Sicilia (in)felix per il #M5S

La Sicilia sta diventando una costante per il Movimento 5 Stelle. In Sicilia, alle elezioni regionali, si è certificato il boom del movimento e ieri, a causa di due candidati siciliani alla presidenza del Senato, si è certificato il primo serio “scricchiolio” dei senatori “grillini”. Grillo l’aveva detto che quell’art. 67 della Costituzione non gli piaceva affatto: lasciare libertà di pensiero e azione ai parlamentari, senza una disciplina di partito, rischia di mettere a repentaglio la compattezza delle sue truppe. E ieri, al primo tentativo, si è verificata una seria spaccatura. Immancabile è arrivata la scomunica del leader dal suo blog, che se l’è presa anche con la prassi del voto segreto. Perché loro sono per la trasparenza…d’altronde, tutti abbiamo visto in diretta streaming la riunione del loro gruppo al Senato, così come tutti abbiamo visto i primi incontri degli onorevoli (pardon, cittadini) neo eletti. Ah, no, scusate la diretta streaming non c’era. Ma non l’avrò trovata io, evidentemente non sono pratico del web.

Il commento più significativo di ciò che è avvenuto ieri forse è quello che riporta Fabrizio Roncone oggi sul Corriere citando il senatore Cioffi: “la verità è che noi siamo come dei bambini…bambini che non hanno esperienza”. Già, in parte ce l’aspettavamo.

Ieri notte però il loro “megafono” ha tuonato: “Nel codice di comportamento del M5S è scritto: votazioni in aula decise a maggioranza dai parlamentari. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Suona già come nuove epurazioni in arrivo, il gruppo M5S al Senato potrebbe assottigliarsi fin da subito. D’altronde, i bambini vanno educati finchè si è in tempo…

E’ probabile che questo precedente porti a serrare i ranghi in vista delle scelte future. Ma sarà in ogni caso un processo doloroso. I cittadini con lo zainetto e la bici parcheggiata in piazza Montecitorio dovranno prendere atto, e di corsa, che la politica è anche strategia, tattica, guerra di posizione e che ciò comporta spesso segretezza, incoerenza e coscienze tutt’altro che libere. E capiranno che un movimento che ormai rappresenta quasi 9 milioni di italiani non può resistere senza un’organizzazione interna. La complessità implica organizzazione. Senza organizzazione le strade sono due, o si implode per anarchia o si sfocia nella dittatura del leader. E mi pare evidente che entrambe le possibilità, a questo punto, siano ben avviate.

LDG

 

Perchè Grillo e il M5S possono solo crescere (stando così le cose…)

Qualche giorno fa ho scritto qui sul blog che l’elezione siciliana non sarebbe stata un “big bang” della politica in termini di conseguenze sull’offerta elettorale dei partiti “tradizionali” e che invece avrebbe potuto segnare una grande novità in termini di esplosione del Movimento 5 Stelle. Credo che i fatti mi abbiano dato ragione. PD e PDL non hanno fatto derivare dall’elezione siciliana nessuna particolare novità in termini di strategie e di alleanze, è tutto ancora in fase magmatica. Mentre il M5S primo partito nella regione tradizionalmente più conservatrice e più follower delle tendenze di voto nazionali fa notizia, eccome.

Oggi però vorrei concentrarmi su un aspetto in particolare che fino ad oggi nessuno ha rilevato in maniera sostanziale. Gli ultimi sondaggi danno il M5S intorno al 18-19% a livello nazionale. Se fino a qualche giorno fa qualcuno riteneva che questo gradimento non fosse equivalente a una vera e propria intenzione di voto, dopo l’elezione siciliana i dubbi si sono sciolti. Quel potenziale è reale e a mio avviso, se le cose non cambiano sensibilmente, può soltanto crescere. E la ragione è molto semplice. Grillo non cresce solo per la crisi conclamata della politica e del sistema partitico della Seconda Repubblica, accompagnato dalle politiche impopolari di “Rigor Monti” che aiutano ad aggregare la “protesta”. Grilo cresce, e lo fa in maniera dirompente, quando scende in campo e in prima persona e fa campagna elettorale. La Sicilia è emblematica da questo punto di vista. Fino al 10 ottobre scorso, i sondaggi davano il candidato del M5S oscillante tra il 6 e il 9%. Dopo l’arrivo a nuoto di Beppe Grillo e il suo tour elettorale dell’isola i voti si sono raddoppiati se non triplicati, fino ad arrivare al 18%. Cosa può significare tutto ciò in termini di elezioni politiche? Nessuno ci ha riflettuto seriamente, ma questo aspetto è devastante. Oggi il M5S è vicino al 20% nei sondaggi a livello nazionale senza avere la minima visibilità mediatica. Certo, è molto attivo sul web ed è chiamato in causa spesso dalle trasmissioni televisive di approfondimento. Ma la sua visibilità è nulla rispetto alle presenze continue e massicce dei partiti tradizionali in TV e sugli organi di stampa. E’ una scelta antisistema e anticasta anche questa: evitare di essere percepiti come “chiacchieroni” da salotto che “rubano” super stipendi, sperperano fondi pubblici, parlano di cose che “la gente non capisce” e non decidono nulla per il bene del paese. Ed è, ovviamente, anche una scelta tattica per evitare confronti diretti ed eventuali domande scomode dei giornalisti che infatti sono uno dei “nemici” principali di Beppe Grillo. Fatto sta che, a fronte di una classe politica onnipresente sui media, Grillo e i suoi sono pressoché assenti dai mezzi di informazione tradizionali. Eppure, ripeto, sono intorno al 20% nelle intenzioni di voto. Cosa può succedere allora tra due mesi quando Grillo inizierà il tour elettorale dell’intera penisola? Se dovesse replicarsi l’effetto che ha avuto in Sicilia, prepariamoci davvero al Big Bang…

 

LDG