#Triton è tra le tendenze su Twitter: Missione compiuta.

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Di politiche di immigrazione e di asilo dell’UE si parla da una vita. Quando entrò in vigore l’accordo di Schengen (e venne integrato nel Trattati di Amsterdam) divenne necessario iniziare a pensarci: le frontiere interne cadevano, quelle esterne diventavano comuni. Tradotto: è almeno dalla fine degli anni ’90 che aspettiamo una politica comunitaria su questi temi.

Ieri Matteo Renzi, alla fine del Consiglio UE straordinario, ha detto: “Per la prima volta c’è una strategia europea. E’ cambiato l’approccio al problema dei migranti”. Sarà vero? Io ho molti dubbi al riguardo.

Intanto cerchiamo di capire com’è finito il vertice dei capi di Stato e di governo di ieri. Vertice che lavorava su un piano di 10 punti stilato dalla Commissione UE pochi giorni prima.

Il successo più “sbandierato” da tutti è l’incremento di risorse per l’operazione Triton, che dovrebbe avere a disposizione circa 120 milioni di euro: l’equivalente del costo di Mare Nostrum. Dunque, almeno su questo fronte, si realizza un minimo di “burden sharing”, cioè di condivisione degli oneri: non pagherà più solo l’Italia.

Tuttavia, è a tutti noto che il coordinamento delle operazioni in mare si è complicato, così come risulta molto più complicato svolgere indagini successive alle tragedie: con imbarcazioni estere, coordinatori stranieri, sede di Frontex a Varsavia…

In ogni caso, ben venga almeno la redistribuzione degli oneri finanziari. Il problema è che il Consiglio di ieri si è fermato lì. Nel senso che tutto il resto è un insieme di “buone intenzioni” e di procedure da mettere in campo in un periodo non proprio brevissimo. Come dire, “Consiglio urgente, ma soluzioni con comodo” (ed eventuali, aggiungerei).

E non è un caso che sia finita così, anzi era prevedibilissimo. Se dal 1997 ad oggi la comunitarizzazione delle politiche di immigrazione e di asilo ha proceduto ad andatura molto lenta ci sarà un perché. E se, ancora oggi, in quelle materie il Consiglio decide all’unanimità dei suoi componenti (cioè 28 governi su 28 devono essere d’accordo), è facile spiegare perché “la montagna abbia partorito un topolino” come scrive oggi Vittorio Emanuele Parsi sul Sole 24 Ore.

Se a ciò aggiungiamo che le posizioni dei singoli Stati membri dell’UE non emergono mai dai verbali delle riunioni del Consiglio, tutto diventa ancor più comprensibile. E qui apriamo il solito capitolo – a me tanto caro – della realtà mediaticamente costruita. 

Perché si è svolto il Consiglio UE ieri? Per risolvere un problema urgente o per far vedere che si vuole risolvere un problema urgente? “La seconda che hai detto” (cit.). Cioè, posto che l’opinione pubblica internazionale è in un triangolo emotivo micidiale – tra immagini di morti in mare, paure di sbarchi di terroristi e una generica paura di un’invasione straniera molto gonfiata nei numeri dall’impatto mediatico – era necessario far vedere che tutt’Europa fosse sensibile al dramma in corso.

Far vedere significa:

– convocare il Consiglio d’urgenza;

– aprirlo col minuto di silenzio;

– introdurlo con parole commoventi di Schulz, Tusk & Co.;

– chiuderlo sbandierando i fondi triplicati per Triton e tutti gli annunci di grandi operazioni (che molto verosimilmente non vedremo mai).

– approvare una dichiarazione pubblica da aprirsi rigorosamente con queste parole (e da far riprendere da tutti i giornali europei): “La situazione nel Mediterraneo è drammatica. L’Unione europea si adopererà con ogni mezzo a sua disposizione per evitare ulteriori perdite di vite umane in mare e per affrontare le cause profonde dell’emergenza umana a cui stiamo assistendo, in cooperazione con i paesi di origine e di transito. La nostra priorità immediata è evitare altre morti in mare“.

Il tutto con una copertura mediatica mostruosa, ovviamente. Il vero segreto del “successo”.

Poi c’è tutta la parte da non far vedere:

– dichiarazione finale da cui non emergono le posizioni dei governi;

– processo istituzionale bloccato dal voto all’unanimità;

– interessi nazionali che prevalgono di gran lunga su quelli dell’Unione: guai a prenderci in carico i rifugiati altrui…;

– incapacità manifesta di agire, specie in questi settori, in situazioni di emergenza.

Lo spettacolo è andato in scena, dunque. La foto di rito, come sempre, è stata fatta. Preceduta dall’immancabile minuto di silenzio. Fiumi di parole di vicinanza, commozione e solidarietà sono state spese. #Triton è nella top ten tra le tendenze di Twitter. Per oggi è davvero tutto ok.

La classe politica europea ha fatto il suo dovere: quello di mettersi in posa per le foto, rilasciare interviste e sparare comunicati stampa a raffica con faccia contrita e grande commozione.

Ora non resta che attendere i prossimi naufragi. Con la certezza che, se non ci fossero le telecamere a immortalarli, non avremmo neanche Consigli straordinari da convocare.

LDG

#BossiFini. E’ ripartito il Festival della disinformazione

Dopo i tragici fatti di Lampedusa, la legge Bossi-Fini è diventata immediatamente il capro espiatorio “lava coscienze”, la scorciatoia cognitiva alla quale addossare le colpe della tragedia senza particolari sforzi di analisi o di strategia. In questi casi serve sempre un “nemico ideologico” a cui affibbiare tutto il male del mondo e, sulla scia dell’onda emotiva generata dalle centinaia di vittime, quella legge “razzista”, “liberticida”, “discriminatoria” e chi più ne ha più ne metta, era un obiettivo alla portata di mano.

Rimando ai miei post precedenti per la ricostruzione di quei giorni. Oggi mi occuperò solo dell’ultima follia, quella innescata dai media nostrani dopo l’approvazione della mozione congiunta del Parlamento europeo a Strasburgo, mercoledì pomeriggio. Il nuovo trip nasce da un’Ansa quanto meno sui generis, che recita quanto segue:

(ANSA) – STRASBURGO, 23 OTT – Il Parlamento Ue ha approvato oggi una risoluzione bipartisan sui flussi di migranti nel Mediterraneo dopo la tragedia di Lampedusa in cui si chiede tra l’altro di “modificare o rivedere eventuali normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare”, un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini.

Evidentemente, l’inviato Ansa, anche per rendere più notiziabile l’avvenimento in Italia, ha deciso di non riportare semplicemente la notizia dell’approvazione della mozione, bensì di aggiungerci una sua interpretazione, del tutto arbitraria e totalmente errata, che ha immediatamente generato 24 ore di caos disinformativo in Italia. Da quel momento, infatti, è partito il festival dell’imprecisione e quasi tutti i quotidiani – online e cartacei del giorno dopo – hanno preso per buona quella interpretazione e hanno ripreso, con gusto, l’impallinamento della Bossi-Fini.

Proverò, come sempre inutilmente, a far capire come stanno realmente le cose.

Nel testo della mozione ci sono solo due riferimenti espliciti all’Italia e sono di plauso, per l’avvio dell’operazione Mare Nostrum” e per gli sforzi compiuti a Lampedusa.

La parte della risoluzione che mirerebbe implicitamente a colpire la Bossi-Fini, invece, è palesemente diretta ad altri Stati membri e all’UE che deve rivedere la Direttiva 2002/90. Non può essere diretta alla nostra legge sull’immigrazione semplicemente perchè essa prevede, sin dal 1998, che “non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno” (art. 12, comma 2 del T.U. sull’immigrazione). Viceversa, la Direttiva direttamente chiamata in causa lascia margine di discrezionalità agli Stati membri sul punto. Dunque, qualche Stato membro avrà deciso di sanzionare anche i soccorsi, ma non certo noi…

Questo nuovo “trip” nasce dal fatto che, dopo il disastro di Lampedusa, in diverse trasmissioni di approfondimento (un parolone in questo caso…) ci si lamentava del fatto che, a causa della Bossi-Fini, i soccorritori di Lampedusa avevano paura di essere condannati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. E nessuno, ripeto nessuno, ha obiettato che le cose non stanno affatto così. Non solo non è reato soccorrere, è reato non soccorrere…Ahimé, anche dopo l’approvazione della mozione di mercoledì è passata quella linea, al punto che ancora oggi Bonanni, su Repubblica, sostiene che il Parlamento “ha chiesto l’abolizione della Bossi-Fini là dove considera un reato il soccorso in mare degli immigrati irregolari”. D’altronde, Repubblica ha raccolto oltre 100 mila firme per far abolire la Bossi-Fini a causa del reato di immigrazione clandestina, ignorando che quel reato é stato introdotto 7 anni dopo…

Ma tutto questo era talmente prevedibile che lo scorso 11 ottobre mi ero permesso di fare questa previsione, su Facebook…

 

FB Lampedusa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos’altro dire…Io ero a Strasburgo in quei giorni, quella mozione l’ho vista crescere e approvare. E per fortuna ho visto, da parte del Parlamento europeo, un approccio realistico e non improntato su battaglie ideologiche e disinformative che invece, ahimè, continuano a dominare il dibattito pubblico in Italia.

Studiate, vi prego. L’informazione non si fa copiando un’agenzia…

LDG

 

Abolita la Bossi Fini! No, un pezzo…anzi niente

Prometto che tra qualche giorno mi placo…un altro po’ di pazienza.

La nuova puntata della telenovela “Bossi Fini” ha visto, ieri notte, l’approvazione in Commissione al Senato di un emendamento per abolire l’art. 10 bis del T.U. sulla disciplina della condizione giuridica dello straniero (d.lgs 286/1998). Qualche giorno fa ho scritto che la legislazione italiana in materia di immigrazione è sempre stata “necessitata”, ossia motivata da fattori esterni, spesso traumatici. E noi, che siamo un paese tradizionalista, non potevamo farci scappare quest’occasione per ribadire il concetto: guai ad affrontare un problema complesso con competenza, senza clamore e senza ideologismi! Viva le bandiere, viva il “tempo reale” e viva l’improvvisazione!!! Quasi quasi arrivava prima il tweet dell’emendamento…

E allora, nel giro di una notte, senza che ne fosse informato probabilmente neanche il Premier (di sicuro non lo era il Ministro dell’Interno che dovrebbe avere una certa voce in capitolo…), si avvia, in tutta fretta e senza valutare le conseguenze, un percorso di riforma della legge sull’immigrazione e della gestione dei richiedenti asilo. Questo secondo aspetto è davvero clamoroso, anche se ovviamente ha meno visibilità sui media perché la lettera scarlatta è stata affibbiata al reato di immigrazione clandestina e tutto il resto passa in secondo piano. La questione del diritto di asilo è molto interessante perché è da oltre 15 anni che si cerca di legiferare in materia, ma a destra come a sinistra, si è sempre preferito glissare per evitare che l’Italia diventasse un paese di richiamo non solo dei migranti che si spostano per ragioni economiche, ma anche dei richiedenti asilo. Non è un caso se l’Italia ogni anno ospita un numero di rifugiati molto inferiore rispetto a Germania, Francia o Regno Unito. Semplicemente perché in quei paesi c’è da decenni una legislazione compiuta, che li tratta meglio… Addirittura, la Germania di fatto impose in Europa le direttive che hanno messo fine al cosiddetto asylum shopping, ossia alla possibilità di entrare in un Paese ma chiedere asilo in un altro. Proprio per evitare che le nostre frontiere “groviera” diventassero un loro problema anche sul fronte dei richiedenti asilo.

Ma torniamo al reato di clandestinità. Dopo giorni in cui esso ha rappresentato l’emblema della Bossi Fini, ieri qualcuno ha iniziato curiosamente a scoprire che in realtà con la Bossi Fini non c’entra nulla. Mentana si è corretto durante il TG, Repubblica e Corriere hanno finalmente scritto nei propri articoli che è stato introdotto nel 2009 (e non nel 2002). Insomma, nella confusione generale ha iniziato a farsi strada, zitto zitto, un pezzo di verità. Con qualche chicca niente male a dire il vero, tipo quella di Repubblica, dove si legge che tale reato sarebbe stato “introdotto dalla legge 94 del 2009 in materia di pubblica sicurezza, a modifica della legge 286 del 1998, la cosiddetta Bossi-Fini“. Addirittura, secondo Repubblica, la Bossi Fini alla fine è stata approvata dal governo Prodi nel 1998…Ha del clamoroso tutto ciò!!! 

La verità è che nell’isteria collettiva si perdono di vista anche le cose più semplici e si naufraga nell’ignoranza… E, molto semplicemente, il reato di immigrazione clandestina, approvato nel pacchetto sicurezza del 2009, ha aggiunto al T.U. sull’immigrazione un articolo, il 10 bis. E il T.U. altro non è che la Legge Turco Napolitano (quella sì è del 1998), modificata in parte dalla Bossi Fini nel 2002 e in parte appunto dal pacchetto sicurezza nel 2009. Dunque, se proprio si volesse usare la (il)logica fin qui dominante nel dibattito pubblico, si potrebbe sinterizzare così, usando le parole scelte da Repubblica per un’inutile e sbagliata raccolta di firme (sfido i 50 mila firmatari a trovare l’art. 10 bis nel testo della Bossi Fini..): stanno per abolire il reato di immigrazione clandestina, una norma indegna della legge Turco Napolitano

Ora attendo con ansia le reazioni dell’Europa. Perché se è vero che sulla scia dell’onda emotiva ieri a Strasburgo è stato dato avvio ad una serie di “aiuti” all’Italia, è anche vero che ci hanno sempre considerati un problema per via degli scarsi controlli, non per via del reato di clandestinità (non a caso previsto anche in Germania, Francia e Regno Unito). E, sempre nell’ignoranza generale, ricordo che qualche giorno fa è stato citato un rapporto di Christopher Chope del Consiglio Europeo, presentato sui nostri giornali come un duro colpo alla “Bossi Fini” e dunque come una sorta di “manifesto umanitario” contro una norma simil-nazista. E invece, curiosamente, quel rapporto dice sì che la nostra legislazione è insufficiente, ma perché la reputa debole nel controllo delle frontiere e dei flussi… Guarda un po’… Ma l’Europa può stare tranquilla, ora risolveremo tutto abolendo il reato di clandestinità.  Tutto cambierà e avremo un controllo delle frontiere da fare invidia al mondo!

LDG

 

Gennaro Peggiore e l’isteria collettiva sulla #BossiFini

Il messaggio alle Camere di Giorgio Napolitano ieri ha generato, tra le varie reazioni e conseguenze, anche una nuova scarica di “pallettoni” sulla Bossi-Fini. Il combinato disposto tra la strage di Lampedusa e il sovraffollamento delle carceri non poteva far passare indenne il feticcio ideologico (bipartisan) della legge sull’immigrazione del 2002. L’associazione logica tra la Bossi Fini e l’affollamento carcerario è data ovviamente dal famigerato reato di immigrazione clandestina, per il quale oggi Repubblica ha anche lanciato in pompa magna una raccolta di firme per l’abolizione della Bossi-Fini. Allo stato attuale sono oltre 30 mila coloro che “ci sono cascati”, dato che nella Bossi-Fini il reato di immigrazione clandestina non c’è, perché è stato introdotto nel T.U. che disciplina la condizione giuridica degli stranieri ben 7 anni dopo…

Ciò premesso, bisognerebbe capire se i numeri corroborano la logica, ossia se questo maledetto reato di immigrazione clandestina (presente anche in Germania, Francia e Regno Unito) abbia di fatto riempito le carceri di cittadini stranieri. Lo  sostengono in molti, tra cui ieri sera Gennaro Migliore a Linea Notte. Poi, su Twitter, in uno scambio col sottoscritto ha fatto finta di non capire che la Bossi Fini non c’entra nulla…Ma ormai la valanga mediatica è partita, per cui è inutile sottilizzare. E’ come la pedonalizzazione dei Fori a Roma: non sono mai stati pedonali, ma ormai per tutti lo sono…”Una bugia detta una volta resta una bugia, detta 100 volte diventa una verità”, diceva qualcuno…

Torniamo a noi. Il primo dato da considerare è quello della popolazione straniera nelle carceri. Effettivamente c’è una grande crescita negli anni: i detenuti stranieri erano 5 mila nel 1991, oggi sono oltre 23 mila. Ma questa crescita è collegata alla Bossi-Fini, o meglio all’introduzione del reato di clandestinità del 2009? Vediamolo nel grafico che segue:

Diapositiva2Come si evince dal grafico, la crescita dei detenuti stranieri è costante negli anni, con l’unica eccezione tra 2006 e 2007 a causa dell’indulto. Non c’è alcun picco particolare successivo al 2002, ma soprattutto c’è un’inversione di marcia a partire dal 2010, ossia un anno dopo l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (anno contrassegnato dalla retta verticale inserita nel grafico). Anche se vediamo il dato in percentuale, ossia quanti detenuti stranieri vi sono nelle nostre carceri in rapporto al totale dei detenuti, il risultato non cambia:

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Il trend di crescita è costante e si conferma un’inversione proprio a partire dal famigerato 2009.

Nessuno considera che l’incremento della popolazione straniera nelle carceri possa essere legata ad un altro, per quanto banale, fattore. Ossia che gli stranieri sono incrementati costantemente nel corso degli anni, come dimostrato da questo terzo grafico:

Diapositiva1Anche in questo caso c’è una sola inversione del trend dovuto in realtà all’esito del censimento 2011. Per il resto, siamo passati, dal censimento del 1991 ad oggi, da circa 1 milione di stranieri residenti a circa 4,5 milioni. Se gli stranieri sono passati dal rappresentare l’1% all’8% della popolazione totale in Italia, ciò ovviamente ha una ricaduta sulle probabilità di commettere reati.

A questo punto l’unico, ultimo, appiglio per coloro che ritengono che gli stranieri finiscano in carcere a causa del reato di clandestinità è fare un rapporto tra il totale degli stranieri presenti in Italia e il totale dei detenuti stranieri, per verificare se quella probabilità è aumentata dal momento dell’introduzione del reato di clandestinità. Ecco il risultato:

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Come si vede dal grafico, se nel 2001 i detenuti rappresentavano l’1,2% della popolazione straniera residente, oggi costituiscono lo 0,5%. Con un forte calo, iniziato proprio nel 2001 e di certo non invertito né dalla Bossi-Fini, né dal pacchetto sicurezza del 2009.

Ricapitolando, dunque. La popolazione straniera detenuta nelle nostre carceri costituisce oggi il 35% dei detenuti totali. Non sono pochi gli stranieri in carcere, non c’è dubbio. Ma se tale numerosità fosse legata alla Bossi-Fini, o alla pacchetto sicurezza, avremmo dei picchi significativi dopo il 2002 e ancor di più dopo il 2009. Tali picchi non ci sono, anzi, dal 2009 c’è un’evidente inversione di tendenza.

Resta un ultimo test, il più banale di tutti, per confermare o confutare la tesi per cui il reato di immigrazione clandestina abbia affollato le carceri, ossia capire quanti stranieri sono detenuti per quello specifico reato. Anche in questo caso, lo facciamo dire ad un grafico, le immagini spesso valgono più di mille parole…

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Tutto ciò premesso, ci tengo a dire che, come sempre, io contesto il metodo, non la sostanza. Non sto dicendo che il reato di immigrazione clandestina sia una cosa buona o cattiva. Sto dicendo che la tesi per cui il sovraffolamento delle carceri dipenda dalla Bossi-Fini – come sostiene mezzo mondo – è una tesi del tutto infondata. Sia perchè la Bossi-Fini non c’entra nulla col reato di immigrazione clandestina, sia perché quest’ultimo ha un incidenza sui detenuti stranieri pari al 3%.

Detto questo, prepariamoci tutti ad altre meravigliose giornate infarcite di cazzate basate sul nulla, ma con un enorme clamore mediatico…Nella speranza che chi di dovere stia lavorando sul serio per la risoluzione dei problemi anziché per avere pochi minuti di visibilità sui media nella gara a chi “la spara più grossa”.

P.S.: qualora qualcuno volesse replicare la mia indagine, i dati utilizzati sono di Istat e del Ministero della Giustizia.

LDG

Caccia alle streghe: è l’ora della #BossiFini

La storia della legislazione italiana in materia di immigrazione è puntellata di tragedie ed eventi traumatici. Spesso in letteratura si è parlato di “legislazione necessitata”, ossia di interventi privi di capacità strategica e di riflessioni “a freddo”, e dotata invece di grande “urgenza mediatica”. A dire il vero, permettetemelo, questa è la costante della nostra politica su tutti i fronti: ci si attiva solo quando un problema “fa notizia” e, sotto la pressione dell’opinione pubblica, si mette mano in tutta fretta all’impianto normativo, spesso mettendo toppe che sono peggio del buco.

Anche la vicenda di Lampedusa ha ovviamente messo in fibrillazione tutta la classe politica, in particolar modo il centrosinistra che non vedeva l’ora di buttare la croce addosso alla tanto detestata (per ragioni ideologiche e simboliche) legge Bossi-Fini. In particolar modo, ha destato scalpore il fatto che i superstiti del naufragio siano stati indagati per il reato di immigrazione clandestina, a detta di tutti (politici, giornalisti e a quanto pare anche del magistrato che ha avviato l’indagine…) introdotto dalla Bossi-Fini. Ovviamente non è così, il reato di immigrazione clandestina è stato introdotto nel 2009 col c.d. “pacchetto sicurezza”, mentre la legge incriminata è del 2002, ben 7 anni più vecchia. Ma chi se ne frega, quella legge è nata tra le contestazioni e deve morire tra le contestazioni, anche laddove non ha colpe. In Italia funziona così, da una parte e dall’altra. E’ una “norma manifesto”, che serve a destra per far finta di avere a cuore la sicurezza e la legalità e a sinistra per far finta di avere a cuore solidarietà ed equità. E allora, facciamo anche finta che abolendo la Bossi-Fini non avremo più morti sulle nostre coste. Magari qualcuno ci crede…

P.S. 1) La Bossi-Fini tecnicamente non si può abolire perché è intervenuta a modificare il T.U. sull’immigrazione, che deriva dalla legge Turco-Napolitano del 1998. Dunque, più precisamente, si dovrebbe parlare di modifiche al T.U., che probabilmente significa rimettere mano anche a norme volute dall’attuale Presidente della Repubblica. Ma questo non si sappia in giro, non si può contestare il Presidente, neanche per finta…

P.S. 2) Il T.U. sull’immigrazione ha 15 anni, comprendendo le modifiche della Bossi-Fini ne ha comunque 11. Va senz’altro aggiornato. La mia non è la difesa d’ufficio di una norma, è la denuncia di un metodo.

LDG

American Spirit

No, non sto facendo pubblicità a una marca di sigarette. Parlerò di immigrazione, ma anche di capacità di competere nel mondo globalizzato. E non parlerò di Calderoli e dei suoi oranghi, bensì di Obama e della sua Immigration Reform.

Ieri sera mi ha molto colpito un tweet della Casa Bianca, il seguente:

USA Tweet

Un tweet del genere non può lasciare indifferente alcun italiano, diciamo la verità. C’è mai stato – e mai ci sarà – un governo nostrano in grado di scrivere una cosa del genere? “I migliori studenti del mondo potranno restare qui e contribuire a far crescere la nostra economia”. Tutt’al più un nostro governo potrebbe proporre di chiudere le frontiere, anche in uscita, per evitare la fuga dei cervelli…

E’ impressionante l’abisso culturale e di mentalità che c’è tra quel tweet e la nostra cultura politica, specie quella della classe di governo a dire il vero. La riforma proposta da Obama – non ancora approvata, ma ritengo che passerà – oltre a prevedere un numero di visti per studenti universitari stranieri triplicato e l’abolizione delle quote per i dottorandi e per chi si è laureato negli USA (per questi ultimi è previsto addirittura il visto permanente), contempla addirittura la concessione della cittadinanza – dopo 10 anni di residenza – agli 11 milioni e mezzo di immigrati irregolari attuali. E il bello è che con le tasse pagate dall’emersione di tali lavoratori sommersi Obama stima di ridurre il debito pubblico di oltre 850 miliardi di dollari in 20 anni. Più in generale, si stima una crescita del PIL pari a 1400 miliardi di dollari in 20 anni grazie a questa riforma.

Ciò che più mi colpisce di questa vicenda è proprio la lettura di fondo che il governo a stelle e strisce propone. Niente paura degli immigrati, specie se “cervelli”. Niente paura anche dei milioni di irregolari al punto da dare loro la cittadinanza: porteranno tanti soldi pubblici, per tutti. E soprattutto, nella competizione globale vince chi innova, chi sfida il mondo arrivando per primo nella società della conoscenza. E per farlo servono soldi (ben vengano 11 milioni di nuovi contribuenti) e competenze/skills (porte aperte ai migliori studenti del mondo).

In Italia, con la legge sulla cittadinanza più difensiva, etnica e retrograda di tutto l’Occidente (grazie alla quale si diventa cittadini solo se si ha un bisnonno italiano o se ci si sposa un/a italiano/a) , la classe politica ancora si interroga sullo ius soli (nonostante da tutti i sondaggi emerga che l’80% degli italiani è favorevole). E al primo tentativo “simbolico” di integrazione con un ministro di colore, ci si è divisi tra insulti razziali (Calderoli style) e bandiere ideologiche (Boldrini style). Tutto è sempre filtrato da una “lente” che però ci incrementa la miopia anzichè ridurla. Quanto invidio il pragmatismo americano in questi casi…Noi moriremo di debito, tasse e recessione, ma barricati a difendere un fortino provinciale, fieramente ignorante (gli investimenti in università, ricerca e sviluppo fanno ridere da anni) e convinti che l’immigrazione sia un “male passeggero” e non una risorsa (peraltro fisiologica ormai. Siamo un paese di immigrati da oltre 30 anni e il numero di stranieri aumenta di anno in anno…quanto durerà questa fase transitoria?). Gli Stati Uniti, invece, saranno pieni di italiani brillanti e continueranno a competere, in un altro mondo, quello che ci avrà espulso perchè obsoleti, vecchi e insignificanti…

W l’Italia!

LDG