Reato di negazionismo. Anzi no.

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Oggi facciamo fact checking

L’altro ieri il Senato ha approvato il DDL noto a tutti per l’introduzione del reato di negazionismo. Diversi quotidiani online hanno titolato così.

Lo stesso sito del Senato riporta questa dicitura:

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E queste sono le parole usate dal Presidente Grasso (magistrato e uomo di legge) nel suo comunicato ufficiale:

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Tutto chiaro quindi: il codice penale presto sarà arricchito di un nuovo reato, quello di negazionismo.

Neanche per idea…

In realtà, il DDL approvato introduce solo un’aggravante per reati già previsti dal 1975 (e modificati nel 2006), ossia pene per:

a) chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga pubblicamente a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) chi, in qualsiasi modo, istiga pubblicamente a commettere, o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

c) chi promuove, dirige o prende parte in ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Per tutti costoro, dice il DDL, la pena è aumentata se chi propaganda, istiga o incita pubblicamente lo fa sulla base della negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra.

Ergo, non è previsto alcun reato di negazionismo (e personalmente sono d’accordo: la verità storica non si accerta a colpi di codice penale. Peraltro eravamo tutti #Charlie fino a qualche giorno fa…sarebbe clamoroso perseguire un’opinione) bensì un’aggravante per reati già previsti da 40 anni. Tradotto: se qualcuno scrive su Facebook: “L’olocausto non è mai esistito, ma dovremmo realizzarlo. Perché quella è una razza inferiore e dobbiamo sbarazzarcene”, è perseguibile perché istiga, negando. Se invece scrive: “L’olocausto non è mai esistito, è un’invenzione degli ebrei” non è perseguibile perché nega, ma non istiga.

Eppure…questo DDL passerà (ed è già passato, come si è visto) come il DDL che introduce il reato di negazionismo. Perché la politica preferisce far passare questo messaggio. Anziché prendersi la responsabilità di dire: “Abbiamo preferito l’aggravante al reato, perché due settimane fa eravamo tutti #Charlie e lo rivendichiamo con forza. E perché la storia non si fa nei tribunali”.

Perché lo fa? Perché il politicamente corretto, nella sua schizofrenia, impone di difendere il diritto di satira (e di opinione), ma impone anche il suo contrario, a seconda dei casi. E, quando diventerà legge, questa sottile e voluta disinformazione sarà resa impenetrabile dalle solite fanfare del politicamente corretto.  E (quasi tutti) saranno pubblicamente orgogliosi di aver introdotto il nuovo reato. E privatamente orgogliosi di non averlo fatto. Siamo alle “virtù private” e ai “vizi pubblici”, ribaltando la nota formula di Mandeville.

Perché ho scritto questo post? Per tre ragioni:

1. Quando abbiamo la possibilità di verificare l’attendibilità di una dichiarazione pubblica, facciamolo. “L’ha detto la televisione” come attestato di veridicità lo poteva dire mia nonna, non noi. 

2. Quando il discorso pubblico diventa discorso “da bar dello sport” (e tale è oggi, peraltro aperto 24 ore su 24 grazie ai Social Network), tutto viene sintetizzato e semplificato ad uso dei “clienti del bar”, che saremmo noi. Ma sintetizzare e semplificare non vuol dire modificare o stravolgere. Quello si può accettare dai clienti del bar, non da chi gli fornisce il materiale su cui sparlare… 

3. Perché è ora che la politica torni a prendersi le sue responsabilità e smetterla di dire una cosa e di farne un’altra, giocando sulla buona fede e sull’ignoranza dei clienti dei bar e sfruttando la loro compiacenza. Tornate a essere classe dirigente e non classe “diretta” dai nostri umori! Spiegate perché è meglio l’aggravante del reato. Perché è davvero meglio (almeno per me), eppure non avete il coraggio di rivendicare neanche una posizione condivisibile solo perché è più facile (e comodo) far passare il contrario. E non capite che tutto ciò alimenta un sistema autodistruttivo, incoerente, falso e disinformato che ha una prima grande vittima: proprio la politica, nel pieno della sua “cerimonia cannibale” (cit. Salmon), in cui i politici sono allo stesso tempo i performer e le vittime. “Divorati dal loro stesso divoramento”.

E infatti…è diventata più credibile la parodia di Razzi.

LDG

#BossiFini. E’ ripartito il Festival della disinformazione

Dopo i tragici fatti di Lampedusa, la legge Bossi-Fini è diventata immediatamente il capro espiatorio “lava coscienze”, la scorciatoia cognitiva alla quale addossare le colpe della tragedia senza particolari sforzi di analisi o di strategia. In questi casi serve sempre un “nemico ideologico” a cui affibbiare tutto il male del mondo e, sulla scia dell’onda emotiva generata dalle centinaia di vittime, quella legge “razzista”, “liberticida”, “discriminatoria” e chi più ne ha più ne metta, era un obiettivo alla portata di mano.

Rimando ai miei post precedenti per la ricostruzione di quei giorni. Oggi mi occuperò solo dell’ultima follia, quella innescata dai media nostrani dopo l’approvazione della mozione congiunta del Parlamento europeo a Strasburgo, mercoledì pomeriggio. Il nuovo trip nasce da un’Ansa quanto meno sui generis, che recita quanto segue:

(ANSA) – STRASBURGO, 23 OTT – Il Parlamento Ue ha approvato oggi una risoluzione bipartisan sui flussi di migranti nel Mediterraneo dopo la tragedia di Lampedusa in cui si chiede tra l’altro di “modificare o rivedere eventuali normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare”, un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini.

Evidentemente, l’inviato Ansa, anche per rendere più notiziabile l’avvenimento in Italia, ha deciso di non riportare semplicemente la notizia dell’approvazione della mozione, bensì di aggiungerci una sua interpretazione, del tutto arbitraria e totalmente errata, che ha immediatamente generato 24 ore di caos disinformativo in Italia. Da quel momento, infatti, è partito il festival dell’imprecisione e quasi tutti i quotidiani – online e cartacei del giorno dopo – hanno preso per buona quella interpretazione e hanno ripreso, con gusto, l’impallinamento della Bossi-Fini.

Proverò, come sempre inutilmente, a far capire come stanno realmente le cose.

Nel testo della mozione ci sono solo due riferimenti espliciti all’Italia e sono di plauso, per l’avvio dell’operazione Mare Nostrum” e per gli sforzi compiuti a Lampedusa.

La parte della risoluzione che mirerebbe implicitamente a colpire la Bossi-Fini, invece, è palesemente diretta ad altri Stati membri e all’UE che deve rivedere la Direttiva 2002/90. Non può essere diretta alla nostra legge sull’immigrazione semplicemente perchè essa prevede, sin dal 1998, che “non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno” (art. 12, comma 2 del T.U. sull’immigrazione). Viceversa, la Direttiva direttamente chiamata in causa lascia margine di discrezionalità agli Stati membri sul punto. Dunque, qualche Stato membro avrà deciso di sanzionare anche i soccorsi, ma non certo noi…

Questo nuovo “trip” nasce dal fatto che, dopo il disastro di Lampedusa, in diverse trasmissioni di approfondimento (un parolone in questo caso…) ci si lamentava del fatto che, a causa della Bossi-Fini, i soccorritori di Lampedusa avevano paura di essere condannati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. E nessuno, ripeto nessuno, ha obiettato che le cose non stanno affatto così. Non solo non è reato soccorrere, è reato non soccorrere…Ahimé, anche dopo l’approvazione della mozione di mercoledì è passata quella linea, al punto che ancora oggi Bonanni, su Repubblica, sostiene che il Parlamento “ha chiesto l’abolizione della Bossi-Fini là dove considera un reato il soccorso in mare degli immigrati irregolari”. D’altronde, Repubblica ha raccolto oltre 100 mila firme per far abolire la Bossi-Fini a causa del reato di immigrazione clandestina, ignorando che quel reato é stato introdotto 7 anni dopo…

Ma tutto questo era talmente prevedibile che lo scorso 11 ottobre mi ero permesso di fare questa previsione, su Facebook…

 

FB Lampedusa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos’altro dire…Io ero a Strasburgo in quei giorni, quella mozione l’ho vista crescere e approvare. E per fortuna ho visto, da parte del Parlamento europeo, un approccio realistico e non improntato su battaglie ideologiche e disinformative che invece, ahimè, continuano a dominare il dibattito pubblico in Italia.

Studiate, vi prego. L’informazione non si fa copiando un’agenzia…

LDG

 

Abolita la Bossi Fini! No, un pezzo…anzi niente

Prometto che tra qualche giorno mi placo…un altro po’ di pazienza.

La nuova puntata della telenovela “Bossi Fini” ha visto, ieri notte, l’approvazione in Commissione al Senato di un emendamento per abolire l’art. 10 bis del T.U. sulla disciplina della condizione giuridica dello straniero (d.lgs 286/1998). Qualche giorno fa ho scritto che la legislazione italiana in materia di immigrazione è sempre stata “necessitata”, ossia motivata da fattori esterni, spesso traumatici. E noi, che siamo un paese tradizionalista, non potevamo farci scappare quest’occasione per ribadire il concetto: guai ad affrontare un problema complesso con competenza, senza clamore e senza ideologismi! Viva le bandiere, viva il “tempo reale” e viva l’improvvisazione!!! Quasi quasi arrivava prima il tweet dell’emendamento…

E allora, nel giro di una notte, senza che ne fosse informato probabilmente neanche il Premier (di sicuro non lo era il Ministro dell’Interno che dovrebbe avere una certa voce in capitolo…), si avvia, in tutta fretta e senza valutare le conseguenze, un percorso di riforma della legge sull’immigrazione e della gestione dei richiedenti asilo. Questo secondo aspetto è davvero clamoroso, anche se ovviamente ha meno visibilità sui media perché la lettera scarlatta è stata affibbiata al reato di immigrazione clandestina e tutto il resto passa in secondo piano. La questione del diritto di asilo è molto interessante perché è da oltre 15 anni che si cerca di legiferare in materia, ma a destra come a sinistra, si è sempre preferito glissare per evitare che l’Italia diventasse un paese di richiamo non solo dei migranti che si spostano per ragioni economiche, ma anche dei richiedenti asilo. Non è un caso se l’Italia ogni anno ospita un numero di rifugiati molto inferiore rispetto a Germania, Francia o Regno Unito. Semplicemente perché in quei paesi c’è da decenni una legislazione compiuta, che li tratta meglio… Addirittura, la Germania di fatto impose in Europa le direttive che hanno messo fine al cosiddetto asylum shopping, ossia alla possibilità di entrare in un Paese ma chiedere asilo in un altro. Proprio per evitare che le nostre frontiere “groviera” diventassero un loro problema anche sul fronte dei richiedenti asilo.

Ma torniamo al reato di clandestinità. Dopo giorni in cui esso ha rappresentato l’emblema della Bossi Fini, ieri qualcuno ha iniziato curiosamente a scoprire che in realtà con la Bossi Fini non c’entra nulla. Mentana si è corretto durante il TG, Repubblica e Corriere hanno finalmente scritto nei propri articoli che è stato introdotto nel 2009 (e non nel 2002). Insomma, nella confusione generale ha iniziato a farsi strada, zitto zitto, un pezzo di verità. Con qualche chicca niente male a dire il vero, tipo quella di Repubblica, dove si legge che tale reato sarebbe stato “introdotto dalla legge 94 del 2009 in materia di pubblica sicurezza, a modifica della legge 286 del 1998, la cosiddetta Bossi-Fini“. Addirittura, secondo Repubblica, la Bossi Fini alla fine è stata approvata dal governo Prodi nel 1998…Ha del clamoroso tutto ciò!!! 

La verità è che nell’isteria collettiva si perdono di vista anche le cose più semplici e si naufraga nell’ignoranza… E, molto semplicemente, il reato di immigrazione clandestina, approvato nel pacchetto sicurezza del 2009, ha aggiunto al T.U. sull’immigrazione un articolo, il 10 bis. E il T.U. altro non è che la Legge Turco Napolitano (quella sì è del 1998), modificata in parte dalla Bossi Fini nel 2002 e in parte appunto dal pacchetto sicurezza nel 2009. Dunque, se proprio si volesse usare la (il)logica fin qui dominante nel dibattito pubblico, si potrebbe sinterizzare così, usando le parole scelte da Repubblica per un’inutile e sbagliata raccolta di firme (sfido i 50 mila firmatari a trovare l’art. 10 bis nel testo della Bossi Fini..): stanno per abolire il reato di immigrazione clandestina, una norma indegna della legge Turco Napolitano

Ora attendo con ansia le reazioni dell’Europa. Perché se è vero che sulla scia dell’onda emotiva ieri a Strasburgo è stato dato avvio ad una serie di “aiuti” all’Italia, è anche vero che ci hanno sempre considerati un problema per via degli scarsi controlli, non per via del reato di clandestinità (non a caso previsto anche in Germania, Francia e Regno Unito). E, sempre nell’ignoranza generale, ricordo che qualche giorno fa è stato citato un rapporto di Christopher Chope del Consiglio Europeo, presentato sui nostri giornali come un duro colpo alla “Bossi Fini” e dunque come una sorta di “manifesto umanitario” contro una norma simil-nazista. E invece, curiosamente, quel rapporto dice sì che la nostra legislazione è insufficiente, ma perché la reputa debole nel controllo delle frontiere e dei flussi… Guarda un po’… Ma l’Europa può stare tranquilla, ora risolveremo tutto abolendo il reato di clandestinità.  Tutto cambierà e avremo un controllo delle frontiere da fare invidia al mondo!

LDG

 

Caccia alle streghe: è l’ora della #BossiFini

La storia della legislazione italiana in materia di immigrazione è puntellata di tragedie ed eventi traumatici. Spesso in letteratura si è parlato di “legislazione necessitata”, ossia di interventi privi di capacità strategica e di riflessioni “a freddo”, e dotata invece di grande “urgenza mediatica”. A dire il vero, permettetemelo, questa è la costante della nostra politica su tutti i fronti: ci si attiva solo quando un problema “fa notizia” e, sotto la pressione dell’opinione pubblica, si mette mano in tutta fretta all’impianto normativo, spesso mettendo toppe che sono peggio del buco.

Anche la vicenda di Lampedusa ha ovviamente messo in fibrillazione tutta la classe politica, in particolar modo il centrosinistra che non vedeva l’ora di buttare la croce addosso alla tanto detestata (per ragioni ideologiche e simboliche) legge Bossi-Fini. In particolar modo, ha destato scalpore il fatto che i superstiti del naufragio siano stati indagati per il reato di immigrazione clandestina, a detta di tutti (politici, giornalisti e a quanto pare anche del magistrato che ha avviato l’indagine…) introdotto dalla Bossi-Fini. Ovviamente non è così, il reato di immigrazione clandestina è stato introdotto nel 2009 col c.d. “pacchetto sicurezza”, mentre la legge incriminata è del 2002, ben 7 anni più vecchia. Ma chi se ne frega, quella legge è nata tra le contestazioni e deve morire tra le contestazioni, anche laddove non ha colpe. In Italia funziona così, da una parte e dall’altra. E’ una “norma manifesto”, che serve a destra per far finta di avere a cuore la sicurezza e la legalità e a sinistra per far finta di avere a cuore solidarietà ed equità. E allora, facciamo anche finta che abolendo la Bossi-Fini non avremo più morti sulle nostre coste. Magari qualcuno ci crede…

P.S. 1) La Bossi-Fini tecnicamente non si può abolire perché è intervenuta a modificare il T.U. sull’immigrazione, che deriva dalla legge Turco-Napolitano del 1998. Dunque, più precisamente, si dovrebbe parlare di modifiche al T.U., che probabilmente significa rimettere mano anche a norme volute dall’attuale Presidente della Repubblica. Ma questo non si sappia in giro, non si può contestare il Presidente, neanche per finta…

P.S. 2) Il T.U. sull’immigrazione ha 15 anni, comprendendo le modifiche della Bossi-Fini ne ha comunque 11. Va senz’altro aggiornato. La mia non è la difesa d’ufficio di una norma, è la denuncia di un metodo.

LDG