Dirigenti pubblici. Il dito e la Luna

Lo stipendio dei dirigenti pubblici è da diversi anni un argomento succulento su cui concentrare attacchi che schiumano rabbia e su cui riversare un bel po’di odio sociale a buon mercato. Il combinato disposto delle slides di Cottarelli e delle dichiarazioni di Moretti (AD di Ferrovie dello Stato) hanno riportato la questione al centro dell’attenzione. Il problema, a mio avviso, è che come spesso accade in Italia, guardiamo al dito e non alla Luna. Cercherò di spiegare il perchè.

Premessa: in un periodo di “vacche magre”, in cui tutti “stringono la cinghia”, è giusto che la cinghia la stringano tutti, appunto. Quindi, se riteniamo quegli stipendi eccessivi, è bene mettere un tetto. Attenzione però a non concentrare tutta l’attenzione su quel punto, perdendo di vista gli altri, ben più centrali e importanti.

Stando ai dati OCSE, i senior manager dello Stato, quelli che noi chiamiamo “apicali”, hanno effettivamente una retribuzione nettamente più alta rispetto alla media.

Retribuzione dirigenti Senior

Già guardando alle retribuzioni dei dirigenti di seconda fascia il quadro cambia completamente e le retribuzioni diventano tendenzialmente in media.

Retribuzioni dirigenti seconda fascia

 

Oggi leggiamo, sul Sole 24 Ore, che 117.838 persone guadagnano oltre 80 mila euro lordi annui nel pubblico impiego. Su oltre 3 milioni di dipendenti pubblici parliamo di meno del 4% del totale. Inoltre si punta il dito contro il fatto che a Palazzo Chigi non ci sia nessun dipendente sotto i 40 mila euro lordi. Stiamo parlando di 2 mila euro netti al mese circa. Se sul Sole 24 Ore si scrivono queste cose, vuol dire che la “caccia alle streghe” è ufficialmente partita…
Ciò premesso, il problema centrale è quanto guadagnano i dirigenti o se la macchina pubblica sia efficace ed efficiente? Detto in altri termini, se metto un tetto alle retribuzioni dei maganer pubblici (anche delle aziende pubbliche, da cui deriva la reazione di Moretti), a parte “punire” concretamente e simbolicamente i dirigenti, ottengo qualcosa in termini di rendimento della Pubblica Amministrazione?

Ovviamente no. Anzi, al più li demotiverò riducendone la resa. Anzichè guardare al dito, allora, dovremmo guardare alla Luna, finalmente. E la Luna è la performance dell’apparato pubblico, che deriva sicuramente anche dalla qualità e dal lavoro dei dirigenti, ma non solo. Deriva innanzitutto da un’impostazione giuridico-organizzativa ormai obsoleta che arranca sempre più di fronte alle sfide continue e vorticose della società contemporanea e di conseguenza continua a perdere fiducia e legittimazione da parte dei cittadini.
Tra le soluzioni che si prospettano in questi giorni c’è chi sostiene (ad es. oggi Arcuri, AD di Invitalia, su Repubblica) che occorra incrementare la percentuale di retribuzione di risultato, quella cioè legata al raggiungimento degli obiettivi, rispetto alla parte fissa dello stipendio. In linea di massima, nulla quaestio. Ma chi definisce gli obiettivi dei dirigenti e chi ne controlla il raggiungimento? Oggi la valutazione è demandata ad Uffici di Controllo Interno, ossia a colleghi dei dirigenti appartenenti allo stesso ente. Mi pare fin troppo scontato che praticamente tutti raggiungano percentuali bulgare di realizzazione degli obiettivi. Tanto più se quegli obiettivi sono stabiliti in maniera quasi autonoma e soprattutto spesso svincolati dagli obiettivi dei vertici politici. Come è ovvio che sia, tale livellamento pressoché automatico, demotiva i migliori e produce una convergenza verso la demotivazione e la definizione di obiettivi minimi e facilmente raggiungibili.

A tale proposito, sarei curioso di sapere quante delle promesse presentate nelle slides di Renzi siano finite tra gli obiettivi dei dirigenti competenti. Questo è un problema serissimo, a mio avviso una buona parte della Luna… Al di là dell’eterna lotta tra modelli di dirigenza pubblica, tra chi tifa per lo spoil system e chi per il modello “weberiano”, ossia tra chi tifa per rapporti del tutto fiduciari con i vertici politici a tutela dell’efficacia e della rispondenza e chi per dirigenti a tempo intederminato selezionati via concorso pubblico a tutela della legalità e della competenza, resta un problema a monte: come si traducono le priorità politiche in atti amministrativi, in tempi rapidi e garantendo il massimo impatto? Ossia, ad esempio, come evitare che dopo aver approvato decine di leggi di riforma ci si ritrovi senza centinaia di decreti attuativi? Personalmente, nella mia esperienza da dirigente pubblico, mi sono ritrovato varie volte a dovermi occupare di iniziative non contemplate fra i miei obiettivi, ma richiestemi di volta in volta dal mio vertice politico. Ed essendo io di nomina fiduciaria, non ho avuto problemi a farle diventare anche mie priorità, “dimenticandomi” momentaneamente dei miei obiettivi formalmente individuati nel PEG (Piano Esecutivo di Gestione). Ma se fossi stato un dirigente a tempo indeterminato, ossia tutelato dalle norme e vincolato ai miei obiettivi, avrei fatto lo stesso? Probabilmente no…E l’unica sanzione sarebbe stata l’eventuale spostamento ad altro incarico ma sicuramente di pari livello retributivo.
C’è poi un evidente problema di competenze/formazione. Il manager pubblico deve essere un esperto di organizzazione, prima di tutto un motivatore di risorse interne, possibilmente con competenze specifiche nel settore in cui è chiamato ad operare. Da noi è ancora prevalentemente il giurista, spesso addirittura un magistrato amministrativo o contabile, utile a tenere rapporti tra controllori e controllati (con TAR, Consiglio di Stato e Corte dei Conti per capirci) e con scarse competenze di settore.
Serve dunque un salto di qualità culturale, da cui possono derivare scelte utili e virtuose. Trasparenza, valutazione e merito non devono essere solo una sezione dei siti istituzionali per fare le pulci agli stipendi o agli assenteisti. Devono essere la bussola che guida le riforme e le scelte politiche. Ciò significa che i dirigenti devono essere sempre più manager e meno burocrati, sempre più competenti e meno “amici”, sempre più premiati (se bravi) ma meno tutelati. E ovviamente, a cascata, anche le tutele dei dipendenti devono ridursi a fronte di incentivi selettivi per chi lavora bene, altrimenti si precarizza il capo, lasciando la “squadra” nel pantano dell’egualitarismo demotivante di oggi.

Se non affrontiamo in maniera radicale queste cose, continueremo a “giocare coi soldatini” (che si chiamino tornelli o tetti alle retribuzioni) e ad azzannare il dito (cit. Giliberto Capano) mentre la Luna starà sempre lì, in beata solitudine…

LDG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

@ignaziomarino 3,9 milioni per i primi 18 collaboratori

Scusate, il titolo è volutamente brutale, ma in realtà chi avrà la pazienza di leggere il post capirà che è anche sarcastico e non è un attacco al sindaco. Le cifre riportate sono vere, i primi 18 collaboratori di Ignazio Marino ci costeranno 3.862.040,7 euro cumulando 3 anni di contratto (uno solo ha un contratto biennale). Ma per quanto mi riguarda non è affatto uno scandalo. Né sarà uno scandalo quando il 15 settembre arriveranno tutti i dirigenti esterni e quella cifra crescerà sensibilmente, fino a quadruplicarsi… Perché allora titolare così? Per prendere in giro coloro che negli anni scorsi hanno titolato in maniera allarmistica e demagogica ogni qual volta facevano i conti all’amministrazione Alemanno. Si è parlato di “poltronissime” e di “uomini d’oro” (Fittipaldi su L’Espresso), di “contratti d’oro” e “stipendi d’oro” (Autieri su Repubblica), confondendo volutamente e in malafede il costo per l’amministrazione con la retribuzione, sommando tutti gli anni di contratto, e chi più ne ha più ne metta. Per chi vuole approfondire ci sono diversi post sul mio blog in cui chiarisco a Repubblica e a L’Espresso come si fanno i conti senza malafede…
Oggi solo Repubblica riporta alcune cifre individuali dei collaboratori di Marino e lo fa sottolineando che l’ufficio stampa del nuovo Sindaco ha 5 dipendenti esterni mentre gli uomini per la comunicazione di Alemanno erano 72 (conteggiando cosi tutti i dipendenti di riolo che, se valgono per Alemanno, valgono anche per Marino). Semplicemente scandaloso, oltre che falso. Gli esterni di Alemanno in Ufficio Stampa erano una ventina e al Dipartimento Comunicazione l’esterno era solo il direttore (il sottoscritto). Ciò significa che gli addetti alla comunicazione in senso lato erano 110 dipendenti del Dipartimento e 72 dell’Ufficio Stampa (dando per buona questa cifra). Se è così, oggi gli uomini della comunicazione di Marino sono 110 (di ruolo) al Dipartimento Comunicazione e circa 55 (di cui 50 di ruolo) all’ufficio stampa. Dunque non 5, bensì 165…
Io, senza malafede, auguro buon lavoro a tutti i collaboratori del sindaco e a tutti i dirigenti che arriveranno da qui a due mesi e, sapendo che la loro retribuzione è stabilita da un CCNL come lo era la mia, non polemizzerò mai con loro per lo stipendio. Ma polemizzerò eccome con chi per anni mi ha fatto passare per uno che guadagnava cifre esorbitanti, facente parte di una “cricca” che pensava solo a occupare posti e a rubare stipendi…
Ovviamente, anche quando il costo degli “esterni” di Marino arriverà a 15-20 milioni non leggeremo mai Fittipaldi o Autieri che attaccheranno questi sperperi, ma io ci sarò… A vigilare più su di loro e sul loro appiattimento di convenienza che sulle scelte, legittime, di Ignazio Marino.

LDG

Il mio stipendio d’oro. Chiarimenti per Repubblica e dintorni

Cari amici del blog, mi scuso in anticipo se oggi parlerò (anche) di me, ma credo di farlo per una giusta causa che va ben oltre il sottoscritto. Oggi Daniele Autieri su Repubblica scrive un articolo intitolato “Comune di Roma, stipendi d’oro per altri sette dirigenti”. Sono un po’ di giorni, a dire il vero, che Autieri è impegnato in una “lotta contro gli sprechi” incentrata sugli stipendi dei dirigenti di Roma Capitale. Mercoledì, ad esempio, ha rilevato che Roma spende per dirigenti il triplo di Milano. Dando per buone le cifre complessive, ha ovviamente omesso il piccolo particolare che il territorio amministrato da Roma Capitale è 9 volte quello di Milano… Sempre mercoledì scorso ha anche rilevato che ben 13 (in realtà sono di più, lo scoprirà se mi leggerà) dirigenti(su 280) di Roma guadagnano più di 130 mila euro lordi l’anno, omettendo anche in questo caso che nella “virtuosa” Milano almeno 17 (su 132)  manager (contati da me) guadagnano più di 130 mila euro. Oggi, terza puntata della saga, scopre “altri sette dirigenti” con stipendi d’oro. Premesso che non sono “altri” per niente perchè quei sette – compreso il sottoscritto – ci sono dal 2008 e rientrano pienamente nei suoi conteggi precedenti (le delibere citate erano solo un prolungamento di contratto fino a fine mandato), mi soffermerò un po’ sullo “stipendio d’oro”, anche perché è almeno il terzo caso in cui finisco tra gli “uomini d’oro” (L’Espresso, 2009), fra i “contratti d’oro” (L‘Espresso, 2012) e oggi appunto fra gli “stipendi d’oro” di Roma Capitale.

Le cifre riportate da Autieri non corrispondono affatto allo stipendio lordo annuo come si sostiene nell’articolo. Corrispondono invece alla somma della retribuzione lorda, dei contributi previdenziali e dell’IRAP a carico di Roma Capitale. Detto in altri termini, i 139 mila euro attribuiti dall’articolo al sottoscritto corrispondono ad una retribuzione lorda pari a 96 mila euro annui. E ciò vale per tutti i dirigenti citati nell’articolo ovviamente.

Come è possibile sbagliare in questo modo così marchiano? Ci sono due possibili risposte, una fa salva la buona fede dell’autore, l’altra no. Quella in buona fede mi fa propendere per una lettura veloce delle delibere dalle quali si prende la cifra più alta e si “sbatte il mostro in prima pagina” con uno “stipendio d’oro”, senza valutare se si tratti davvero dello stipendio o meno. Quella in malafede, invece, si basa una lettura attenta delle delibere e una scelta voluta e ponderata di far passare per stipendio ciò che stipendio non è. In entrambi i casi, il risultato non cambia ovviamente…E non cambia neanche nei casi de’ L’Espresso che, pur di gonfiare le cifre, ha riportato il totale cumulato (retribuzione+oneri+IRAP) di tutti gli anni di contratto…Hai visto mai che qualcuno “ci caschi” e possa pensare che io guadagni oltre 600 mila euro l’anno (e vi assicuro che ci sono “cascati” eccome, visto che sono dovuto intervenire in diversi blog a spiegare come stanno davvero le cose…).

Ma la cosa più sorprendente a parer mio è la seguente: il “povero” Brunetta ci ha martellato tutti i giorni con la sua “operazione trasparenza” e ha fatto bene, ottenendo tra l’altro che tutte le PP.AA. abbiano sulla home page del sito una sezione “Trasparenza, valutazione e merito” che evidentemente non viene visualizzata dai PC dei giornalisti locali, i quali ogni volta vanno a spulciarsi centinaia di delibere per ricostruire i nostri stipendi e poi finiscono sistematicamente per “dare i numeri”.  Eppure è molto semplice, bastano due click dalla home page…ma voglio farla ancora più  semplice, vi ci porto io alla tabella riepilogativa delle retribuzioni dei dirigenti di Roma Capitale. Così scopriremo anche – e finalmente – che:

1. gli stipendi non sono quelli riportati dai vari articoli;

2. le retribuzioni dei dirigenti esterni sono ovviamente in linea con quelli dei dirigenti di ruolo, come da CCNL. Anzi ci sono 28 dirigenti di ruolo che hanno uno stipendio più alto del mio, che sono esterno e “stimato da Alemanno”(cito Autieri);

3. di conseguenza se il mio stipendio è davvero d’oro, lo è per tutti i dirigenti del comparto Regioni-Enti Locali d’Italia, qualche decina di migliaia di persone…

Ah dimenticavo, su quella tabella c’è scritto che io guadagno 129 mila euro lordi l’anno, non i 96 mila che ho menzionato prima, per la semplice ragione che intanto sono passato da dirigente di U.O. a direttore di un Dipartimento. Evidentemente ad Autieri era sfuggita la delibera del 22 settembre 2010 altrimenti avrebbe potuto scrivere – sbagliando – che anch’io ho una retribuzione annua di 170 mila euro…

LDG

 

P.S. Daniele Autieri nel suo pezzo cita anche il mio blog e dice che sono “amante della verità” interpretando il mio motto “Quid est veritas”. Sono ben felice che sia mio lettore e spero che leggerà anche questo post, proprio per amore della trasparenza e della verità.