La forza e la debolezza dell’uomo senza partito

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Ignazio Marino non molla. Anzi, rilancia. Come i pugili messi all’angolo, ieri alla Festa dell’Unità ha provato a serrare le fila a sinistra, sparando ad alzo zero sulla destra: “tornino nelle fogne da dove sono venuti”, testuale. Sorvolo sulla formula elegante, tipica del “Sindaco di tutti” e di chi ha vissuto (non certo a Roma) gli anni ’70.

Cerco di analizzare in maniera neutra il nuovo posizionamento identitario: per riconquistare i cuori di una sinistra disimpegnata e disillusa. È a tutti noto che il nemico costituisce una categoria importante nella politica, in tutti i regimi, proprio per aumentare la legittimazione interna di chi è al potere. Il problema, nel caso di Marino, è capire quale sia il nemico oggi, visto che sembra diffuso, ben oltre il sistema fognario romano.

La vicenda di Mafia Capitale ha giocato a favore di Ignazio Marino, se la leggiamo dal punto di vista individuale. Era considerato – anche dal suo partito – un Sindaco al capolinea, un gaffeur, uno che non è in grado di governare. Poi è arrivato Pignatone: ha avuto un assessore, 3 consiglieri comunali, un presidente di Municipio, un dirigente e diversi funzionari arrestati o indagati, ma lui – individualmente – ne esce pulito. Anzi, la sua narrazione alza il tiro e il suo mantra è: “Noi stiamo facendo pulizia, con l’aiuto di Pignatone” (“con l’aiuto”, GULP!). Dove il “noi” ovviamente non sta per PD, altrimenti la narrazione salterebbe vista l’implicazione giudiziaria del partito.

Il “noi” significa “io”: l’uomo senza partito. E lì sta la sua forza. Già, perché se anche un giorno dovessero arrestare tutti i consiglieri del PD e tutti gli assessori “politici” (è ammessa ogni forma di scongiuro da parte degli interessati), lui potrebbe ancora sostenere questa linea: “Io sono diverso, quelli non mi hanno mai amato, mi hanno fatto la guerra fin dal primo giorno”. Posizione interessante e del tutto originale. Non ricordo alcun capo di governo – nazionale o locale – così scollegato dalla propria forza politica, anzi addirittura in netta contrapposizione.

Tuttavia, ripeto, dal punto di vista dell’immagine individuale, questa è la sua forza: il partito (in stato confusionale), i circoli (ammaccati dal rapporto di Barca e l’un contro l’altro armati), i mister preferenze (indagati o arrestati), giocano a favore dell’onestà e del “fare pulizia” di Marino. Che poi lo stesso partito, gli stessi circoli e gli stessi mister preferenze gli abbiano portato i voti per vincere (anche con finanziamenti e pacchetti di voti non proprio estranei a “mafia capitale”), poco importa. Una volta che ha vinto, Ignazio si è messo in proprio e chi s’è visto, s’è visto. E nella società dell’immagine, appesa a singoli “eroi” e capri espiatori può anche funzionare. Specie se la narrazione è condita da racconti tipo: “ho rimosso Panzironi dall’AMA, ben prima dell’inchiesta su mafia capitale”. E infatti, Panzironi s’era rimosso da solo, nel 2011, ben prima che Marino potesse anche solo pensare di fare il Sindaco di Roma… Ma vabbè, buttiamola lì, magari qualcuno “ce casca”…

C’è un piccolo particolare però, quello su cui insiste quel rompiscatole di Matteo Renzi (che non mi pare si autocollochi a destra, né mi pare rivendichi un passato “fognario”): oltre a fare “pulizia” (quella la fa Pignatone), toccherebbe governare la Capitale. E lì forse un partito servirebbe.

Come servirebbe una giunta di alto livello (che sta perdendo i due “pezzi” più importanti).

Come servirebbe una macchina amministrativa motivata (che viene definita “incompetente e corrotta” in un’intervista su due, sia dal Sindaco che dall’Assessore Sceriffo, Sabella).

Come servirebbe un’opinione pubblica legittimante (sondaggi alla mano siamo molto lontani e certo l’uscita sulle fogne non aiuterà il “Sindaco di tutti”).

Insomma, sulla pars destruens essere senza partito può anche far gioco: “che si sfasci anche tutto, io non sono uomo di nessuno, non ho nessuna corrente, nessuna fondazione politica, di fatto non ho nessun partito”.

Sulla pars costruens però, quella per cui è “incriminato” dal Segretario-Premier, l’essere senza partito non fa gioco proprio per niente.

E quando finiranno l’onda emotiva e la “bolla mediatica” (nel senso che non si parla d’altro) di Mafia Capitale, torneranno di moda le buche, il traffico, i rifiuti, i tombini e le caditoie otturati.

Insomma, ironia della sorte, se sarà ancora Sindaco gli toccherà occuparsi delle fogne. E dubito che riuscirà a sturarle evocandole da un palco…

LDG

 

A lezione di stile da @ignaziomarino

A pochi è sfuggito il beau geste di Alemanno sul bilancio 2013, al punto che alcuni nell’opposizione gli hanno dato del collaborazionista di Ignazio Marino.

A me però non è sfuggito neanche questo. Il 7 dicembre scorso è stato aperto, dopo anni di lavori, il Teatro di Villa Torlonia. Quella che vedete quaggiù è una foto del Teatro nel 2007 (le date sono importanti…)

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Quella che vedete qui di seguito invece è una foto recente, a restauro terminato.

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Marino in questo restauro ha svolto un solo compito: tagliare il nastro. Esso infatti è iniziato nel 2007 e si è concluso nel 2013. Alemanno ha governato dal 2008 al 2013.

Ed ecco come ha commentato su Twitter il nostro sindaco:

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Un vero signore, non c’è che dire…

LDG

Lo stipendio (basso) di @ignaziomarino

Nel giorno in cui si concretizza il passaggio di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid per la modica cifra di 109 milioni di euro, a Roma impazza la polemica perché Ignazio Marino ha osato dire che 4500 euro al mese per il Sindaco di Roma sono pochi e che occorrerà riequilibrare gli stipendi delle cariche pubbliche. Dal punto di vista della comunicazione si tratta di uno dei primi scivoloni di Marino: è ovvio che dopo anni di ristrettezze e di crisi dire una cosa del genere crea polemiche e malcontento. Come è ovvio che l’opposizione lo prenda un po’ in giro perché “piange miseria”.

Dal punto di vista sostanziale, però, quello che dice il sindaco di Roma è a mio avviso ineccepibile. Prima di tutto va ricordato che non si tratta di uno stipendio, bensì di un’indennità e che, cioè, quella cifra non comprende contributi assistenziali e previdenziali perché non sono previsti. Inoltre, riguarda una carica che dura 5 anni (10 in caso di rielezione), non è un contratto a tempo indeterminato dunque. Ma soprattutto, come dice giustamente Marino, il sindaco di Roma “amministra bilanci miliardari e ha responsabilità enormi”, cosa che forse sta imparando a comprendere giorno per giorno (per un po’ l’ha fatta facile, diciamolo. Ora forse si sta accorgendo che la bacchetta magica non ce l’ha neanche lui…). Infine, Marino fa un discorso comparativo: è giusto che il sindaco di Roma guadagni meno della metà di un consigliere regionale del Lazio?

Questa polemica segue di pochi giorni un’altra, immancabile, sugli stipendi dei collaboratori del Sindaco. In particolare, ha “fatto scandalo” la retribuzione del capo ufficio stampa, reo di guadagnare 170 mila euro l’anno. Come al solito – a me è successo per 5 anni, ci sono diversi post in merito sul mio blog – le cifre sono interpretate in maniera “originale” e capziosa: il costo per l’amministrazione diventa lo stipendio lordo. E nella psiche rancorosa e livorosa di chi legge lo stipendio lordo diventa quello netto. Tanto per fare, per l’ennesima volta, chiarezza: i 170 mila euro di costo per l’amministrazione sono circa 130 mila lordi e circa 70 mila netti di stipendio. Fa una bella differenza.

Non sono stato tenero con Marino e i suoi fino ad ora, ma ho sempre cercato di basare le mie critiche su fatti, dati, documenti, non su opinioni.

Anche in questo caso, partendo dai numeri, dico la mia, a difesa della tesi di Ignazio Marino. Credo che l’onda “grillina” e anticasta che continua a sparare a zero contro tutti gli stipendi dei politici e tutte le spese in maniera indiscriminata stia rasentando il ridicolo. Anzi, per me ha già superato il ridicolo da un pezzo.

Ho lavorato gomito a gomito con Ministri, Deputati, Senatori e col Sindaco di Roma. E non c’è dubbio che quest’ultimo sia il ruolo più difficile e più impegnativo di tutti. Così come non c’è dubbio che avere ruoli apicali nella struttura di Roma Capitale non sia una passeggiata di salute. Le responsabilità sono enormi, la pressione politico-mediatica è costante, i ritmi di lavoro sono pressoché senza limiti (io ho finito il mio quinquennio da dirigente con 60 giorni di ferie non godute e 10 chili in meno sulla bilancia…). Sarei curioso di sapere quanti contestatori scandalizzati per l’indennità di Ignazio Marino pagano serenamente l’abbonamento a SKY o a Mediaset e si abbonano allo stadio per permettere a Totti di guadagnare in due giorni quanto guadagna Marino in un anno, ma sono pronti a prendersela quotidianamente con il sindaco per il cassonetto o una buca sotto casa.

Il mio suggerimento ad Ignazio Marino – dissi la stessa cosa a Gianni Alemanno – è di invitare tutti i cittadini “contestatori” a trascorrere una settimana da Sindaco di Roma. Sono sicuro che cambierebbero opinione e forse, dopo quell’assaggio, guarderebbero alla politica anche in modo diverso.

LDG

Una città a misura di #Marino

Non senza fatica, Ignazio Marino sta cercando di imporre la sua linea, di dettare l’agenda ai mass media, schivando – per ora relativamente bene – tutte le rogne annesse e connesse al ruolo di sindaco di Roma. La strategia è semplice ed evidente per chi “mastica” di comunicazione politica:

  • comunica quasi solo lui per tutta la Giunta;
  • cerca di lanciare un “effetto annuncio” al giorno;
  • usa i social network come fossero un megafono da cui proclamare slogan (e non per rispondere alle migliaia di sollecitazioni critiche che arrivano;  risponde solo quando si può rivendere qualcos’altro);
  • utilizza la comunicazione istituzionale di Roma Capitale al limite della propaganda (con siti gestiti dal suo spindoctor, infarciti quando possibile con suoi virgolettati enfatici e campagne borderline con la pubblicità ingannevole: “I fori diventano pedonali”…);
  • incarna uno stile di policy apparentemente molto netto basato su gesti simbolici di grande effetto, da “marziano” come gli piace sottolineare.

E allora, Marino:

  • “abolisce le auto blu” (non leggete Il Tempo di giovedì e venerdì scorsi però) con una memoria di Giunta – atto non vincolante – che in realtà ricorda solo che le “auto di servizio” sono “auto di servizio”;
  • “dice basta all’acqua nelle bottigliette” (notizia che meritò l’apertura di Repubblica Roma online);
  • “spegne l’aria condizionata dell’Aula Giulio Cesare” (ma pretende Mac e Iphone “aziendali” per sé e per il suo staff…cosa che ovviamente non leggerete da nessuna parte);
  • “si muove in bicicletta” (vedremo fino a quando…);
  • “pedonalizza (neanche per sogno…) via dei Fori Imperiali”;
  • “dona il sangue per salvare molte vite” (l’hanno fatto anche i predecessori, ma con molta meno pubblicità e stupore di cronisti e cittadini con memoria evidentemente riprogrammabile);
  • “sceglie i suoi collaboratori, i manager e la sua Giunta in maniera trasparente e sulla base del merito, selezionando i curricola” (12 assessori, 42 collaboratori e un Amministratore Delegato scelti senza vagliare alcun curriculum e senza alcuna procedura pubblica);
  • “promette a capo dell’Atac un esperto di mobilità” (Broggi non si è mai occupato di mobilità);
  • “azzera la consulenze esterne” (il 22 luglio c’era già un avviso pubblico per due consulenze, poi revocato perché…non servono più (!). Ottima capacità programmatoria).

Sorvolando su alcune promesse lanciate in campagna elettorale (tipo “un giardino pubblico ogni 400 metri” su cui mi sono espresso varie volte: 3213 nuovi giardini in 5 anni, senza considerare costi e tempi, fa quasi tenerezza…), funziona questa strategia? Funziona finché i mass media ti vengono dietro, finché decidono di non levarsi l’anello dal naso e di tornare al proprio ruolo di watchdog. In altri termini funziona fino a quando Roma sarà indiscutibilmente ed entusiasticamente una “città a misura di Marino”. A giudicare dai giorni post-pseudo pedonalizzazione dei Fori, però, qualcosa sembra essere cambiata. Anche Repubblica ha iniziato a titolare in maniera critica sull’operazione forse troppo di facciata. Difficile sostenere che i Fori siano pedonali quando passano 550 veicoli a motore ogni ora. Tutto ha un limite… C’è la reputazione del sindaco, ma anche quella dei mezzi di informazione da difendere.
E poi c’è l’enigma numero uno: quando finirà la “luna di miele” post elettorale riuscirà a governare una città complessa come Roma, peraltro senza un euro in bilancio, solo a colpi di effetti annuncio e di politiche simboliche? A partire da ottobre sarà sostenibile il traffico su via Labicana e su via Merulana? E sopratutto, sarà possibile fare il Sindaco di Roma pensando solo ai Fori Imperiali e senza uscire mai dal Centro Storico, evitando le polemiche sulle buche, sul traffico e sui mezzi pubblici che non funzionano, o sulla sicurezza e sul decoro, o ancora su eventuali aumenti della sosta a pagamento o delle addizionali IRPEF? Temo di no… E l’effetto boomerang potrebbe essere devastante. Forse conviene passare gradualmente dagli effetti annuncio provenienti direttamente da Marte a un’operazione verità molto umana, che abbassi le aspettative dei cittadini altrimenti il “botto” autunnale potrebbe davvero essere a mo’ di meteorite…

LDG

@ignaziomarino 3,9 milioni per i primi 18 collaboratori

Scusate, il titolo è volutamente brutale, ma in realtà chi avrà la pazienza di leggere il post capirà che è anche sarcastico e non è un attacco al sindaco. Le cifre riportate sono vere, i primi 18 collaboratori di Ignazio Marino ci costeranno 3.862.040,7 euro cumulando 3 anni di contratto (uno solo ha un contratto biennale). Ma per quanto mi riguarda non è affatto uno scandalo. Né sarà uno scandalo quando il 15 settembre arriveranno tutti i dirigenti esterni e quella cifra crescerà sensibilmente, fino a quadruplicarsi… Perché allora titolare così? Per prendere in giro coloro che negli anni scorsi hanno titolato in maniera allarmistica e demagogica ogni qual volta facevano i conti all’amministrazione Alemanno. Si è parlato di “poltronissime” e di “uomini d’oro” (Fittipaldi su L’Espresso), di “contratti d’oro” e “stipendi d’oro” (Autieri su Repubblica), confondendo volutamente e in malafede il costo per l’amministrazione con la retribuzione, sommando tutti gli anni di contratto, e chi più ne ha più ne metta. Per chi vuole approfondire ci sono diversi post sul mio blog in cui chiarisco a Repubblica e a L’Espresso come si fanno i conti senza malafede…
Oggi solo Repubblica riporta alcune cifre individuali dei collaboratori di Marino e lo fa sottolineando che l’ufficio stampa del nuovo Sindaco ha 5 dipendenti esterni mentre gli uomini per la comunicazione di Alemanno erano 72 (conteggiando cosi tutti i dipendenti di riolo che, se valgono per Alemanno, valgono anche per Marino). Semplicemente scandaloso, oltre che falso. Gli esterni di Alemanno in Ufficio Stampa erano una ventina e al Dipartimento Comunicazione l’esterno era solo il direttore (il sottoscritto). Ciò significa che gli addetti alla comunicazione in senso lato erano 110 dipendenti del Dipartimento e 72 dell’Ufficio Stampa (dando per buona questa cifra). Se è così, oggi gli uomini della comunicazione di Marino sono 110 (di ruolo) al Dipartimento Comunicazione e circa 55 (di cui 50 di ruolo) all’ufficio stampa. Dunque non 5, bensì 165…
Io, senza malafede, auguro buon lavoro a tutti i collaboratori del sindaco e a tutti i dirigenti che arriveranno da qui a due mesi e, sapendo che la loro retribuzione è stabilita da un CCNL come lo era la mia, non polemizzerò mai con loro per lo stipendio. Ma polemizzerò eccome con chi per anni mi ha fatto passare per uno che guadagnava cifre esorbitanti, facente parte di una “cricca” che pensava solo a occupare posti e a rubare stipendi…
Ovviamente, anche quando il costo degli “esterni” di Marino arriverà a 15-20 milioni non leggeremo mai Fittipaldi o Autieri che attaccheranno questi sperperi, ma io ci sarò… A vigilare più su di loro e sul loro appiattimento di convenienza che sulle scelte, legittime, di Ignazio Marino.

LDG

#Marino Marketing S.r.l.

E’ presto per valutare Ignazio Marino, è sindaco da poco più di un mese. Una cosa è già evidente però, la comunicazione costituisce un asset fondamentale, per ora l’unico direi. L’attenzione spasmodica a dettare l’agenda sui mezzi di informazione è fin troppo palese e per ora non si intravede alcuna voce critica nelle cronache locali che metta minimamente in discussione quanto solennemente dichiarato dal Sindaco.

Il passaggio dalle bottigliette d’acqua alle brocche diventa una notizia da apertura per Repubblica Roma. La memoria di giunta che definisce le auto di servizio semplicemente come…auto di servizio diventa una innovazione rivoluzionaria. Il “progetto Fori” che restituirà all’umanità ben 300 metri di corsia preferenziale diventa la notizia del secolo, meritevole anche di una specie di Notte Bianca il 3 agosto prossimo. E ancora, il mantra della trasparenza e del merito per cui ogni nomina verrà effettuata sulla base dei curricola non prevede alcuna procedura al riguardo, eccezion fatta per il Comandante dei Vigili per il quale è stato approntato in fretta e in furia un avviso pubblico “esplorativo”.

In compenso abbiamo un Sindaco, unico portavoce della Giunta (hanno deciso che parla solo lui) e un capo della comunicazione che, stando al portale di Roma Capitale, oggi ricopre sia l’incarico di capo ufficio stampa, sia quello di Direttore del Dipartimento di Comunicazione Istituzionale, in barba a ogni differenziazione funzionale prevista dalla legge 150/2000. Ma soprattutto, come è stato scelto? In base a quale procedura pubblica? Quanti CV sono arrivati a Marino? Dove sono le delibere e le  successive ordinanze che lo hanno formalmente messo a capo dell’intero processo della comunicazione del Sindaco, della Giunta e dell’Ente? Non si sa… Di delibere neanche l’ombra, mentre l’unica ordinanza ad oggi online lo menziona come collaboratore a titolo gratuito del Sindaco. E ho molti dubbi circa il fatto che un collaboratore a titolo gratuito possa essere capo ufficio stampa e tanto meno direttore apicale di un dipartimento di staff dell’Amministrazione…Delle due l’una: o ci sono gli atti formali, ma non sono online. E questo è decisamente un problema di trasparenza. Oppure non ci sono neanche gli atti formali e questo è decisamente un problema di (il)legittimità. In entrambi i casi c’è un bel problema…

Tuttavia, a quanto pare, sono tra i pochissimi a notare certe cose. Oggi la notizia è che il team Marino sta cementando la coesione e lo spirito di squadra giocando a mosca cieca a Tivoli. E va bene così…

LDG

 

 

 

 

Chi ha il copyright della trasparenza?

La trasparenza ormai è un mantra. Il Movimento 5 Stelle, in particolare, ne sta facendo il suo marchio di fabbrica – sebbene più a parole che nei fatti. Nessuno ha visto le riunioni dei parlamentari in diretta streaming; al contrario sono stati “assoldati” due comunicatori che come primo atto hanno stabilito il silenzio-stampa, una cosa a dir poco surreale… In compenso Grillo chiede a gran voce la presidenza del Copasir (il comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica) facendo passare il messaggio che i politici “vecchi”, gli zombie, quelli “tutti morti” come direbbe lui, abbiano nascosto al paese tante verità che oggi dovrebbero finalmente essere alla portata di tutti. La questione della segretezza in democrazia è una issue delicata, Fisichella lo definiva uno dei “paradossi” del regime democratico. E’ vero, forse è un paradosso, ma è un paradosso vitale. Lo è per un’efficace difesa da potenziali nemici esterni, ma anche interni. E lo è per garantire legittimità e stabilità al regime democratico. Non esiste democrazia in cui tutto è trasparente, facciamocene una ragione. Se ce ne fosse una, durerebbe una settimana prima di un’invasione altrui, di una guerra civile o di un embargo commerciale da parte di altri paesi…

Ho fatto questa premessa per dire semplicemente che va benissimo incrementare la trasparenza relativamente alle attività delle Pubbliche Amministrazioni in un’ottica di Open Government. Non va bene però se questa pretesa diventa onnicomprensiva. Anche la trasparenza ha dei limiti. E in ogni caso, se ne facciano una ragione gli attivisti del M5S, la trasparenza ha tanti padri. Molti risalgono a secoli fa, nel pensiero liberale, tra coloro che hanno stabilito la rilevanza dell’accountability tra i principi-cardine della democrazia. Ma anche recentemente ci sono tanti padri. Prendiamo la riforma “Brunetta”, ad esempio, nota alle cronache prevalentemente per la battaglia ai fannulloni, ma meritevole soprattutto per le sue novità in materia di trasparenza. Nella legge, del 2009, si parla di “trasparenza intesa come accessibilità totale” ai servizi, ai dati e alle informazioni a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni. Ebbene, oggi sembra che quella legge non esista. Si sente ogni giorno parlare  di Amministrazioni da “aprire come scatole di tonno”. Il candidato del M5S a sindaco di Roma, l’avvocato Marcello De Vito (fresco di elezione on line con “ben” 533 voti…) ha già detto che se vince lui, l’amministrazione di Roma sarà una “casa di vetro”, con tanto di diretta streaming delle sedute dell’Assemblea Capitolina. Il mio invito a lui, e a tutti coloro che si intesteranno la “crociata sulla trasparenza”, è quello di consultare la sezione “Trasparenza, Valutazione e Merito” del portale di Roma Capitale e il portale dei dati aperti (dati.comune.roma.it) per capire che forse, nel silenzio dei mezzi di informazione e fuori dai megafoni elettorali, molto è stato già fatto. A titolo di esempio, riporto di seguito tutte le voci oggi consultabili nella sezione “Trasparenza, valutazione e merito” del nostro portale:

 

Performance: attività ed obiettiviprogrammati  Piano Esecutivo di Gestione

Piano della performance

Relazione sulla performance

 

Organismo Indipendente di Valutazione (OIV)

 

Curricula dei componenti – Funzione dell’OIV

 

Trasparenza: attività e obiettivi programmati Programma Triennale per la trasparenza e l’integrità 2012-2014 (deliberazione G. C.n. 141 del 16 Maggio 2012)

Stato di attuazione del Programma Triennale

Prima indagine di customer satisfaction del 25/09/2012

 

Atti e documenti di programmazione e rendicontazione economico finanziaria Bilanci

Rendiconto della gestione 2011

Spese di rappresentanza 2011

 

Servizi erogati all’utenza presso gli uffici capitolini Servizi al cittadino

URP

 

Anagrafe pubblica degli amministratori Consiglieri dell’Assemblea Capitolina

Attività dell’Assemblea Capitolina

Sindaco e Assessori

Presidenti, Consiglieri ed Assessori dei Municipi

 

Statuto, regolamenti, atti  e provvedimenti Deliberazioni e atti

Statuto e regolamenti

Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi di Roma Capitale

 

Dati informativi sul personale Recapiti e curricula dei dirigenti e degli incaricati di posizione organizzativa
Tabella repilogativa delle retribuzioni dei dirigenti

Tabella dei tassi di assenza e di maggior presenza dei dipendenti

Piano Assunzionale Triennale e Dotazione Organica di Diritto – Rapporto sul personale

Contrattazione Integrativa

 

Sistema disciplinare e principi etici e comportamentali del dipendente Codice disciplinare

Codice di Comportamento

 

Dati sulle erogazioni di natura economica Albo dei soggetti beneficiari di provvidenze di natura economica

Elenco degli incarichi di lavoro autonomo conferiti

Amministrazione aperta (art.18 – D.L. n.83/2012)

 

Società ed enti del Gruppo Roma Capitale Elenco società partecipate

Compensi amministratori

 

Posta Elettronica Certificata

 

Elenco Pec Attive
Lavori pubblici in corso di esecuzione INFOLLPP Informazioni sui cantieri nel territorio capitolino

 

Si può fare di più e di meglio? Forse si e ci stiamo lavorando, ad esempio siamo partiti (e sarà ufficializzato tra breve) con l’adesione formale alla piattaforma decorourbano.org per rendere pubblica e trasparente anche la gestione dei reclami e delle segnalazioni provenienti dai cittadini.

Tuttavia, se quella di oggi non è una “casa di vetro” poco ci manca. Per cui, ben venga il mantra della trasparenza, ma attenzione a far passare messaggi sbagliati e tendenzialmente falsi. Anche semplicemente per rispettare chi, in questi anni e nel silenzio dei mass media, ha lavorato con convinzione per trasformare un centro decisionale inaccessibile in una “cucina a vista”…

LDG