A lezione di stile da @ignaziomarino

A pochi è sfuggito il beau geste di Alemanno sul bilancio 2013, al punto che alcuni nell’opposizione gli hanno dato del collaborazionista di Ignazio Marino.

A me però non è sfuggito neanche questo. Il 7 dicembre scorso è stato aperto, dopo anni di lavori, il Teatro di Villa Torlonia. Quella che vedete quaggiù è una foto del Teatro nel 2007 (le date sono importanti…)

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Quella che vedete qui di seguito invece è una foto recente, a restauro terminato.

Schermata 2013-12-14 alle 21.13.24

 

 

 

 

 

 

Marino in questo restauro ha svolto un solo compito: tagliare il nastro. Esso infatti è iniziato nel 2007 e si è concluso nel 2013. Alemanno ha governato dal 2008 al 2013.

Ed ecco come ha commentato su Twitter il nostro sindaco:

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Un vero signore, non c’è che dire…

LDG

Caro @ignaziomarino, occhio (anche) al TAR…

Tra lunedì e martedì è presumibile che il Sindaco Ignazio Marino emani la terza Ordinanza con cui confermerà gli incarichi dirigenziali attribuiti per la prima volta lo scorso 13 giugno.

L’Ordinanza n. 128 così recitava:

 

Schermata 2013-11-02 alle 21.15.28

 

 

 

 

Il 13 settembre scorso, dato il “pericoloso” avvicinarsi del 15 settembre, il Sindaco ha messo una toppa con una seconda Ordinanza, la n. 196, che prevedeva un’ulteriore proroga fino al 30 ottobre:

 

Schermata 2013-11-02 alle 21.16.07

 

 

 

 

Il 30 ottobre è passato, ma manca ancora la Delibera sulla macrostruttura e di conseguenza mancano all’appello almeno 15 (a quanto pare) dirigenti apicali da reclutare e collocare al vertice di diversi Dipartimenti e/o Municipi. Dunque, è presumibile che sia in arrivo una terza Ordinanza che prorogherà ulteriormente le nomine stabilite a giugno scorso.

C’è solo un problema, che avevo già evidenziato in un post di qualche settimana fa. E il problema è che il Regolamento degli Uffici e Servizi di Roma Capitale prevede quanto segue:

 

Schermata 2013-11-02 alle 21.14.35

 

 

 

Tradotto, significa che gli incarichi dirigenziali dovrebbero durare almeno 3 anni. Il nostro Sindaco sta viaggiando, nella migliore delle ipotesi, su una durata di 3 mesi… Il TAR, nel 2011, ha già condannato Roma Capitale per un solo caso in cui un incarico fu attribuito per un periodo inferiore ai 3 anni. Immaginate il “botto” se qualcuno tra coloro che saranno rimossi tra un po’ dovesse fare ricorso. Mesi e mesi per attendere i nuovi vertici, tutti decapitati da una sentenza del Tribunale Amministrativo.

Staremo a vedere…

LDG

Assunzioni di @ignaziomarino. Polemica fuori asse

Con un po’ di ritardo rispetto al sottoscritto – me ne darete atto – alcuni quotidiani hanno notato la crescita numerica dell’esercito di Ignazio Marino, ora giunto a quota 79 componenti, con l’arrivo del comandante della Polizia Municipale. E, come sempre di questi tempi, la polemica è incentrata su costi e stipendi per alimentare la “folla forcaiola”. Ribadisco che a mio avviso questa polemica è fuori asse. Gli stipendi sono in linea con i Contratti Collettivi Nazionali, per cui non c’è alcuna sproporzione su quel fronte. Quanto alla numerosità (i 79 contratti, per ora…) siamo già su un terreno più sdrucciolevole. Non sono pochi, ma soprattutto cresceranno sensibilmente perchè mancano diversi dirigenti esterni all’appello, sia dotazionali che extradotazionali.

In ogni caso, il problema vero, lo ripeto, sta nella procedura. La tanto declamata “trasparenza” e il tanto atteso “merito” sono rimasti sepolti nel programma elettorale del Sindaco. Il che sarebbe un “semplice” problema di responsabilità nei confronti degli elettori, se non fosse invece una procedura illegittima, come confermato dalla Corte dei Conti – sezione centrale  di controllo – nel 2011 (basta leggere la massima e l’annotazione della sentenza).

Da poco sono reperibili sul portale istituzionale le retribuzioni dei dirigenti esterni. Come vedete, sono già 10. Tutti a rischio annullamento proprio per ragioni di trasparenza delle procedure.

Mi chiedo: era così complicato pubblicare un avviso pubblico per salvare faccia e contratti?

LDG

Aggiornamento (con chicche) sull’esercito di @ignaziomarino

L’esercito di Ignazio Marino cresce senza soste. All’ultimo rilevamento siamo a quota 78 incarichi esterni con un costo complessivo di 11,6 milioni di euro fino a fine 2015 (come verificabile qui: L’esercito di Marino).

Ci sono tuttavia due novità importanti da segnalare, che vanno ben oltre i numeri. Lo scorso 25 settembre è stata approvata la delibera di giunta n. 373 che ha modificato il Regolamento degli Uffici e dei Servizi di Roma Capitale. Le modifiche riguardano l’art. 35 e sono fondamentalmente due:

1. Viene ridotta la percentuale di dirigenti esterni dal 12 al 10% della dotazione organica dei dirigenti a tempo indeterminato.

2. Viene incrementata la percentuale di dirigenti assunti fuori dalla dotazione organica dal 2 al 5% della dotazione organica dei dirigenti a tempo indeterminato.

La modifica n.1 sembrerebbe virtuosa, se non fosse in realtà un atto dovuto a causa di una modifica della normativa nazionale che ha imposto questo tetto massimo dopo una querelle nella quale intervenne anche la Corte Costituzionale.

La modifica n.2 invece è una bella “paraculata” (passatemi il francesismo) perché, resisi conto che il 2% era già raggiunto dai 6 dirigenti extradotazionali già assunti, i vertici dell’Amministrazione hanno deciso di “allargare il plafond”… E guarda caso, la delibera successiva, la n. 374, assume il settimo dirigente extradotazionale, ossia il Direttore Esecutivo.

Ricapitolando, il Sindaco che avrebbe valorizzato le risorse interne e avrebbe dato il via alla svolta della “trasparenza e del merito” è già a quota 78 assunzioni esterne, di cui 21illegittime per violazione proprio delle norme sulla trasparenza (ai 20 già censiti si aggiunge il Direttore Esecutivo)

Inoltre, conti alla mano, Marino ha ancora a disposizione 8 dirigenti esterni extradotazionali – grazie all’ultima modifica al Regolamento degli Uffici e dei Servizi – e 32 dirigenti esterni  “dotazionali”. Pertanto, aspettiamoci altre 40 nomine di dirigenti esterni, da almeno 6 milioni di euro annui di costo complessivo e da oltre 15 milioni fino a fine 2015.

Poi ci aspetteremmo anche qualche procedura pubblica, così, giusto per evitare di arrivare oltre quota 60 contratti illegittimi…A proposito di contratti illegittimi, sorvolo sulla telenovela del Comandante della Polizia Municipale, unico caso in cui Marino ha seguito le norme sulla trasparenza e in cui l’Amministrazione è riuscita nell’ardua impresa di scegliere – dopo oltre 3 mesi e con tanto di conferenza stampa di presentazione – un candidato senza titoli

LDG

La trasparenza di @ignaziomarino: 20 contratti illegittimi

Ieri Repubblica si è svegliata dal voluto torpore circa le assunzioni di Ignazio Marino. Ovviamente l’articolo ha puntato sul costo complessivo (4,6 milioni annui e oltre 11 milioni in 2 anni e mezzo), anche perché, dati i problemi di bilancio, fa più notizia far emergere i costi, fa molto “populismo anticasta” e tira molto di più in termini di polemica politica.

Io ho deciso, fin da principio, di non contestare le singole retribuzioni (almeno quando sono in linea con quelle dei dirigenti e dei dipendenti interni). Le mie contestazioni sono piuttosto basate sulla numerosità di quei contratti: 75 assunzioni esterne in 3 mesi è una bella andatura per colui che in campagna elettorale ha promesso la massima valorizzazione delle risorse interne.

Ma soprattutto sono basate sull’analisi delle procedure di tali assunzioni. Analisi doverosa in una fase in cui “trasparenza e merito” sono sulla bocca di tutti, ma ancor più doverosa per un Sindaco che ha fatto di questi concetti il cavallo di battaglia della sua presunta “marzianità” in campagna elettorale e anche dopo. Ricordo, per gli smemorati, che Marino promise procedure pubbliche di valutazione comparativa per tutti i dirigenti di Roma Capitale e delle società partecipate e addirittura per la formazione della Giunta.

Ad oggi, a fronte di 12 assessori, 75 assunzioni esterne a Roma Capitale e almeno 15 nomine ai vertici di diverse società partecipate, siamo a circa 100 incarichi assegnati senza alcuna procedura pubblica. L’unico caso che esula da questo computo è quello da cui è derivata la nomina di Oreste Liporace a Comandante della Polizia Locale di Roma Capitale.

Dunque, come ho detto diverse volte, Marino ha ampiamente disatteso le aspettative create nei mesi scorsi circa la centralità della trasparenza e del merito come bussola del suo modus operandi. Tuttavia, le cose vanno oltre l’accountability del Sindaco e le sue promesse non mantenute. Qui siamo nel pieno di un’operazione illegittima per una palese violazione degli artt. 35, 36 e 38 della Delibera di Giunta n. 161/2010 (Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e Servizi di Roma Capitale) nonché dell’art. 7, commi 6 e seguenti del D. Lgs. n. 165/2001 che prevede, come ricordato dalla Corte dei Conti nel 2011, che “le pubbliche amministrazioni possono procedere a conferire contratti individuali, con contratti di lavoro autonomo e occasionale, solo dopo aver esperito procedure comparative. Non sono consentite deroghe derivanti da norme statutarie e/o regolamentari che possono disciplinare solo modalità e pubblicità delle procedure comparative stesse“.

Da tali palesi violazioni della legge nazionale sul pubblico impiego e del Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e Servizi di Roma Capitale, deriva uno scenario di almeno 20 assunzioni (stabilite da 18 Delibere di Giunta) del tutto illegittime, paradossalmente proprio per aver eluso le procedure pubbliche, la “specialità della casa” dello chef Ignazio Marino…

Aggiungo infine due “chicche”:

1. Spesso le delibere relative ad “incarichi di alta specializzazione” riportano il titolo “Sig.” o “Sig.ra”, anziché “Dott.” o “Dott.ssa” (solitamente usato per persone laureate), ne dobbiamo dedurre che gli esperti esterni non siano neanche laureati?

2. Il Sindaco ha conferito, con due ordinanze, tutti gli incarichi dirigenziali fin qui attribuiti per un periodo di tempo assolutamente irrisorio (la prima ordinanza da metà giugno al 15 settembre, la seconda dal 16 settembre al 30 ottobre), mentre il già citato regolamento prevede che gli incarichi debbano avere una durata corrispondente alla programmazione pluriennale dell’ente (e comunque non inferiore a 2 anni). In altri termini, tutti i dirigenti che saranno rimossi il 30 ottobre potrebbero impugnare la nuova ordinanza del Sindaco e, di fatto, annullarla tornando al loro posto fino ad ottobre 2015… (il Tribunale del Lavoro l’ha già fatto, in un caso, nel 2011).

Last but not least, quando avremo modo di vedere i CV e le retribuzioni di tutti questi mirabolanti esperti sul portale istituzionale di Roma Capitale?

LDG

 

Roma finirà come Detroit?

Quest’estate ha fatto scalpore il fallimento della città di Detroit. Con una mole di debiti pari a circa 21 miliardi di dollari, la Motor City, simbolo dell’era industriale negli USA e nel mondo, ha dovuto gettare la spugna. E oggi è una città quasi spettrale, con 80 mila immobili abbandonati e 700 mila abitanti a fronte degli oltre 4 milioni di qualche anno fa.

Oggi tiene banco, in Italia (crisi di governo e vicende berlusconiane a parte) il grido di allarme di Ignazio Marino che si trova a dover chiudere un bilancio con 817 milioni di euro da recuperare entro 2 mesi. Roma, dunque, rischia di fare la fine di Detroit. Come giustamente ricorda Giovanna Vitale su La Repubblica oggi, sia Veltroni che Alemanno hanno cercato di ottenere negli anni scorsi un trattamento migliore, in termini di trasferimenti dallo Stato. Veltroni non c’è riuscito e i debiti sono cresciuti sensibilmente (fino a 12,238 miliardi nel 2008). Alemanno è riuscito a far approvare la riforma di Roma Capitale, che prevede tra l’altro contributi speciali legati al ruolo di Capitale e trasferimenti diretti dallo Stato sul TPL (senza passare dalla Regione, che quando vuole trattiene i soldi per pagare il debito sanitario), ed è riuscito a far cofinanziare il rientro dall’enorme debito accumulato fino al 2008 in buona parte dallo Stato.

Ciononostante, Marino si ritrova con oltre 800 milioni di euro da recuperare per chiudere il bilancio previsionale 2013. Il perché è presto detto. Dal 2010 in poi, tra riduzioni dei trasferimenti e mancate erogazioni, a Roma Capitale sono venuti a mancare circa 1,5 miliardi di euro, in un crescendo di tagli che, come è noto, hanno penalizzato i Comuni come nessun altro. Tagli che, ripeto, sono andati ad incidere su un totale che è basso già in partenza perché basato su due presupposti sbagliati:

1. considerare Roma come un Comune, alla pari di tutti gli altri (non riconoscendo dunque gli oneri connessi al ruolo di capitale: si pensi solo ai costi delle oltre 300 manifestazioni annue fatte “contro” lo Stato, ma “pagate” dal Comune in termini di pulizia, modifiche alla viabilità, straordinari di vigili, autisti ATAC, operatori AMA e quant’altro);

2. parametrare i trasferimenti dei fondi dallo Stato ai Comuni sulla base del numero degli abitanti, non considerando la superficie territoriale amministrata. E, mentre i trasferimenti pro capite sono in linea con quelli delle altre grandi città, i trasferimenti per ettaro di superficie attribuiti a Roma sono di gran lunga inferiori a quelli delle altre grandi città  (dati 2010: Roma: 9.737 €, Milano: 25.519 €, Torino: 26.217 €, Napoli: 48.268 €, Palermo: 16.833 €). Se consideriamo che la superficie amministrata da Roma Capitale è pari alla somma delle superfici dei primi 9 Comuni italiani per abitanti (Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bari, Bologna, Firenze, Catania), capiamo bene l’entità del problema. E soprattutto, è da considerare che proprio la superficie incide maggiormente sui costi, molto più del numero degli abitanti: pensiamo al Trasporto Pubblico Locale che ha costi ovviamente legati ai KM percorsi, ma anche alla pulizia delle strade, alla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione delle strade (6000 km), ecc. ecc.

Non so se Ignazio Marino riuscirà ad ottenere questi fondi, dato che praticamente non abbiamo più un governo e quello che c’era fino a ieri ha sudato 7 camicie per cercare 1 miliardo nei meandri dei conti pubblici italiani. Ma se anche ci riuscisse, non risolverebbe il problema in maniera definitiva. Il problema si risolve portando a termine la riforma di Roma Capitale e dotando la città di risorse adeguate alla sua dimensione e al suo ruolo di Capitale.

Già perché “Roma Ladrona” fino ad oggi ha dato allo Stato un gettito di IRPEF, IRAP e IVA pari a 22 volte ciò che riceve in termini di trasferimenti…Sarebbe ora di fare giustizia, con buona pace dei leghisti e di coloro che oggi su Libero e sulla Padania se la prendono con il Sindaco di Roma…

LDG