Sulle pensioni, sto con Renzi.

Un po’ di premesse:

  1. Le sentenze della Corte Costituzionale si rispettano. Altrimenti “salta il banco”, ossia, di fatto, il nostro ordinamento democratico.
  2. La sentenza sulla mancata rivalutazione delle pensioni non “costringe” il governo alla restituzione totale dei 18 miliardi stimati, bensì attacca prevalentemente la mancata proporzionalità del “taglio” e la scarsa adeguatezza della pensione non rivalutata.
  3. L’Italia ha la spesa previdenziale più alta in rapporto al PIL (oltre il 15%) tra i paesi occidentali: circa 250 miliardi di euro annui sui circa 800 totali di spesa pubblica.
  4. Gran parte di quella spesa deriva da una politica previdenziale “folle” e insostenibile dal punto di vista finanziario che è andata avanti indisturbata col sistema “retributivo” fino alla Riforma Dini (e alle 6 successive ulteriori riforme).
  5. La sospensione della rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012 e 2013 fu decisa dal governo Monti col decreto “Salva Italia”; ha garantito un risparmio di circa 20 miliardi di euro annui per tre anni ed è stata votata da tutti i partiti allora presenti in Parlamento fuorché Lega e IDV.

Tutto ciò premesso (per dovere di cronaca e per fare chiarezza in questa “cagnara” generale), cosa ha deciso il governo Renzi?

La restituzione, per il 2015 e proporzionale per scaglioni, della mancata rivalutazione a tutte le pensioni sotto i 3200 euro mensili. E una nuova indicizzazione a partire dal 2016.

È un modo per restituire 2 miliardi anziché 18? Si, senza giri di parole.

È dunque una disapplicazione di quanto sancito dalla Consulta? A mio avviso no. I criteri sottolineati dalla sentenza mi sembrano tutti rispettati. Rimborsi proporzionati alle fasce (maggiori per le pensioni più basse, inesistenti per quelle più alte) e dunque adeguatezza dei “mezzi di sussistenza” garantiti ai pensionati meno abbienti (posto che la mancata rivalutazione non ha mai colpito le pensioni inferiori a 1500 euro lorde).

Fa bene il governo a limitarsi a questo rimborso? Assolutamente si. Per tre ragioni:

  1. Non sfora il rapporto Deficit/PIL per il quale siamo sempre a rischio “procedura di infrazione” (ossia multe salate dall’UE, altri miliardi da recuperare chissà dove);
  2. applica di fatto la sentenza, limitandosi a reagire a quanto contestato dalla Corte;
  3. soprattutto, continua a far capire agli italiani che il problema della spesa per pensioni c’è e resta sul tavolo.

Fanno meno bene, invece, tutti coloro che hanno votato il “Salva Italia” ad attaccare Renzi perché non restituisce tutti i 18 miliardi. Il “Salva Italia”, oltre ad aver garantito risparmi per circa 20 miliardi annui per 3 anni, si collocava sulla scia delle riforme Dini, Maroni, eccetera. Riforme sacrosante dal mio punto di vista, perché si sono poste per la prima volta il problema della sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale e della tutela delle generazioni future (che avranno pensioni ridicole rispetto a quelle delle generazioni precedenti, come si evince dal confronto che segue).

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A tale proposito mi incuriosisce (per esser buoni) la sentenza della Consulta sul fronte dell’adeguatezza: se considera inadeguate quelle pensioni non rivalutate, come considererà quelle che deriveranno dal sistema 100% contributivo? Finirà per dichiarare incostituzionali tutte le riforme? Dovremo cercare centinaia di miliardi di euro per tornare al metodo retributivo e fallire con le tasche gonfie e le dentiere smaglianti?

Tornando alla politica, va bene che siamo in campagna elettorale e che quindi quei 5 milioni di pensionati coinvolti dalla sentenza tornano utilissimi a fini propagandistici, ma tutto ha un limite. E se è lecito contestare la formula del “bonus” (una restituzione non è certo un bonus) inventata da Renzi a scopi elettorali, è altrettanto lecito – anzi probabilmente di più – contestare chi oggi chiede il rimborso integrale dopo aver (giustamente) lavorato per decenni alle riforme previdenziali e alla limitazione di una spesa pensionistica gonfiata e insostenibile, sempre per le stesse ragioni: elettorali.

Il “presentismo” impera, per carità. Lungi da me volontà utopistiche di modificare una società senza memoria, senza logica e “tutta pancia”. Tanto più se i mass media (TV in primis), che dovrebbero informarci, ci riservano solo zuffe di “smemorati” utili a creare rabbia, confusione e disinformazione, solleticando l’unica cosa che conta: le emozioni. Ma magari ogni tanto provare a ragionare (e a ricordare) non guasta. Tra un servizio sul tailleur della Boschi, uno sulle felpe di Salvini e un video sui gattini, proviamo a far funzionare i pochi neuroni non ancora anestetizzati…

LDG

La realtà contro Renzi? Siamo noi (lui compreso)

Schermata 2014-12-18 alle 10.41.46È ormai opinione diffusa, e largamente condivisa, quella per cui l’unico avversario di Matteo Renzi sia “la realtà” (copyright, vado a memoria, di Pietrangelo Buttafuoco). Ha un senso sostenere che l’avversario di Renzi è la realtà? A mio avviso si, ma forse non per le ragioni più “intuitive”.

“Si”, nel senso che, come i dati dimostrano, la fiducia e il gradimento nel premier sono già in netto calo. E si presume che tale calo sia dovuto al gap tra le aspettative create e le “cose fatte”. Ma su questo tornerò, perché credo sia un fattore largamente sovrastimato…

“Si” anche perché tutti gli altri partiti oggi sono lontani dai numeri del PD(R): solo la Lega è in forte crescita, ma si tratta di una crescita non in grado, al momento, di creare problemi a Renzi, neanche in un’eventuale (ma non semplice da costituire) coalizione di centrodestra. E dunque non c’è un avversario politico in grado di competere realmente, se non appunto “la realtà”.

Tuttavia, credo ci sia un altro “si”, il “si” più importante di tutti. E anche il più meritevole di attenzione. Siamo sicuri che la realtà intesa come “fatti” e “dati oggettivi” sia in grado di far perdere consenso a qualcuno? Chi certifica i dati oggettivi in Italia? Chi di noi sa se la P.A. ha pagato tutti i debiti ai fornitori (vicenda per cui né Renzi né Vespa hanno fatto il famoso pellegrinaggio lo scorso 21 settembre)? Chi di noi è in grado di dire se sul lavoro stiamo peggiorando (record di disoccupazione dal 1977) o migliorando (400 mila nuove assunzioni in pochi mesi)? Chi di noi può attribuire con certezza precise responsabilità all’attuale governo, sapendo che ci sono ancora oltre 400 decreti attuativi da varare, alcuni dei quali addirittura relativi a norme approvate dal governo Monti? Sostengo da tempo che, in politica, anche la matematica è un’opinione. E, in un paese di tifosi quale è il nostro, tale tesi si rafforza. Dunque, non è la realtà che crea (o modifica) le opinioni, bensì è l’opinione dominante a “creare la realtà”, numeri e matematica compresi. Parafrasando Berger e Luckman viviamo una realtà socialmente (e mediaticamente) costruita.

La realtà che si oppone a Renzi, di conseguenza, è soprattutto un’altra. Ed è la stessa realtà che lo ha incoronato “re dei consensi” solo 6 mesi fa. Questa realtà si chiama “società”. Siamo noi: croce e delizia di Renzi, come di qualunque altro premier di questo tempo. Noi, figli della società dei media, dell’immagine e del consumo, tanto quanto lui. Noi che, ipereccitati, scarichiamo l’ultima App per lo smartphone e dopo una settimana…letteralmente la dimentichiamo. Noi che incoroniamo col televoto e a colpi di tweet ogni anno il nuovo fenomeno della musica POP e dopo un mese…lo dimentichiamo. Noi che fibrilliamo sui social network per ogni notizia sensazionale (sarebbe meglio dire per ogni “non notizia generata per produrre sensazione” anziché informazione) per poi il giorno dopo…dimenticare anch’essa.

Ecco, Renzi ha cavalcato questa società, l’ha sovraeccitata a colpi di selfie, Leopolde, annunci, tweet, high five, fotonotizie, storytelling, presenze mirate nei programmi televisivi Pop e individuando tutte le parole chiave (giovani, donne, rottamazione…) e i nemici da abbattere (sindacati, pubblico impiego, RAI, Regioni…) sintonici col “mercato” elettorale.  Nessuno come lui è stato in grado di interpretarla e di vincere grazie alla sua empatia con i cittadini dell’ipermodernità (cit. Barile e Codeluppi). E, non a caso, nel pieno della crisi della politica italiana, ha frantumato tutti gli avversari (politici e antipolitici) raggiungendo il fatidico 40,8%. Lo stesso Renzi, però, la sera del trionfo alle Europee disse, in pratica, questo: “come ci hanno votato, così possono toglierci il voto”. Lo sa, proprio perché è figlio del suo tempo. Ma, pur sapendolo, non è detto che possegga l’antidoto contro tale incantesimo. Perché in realtà oggi quell’antidoto non lo possiede nessuno.

Siamo sempre alla ricerca di qualcosa/qualcuno di “nuovo” perché, come sostiene Bauman, non viviamo più per il momento dell’acquisto, bensì per quello dello scarto. Pronti all’acquisto successivo, con la stessa ipereccitazione di prima. L’importante è che sia qualcosa/qualcuno di “noto” e di Pop, che abbia ricevuto, cioè, l’incoronazione mediatica. Che abbia qualità, meriti e competenze non ci riguarda, perché come ha scritto Umberto Eco due anni fa: la notorietà ha sostituito la reputazione.

Dunque, il nostro premier può essere eventualmente bravo e competente quanto vuole, ma se perde “il tocco”, l’appeal mediatico, la brand perception con la quale ha affascinato milioni di italiani, non ha scampo. E nessuno, oggi, è in grado di mantenere quel gradimento a lungo. Questo circolo vizioso che ci schiaccia su un eterno presente, che è fatto di (il)logica e di sensazioni forti, in cui non esistono più né memoria né futuro, se non quello dei prossimi 5 minuti, e in cui non esiste più reputazione, ma tutt’al più brand reputation, non mi fa propendere per leader duraturi. Se non dopo aver saltato un turno, riposizionandosi grazie al facile oblio dei cittadini/consumatori (come fa Silvio da tempo, o come sta facendo Salvini con la Lega, che come d’incanto è diventato un partito nazionale).

Siamo la società dello scarto. E non credo che Renzi farà eccezione. Qualunque cosa faccia (o non faccia) rischia di essere rottamato anche lui, molto presto. Senza meriti o demeriti specifici, se non quelli per cui avrà fatto il suo tempo. Un tempo necessariamente breve perché avremo bisogno (fisiologico) di fare shopping e di cambiare prodotto (leader al governo) perché risulterà distonico con i gusti e le preferenze di noi consumatori. Se riuscirà ad aggiornare il software in modo da riposizionare il “brand Renzi” (cit. Barile) e da (ri)convincerci di essere “nuovo” e cool, sopravvivrà. Altrimenti dovrà saltare un turno e ripresentarsi al prossimo giro di giostra, quando avremo già dimenticato meriti e demeriti che magari non ha (ma che siamo convinti che abbia).

LDG

 

La mia pagella elettorale

Ecco la mia personale pagella sulle elezioni politiche (e dintorni) stilata a caldo dopo la maratona elettorale di ieri notte:

Grillo – 10. E’ il vero vincitore di queste elezioni. Sottostimato dai sondaggi, considerato come il capo di una specie di “setta” di invasati dalla maggior parte degli opinionisti su tutti i media, si è armato di camper e “forcone” e ha battuto 77 piazze italiane, facendo incetta di pubblico e di voti e finendo serenamente e sistematicamente in TV senza contraddittorio, né domande scomode. Tattica perfetta. C’era chi diceva che le persone in piazza andassero a vedere uno spettacolo gratis. Quelle persone l’hanno ripagato alle urne. Ora ne vedremo delle belle. A naso, il Movimento 5 Stelle continuerà a crescere, anche perchè non ha l’onere di governare, mentre “si divertirà” a fare le pulci ai parlamentari e a tutte le bizzarrie della “casta”. Si preannunciano tempi duri per la buvette, per le auto blu, per i barbieri, per gli stipendi degli stenografi delle Camere…

Berlusconi – 9. Il Pdl ha perso oltre 6 milioni di voti rispetto al 2008 e quasi 2 milioni rispetto alla sola Forza Italia nel 2006. Teoricamente un’ecatombe, in pratica un successo. Berlusconi ha ripreso per i capelli un partito finito e sfinito, si è rimesso a guerreggiare a tutte le ore e in tutte le trasmissioni televisive, ha dato tutto e ha recuperato il recuperabile. Non è un gran risultato guardando i numeri assoluti. Ma ragionando in relativo, pensando ai numeri di qualche mese fa e soprattutto alla performance di Bersani…

Viminale – 8. Finalmente un sito all’altezza delle aspettative. Rapido negli aggiornamenti – il che implica una migliore organizzazione dell’intera macchina – facile e intuitivo in termini di usabilità. Si può lavorare ancora su qualche dettaglio, ma merita un 8 pieno.

Twitter – 7. Doveva essere la prima campagna elettorale “social”. In realtà la TV ha contato ancora parecchio di più. Ma Twitter, anche ieri nelle dirette elettorali, è stato un mezzo utilissimo per seguire tutti i “fronti aperti”, per analizzare a caldo, per correggere gli strafalcioni che si sentivano in TV o che si leggevano su alcune testate on line. E’ il vero watch dog della politica e dei media, il Grande Fratello implacabile che osserva, valuta e bacchetta tutto e tutti…

Porcellum – 6. E’ un voto un po’ provocatorio lo so. Ma non amo la logica del capro espiatorio neanche quando ha a che fare con un sistema elettorale. Se Bersani ha la maggioranza assoluta alla Camera e  la maggioranza relativa al Senato lo deve al Porcellum. Con un sistema proporzionale puro e con quei numeri (sotto al 30% alla Camera) avrebbe preso decine e decine di seggi in meno. Certo, il Senato continua a essere un terno al lotto, ma non è colpa solo della legge elettorale come ho detto diverse volte: c’è di mezzo una norma costituzionale che andrebbe rivista. La vera sciagura del Porcellum resta quella delle liste bloccate. Ecco, ritrovarmi Razzi e Scilipoti in Parlamento non mi fa proprio piacere…In ogni caso dovrebbe avere vita breve, se mai si farà un governo…

Monti – 5. Quando è “salito” in politica sembrava dovesse spaccare il mondo. In realtà è riuscito a stento a limitare i danni (superare la soglia del 10% alla Camera). Tuttavia, dopo Grillo, è stato il più grande innovatore di queste elezioni: ha distrutto Fini e Fli e ha quasi annichilito L’Udc di Casini. Parte dal 10%, ma è un 10% praticamente tutto suo…

Sondaggisti -4. Li conosco di persona quasi tutti, non posso infierire 🙂 Scherzi a parte, questa era un’elezione diversa dalle precedenti, con fenomeni e protagonisti inediti, qualche attenuante c’è. Resta il fatto che sondaggi e istant poll hanno dato letteralmente i numeri. La cosa più sorprendente è che c’è una dinamica che si ripete ormai costantemente dal 2006: il centrodestra è sempre sottostimato e il centrosinistra sovrastimato. Non a caso il sottoscritto già 3 settimane fa ipotizzava un pareggio. Se 3 indizi fanno una prova…che lo si tenga presente per le prossime elezioni.

Opinionisti/giornalisti/inviati dal Viminale – 3. Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori in questi due giorni. Abbiamo letto di un calo dell’affluenza terrificante, quando nel resto dell’Occidente è grasso che cola se si arriva al 60/65% di votanti per le elezioni del Parlamento. Abbiamo sentito commenti increduli per i “dati in controtendenza” sull’affluenza delle elezioni regionali, senza il minimo dubbio circa il fatto che nelle elezioni precedenti non c’era l’election day con le politiche. Abbiamo sentito, a dati quasi definitivi, che Fratelli d’Italia non avrebbe preso seggi (ne ha presi 9) e chi più ne ha più ne metta…Come elettori/spettatori/opinionisti del web meritiamo indubbiamente di meglio!

Bersani – 2. Lo smacchiatore di giaguari ha perso di 10 punti anche a Bettola, a casa sua. Il voto ovviamente va condiviso con tutta la classe dirigente del PD che, con una miopia che non teme paragoni, ha deciso di non comprendere le richieste di rinnovamento provenienti dal paese e di voler “ammazzare nella culla” Matteo Renzi per schierare di nuovo la “gioiosa macchina da guerra” che, come sempre, ha fatto un tonfo pazzesco. La sera della vittoria delle primarie, i primi a festeggiare ai microfoni delle varie TV furono D’Alema e Rosy Bindi, tanto per gradire. Ieri hanno mandato il “povero” Enrico Letta a fare freeclimbing sugli specchi per dire di nuovo che il PD non aveva perso, aveva “non vinto”…Sono dei kamikaze tafazziani senza rivali!

Grillini – 1. Mi piaceva chiudere la classifica così come l’ho aperta. Forse è eccessivo dare 1 ai grillini, ops pardon, agli “attivisti del Movimento 5 Stelle”. Tuttavia continuo a pensare che quel movimento abbia un potenziale enorme, perchè enorme è la voglia di cambiamento radicale degli italiani; ha anche una diarchia efficacissima al suo vertice (Grillo/Casaleggio). Ma non ha classe dirigente, non ha struttura, non ha persone formate per fare politica. In questi giorni ho sentito diverse interviste – ormai l’embargo era impossibile da operare, coi giornalisti presenti in ogni sede del movimento – e il livello medio è imbarazzante. Alla domanda: chi proponete come Presidente della Repubblica la risposta che ho sentito è stata: faremo riunioni come sempre, valuteremo insieme a tutto il movimento (comincia a essere grandicello…). Alla domanda: darete la fiducia ad un eventuale governo e come dovrebbe essere composto, la risposta è stata: voteremo di volta in volta le proposte, se coerenti con il nostro programma (come dire, domanda “a coppe”, risposta “a bastone”). Sabato a La Zanzara ho sentito un prossimo parlamentare “grillino” dire che si sarebbe messo a studiare il diritto, l’economia…Non so, alternano frasi naif a risposte standard ripetute a mo’ di automi, come quando il navigatore vuole farti fare per forza inversione a U…Mi fanno un po’ paura, lo confesso. Ho come l’impressione che siano stati catapultati da uno stargate in un’altra dimensione, da un momento all’altro. Mi si obietterà: meglio Razzi e Scilipoti? Ovviamente no. Però una sana via di mezzo…

LDG

Voto utile, voto sincero

In questi giorni impazzano le discussioni sul “voto utile”. In letteratura politologica il voto utile non esiste, o meglio viene definito in maniera più nobile, come “voto strategico” o come “voto tattico” – evidentemente perchè per chi studia la politica tutti i voti sono “utili” – e si contrappone al “voto sincero”. In altri termini, a causa delle logiche di funzionamento di alcune formule elettorali, può capitare che gli elettori tendano a non votare sinceramente a favore del proprio partito (o candidato) preferito, perchè reputano quel voto sprecato (wasted vote dicono gli anglosassoni in maniera esplicita) in quanto la loro prima scelta non avrebbe alcuna possibilità di vincere le elezioni. Questo capita molto spesso in presenza di sistemi elettorali maggioritari, mentre molto di rado in presenza di sistemi elettorali proporzionali. Il perchè si intuisce facilmente: i sistemi proporzionali non operano distorsioni nella trasformazione di voti in seggi. Se un partito prende il 5% di voti, prenderà anche il 5% di seggi, dunque non c’è pericolo di sprecare il proprio voto. Viceversa, nei sistemi maggioritari un partito potrebbe prendere a livello nazionale il 30% di voti e non prendere neanche un seggio (chiedere ai Liberali britannici, ne sanno qualcosa…). Se tutto questo è vero, direte voi, perchè impazza la querelle sul voto utile anche da noi visto che il nostro è un sistema proporzionale? Semplicemente perchè quello che viene presentato come sistema proporzionale in realtà non lo è affatto. Il porcellum è un sistema maggioritario di coalizione, con riparto proporzionale dei seggi. Vale a dire che chi arriva primo prende la maggior parte dei seggi (55%) e solo la parte restante (45%) viene distribuita in proporzione agli altri partiti. Ecco perché il voto utile conta anche per il nostro sistema. Ed ecco perché, da una parte Berlusconi tende a convincere i suoi elettori a non votare per Giannino, per Fratelli d’Italia, per Grillo e dall’altra parte Bersani e i suoi cercano di fare terra bruciata intorno a Ingroia, a Grillo e a Monti. Funzionerà questa operazione? Stando agli ultimi sondaggi pubblicati sembrerebbe di si, almeno sul fronte dell’erosione del consenso ai montiani. Funziona meno per Grillo perchè quest’ultimo poggia su un elettorato antisistema che non vede l’ora di votare per il Movimento 5 Stelle al fine di dare un segnale forte e inequivocabile alla classe politica che fino ad oggi ha governato il nostro paese.

Tuttavia, per quanto possa funzionare, mettiamoci tutti l’anima in pace. Utile o sincero che sia il nostro voto, la maggioranza che uscirà dalle urne sarà parecchio “zoppa”. Avremo un Senato pressoché privo di maggioranza, anche qualora quest’ultima si allargasse all’area montiana. Pertanto, io vi do il mio suggerimento: votate in maniera sincera, per la vostra prima scelta, per chi vi convince di più. Non c’è tattica che possa garantire una maggioranza stabile questa volta. Quale voto più utile allora che quello dato al nostro candidato e al nostro partito preferito? Almeno avremo una fotografia reale per cominciare a pensare alle prossime elezioni…Quelle del 2014!

LDG

Interactive chart: EU expenditure and revenue – Monti riuscirà nell’impresa?

Domani Monti negozierà per i Bilancio dell’UE 2013. Riuscirà nell’impresa di farci uscire dal club dei contributori netti? Ossia di quei paesi che ricevono meno di quanto cedono al bilancio comunitario? Impresa non semplice, oggettivamente. Se ci riuscisse, avremmo trovato la copertura per l’abolizione dell IMU sulla prima casa.

Per chi volesse dare un’occhiata, ecco il link al grafico interattivo sul bilancio comunitario:

Interactive chart: EU expenditure and revenue – Financial Programming and Budget.

E se fosse già pareggio?

Quasi tutti i sondaggi danno ormai la coalizione di centrodestra a circa 5 punti da quella di centrosinistra. Fanno eccezione Euromedia ed Ipsos, su fronti opposti, ma mediamente la distanza sembra essere quella. E ovviamente tali dati non prendono ancora in considerazione la “proposta shock” di ieri, ossia la restituzione dell’IMU sulla prima casa promessa da Berlusconi alla Fiera di Milano, davanti a standing ovation e bandiere in festa. Ho letto e sentito reazioni sdegnate e tendenti a ridicolizzare tale proposta sol perchè proveniente da Berlusconi. È un grave errore di logica e di comunicazione. Di logica, perché è una fallacia ad personam cioè l’errore di giudicare un’affermazione sulla base di chi la pronuncia. Di comunicazione, perché attaccare Berlusconi e non provare a smentire dati alla mano la sua promessa è una tattica che ha già dimostrato da anni che non fa altro che rafforzarlo. Ieri, non ho dubbi, Berlusconi ha recuperato ancora terreno e continuerà a farlo fino a che non si faranno controproposte credibili e con altrettanta visibilità mediatica, o fino a che non si smonteranno coi numeri le sue proposte. Ma non su Twitter, o su lavoce.info, dove ci sono community di addetti ai lavori. La reazione, se c’è, deve essere proporzionata all’azione, altrimenti è inesistente.
Ciò premesso, voglio sottolineare un altro aspetto che potrebbe rivelarsi decisivo da qui al 25 febbraio. Nel 2006, gli ultimi sondaggi pubblicati (il 10 aprile) davano il centrosinistra avanti di 5 punti. Ricordiamo bene come è finita: pareggio alla Camera e centrodestra avanti di oltre 100 mila voti al Senato. Nel 2008, il vantaggio medio del centrodestra agli ultimi sondaggi era di 6 punti e gli exit poll davano PD primo partito… Il risultato fu un +9% del centrodestra e un PD nettamente dietro al PDL. Avete capito dove voglio arrivare…se questo -5% fosse già un pareggio? Con la vicenda Monte dei Paschi ancora in ballo e una campagna dettata come sempre da Berlusconi che costringe gli altri ad inseguirlo, compreso Monti che un mese fa riteneva l’IMU sulla prima casa intoccabile e ora ha cambiato idea. Su queste premesse può davvero succedere di tutto nelle prossime settimane. Anche perché il PD, tra il silenzio imbarazzante e le minacce “sbrananti” su MPS e la volontà di tenere un profilo basso e sobrio anche in termini di esposizione mediatica, sta perdendo colpi quotidianamente. C’è una verità molto semplice che, a mio avviso, nel partito democratico non hanno ancora capito nonostante 20 anni di “lezioni” da parte di Berlusconi: sobrietà, competenza, responsabilità sono doti richieste a chi governa, ma non ci si vincono le campagne elettorali. Le campagne si vincono facendo sognare, ridando speranza, dettando l’agenda politica, occupando tutti i media, in primis le TV. Se volete, le campagne si vincono con il marketing e con la pubblicità, eventualmente anche mentendo e sparandole grosse. Poi, a contesa finita, si pensa a governare e quella è un’altra storia, con altre esigenze e altre doti da mostrare. Ma in questa fase, la fase del “campaigning”, conta la capacità di motivare, di arrivare alle viscere, di provocare emozioni. E in questo, non c’è niente da fare, Berlusconi è ancora anni luce avanti a tutti.

LDG

Uno show in grado di spostare voti?

Cover of "The Truman Show [Blu-ray]"

Giovedì sera 9 milioni di telespettatori in versione Homer Simpson (o se volete in versione più nostrana Fantozzi) si sono goduti un vero e proprio show televisivo. Non un talk show, tanto meno un  programma di approfondimento. Uno show televisivo punto e basta. Con due strepitosi protagonisti – il padrone di casa e l’illustre ospite – e una serie di attori non protagonisti che hanno finito inevitabilmente per diventare poco più che comparse.

Dico che è stato uno show televisivo e null’altro perché se c’è stato un grande assente, questo è la politica. Ed era prevedibile. Berlusconi ha ormai un copione da recitare per schivare tutte le domande irritanti in chiave politica. Lo conosciamo a memoria tutti, come ha ben dimostrato Bruno Vespa la sera prima a Porta a Porta. E a Santoro & Co. importava poco provare a mettere in difficoltà il Cavaliere sui fallimenti dei sui governi, sull’appoggio prima convinto poi ritirato a Monti, sulle proposte elettorali in vista del 24-25 febbraio, e così via. Una volta che finalmente Silvio era lì, andava attaccato sul “berlusconismo”, non su eventuali responsabilità politiche passate e future. E allora giù con le questioni giudiziarie, con Ruby e le Olgettine, con i candidati impresentabili, roba da picchi di audience e da telespettatori bavosi insomma. Se lo stesso confronto fosse stato sul programma elettorale del PDL avrebbe avuto scarsi 3 milioni di telespettatori, per giunta annoiati.

Il fatto è che quando una trasmissione di (presunto) approfondimento politico diventa scientemente uno show televisivo – per volontà di entrambe le parti in causa – Berlusconi non si batte. E neanche si riesce a strappargli un pareggio. Lui vince sempre, punto e basta. Vince con l’autoconvinzione e la ripetizione di concetti estenuanti fino alla nausea, vince con l’ironia, vince con il linguaggio del corpo. Lui è la Televisione. E’ più a suo agio di Truman nel Truman Show – che non poteva non essere a suo agio, dato che era ripreso a sua insaputa…E’, in parole povere, uno strepitoso venditore di se stesso che anche quando mente sapendo di mentire, lo fa con una tale convinzione da far credere a se stesso e agli altri che in realtà sta dicendo una sacrosanta verità.

Ora la domanda è: “Può uno spettacolo televisivo puro spostare voti?” Gli esperti si sono divisi sul punto. D’Alimonte sostiene di no, perchè l’esposizione mediatica non comporterebbe automaticamente incremento del consenso. Secondo Weber, Mannheimer e Ghisleri invece potrebbe esserci un travaso di voti a favore di Berlusconi. In Italia, per ragioni storico-culturali, i voti che si spostano sono pochi, ma la performance di giovedì di Berlusconi uno spostamento può averlo avviato: quello da casa alle urne. Sa di non poter sfilare un solo voto ai suoi competitor di sinistra, mentre è consapevole del fatto che l’area montiana possa essere un vulnus nell’elettorato cosiddetto moderato. Non a caso l’avversario non è più Bersani, bensì Monti, anche perché storicamente l’elettorato di centrodestra è numericamente superiore rispetto a quello di centrosinistra ed è lì che bisogna provare a recuperare.

Insomma, Berlusconi vuole (ri)motivare i suoi elettori delusi e quale miglior tattica se non quella di sempre? Tanta televisione, una buona dose di vittimismo (magistrati che fanno lotta politica, alleati che non lo fanno governare, forma di governo che non permette alcuna riforma, stampa “di sinistra” che campa solo diffamandolo e così via), le stesse ricette di 10 (0 20) anni fa e tanta fiducia nella scarsa memoria degli elettori, specie di coloro che gli hanno perdonato letteralmente ogni cosa in questi anni.

Riuscirà nel miracolo anche questa volta? Lo scopriremo tra poco più di un mese…

LDG