Il punto sull’#Italicum: pro, contro e dubbi

L’Italicum è in pista. Anche se manca qualche dettaglio non proprio secondario per farlo partire, tipo quanti sono i collegi plurinominali e che ampiezza hanno. Si sa che oscilleranno tra 3 e 6 seggi, ma non si sa quanti e quali sono quelli da 3, quali quelli da 4, ecc.

I PRO:

1. Abolisce le candidature multiple. Anche se ho scritto, con Michele De Vitis, diversi saggi sul punto e dunque mi toglie un argomento su cui lavorare (!), è ovvio che impedire ai capolista di essere candidati ovunque, permettendo loro ex post di scegliere il collegio nel quale essere eletti , è una buona novità. Riduce anche i “giochetti” intrapartitici per cui, a elezioni finite si decideva la sorte di diversi candidati “in bilico”. Ne sa qualcosa il mio amico Maurizio Castro che nel 2006 fu fatto fuori dal Senato per questa ragione (nota personale).

2. Prevede il doppio turno di coalizione. E, proponendo la ripartizione dei seggi nazionale anche al Senato (col porcellum ripartizione e premi erano regionali), garantisce che il sistema sia “majority assuring”, ossia che chi vince abbia la maggioranza. A dire il vero, potrebbe accadere che una coalizione vinca alla Camera e una al Senato (nel 2006 successe, ad esempio). Per cui diciamo che è “majority assuring” per ogni singola Camera. Sempre in attesa che il Senato venga riformato e diventi ininfluente…

3. Non so se è proprio un bene, garantisce la rappresentanza di genere. Dico “non so se è un bene” perché personalmente sono contrario alle affirmative actions che finiscono per discriminare al contrario. Ma non voglio aprire un capitolo complesso sulle cd. “quote rosa”. Dico che si dovrebbero candidare i migliori, a prescindere dal genere. Certo, senza barriere all’ingresso per le donne, ovvio. 

I CONTRO (E I DUBBI DI COSTITUZIONALITA’):

1. Personalmente non sono né per le liste bloccate, né per le preferenze. O meglio, ritengo che siano strumenti “neutri” che diventano “diabolici” solo per l’utilizzo che se ne fa. D’altronde, sulle preferenze si porta spesso come esempio negativo il caso Fiorito, sulle liste bloccate la Minetti e, aggiungo, sui collegi uninominali Di Pietro (molisano) eletto al Mugello (uno dei cosiddetti candidati paracadutati). Insomma, non è un problema legato allo strumento è un problema legato al paese e al suo senso delle regole, del merito e del fair play. Tuttavia, il dubbio serio che ho è che la sentenza della Corte non abbia mai detto “vanno bene le liste bloccate corte”. Ha detto che le liste bloccate di fatto privano l’elettore della possibilità di scegliere e che nel mondo non esistono casi di liste bloccate lunghe quanto quelle del porcellum. Non ha aggiunto altro…I dubbi restano.

2. Anche sul premio di maggioranza nutro seri dubbi. La Corte ha detto che non deve essere troppo distorsivo, ossia che non deve premiare eccessivamente in termini di seggi chi lo ottiene. Bene, facciamo un’ipotesi non del tutto inverosimile: Vince il centrodestra col 35,1% dei voti per cui ha diritto al premio. I partiti ottengono le seguenti percentuali:

Forza Italia: 20%

NCD: 4,9%

LEGA: 4,1%

FDI: 3,5%

Altri: 2,6%

In questo caso, l’unico partito sopra la soglia del 5% è Forza Italia, la quale grazie anche ai voti dei partiti sotto soglia prenderebbe il 53% dei seggi col 20% dei voti. Ben oltre ogni caso visto e vissuto col porcellum. Non so sinceramente cosa direbbe la Corte…

3. Come ha giustamente messo in luce oggi Piercamillo Falasca, con la ripartizione nazionale dei seggi, ma con i collegi plurinominali piccoli, diventa abbastanza prevedibile in anticipo la distribuzione dei seggi per i partiti. Più precisamente, se i collegi plurinominali saranno intorno a 120, è molto probabile che tutti i capolista dei 3 grandi partiti sapranno in anticipo di essere eletti. Per il gioco dei coefficienti questa previsione potrebbe non essere perfetta al 100%, ma ci andrebbe molto vicino…Questo avrebbe come effetto perverso, insieme alle liste bloccate, un’ulteriore riduzione della possibilità di incidere da parte degli elettori. In democrazia il voto deve essere “libero e decisivo”, qui si rischia di compromettere entrambe queste caratteristiche.

4. In base alla bozza dell’Italicum, come detto, anche il Senato è eletto su base nazionale. Nel 2005 la bozza del porcellum fu modificata in seguito ai rilievi di Ciampi, spinto soprattutto da Barbera e Bassanini, che sottolinearono il seguente passaggio dell’art. 57 della Costituzione: “il Senato è eletto su base regionale”. Dunque, eventualmente, siamo alla terza questione di incostituzionalità potenziale…

Mi rendo conto che stiamo ragionando su una bozza e soprattutto che non stiamo lavorando sul sistema ottimale per il paese, ma su un sistema frutto di un accordo tattico tra le forze in campo. Ma i dubbi restano, eccome. E il problema di fondo è proprio che (anche) questo sistema deriva da ragionamenti tattici, non da prospettive di sistema. E quando si mettono insieme i cocci il risultato è spesso, se non sempre, un “papocchio”.

LDG

Cos’è l’Italicum: la legge elettorale #renziberlusconi

Porcellum e porcellinum

Dopo giorni e giorni passati a scervellarci su come avrebbe impattato il sistema elettorale spagnolo sul sistema dei partiti italiani, ieri notte abbiamo scoperto che di “spagnolo” nell’accordo tra Renzi e Berlusconi c’è davvero poco. In pratica solo le liste bloccate corte. Tutto il resto è perfettamente in salsa italica, anzi in salsa suina italica, dato che di fatto è venuta fuori una variante del Porcellum.

Per spiegarlo, allora, facciamo prima a partire dal suino padre, quello “ammaccato” dalla sentenza della Corte Costituzionale. Il Porcellum prevedeva, per l’elezione della Camera, un sistema maggioritario di coalizione, con riparto dei seggi proporzionale. Tradotto: la coalizione (o il partito) che arriva primo a livello di voti nazionali ottiene il 55% dei seggi. Gli altri ottengono i seggi rimanenti (45%) in proporzione ai voti ottenuti. Non ottengono seggi però i partiti che non hanno superato il 4% a livello nazionale (se corrono da soli) o il 2% (se fanno parte di una coalizione). Le liste sono bloccate e “lunghe” nel senso che l’Italia è divisa in circoscrizioni grandi, che assegnano molti seggi, e dunque i candidati sono tanti, in alcuni casi oltre 40.

Queste due caratteristiche (premio di maggioranza e liste bloccate) sono state parzialmente bocciate dalla Consulta in questi termini:

1. il premio di maggioranza è stato ritenuto potenzialmente illimitato e dunque troppo distorsivo, ossia: non è accettabile che un partito (o una coalizione) ottenga il 55% dei seggi solo perché arriva primo. Per ottenerli deve prendere comunque un’alta percentuale di voti.

2. le liste bloccate “lunghe” non garantiscono che l’elettore conosca i candidati e dunque di fatto i partiti impongono ogni scelta ai cittadini.

Sulla base di queste osservazioni, ieri sera è nato il Porcellinum, ossia il suino figlio che prevede:

1. il premio di maggioranza del 20% dei seggi al partito (o alla coalizione) che ottiene almeno il 35% dei voti nazionali.

2. Liste bloccate “corte” in seguito a una divisione del territorio nazionale in più circoscrizioni che assegneranno pochi seggi.

Oltre a questi due “correttivi” dettati dalla Consulta, si è deciso di alzare le soglie di sbarramento: dal 4% all’8% nazionale per chi corre da solo e dal 2% al 5% per chi partecipa al voto all’interno di una coalizione. La motivazione è stata spiegata da Renzi e Berlusconi varie volte: limitare il potere di ricatto dei “partitini”. 

Dunque, di spagnolo non c’è nulla, se non le liste bloccate corte. Che però in Spagna sono collegate a un riparto circoscrizionale dei seggi, mentre noi (per ora) abbiamo scelto il riparto nazionale. Di italiano, invece, c’è tanto, forse troppo, perché come sempre ci complichiamo la vita da soli. Mi domando infatti: se uno dei problemi (per me il problema dei problemi) è quello di garantire maggioranze certe e governabilità, perché non si è scelto il doppio turno di coalizione (o “Sindaco d’Italia”) che prevedeva la certezza del premio grazie al secondo turno e invece si è scelto un sistema in cui il premio è eventuale? Certo, il sistema con le soglie alte (incluso quella per il premio) favorirà le aggregazioni, ma la certezza del premio a priori non c’è.

Insomma, se Renzi voleva giustamente sapere chi ha vinto la sera stessa delle elezioni, questo sistema potrebbe non bastare. 

Aggiungo: ieri si è parlato del Senato solo nei termini – corretti per carità – del superamento del bicameralismo paritario, in base al quale il problema dell’elezione del Senato diventerebbe secondaria. Ma questo implica una riforma costituzionale. Se dovessimo andare al voto prima – cosa non certo improbabile – i premi di maggioranza sarebbero regionali. Ergo, per avere una maggioranza certa al Senato occorrerà vincere  superando il 35% in quasi tutte le regioni. Altro che maggioranze certe…

Sorvolo sulle liste bloccate, considerate il “male assoluto” per anni, il simbolo della casta, dei nominati e della corruzione e che oggi miracolosamente sono tornate “vergini”… Ma questa è una storia infinita. Anche le preferenze sono state considerate il motore della corruzione politica. Non è un problema di sistema elettorale, ma di cultura politica e prima ancora civica. Un problema italiano. 

LDG

Berlusconi e il Mattarellum: qualcuno non ha capito

Oggi diversi articoli, in particolare Ugo Magri su La Stampa, riportano un’interpretazione a mio avviso errata della seguente frase di Berlusconi:

“Con il premio del 15% abbiamo la fiducia di conquistare da soli la maggioranza in Parlamento”.

Secondo Magri questo significa che a Berlusconi va bene anche il Mattarellum perché nella versione proposta da Renzi, anch’esso (come il modello spagnolo) prevede un premio del 15%. In realtà, a mio avviso, tale interpretazione è errata. Se Berlusconi davvero avesse qualche speranza di vincere preferirebbe il doppio turno di coalizione (Sindaco d’Italia) che garantisce il 60% di seggi e dunque una maggioranza certa (almeno alla Camera).

La verità è che Berlusconi ha due priorità in mente:

1. sa di perdere e pertanto spinge verso il modello che farebbe “non vincere” chi arriva primo.

2. vuole azzerare Alfano e NCD.

Queste due priorità portano verso il modello spagnolo. A meno che davvero, pur di ammazzare Alfano, non voglia andare “da solo” anche in caso si scelga il Mattarellum. In quel caso, da parte sua ci sarebbe un enorme errore prospettico.

Infatti, l’ultima volta che si è votato col Mattarellum, Forza Italia era primo partito nelle seguenti circoscrizioni:

Piemonte 2, Lombardia 1, Lombardia 2, Lombardia 3, Veneto 1, Veneto 2, Lazio 2, Abruzzo, Molise, Campania 1, Campania 2, Puglia, Sicilia 1, Sicilia 2 e Sardegna.

Nel 2013, il PDL (dunque prima della scissione con NCD) era primo partito nelle seguenti circoscrizioni:

Lazio 2, Campania 1, Campania 2, Puglia e Calabria.

E stiamo parlando di uno scenario pre-Renzi, pre-scissione con Alfano e pre-decadenza.

Se Berlusconi crede di poter vincere in numerosi collegi uninominali andando da solo vuol dire che ha perso del tutto lucidità e capacità di analisi. Più probabile che qualcuno abbia interpretato male quel 15% mettendoci dentro anche una preferenza per il Mattarellum che non sta né in cielo né in terra.

Ribadisco quanto detto ieri, per Silvio esiste solo lo spagnolo.

LDG

Perché Berlusconi preferisce il sistema spagnolo

Era nell’aria da tempo, ma pare che ieri Berlusconi abbia “confidato” a qualcuno dei suoi la sua preferenza per il sistema elettorale spagnolo rispetto al Mattarellum modificato e al doppio turno di coalizione (le altre due ipotesi sul tavolo). Non mi sorprende affatto questa preferenza in quanto va incontro ad almeno 3 (forse anche 4) ottime conseguenze per Silvio, vale a dire:

1. La più importante di tutte, farebbe fuori Alfano e i suoi, dimostrando ancora una volta che il centrodestra in Italia è LUI. Il perché è presto detto: con un sistema proporzionale con circoscrizioni di ampiezza 5 non c’è scampo per i partiti piccoli. A dire il vero neanche per i partiti “medi”In un sistema in cui 3 partiti sono sopra il 20%, i seggi li prenderebbero solo e soltanto loro. Nella mia simulazione di qualche giorno fa ho ipotizzato un sistema con ampiezza media da 5 seggi, che prevede tuttavia – come avviene in Spagna – anche circoscrizioni grandi (Roma, Napoli, Milano, Torino, ecc. le avevo considerate come una singola circoscrizione da 25, 19, 18 e 14 seggi), non a caso anche Scelta Civica con i numeri del 2013 avrebbe preso qualche seggio. Pare che la proposta sul tavolo sia invece da 5 seggi per tutte le circoscrizioni (esclusa Aosta, Isernia, Ogliastra, Medio Campidano mi auguro, essendo province con pochissimi abitanti). In quel caso davvero non c’è via di scampo per nessun “quarto” partito. Neanche per la Lega probabilmente che, specie se si mantiene l’ipotesi della soglia di sbarramento nazionale del 5%, rischia seriamente di restare fuori dal Parlamento. L’esito sarebbe totalmente tripartitico: ergo la Destra sarebbe solo LUI.

2. Ammazzando Alfano, sarebbe presumibile una crisi di governo, visto che è già abbastanza precario di suo questo governo…e dunque si avvicinerebbe la data del voto, come vuole Silvio.

3. Il sistema spagnolo, tra i 3 sul tavolo, è quello che meno di tutti assicura una maggioranza a chi vince. E dunque, lo scenario per Berlusconi sarebbe perfetto: Oggi i sondaggi danno Forza Italia almeno a -10% dal PD (in alcuni casi anche a -12/13%). Per vincere e governare, col sistema spagnolo, bisogna vincere almeno il 42% dei circa 540 seggi alla Camera assegnati senza premio (che sommati al premio del 15% farebbero sorpassare di poco i 316 seggi utili ad avere una maggioranza).  Non è detto che il PD di Renzi abbia questi numeri, nonostante l’effetto premiante per i grandi partiti generato dal sistema spagnolo. Al Senato poi, sarebbe come sempre un terno al lotto, perché i premi sarebbero regionali e dunque per avere una maggioranza certa Renzi dovrebbe vincere in quasi tutte le Regioni. Dunque, con una prospettiva che dà Forza Italia perdente, quale miglior sistema di uno che farebbe comunque “non vincere” il PD? E così, di fatto, cominciare ad ammazzare anche Renzi?

4. Se la sentenza della Consulta lo permetterà, il sistema spagnolo prevede liste bloccate. Per cui, dato che “decide Silvio” sempre e comunque, potrà scegliere a suo piacimento tutti i candidati nelle circoscrizioni, senza porsi problemi di rappresentatività, di “territorio”, di primarie, di preferenze e di tutte queste inutili complicazioni democratiche.

Sono 4 ottime ragioni, no? Anch’io al posto suo preferirei “lo spagnolo”. Al posto di chi decide le sorti di un paese e non di un partito (o forse di una persona) però propenderei per un altro. Magari uno che garantisca davvero maggioranze certe e che non lasci senza rappresentanza 1 italiano su 3 di quei 4 gatti che andranno a votare la prossima volta. Scusate il voluto gioco di parole…

LDG

 

Come sarebbero andate le elezioni col sistema “ispanico”

Renzi ha sintetizzato – più che posto sul tavolo – le tre ipotesi di riforma elettorale su cui pare possibile aprire una discussione in Parlamento:

1. Il Mattarellum rafforzato in senso maggioritario, ossia prevedendo una trasformazione del 25% di seggi che veniva assegnato mediante metodo proporzionale in un 15% di premio di maggioranza e in un 10% proporzionale a tutela delle minoranze (“diritto di tribuna”). Ipotesi molto a rischio dopo che la Corte Costutizionale ha ritenuto eccessivo il premio di maggioranza del porcellum. Non so quanto si possa accettare un sistema ad impianto maggioritario (che già di suo distorce l’esito a favore dei partiti più forti) ulteriormente rafforzato da un premio di maggioranza.

2. Il doppio turno di coalizione (impropriamente definito “sistema dei sindaci” dato che il sindaco è eletto direttamente, mentre il premier non si può eleggere direttamente in una repubblica parlamentare), ossia in realtà un “porcellum” modificato con l’attribuzione del premio di maggioranza a chi non raggiunge il 40% al primo turno, mediante un secondo turno di votazione. 

3. Il sistema spagnolo, ormai noto come “ispanico”, ossia un sistema proporzionale con circoscrizioni di ampiezza ridotta (vale a dire che assegnano pochi seggi), a favorire una “soglia di sbarramento implicita” e quindi un premio ai partiti più grandi. A rafforzare ulteriormente tale premio, Renzi propone una soglia di sbarramento nazionale “esplicita” del 5% e un premio di maggioranza (del 15%) al primo partito.

Quest’ultimo sistema pare piaccia a Verdini e a Forza Italia e sui giornali di oggi si legge di un Renzi particolarmente propenso verso l’ispanico. Tuttavia, tale sistema pone non pochi problemi.

Il primo è che, almeno in Spagna, prevede liste bloccate. Teoricamente le motivazioni della Consulta potrebbero far saltare tale ipotesi. Il secondo, più importante, è che col sistema tripolare attuale non garantirebbe alcuna maggioranza, neanche con gli accorgimenti proposti da Renzi.

A tale proposito, ho provato a simulare le elezioni del febbraio 2013 mediante il sistema spagnolo, dividendo l’Italia in circoscrizioni provinciali e inserendo sia la soglia di sbarramento nazionale del 5%, sia il premio di maggioranza (che ho ipotizzato di 90 seggi alla Camera, pari al 14,3%). A rafforzare ulteriormente i partiti più grandi, ho ridisegnato le circoscrizioni attribuendo loro un ampiezza media di 5 seggi, a fronte di un’ampiezza media in Spagna pari a 6,7 seggi.

Ecco il risultato:

Schermata 2014-01-04 alle 14.42.22

Il Movimento 5 Stelle che fu primo partito avrebbe ottenuto, con tutto il premio di 90 seggi, un totale di 269 seggi alla Camera. Ergo, sarebbe stato comunque molto lontano dalla maggioranza assoluta. La grande coalizione sarebbe stata in ogni caso indispensabile. 

Al Senato le cose sarebbero andate anche peggio, dato che i premi sarebbero regionali, per cui avremmo avuto premi diversi a seconda dei risultati regionali.

Certo questa simulazione sconta diverse cose:

1. E’ presumibile che un sistema del genere porterebbe ad aggregazioni più ampie (che poi però generano problemi quando tali coalizioni iniziano a governare).

2. I sondaggi di oggi danno in media un PD oltre il 30% e dunque più forte di circa 5-6 punti rispetto al M5S di febbraio scorso. Ma ci possiamo fidare dei sondaggi? E in ogni caso questo margine non basterebbe al Senato e forse neanche alla Camera.

Continuo a vedere un grande assente in queste discussioni sulla riforma elettorale: il “caso” Senato. Ci si scervella sul sistema ottimale, senza considerare che, col Senato eletto a base regionale e un sistema partitico tripolare, non c’è rimedio che tenga. Occorre mettere mano alla Costituzione e quantomeno cancellare la frase “è eletto su base regionale” dell’art. 57. Fatto ciò, possiamo dedicarci alla riforma che garantisca governabilità ed efficacia. Ma senza questa modifica, stiamo solo sprecando tempo e chiacchiere.

LDG

Legge elettorale, come siamo messi

Come ho detto in passato in un altro post, siamo l’unica democrazia consolidata in cui la legge elettorale è al vertice dell’agenda politica da decenni. La ragione è semplice: in altri paesi la si sceglie, in un’ottica di sistema e di lungo periodo, per stabilire le regole del gioco; da noi la si sceglie, di volta in volta, per capire se e quanto potrà aiutare (o danneggiare) un partito o una coalizione in termini di seggi. Come potete ben comprendere, i due punti di vista sono molto diversi tra loro. La conseguenza è che altrove c’è una continuità delle leggi elettorali in vigore, mentre da noi c’è una continuità delle riforme elettorali…

Passiamo ora al dibattito corrente, cercando di capire quali siano oggi le opzioni in campo. Allo stato, sembrano essere quattro:

1. La legge derivata dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, ossia il Porcellum privato del premio di maggioranza e delle liste bloccate. Ciò significa che, in assenza di un intervento legislativo, si andrebbe a votare con un sistema proporzionale senza premi, che manterrebbe le soglie di sbarramento e introdurrebbe la preferenza unica.

2. Il ritorno del Mattarellum. Grillo e, per certi versi anche Renzi e Forza Italia, insistono per un ritorno al Mattarellum, ossia la legge elettorale utilizzata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001. Un sistema elettorale misto, che prevede l’assegnazione del 75% dei seggi mediante un sistema maggioritario a turno unico, in collegi uninominali e il restante 25% mediante un sistema proporzionale con liste bloccate.

3. Un Mattarellum modificato, attraverso la trasformazione del 25% di seggi attribuiti col proporzionale in un premio di maggioranza che assegnerebbe il 20% dei seggi alla coalizione (o al partito) più forte e il 5% alla coalizione (o al partito) che arriva seconda.

4. Il Doppio turno di coalizione – noto anche come bozza Violante-D’Alimonte – vale a dire un sistema che assegnerebbe un premio del 55% dei seggi alla coalizione (o al partito) che arriva prima, raggiungendo però almeno il 40% dei voti. Qualora nessuno raggiungesse tale percentuale al primo turno, ci sarebbe un secondo turno tra le prime due coalizioni (o partiti) per superare quella soglia. Prevede inoltre l’introduzione della doppia preferenza di genere al posto delle liste bloccate. Sarebbe in altri termini una correzione del Porcellum in grado di superare le recenti obiezioni della Consulta.

Fin qui, una minima descrizione delle opzioni in campo. Ma cosa succederebbe se si votasse oggi con una di quelle ipotesi in vigore?

L’ipotesi 1, ossia il proporzionale puro con soglie di sbarramento, garantirebbe l’assoluta certezza di ingovernabilità, dato che non avremmo alcuna maggioranza né alla Camera, né al Senato. Quella che vedete è una simulazione della composizione della Camera dei Deputati, sulla base dei risultati dello scorso febbraio:

Schermata 2013-12-19 alle 10.42.01

 

E di questi tempi sinceramente vedo molto male la riproposizione di un nuovo governo di larghe intese…Praticamente impossibile, anche perchè i numeri sarebbero molto diversi da quelli attuali. In pratica, 2 dei 3 grandi partiti (PD, Forza Italia e M5S) dovrebbero fare un governo insieme. Molto complicato…

Con l’ipotesi 2, ossia il Mattarellum nella versione “pura”, quella già utilizzata in passato, potremmo avere – ma non è detto – una maggioranza alla Camera, mentre sicuramente non avremmo alcuna maggioranza al Senato. Per questa ragione, trovo quantomeno curioso che tanto Renzi, quanto Grillo e diversi esponenti di Forza Italia si stiano “lanciando” per tornare al Mattarellum, sapendo che sarebbero poi costretti a inventarsi un governo molto, ma molto, più “inciucista” del governo Letta.

L’ipotesi 3, vale a dire il Mattarellum “dopato” garantirebbe senz’altro una maggioranza alla Camera e una possibile – ma non certa – maggioranza al Senato.

Idem per l’ipotesi 4, vale a dire il doppio turno di coalizione.

La ragione per cui anche le ipotesi 3 e 4 non ci possono dare garanzie certe sul Senato è sempre la stessa e vi rimando a questo mio post di gennaio per approfondirla.

Tirando le fila: se si va a votare con l’ipotesi 1 o 2, siamo fregati. E’ del tutto inutile, anzi controproducente. Perderemmo tempo, bruceremmo 400 milioni di euro per votare, non avremmo alcuna maggioranza dopo le elezioni, dovremmo eleggere anche un nuovo Presidente della Repubblica e rischieremmo di arrivare al semestre di Presidenza UE senza governo, oltre che senza alcun dossier preparato adeguatamente. Sarebbe un’ecatombe.

Se si va a votare con le ipotesi 3 e 4, mettendo mano alla Costituzione (abolendo il Senato, oppure privandolo della funzione di attribuire la fiducia al governo, o anche semplicemente eliminando la formula “è eletto su base regionale” dalla Carta Costituzionale), allora avremo maggioranze certe.

Ma questo significa dover fare una riforma elettorale e una costituzionale. Avranno la pazienza di attendere Berlusconi, Grillo e Renzi? O preferiranno spingere per votare – inutilmente – di corsa?

LDG

Consulta: senza via di scampo?

Da ciò che trapela sulla sentenza della Corte Costituzionale – aspettando le motivazioni che argomenteranno meglio le decisioni prese ieri – siamo di fronte a un verdetto molto particolare. Personalmente, lo anticipo, è una sentenza che mi lascia molto perplesso. Non tanto per la sostanza, tutt’Italia era contro le liste bloccate e un premio di maggioranza senza soglie minime per ottenerlo. E dunque la Corte ha di fatto sostituito i partiti e ha fatto fuori i più importanti “indiziati” del Porcellum.

Sono perplesso, piuttosto, per un’altra cosa, semplice quanto radicale. E cioè, se la Consulta ha davvero ritenuto incostituzionali le liste bloccate “nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza” e dunque perché impediscono la libertà di scelta dell’elettore, a mio avviso siamo di fronte a una forzatura enorme. E ciò per due ragioni.

La prima è che l’elettore, anche in presenza di liste bloccate è libero di:

1. Votare;

2. Non votare;

3. Votare scheda bianca;

4. Votare scheda nulla;

5. Votare per un partito.

Dunque, ha la possibilità di scegliere tra 5 azioni diverse. E, se decide di dare un voto valido, in Italia ha una scelta mediamente molto, ma molto ampia tra i partiti ammessi alle elezioni.
Se accettiamo la tesi per cui l’elettore dovrebbe avere libertà di scelta anche tra i candidati all’interno dei partiti (che ripeto è già una forzatura: una democrazia è tale se c’è una libera competizione tra partiti, a prescindere da come si presentano e si selezionano i candidati) come sembra emergere dalla sentenza della Corte, beh a mio avviso siamo di fronte a un bel problema, un problemone direi. E siamo alla seconda ragione per cui parlo di forzatura.

Di fatto la Corte sembra imporre un sistema proporzionale con voto di preferenza e non lasciare alcuna possibilità ad ipotesi alternative… Se, infatti, vale la logica per cui l’elettore debba disporre di più candidati (all’interno dello stesso partito) a cui poter dare il proprio voto, diventano incostituzionali, oltre alle formule proporzionali con liste bloccate, anche tutte le formule maggioritarie, a uno o due turni, con collegi uninominali. E ciò per la semplice ragione che anche in quel caso l’elettore non avrebbe scelta: un candidato per ogni partito, scelto dal partito. La sua scelta sarebbe ancor meno libera che nel porcellum, per intenderci

Dunque, nessun sistema maggioritario e nessun sistema proporzionale con liste bloccate perché incostituzionali: resta come unica ipotesi residuale una formula proporzionale che permetta l’espressione di voti di preferenza. In pratica, mi chiedo: in nome della libertà di scelta dell’elettore la Corte ha azzerato la libertà di scelta del Parlamento? E soprattutto: come dovremmo superare i ben noti problemi di governabilità, adottando una legge proporzionale ma senza la possibilità di “alterarla” mediante un premio di maggiranza sostanzioso (incostituzionale anche quello)?

Attendo le motivazioni della sentenza, fiducioso che nei meandri della dottrina costituzionale i 9 componenti che hanno votato per l’incostituzionalità delle liste bloccate abbiano trovato una risposta anche al mio atroce dubbio…

LDG

P.S. In diversi paesi democratici in cui si adotta un sistema elettorale con formula proporzionale, tipo Germania, Spagna, Israele o Portogallo ad esempio, le liste sono bloccate (come nel porcellum) e nessuno si sogna di dichiararle incostituzionali. Ricordo anche che le preferenze nel ’92 simboleggiavano il “demone” del voto di scambio e della corruzione e, di recente, alle elezioni regionali hanno generato discreti “mostri” oggi (quasi) tutti alle prese coi tribunali…