato ufficiale:

Schermata 2015-02-12 alle 11.54.01

 

 

Tutto chiaro quindi: il codice penale presto sarà arricchito di un nuovo reato, quello di negazionismo.

Neanche per idea…

In realtà, il DDL approvato introduce solo un’aggravante per reati già previsti dal 1975 (e modificati nel 2006), ossia pene per:

a) chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga pubblicamente a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) chi, in qualsiasi modo, istiga pubblicamente a commettere, o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

c) chi promuove, dirige o prende parte in ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Per tutti costoro, dice il DDL, la pena è aumentata se chi propaganda, istiga o incita pubblicamente lo fa sulla base della negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra.

Ergo, non è previsto alcun reato di negazionismo (e personalmente sono d’accordo: la verità storica non si accerta a colpi di codice penale. Peraltro eravamo tutti #Charlie fino a qualche giorno fa…sarebbe clamoroso perseguire un’opinione) bensì un’aggravante per reati già previsti da 40 anni. Tradotto: se qualcuno scrive su Facebook: “L’olocausto non è mai esistito, ma dovremmo realizzarlo. Perché quella è una razza inferiore e dobbiamo sbarazzarcene”, è perseguibile perché istiga, negando. Se invece scrive: “L’olocausto non è mai esistito, è un’invenzione degli ebrei” non è perseguibile perché nega, ma non istiga.

Eppure…questo DDL passerà (ed è già passato, come si è visto) come il DDL che introduce il reato di negazionismo. Perché la politica preferisce far passare questo messaggio. Anziché prendersi la responsabilità di dire: “Abbiamo preferito l’aggravante al reato, perché due settimane fa eravamo tutti #Charlie e lo rivendichiamo con forza. E perché la storia non si fa nei tribunali”.

Perché lo fa? Perché il politicamente corretto, nella sua schizofrenia, impone di difendere il diritto di satira (e di opinione), ma impone anche il suo contrario, a seconda dei casi. E, quando diventerà legge, questa sottile e voluta disinformazione sarà resa impenetrabile dalle solite fanfare del politicamente corretto.  E (quasi tutti) saranno pubblicamente orgogliosi di aver introdotto il nuovo reato. E privatamente orgogliosi di non averlo fatto. Siamo alle “virtù private” e ai “vizi pubblici”, ribaltando la nota formula di Mandeville.

Perché ho scritto questo post? Per tre ragioni:

1. Quando abbiamo la possibilità di verificare l’attendibilità di una dichiarazione pubblica, facciamolo. “L’ha detto la televisione” come attestato di veridicità lo poteva dire mia nonna, non noi. 

2. Quando il discorso pubblico diventa discorso “da bar dello sport” (e tale è oggi, peraltro aperto 24 ore su 24 grazie ai Social Network), tutto viene sintetizzato e semplificato ad uso dei “clienti del bar”, che saremmo noi. Ma sintetizzare e semplificare non vuol dire modificare o stravolgere. Quello si può accettare dai clienti del bar, non da chi gli fornisce il materiale su cui sparlare… 

3. Perché è ora che la politica torni a prendersi le sue responsabilità e smetterla di dire una cosa e di farne un’altra, giocando sulla buona fede e sull’ignoranza dei clienti dei bar e sfruttando la loro compiacenza. Tornate a essere classe dirigente e non classe “diretta” dai nostri umori! Spiegate perché è meglio l’aggravante del reato. Perché è davvero meglio (almeno per me), eppure non avete il coraggio di rivendicare neanche una posizione condivisibile solo perché è più facile (e comodo) far passare il contrario. E non capite che tutto ciò alimenta un sistema autodistruttivo, incoerente, falso e disinformato che ha una prima grande vittima: proprio la politica, nel pieno della sua “cerimonia cannibale” (cit. Salmon), in cui i politici sono allo stesso tempo i performer e le vittime. “Divorati dal loro stesso divoramento”.

E infatti…è diventata più credibile la parodia di Razzi.

LDG

#M5S e il voto segreto: il battesimo della politica

L’iter parlamentare della riforma del Senato ci ha rivelato, tra le altre cose, una nuova versione del Movimento 5 Stelle. Una versione che definirei “normalizzata”.

Il (non)partito, col (non)statuto, che porta in Parlamento cittadini e non onorevoli e che non ha leader se non un megafono (magari con un vago accento genovese), sta finalmente rendendosi conto che la politica ha le sue regole di funzionamento. E allora, dapprima ha iniziato a “parlare” con la maggioranza (rigorosamente in streaming per ragioni di “finta” trasparenza) e poi, per metterla in crisi quella maggioranza, ha avviato una vera e propria crociata per il voto segreto al Senato. Avete capito bene, per il voto segreto.

Ma come…non era questa la posizione del M5S sul voto segreto?

Schermata 2014-07-31 alle 14.35.56

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si, era questa. Almeno quando il voto palese era fondamentale per non rischiare di “salvare” Berlusconi dalla decadenza. Oggi che il “rischio” è quello di impallinare Renzi, il voto segreto va benissimo così. Non c’è nulla di più trasparente del voto segreto! E quell’oscuro, torbido, Presidente Grasso è il nuovo nemico da abbattere perché non vuole concederlo.

Per quanto la contraddizione sia fin troppo evidente, sono personalmente lieto di questa metamorfosi. Anche i “cittadini” stanno finalmente rendendosi conto che quando si fa politica…si fa politica. E che il voto deve essere palese (o segreto) a seconda delle convenienze di chi lo propone. Inutile girarci intorno. 

Peraltro, come già detto per lo streaming, se per trasparenza intendiamo prima di tutto un comportamento sincero degli attori politici, il voto segreto garantisce più trasparenza del voto palese. Non a caso si parla di “franchi tiratori”, non di “falsi tiratori”… Esattamente come la trasparenza è più garantita da una trattativa a porte chiuse e senza diretta streaming. Il voto palese, come un incontro davanti a una telecamera, altera il comportamento e ci fa agire sulla base di ciò che gli altri si attendono da noi. Che siano elettori o gruppi parlamentari.

Semplice e…trasparente. Detto questo, benvenuti, cari “cittadini” del Movimento 5 Stelle, nel mondo della politica. Se lavorate anche alla “successione” del leader (pardon, megafono) potreste anche durare. Intanto darei una “limatina” al concetto di trasparenza: ok all’ accessibilità totale agli atti e ai documenti. Ma processi e comportamenti sono un’altra cosa e spesso più sono visibili, meno sono trasparenti (ossia sinceri), a meno che non si arrivi alle telecamere nascoste… 

LDG

 

 

Sicilia (in)felix per il #M5S

La Sicilia sta diventando una costante per il Movimento 5 Stelle. In Sicilia, alle elezioni regionali, si è certificato il boom del movimento e ieri, a causa di due candidati siciliani alla presidenza del Senato, si è certificato il primo serio “scricchiolio” dei senatori “grillini”. Grillo l’aveva detto che quell’art. 67 della Costituzione non gli piaceva affatto: lasciare libertà di pensiero e azione ai parlamentari, senza una disciplina di partito, rischia di mettere a repentaglio la compattezza delle sue truppe. E ieri, al primo tentativo, si è verificata una seria spaccatura. Immancabile è arrivata la scomunica del leader dal suo blog, che se l’è presa anche con la prassi del voto segreto. Perché loro sono per la trasparenza…d’altronde, tutti abbiamo visto in diretta streaming la riunione del loro gruppo al Senato, così come tutti abbiamo visto i primi incontri degli onorevoli (pardon, cittadini) neo eletti. Ah, no, scusate la diretta streaming non c’era. Ma non l’avrò trovata io, evidentemente non sono pratico del web.

Il commento più significativo di ciò che è avvenuto ieri forse è quello che riporta Fabrizio Roncone oggi sul Corriere citando il senatore Cioffi: “la verità è che noi siamo come dei bambini…bambini che non hanno esperienza”. Già, in parte ce l’aspettavamo.

Ieri notte però il loro “megafono” ha tuonato: “Nel codice di comportamento del M5S è scritto: votazioni in aula decise a maggioranza dai parlamentari. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Suona già come nuove epurazioni in arrivo, il gruppo M5S al Senato potrebbe assottigliarsi fin da subito. D’altronde, i bambini vanno educati finchè si è in tempo…

E’ probabile che questo precedente porti a serrare i ranghi in vista delle scelte future. Ma sarà in ogni caso un processo doloroso. I cittadini con lo zainetto e la bici parcheggiata in piazza Montecitorio dovranno prendere atto, e di corsa, che la politica è anche strategia, tattica, guerra di posizione e che ciò comporta spesso segretezza, incoerenza e coscienze tutt’altro che libere. E capiranno che un movimento che ormai rappresenta quasi 9 milioni di italiani non può resistere senza un’organizzazione interna. La complessità implica organizzazione. Senza organizzazione le strade sono due, o si implode per anarchia o si sfocia nella dittatura del leader. E mi pare evidente che entrambe le possibilità, a questo punto, siano ben avviate.

LDG