La realtà contro Renzi? Siamo noi (lui compreso)

Schermata 2014-12-18 alle 10.41.46È ormai opinione diffusa, e largamente condivisa, quella per cui l’unico avversario di Matteo Renzi sia “la realtà” (copyright, vado a memoria, di Pietrangelo Buttafuoco). Ha un senso sostenere che l’avversario di Renzi è la realtà? A mio avviso si, ma forse non per le ragioni più “intuitive”.

“Si”, nel senso che, come i dati dimostrano, la fiducia e il gradimento nel premier sono già in netto calo. E si presume che tale calo sia dovuto al gap tra le aspettative create e le “cose fatte”. Ma su questo tornerò, perché credo sia un fattore largamente sovrastimato…

“Si” anche perché tutti gli altri partiti oggi sono lontani dai numeri del PD(R): solo la Lega è in forte crescita, ma si tratta di una crescita non in grado, al momento, di creare problemi a Renzi, neanche in un’eventuale (ma non semplice da costituire) coalizione di centrodestra. E dunque non c’è un avversario politico in grado di competere realmente, se non appunto “la realtà”.

Tuttavia, credo ci sia un altro “si”, il “si” più importante di tutti. E anche il più meritevole di attenzione. Siamo sicuri che la realtà intesa come “fatti” e “dati oggettivi” sia in grado di far perdere consenso a qualcuno? Chi certifica i dati oggettivi in Italia? Chi di noi sa se la P.A. ha pagato tutti i debiti ai fornitori (vicenda per cui né Renzi né Vespa hanno fatto il famoso pellegrinaggio lo scorso 21 settembre)? Chi di noi è in grado di dire se sul lavoro stiamo peggiorando (record di disoccupazione dal 1977) o migliorando (400 mila nuove assunzioni in pochi mesi)? Chi di noi può attribuire con certezza precise responsabilità all’attuale governo, sapendo che ci sono ancora oltre 400 decreti attuativi da varare, alcuni dei quali addirittura relativi a norme approvate dal governo Monti? Sostengo da tempo che, in politica, anche la matematica è un’opinione. E, in un paese di tifosi quale è il nostro, tale tesi si rafforza. Dunque, non è la realtà che crea (o modifica) le opinioni, bensì è l’opinione dominante a “creare la realtà”, numeri e matematica compresi. Parafrasando Berger e Luckman viviamo una realtà socialmente (e mediaticamente) costruita.

La realtà che si oppone a Renzi, di conseguenza, è soprattutto un’altra. Ed è la stessa realtà che lo ha incoronato “re dei consensi” solo 6 mesi fa. Questa realtà si chiama “società”. Siamo noi: croce e delizia di Renzi, come di qualunque altro premier di questo tempo. Noi, figli della società dei media, dell’immagine e del consumo, tanto quanto lui. Noi che, ipereccitati, scarichiamo l’ultima App per lo smartphone e dopo una settimana…letteralmente la dimentichiamo. Noi che incoroniamo col televoto e a colpi di tweet ogni anno il nuovo fenomeno della musica POP e dopo un mese…lo dimentichiamo. Noi che fibrilliamo sui social network per ogni notizia sensazionale (sarebbe meglio dire per ogni “non notizia generata per produrre sensazione” anziché informazione) per poi il giorno dopo…dimenticare anch’essa.

Ecco, Renzi ha cavalcato questa società, l’ha sovraeccitata a colpi di selfie, Leopolde, annunci, tweet, high five, fotonotizie, storytelling, presenze mirate nei programmi televisivi Pop e individuando tutte le parole chiave (giovani, donne, rottamazione…) e i nemici da abbattere (sindacati, pubblico impiego, RAI, Regioni…) sintonici col “mercato” elettorale.  Nessuno come lui è stato in grado di interpretarla e di vincere grazie alla sua empatia con i cittadini dell’ipermodernità (cit. Barile e Codeluppi). E, non a caso, nel pieno della crisi della politica italiana, ha frantumato tutti gli avversari (politici e antipolitici) raggiungendo il fatidico 40,8%. Lo stesso Renzi, però, la sera del trionfo alle Europee disse, in pratica, questo: “come ci hanno votato, così possono toglierci il voto”. Lo sa, proprio perché è figlio del suo tempo. Ma, pur sapendolo, non è detto che possegga l’antidoto contro tale incantesimo. Perché in realtà oggi quell’antidoto non lo possiede nessuno.

Siamo sempre alla ricerca di qualcosa/qualcuno di “nuovo” perché, come sostiene Bauman, non viviamo più per il momento dell’acquisto, bensì per quello dello scarto. Pronti all’acquisto successivo, con la stessa ipereccitazione di prima. L’importante è che sia qualcosa/qualcuno di “noto” e di Pop, che abbia ricevuto, cioè, l’incoronazione mediatica. Che abbia qualità, meriti e competenze non ci riguarda, perché come ha scritto Umberto Eco due anni fa: la notorietà ha sostituito la reputazione.

Dunque, il nostro premier può essere eventualmente bravo e competente quanto vuole, ma se perde “il tocco”, l’appeal mediatico, la brand perception con la quale ha affascinato milioni di italiani, non ha scampo. E nessuno, oggi, è in grado di mantenere quel gradimento a lungo. Questo circolo vizioso che ci schiaccia su un eterno presente, che è fatto di (il)logica e di sensazioni forti, in cui non esistono più né memoria né futuro, se non quello dei prossimi 5 minuti, e in cui non esiste più reputazione, ma tutt’al più brand reputation, non mi fa propendere per leader duraturi. Se non dopo aver saltato un turno, riposizionandosi grazie al facile oblio dei cittadini/consumatori (come fa Silvio da tempo, o come sta facendo Salvini con la Lega, che come d’incanto è diventato un partito nazionale).

Siamo la società dello scarto. E non credo che Renzi farà eccezione. Qualunque cosa faccia (o non faccia) rischia di essere rottamato anche lui, molto presto. Senza meriti o demeriti specifici, se non quelli per cui avrà fatto il suo tempo. Un tempo necessariamente breve perché avremo bisogno (fisiologico) di fare shopping e di cambiare prodotto (leader al governo) perché risulterà distonico con i gusti e le preferenze di noi consumatori. Se riuscirà ad aggiornare il software in modo da riposizionare il “brand Renzi” (cit. Barile) e da (ri)convincerci di essere “nuovo” e cool, sopravvivrà. Altrimenti dovrà saltare un turno e ripresentarsi al prossimo giro di giostra, quando avremo già dimenticato meriti e demeriti che magari non ha (ma che siamo convinti che abbia).

LDG

 

L’elettore viscerale

Lo diciamo da tempo, ma ogni giorno abbiamo conferme in merito: oggi i cittadini, se votano, non votano con la testa, bensì con la pancia. Per pancia non intendo dire che gli atteggiamenti populistici/estremistici siano sempre quelli più efficaci, altrimenti la Lega Nord sarebbe primo partito da tempo… Intendo piuttosto dire che con la fine delle ideologie e di conseguenza del “voto di appartenenza/ideologico” e con una difficoltà estrema nel districarsi e nel distinguere tra le offerte politiche dei partiti (cosa vuol dire oggi essere di destra o di sinistra in Italia?), gli elettori finiscono per votare una persona (un leader) in base a quello che trasmette, non un partito o la sua piattaforma programmatica.

Se proviamo a chiedere ai renziani di elencarci 5 proposte programmatiche di Renzi probabilmente non ne troveremo nessuno in grado di rispondere. Idem per Berlusconi e per Grillo. Tutt’al più questi tre leader verranno associati a una parola chiave: Renzi al cambiamento/rinnovamento; Grillo al “tutti a casa”; Berlusconi alla “libertà” (intesa in senso mooooolto ampio), alla lotta ai comunisti (veri o presunti) o alla riduzione delle tasse.

La verità è che ciò che conta non è ciò che dicono i leader, ma quello che suscitano. E’ tutto qui, molto semplice. E lo suscitano con il linguaggio in senso lato, non solo verbale. Possono trasmettere emozioni con un giubbino di pelle, con battute efficaci, con finte lacrime su un palco, con urla e parole ‘da bar’ in una piazza, spolverando una sedia in diretta TV…Ciò che dicono o promettono e la possibilità di mantenere quelle promesse non conta affatto, anche perché non c’é modo di verificarlo: la matematica in politica è un’opinione e non esiste alcun organo terzo in grado di certificare se una promessa è mantenuta o meno. Conta, dunque, quanto riescono ad arrivarci nella “pancia” appunto, suscitando positività, ottimismo oppure rabbia, rancore, vendetta e tutti gli istinti primordiali possibili e immaginabili.

In questo Berlusconi è un maestro, essendo l’uomo-marketing per eccellenza. Se c’è un’eredità forte, un ‘berlusconismo” evidente, è proprio questo, ossia che ha cambiato la politica italiana adattandola ai mutamenti sociali, alla “sociologia del consumo” potremmo dire. Si vota un brand e quel brand oggi è incarnato da una persona. Conseguentemente quella persona, se vuole ottenere tanti voti, deve essere “trattato” esattamente alla stregua di un brand commerciale. Loghi, bandiere, musica, stile “pop”, battute, presenza incessante sui media, ‘call to action’ con parole d’ordine mobilitanti, campagna elettorale permanente, presenza e presidio dei Social Network, sondaggi usati come strumenti di marketing prima che di analisi… Questa è la politica oggi, tutto il resto é noia, facciamocene una ragione. E non uso “noia” solo per citare il Califfo, la uso perché sono convinto che sia davvero così: cosa rappresentano Monti, Casini, Fini o D’Alema per l’elettore medio non identificato? Noia…

Torno allora a richiamare il mio post su Alfano e la politica pop, attendendo con curiosità il 7 dicembre perché sarà un primo assaggio del codice di comunicazione del NCD e del suo leader. Ieri intanto, nel confronto PD su SKY, abbiamo visto un’altra buona dimostrazione questa tesi: contenuti e proposte concrete poche, ma Renzi e Civati fantastici battutisti, taglienti, efficaci.

So che forse pretendo la Luna, ma NCD deve trasformare Alfano in una ‘pop star’. E’ quello il quid, non ce ne sono altri…

P.S. La più recente dimostrazione di questo ragionamento è il sondaggio di ieri mattina ad Agorà, post decadenza di Silvio. Non credo servano commenti, parlano i numeri…in attesa del prossimo sondaggio che darà il PD in crescita post confronto su SKY, ovviamente.

Sondaggio Agorà 29 11 2013

LDG

The One-Two Marketing Punch: How to Combine Traditional and Online Media – StumbleUpon

“Marketing and business blogs across the web have been hailing the power of blogs and social media over the past few years as the be-all, end-all of the way for businesses to connect with current and future clients. But is there more to the marketing game than Facebook, Twitter, Pinterest, and blogs?”

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The One-Two Marketing Punch: How to Combine Traditional and Online Media – StumbleUpon.